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I media al bivio tra protagonismo
e servizio: presentato il Messaggio del Papa per la
Giornata mondiale delle comunicazioni sociali
I mass media
siano al servizio dell’uomo e non diventino "il
megafono del materialismo economico e del relativismo
etico, vere piaghe del nostro tempo": è quanto
scrive il Papa nel Messaggio per la prossima Giornata
Mondiale delle Comunicazioni Sociali che si svolgerà il 4
maggio sul tema “I mezzi di comunicazione sociale: al
bivio tra protagonismo e servizio. Cercare la verità per
condividerla”. Il Messaggio è stato presentato questa
mattina nella Sala Stampa vaticana in coincidenza con la
memoria di San Francesco di Sales, Patrono della stampa
cattolica. Ce ne parla Sergio Centofanti.
“L’umanità
si trova oggi di fronte a un bivio” – scrive il Papa:
i mass media, come accade per il progresso, offrono
“inedite possibilità per il bene”, ma aprono “al
tempo stesso possibilità abissali di male che prima non
esistevano”. Infatti “grazie ad una vorticosa
evoluzione tecnologica, questi mezzi hanno acquisito
potenzialità straordinarie”: “è innegabile” -
afferma – il loro contributo all’alfabetizzazione,
allo sviluppo della democrazia e al dialogo tra i popoli.
Tuttavia – aggiunge - non devono essere solo "mezzi
per la diffusione delle idee", ma "anche
strumenti al servizio di un mondo più giusto e
solidale”. C’è invece “il rischio che essi si
trasformino … in sistemi volti a sottomettere l’uomo a
logiche dettate dagli interessi dominanti del momento”:
“E’ il caso di una comunicazione usata per fini
ideologici o per la collocazione di prodotti di consumo
mediante una pubblicità ossessiva. Con il pretesto di
rappresentare la realtà, di fatto si tende a legittimare
e ad imporre modelli distorti di vita personale, familiare
o sociale. Inoltre, per favorire gli ascolti, la
cosiddetta audience, a volte non si esita a ricorrere alla
trasgressione, alla volgarità e alla violenza. Vi è
infine la possibilità che, attraverso i media, vengano
proposti e sostenuti modelli di sviluppo che aumentano
anziché ridurre il divario tecnologico tra i paesi ricchi
e quelli poveri”.
“Occorre pertanto chiedersi - scrive il Pontefice -
se sia saggio lasciare che gli strumenti della
comunicazione sociale siano asserviti a un protagonismo
indiscriminato o finiscano in balia di chi se ne avvale
per manipolare le coscienze”. Devono invece restare
“al servizio della persona e del bene comune”. Il Papa
pone in evidenza una svolta, anzi una “vera e propria
mutazione di ruolo” dei media che desta la
preoccupazione della Chiesa:
“Oggi, in modo sempre più marcato, la
comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di
rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al
potere e alla forza di suggestione che possiede. Si
costata, ad esempio, che su talune vicende i media non
sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma
per ‘creare’ gli eventi stessi”.
Il Papa rileva quindi che, per la loro incidenza sulle
coscienze, gli strumenti della comunicazione sociale hanno
assunto un ruolo importante in quella che definisce la
“sfida cruciale del terzo millennio” ovvero “la
questione antropologica”. In gioco sono le dimensioni
costitutive dell’uomo: la vita umana, il matrimonio, la
famiglia, la pace, la giustizia, la salvaguardia del
creato. E “quando la comunicazione perde gli ancoraggi
etici e sfugge al controllo sociale” rischia “di
condizionare … la libertà e la vita stessa delle
persone. Ecco perché – aggiunge - è indispensabile che
le comunicazioni sociali difendano gelosamente la persona
e ne rispettino appieno la dignità”. E in questo senso
sottolinea la necessità di una “info-etica”, così
come esiste la bio-etica nel campo della medicina e della
ricerca scientifica legata alla vita:
“Occorre evitare che i media diventino il megafono
del materialismo economico e del relativismo etico, vere
piaghe del nostro tempo. Essi possono e devono invece
contribuire a far conoscere la verità sull’uomo,
difendendola davanti a coloro che tendono a negarla o a
distruggerla. Si può anzi dire che la ricerca e la
presentazione della verità sull’uomo costituiscono la
vocazione più alta della comunicazione sociale”
Si tratta di “un compito esaltante” – prosegue il
Papa - che, grazie ai nuovi media, “ci riguarda tutti,
perché tutti, nell’epoca della globalizzazione, siamo
fruitori e operatori di comunicazioni sociali”.
“L’uomo è alla ricerca della verità” e “la verità
che ci rende liberi è Cristo” – conclude il Papa:
“non manchino comunicatori coraggiosi e autentici
testimoni della verità… fedeli alla consegna di Cristo
e appassionati del messaggio della fede”.
MESSAGGIO
DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI
PER LA XLII GIORNATA MONDIALE
DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
Domenica, 4
maggio 2008
I mezzi di
comunicazione sociale:
al bivio tra protagonismo e servizio.
Cercare la verità per condividerla
Cari
fratelli e sorelle!
1. Il
tema della prossima Giornata Mondiale delle Comunicazioni
Sociali - “I mezzi di comunicazione sociale: al bivio
tra protagonismo e servizio. Cercare la verità per
condividerla” – pone in luce quanto importante sia
il ruolo di questi strumenti nella vita delle persone e
della società. Non c’è infatti ambito
dell’esperienza umana, specialmente se consideriamo il
vasto fenomeno della globalizzazione, in cui i media
non siano diventati parte costitutiva delle relazioni
interpersonali e dei processi sociali, economici, politici
e religiosi. In proposito, scrivevo nel Messaggio
per la Giornata della Pace dello scorso 1° gennaio:
“I mezzi della comunicazione sociale, per le potenzialità
educative di cui dispongono, hanno una speciale
responsabilità nel promuovere il rispetto per la
famiglia, nell’illustrarne le attese e i diritti, nel
metterne in evidenza la bellezza” (n.
5).
2. Grazie
ad una vorticosa evoluzione tecnologica, questi mezzi
hanno acquisito potenzialità straordinarie, ponendo nello
stesso tempo nuovi ed inediti interrogativi e problemi. È
innegabile l’apporto che essi possono dare alla
circolazione delle notizie, alla conoscenza dei fatti e
alla diffusione del sapere: hanno contribuito, ad esempio,
in maniera decisiva all’alfabetizzazione e alla
socializzazione, come pure allo sviluppo della democrazia
e del dialogo tra i popoli. Senza il loro apporto
sarebbe veramente difficile favorire e migliorare la
comprensione tra le nazioni, dare respiro universale ai
dialoghi di pace, garantire all’uomo il bene primario
dell’informazione, assicurando, nel contempo, la libera
circolazione del pensiero in ordine soprattutto agli
ideali di solidarietà e di giustizia sociale. Sì! I media,
nel loro insieme, non sono soltanto mezzi per la
diffusione delle idee, ma possono e devono essere anche
strumenti al servizio di un mondo più giusto e solidale.
Non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino
invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a logiche
dettate dagli interessi dominanti del momento. E’ il
caso di una comunicazione usata per fini ideologici o per
la collocazione di prodotti di consumo mediante una
pubblicità ossessiva. Con il pretesto di rappresentare la
realtà, di fatto si tende a legittimare e ad imporre
modelli distorti di vita personale, familiare o sociale.
Inoltre, per favorire gli ascolti, la cosiddetta audience,
a volte non si esita a ricorrere alla trasgressione, alla
volgarità e alla violenza. Vi è infine la possibilità
che, attraverso i media, vengano proposti e
sostenuti modelli di sviluppo che aumentano anziché
ridurre il divario tecnologico tra i paesi ricchi e quelli
poveri.
3.
L’umanità si trova oggi di fronte a un bivio. Anche per
i media vale quanto ho scritto nell’Enciclica Spe
salvi circa l’ambiguità del progresso, che
offre inedite possibilità per il bene, ma apre al tempo
stesso possibilità abissali di male che prima non
esistevano (cfr n.
22). Occorre pertanto chiedersi se sia saggio lasciare
che gli strumenti della comunicazione sociale siano
asserviti a un protagonismo indiscriminato o finiscano in
balia di chi se ne avvale per manipolare le coscienze. Non
sarebbe piuttosto doveroso far sì che restino al servizio
della persona e del bene comune e favoriscano “la
formazione etica dell’uomo, nella crescita dell’uomo
interiore” (ibid.)?
La loro straordinaria incidenza nella vita delle persone e
della società è un dato largamente riconosciuto, ma va
posta oggi in evidenza la svolta, direi anzi la vera e
propria mutazione di ruolo, che essi si trovano ad
affrontare. Oggi, in modo sempre più marcato, la
comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di
rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al
potere e alla forza di suggestione che possiede. Si
costata, ad esempio, che su talune vicende i media
non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione,
ma per “creare” gli eventi stessi. Questo pericoloso
mutamento della loro funzione è avvertito con
preoccupazione da molti Pastori. Proprio perché si tratta
di realtà che incidono profondamente su tutte le
dimensioni della vita umana (morale, intellettuale,
religiosa, relazionale, affettiva, culturale), ponendo in
gioco il bene della persona, occorre ribadire che non
tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche
eticamente praticabile. L’impatto degli strumenti della
comunicazione sulla vita dell’uomo contemporaneo pone
pertanto questioni non eludibili, che attendono scelte e
risposte non più rinviabili.
4. Il
ruolo che gli strumenti della comunicazione sociale hanno
assunto nella società va ormai considerato parte
integrante della questione antropologica, che emerge come
sfida cruciale del terzo millennio. In maniera non
dissimile da quanto accade sul fronte della vita umana,
del matrimonio e della famiglia, e nell’ambito delle
grandi questioni contemporanee concernenti la pace, la
giustizia e la salvaguardia del creato, anche nel settore
delle comunicazioni sociali sono in gioco dimensioni
costitutive dell’uomo e della sua verità. Quando la
comunicazione perde gli ancoraggi etici e sfugge al
controllo sociale, finisce per non tenere più in conto la
centralità e la dignità inviolabile dell’uomo,
rischiando di incidere negativamente sulla sua coscienza,
sulle sue scelte, e di condizionare in definitiva la
libertà e la vita stessa delle persone. Ecco perché è
indispensabile che le comunicazioni sociali difendano
gelosamente la persona e ne rispettino appieno la dignità.
Più di qualcuno pensa che sia oggi necessaria, in questo
ambito, un’“info-etica” così come esiste la
bio-etica nel campo della medicina e della ricerca
scientifica legata alla vita.
5.
Occorre evitare che i media diventino il megafono
del materialismo economico e del relativismo etico, vere
piaghe del nostro tempo. Essi possono e devono invece
contribuire a far conoscere la verità sull’uomo,
difendendola davanti a coloro che tendono a negarla o a
distruggerla. Si può anzi dire che la ricerca e la
presentazione della verità sull’uomo costituiscono la
vocazione più alta della comunicazione sociale.
Utilizzare a questo fine tutti i linguaggi, sempre più
belli e raffinati di cui i media dispongono, è un
compito esaltante affidato in primo luogo ai responsabili
ed agli operatori del settore. E’ un compito che
tuttavia, in qualche modo, ci riguarda tutti, perché
tutti, nell’epoca della globalizzazione, siamo fruitori
e operatori di comunicazioni sociali. I nuovi media,
telefonia e internet in particolare, stanno modificando il
volto stesso della comunicazione e, forse, è questa
un’occasione preziosa per ridisegnarlo, per rendere
meglio visibili, come ebbe a dire il mio venerato
predecessore Giovanni Paolo II, i lineamenti essenziali e
irrinunciabili della verità sulla persona umana (cfr
Lett. ap. Il
rapido sviluppo, 10).
6.
L’uomo ha sete di verità, è alla ricerca della verità;
lo dimostrano anche l’attenzione e il successo
registrati da tanti prodotti editoriali, programmi o fiction
di qualità, in cui la verità, la bellezza e la grandezza
della persona, inclusa la sua dimensione religiosa, sono
riconosciute e ben rappresentate. Gesù ha detto:
“Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”
(Gv 8, 32). La verità che ci rende liberi è
Cristo, perché solo Lui può rispondere pienamente alla
sete di vita e di amore che è nel cuore dell’uomo. Chi
lo ha incontrato e si appassiona al suo messaggio
sperimenta il desiderio incontenibile di condividere e
comunicare questa verità: “Ciò che era fin da
principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi
abbiamo veduto con i nostri occhi – scrive san Giovanni
-, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre
mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita […], noi
lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in
comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col
Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché
la nostra gioia sia perfetta” (1Gv 1, 1-3).
Invochiamo
lo Spirito Santo, perché non manchino comunicatori
coraggiosi e autentici testimoni della verità che, fedeli
alla consegna di Cristo e appassionati del messaggio della
fede, “sappiano farsi interpreti delle odierne istanze
culturali, impegnandosi a vivere questa epoca della
comunicazione non come tempo di alienazione e di
smarrimento, ma come tempo prezioso per la ricerca della
verità e per lo sviluppo della comunione tra le persone e
i popoli” (Giovanni Paolo II, Discorso
al Convegno Parabole mediatiche, 9 novembre
2002).
Con
questo auspicio a tutti imparto con affetto la mia
Benedizione.
Dal
Vaticano, 24 gennaio 2008, Festa di San Francesco di Sales.
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