|
UDIENZA
AI MEMBRI DELLA COMMISSIONE TEOLOGICA
INTERNAZIONALE |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 5 ottobre 2007
La
legge morale naturale assicura la difesa della dignità
dell’uomo contro l’attacco delle ideologie e del
relativismo etico: così il Papa alla Commissione
teologica internazionale
“Nessuna
legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta
dal Creatore dell’uomo”: è uno dei passaggi forti
dell’appassionato discorso che Benedetto XVI ha
pronunciato, stamani, nell’udienza ai membri della
Commissione teologica internazionale, in occasione della
sessione plenaria dell’organismo vaticano. Un
intervento, quello del Pontefice, tutto incentrato sul
contenuto etico della fede cristiana e sul valore della
legge naturale, vero baluardo contro la tendenza al
relativismo etico così forte nel mondo di oggi.
L’indirizzo di saluto al Papa è stato rivolto dal
presidente della Commissione, il cardinale William Joseph
Levada. Il servizio di Alessandro Gisotti:
L’etica universale, è il richiamo di Benedetto XVI,
appartiene “al grande patrimonio della sapienza
umana”, che “in qualche modo costituisce una
partecipazione della creatura razionale alla legge eterna
di Dio”. Il Papa ribadisce che la dottrina sulla legge
morale “viene illuminata e sviluppata in pienezza alla
luce della Rivelazione cristiana”. Quindi, indica le due
finalità essenziali di questa dottrina:
"Da una parte, si comprende che il contenuto
etico della fede cristiana non costituisce un'imposizione
dettata dall’esterno alla coscienza dell'uomo, ma una
norma che ha il suo fondamento nella stessa natura umana;
dall'altra, partendo dalla legge naturale di per sé
accessibile ad ogni creatura razionale, si pone con essa
la base per entrare in dialogo con tutti gli uomini di
buona volontà e, più in generale, con la società civile
e secolare".
Tuttavia, è la riflessione del Papa, “a motivo
dell'influsso di fattori di ordine culturale e ideologico,
la società civile e secolare oggi si trova in una
situazione di smarrimento e di confusione”. Anzi,
rileva, “si è perduta l'evidenza originaria dei
fondamenti dell'essere umano e del suo agire etico e la
dottrina della legge morale naturale si scontra con altre
concezioni che ne sono la diretta negazione” con
“gravi conseguenze nell'ordine civile e sociale”.
Ancora, costata, “presso non pochi pensatori sembra oggi
dominare una concezione positivista del diritto” secondo
cui la società, “o di fatto la maggioranza dei
cittadini, diventa la fonte ultima della legge civile”:
"Il problema che si pone non è quindi la
ricerca del bene, ma quella del potere, o piuttosto
dell'equilibrio dei poteri. Alla radice di questa tendenza
vi è il relativismo etico, in cui alcuni vedono
addirittura una delle condizioni principali della
democrazia, perché il relativismo garantirebbe la
tolleranza e il rispetto reciproco delle persone. Ma se
fosse così, la maggioranza di un momento diventerebbe
l’ultima fonte del diritto. La storia dimostra con
grande chiarezza che le maggioranze possono
sbagliare".
In realtà, prosegue Benedetto XVI, “la vera
razionalità non è garantita dal consenso di un gran
numero, ma solo dalla trasparenza della ragione umana alla
Ragione creatrice e dall’ascolto comune di questa Fonte
della nostra razionalità”. Parole corredate da un
richiamo, al quale, ha detto il Papa, “nessuno può
sottrarsi”:
"Quando sono in gioco le esigenze fondamentali
della dignità della persona umana, della sua vita,
dell'istituzione familiare, dell'equità dell'ordinamento
sociale, cioè i diritti fondamentali dell'uomo, nessuna
legge fatta dagli uomini può sovvertire la norma scritta
dal Creatore nel cuore dell'uomo, senza che la società
stessa venga drammaticamente colpita in ciò che
costituisce la sua base irrinunciabile".
La legge naturale, spiega ancora, “diventa così la
vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e
rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni
manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del
più forte”. E, ancora, il Papa chiama a raccolta tutti
gli uomini di buona volontà per difendere “il valore
inalienabile della legge morale naturale” intaccata dal
relativismo:
"Se per un tragico oscuramento della coscienza
collettiva, lo scetticismo e il relativismo etico
giungessero a cancellare i principi fondamentali della
legge morale naturale, lo stesso ordinamento democratico
sarebbe ferito radicalmente nelle sue fondamenta. Contro
questo oscuramento, che è crisi della civiltà umana,
prima ancora che cristiana, occorre mobilitare tutte le
coscienze degli uomini di buona volontà, laici o anche
appartenenti a religioni diverse dal cristianesimo".
Dal
rispetto della legge morale naturale, è stato il richiamo
di Benedetto XVI, dipende infatti “l’avanzamento dei
singoli e della società sulla strada dell’autentico
progresso in conformità con la retta ragione, che è
partecipazione alla Ragione eterna di Dio”. Il Papa non
ha mancato di ringraziare i teologi della Commissione per
il lavoro svolto, ricordando la recente pubblicazione del
documento dal titolo “La speranza della salvezza per i
bambini che muoiono senza battesimo”. Un documento, è
l’auspicio del Pontefice, che potrà costituire “un
aiuto e una sorgente di consolazione per i fedeli che
hanno sofferto nelle loro famiglie la morte inattesa di un
bambino prima che ricevesse il lavacro della
rigenerazione”.
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Signor
Cardinale,
venerati
Fratelli nell’Episcopato,
illustri
Professori e cari Collaboratori,
è con
particolare piacere che vi accolgo al termine dei lavori
della vostra annuale Sessione Plenaria. Desidero
innanzitutto esprimere un sentito ringraziamento per le
parole di omaggio che, a nome di tutti Ella, Signor
Cardinale, in qualità di Presidente della Commissione
Teologica Internazionale, ha voluto rivolgermi nel suo
indirizzo di saluto. I lavori di questo settimo
"quinquennio" della Commissione Teologica
Internazionale, come Lei Signor Cardinale ha ricordato,
hanno dato già un frutto concreto con la pubblicazione
del documento "La speranza della salvezza per i
bambini che muoiono senza battesimo". In esso si
tratta questo argomento nel contesto della volontà
salvifica universale di Dio, dell'universalità della
mediazione unica di Cristo, del primato della grazia
divina e della sacramentalità della Chiesa. Confido che
tale documento possa costituire un punto di riferimento
utile per i Pastori della Chiesa e per i teologi, ed anche
un aiuto e una sorgente di consolazione per i fedeli che
hanno sofferto nelle loro famiglie la morte inattesa di un
bambino prima che ricevesse il lavacro della
rigenerazione. Le vostre riflessioni potranno essere anche
occasione di ulteriori approfondimenti e ricerche
sull'argomento. Occorre infatti penetrare sempre più a
fondo nella comprensione delle diverse manifestazioni
dell'amore di Dio, che ci è stato rivelato in Cristo,
verso tutti gli uomini, specialmente verso i più piccoli
e i più poveri.
Mi
congratulo con voi per i risultati già raggiunti e allo
stesso tempo vi incoraggio a proseguire con impegno lo
studio degli altri temi proposti per questo quinquennio e
sui quali avete già lavorato negli anni passati e in
questa Sessione Plenaria. Essi sono, come Lei Signor
Cardinale ha ricordato, i fondamenti della legge morale
naturale e i principi della teologia e del suo metodo. In
occasione dell’Udienza del 1° dicembre 2005, presentai
alcune linee fondamentali del lavoro che il teologo deve
svolgere in comunione con la voce viva della Chiesa sotto
la guida del Magistero. Vorrei soffermarmi in special modo
ora sul tema della legge morale naturale. Come
probabilmente è noto, su invito della Congregazione per
la Dottrina della Fede si sono tenuti o si stanno
organizzando, da parte di diversi centri universitari e
associazioni, simposi o giornate di studio al fine di
individuare linee e convergenze utili per un
approfondimento costruttivo ed efficace della dottrina
sulla legge morale naturale. Tale invito ha trovato finora
accoglienza positiva e notevole eco. E’ quindi con
grande interesse che si attende il contributo della
Commissione Teologica Internazionale, mirato soprattutto a
giustificare e illustrare i fondamenti di un'etica
universale, appartenente al grande patrimonio della
sapienza umana, che in qualche modo costituisce una
partecipazione della creatura razionale alla legge eterna
di Dio. Non si tratta quindi di un tema di tipo
esclusivamente o prevalentemente confessionale, anche
se la dottrina sulla legge morale naturale viene
illuminata e sviluppata in pienezza alla luce della
Rivelazione cristiana e del compimento dell'uomo nel
mistero di Cristo.
Il Catechismo
della Chiesa Cattolica riassume bene il contenuto
centrale della dottrina sulla legge naturale, rilevando
che essa "indica le norme prime ed essenziali che
regolano la vita morale. Ha come perno l'aspirazione e la
sottomissione a Dio, fonte e giudice di ogni bene, e
altresì il senso dell'altro come uguale a se stesso. Nei
suoi precetti principali essa è esposta nel Decalogo.
Questa legge è chiamata naturale non in rapporto alla
natura degli esseri irrazionali, ma perché la ragione che
la promulga è propria della natura umana" (n. 1955).
Con questa dottrina si raggiungono due finalità
essenziali: da una parte, si comprende che il contenuto
etico della fede cristiana non costituisce un'imposizione
dettata dall’esterno alla coscienza dell'uomo, ma una
norma che ha il suo fondamento nella stessa natura umana;
dall'altra, partendo dalla legge naturale di per sé
accessibile ad ogni creatura razionale, si pone con essa
la base per entrare in dialogo con tutti gli uomini di
buona volontà e, più in generale, con la società civile
e secolare.
Ma
proprio a motivo dell'influsso di fattori di ordine
culturale e ideologico, la società civile e secolare oggi
si trova in una situazione di smarrimento e di confusione:
si è perduta l'evidenza originaria dei fondamenti
dell'essere umano e del suo agire etico e la dottrina
della legge morale naturale si scontra con altre
concezioni che ne sono la diretta negazione. Tutto ciò ha
enormi e gravi conseguenze nell'ordine civile e sociale.
Presso non pochi pensatori sembra oggi dominare una
concezione positivista del diritto. Secondo costoro,
l'umanità, o la società, o di fatto la maggioranza dei
cittadini, diventa la fonte ultima della legge civile. Il
problema che si pone non è quindi la ricerca del bene, ma
quella del potere, o piuttosto dell'equilibrio dei poteri.
Alla radice di questa tendenza vi è il relativismo
etico, in cui alcuni vedono addirittura una delle
condizioni principali della democrazia, perché il
relativismo garantirebbe la tolleranza e il rispetto
reciproco delle persone. Ma se fosse così, la maggioranza
di un momento diventerebbe l’ultima fonte del diritto.
La storia dimostra con grande chiarezza che le maggioranze
possono sbagliare. La vera razionalità non è garantita
dal consenso di un gran numero, ma solo dalla trasparenza
della ragione umana alla Ragione creatrice e
dall’ascolto comune di questa Fonte della nostra
razionalità.
Quando
sono in gioco le esigenze fondamentali della dignità
della persona umana, della sua vita, dell'istituzione
familiare, dell'equità dell'ordinamento sociale, cioè i
diritti fondamentali dell'uomo, nessuna legge fatta dagli
uomini può sovvertire la norma scritta dal Creatore nel
cuore dell'uomo, senza che la società stessa venga
drammaticamente colpita in ciò che costituisce la sua
base irrinunciabile. La legge naturale diventa così la
vera garanzia offerta ad ognuno per vivere libero e
rispettato nella sua dignità, e difeso da ogni
manipolazione ideologica e da ogni arbitrio e sopruso del
più forte. Nessuno può sottrarsi a questo richiamo. Se
per un tragico oscuramento della coscienza collettiva, lo
scetticismo e il relativismo etico giungessero a
cancellare i principi fondamentali della legge morale
naturale, lo stesso ordinamento democratico sarebbe ferito
radicalmente nelle sue fondamenta. Contro questo
oscuramento, che è crisi della civiltà umana, prima
ancora che cristiana, occorre mobilitare tutte le
coscienze degli uomini di buona volontà, laici o anche
appartenenti a religioni diverse dal Cristianesimo, perché
insieme e in modo fattivo si impegnino a creare, nella
cultura e nella società civile e politica, le condizioni
necessarie per una piena consapevolezza del valore
inalienabile della legge morale naturale. Dal rispetto di
essa infatti dipende l’avanzamento dei singoli e della
società sulla strada dell’autentico progresso in
conformità con la retta ragione, che è partecipazione
alla Ragione eterna di Dio.
Carissimi,
con riconoscenza esprimo a voi tutti apprezzamento per la
dedizione che vi contraddistingue e stima per il lavoro
svolto e che state svolgendo. Nel porgervi i miei auguri
per i vostri futuri impegni, vi imparto con affetto la mia
Benedizione.
©
Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana
|
|