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CONCERTO
IN VATICANO (17 OTTOBRE 2009) |
Radio
Vaticana 18 ottobre 2009
La
musica può diventare preghiera”: così, ieri sera, il
Papa al concerto in Vaticano alla presenza dei Padri
sinodali
Un
avvincente iter storico-artistico che ci ha permesso
ancora una volta di gustare la bellezza della musica,
linguaggio spirituale e quindi universale che può
diventare preghiera. Così, in sintesi, il Papa ieri sera
ha parlato del singolare concerto ascoltato in Aula Paolo
VI e offerto al Pontefice e ai Padri sinodali presenti,
dall’Accademia pianistica internazionale di Imola a 20
anni dalla sua fondazione. L’evento ha ripercorso la
storia del pianoforte su 7 strumenti d’epoca restituendo
sonorità originali alle più belle pagine della
letteratura pianistica da Bach a Liszt. Lunghi applausi
per la giovane artista cinese Jin Ju, talento
dell’Accademia, che alla fine ha offerto anche un bis
speciale al Papa sulle note dell’amato Johann Sebastian
Bach. Ce ne parla Gabriella Ceraso:
(Musica)
Sono bastate le prime note del clavicembalo ben
temperato di Bach per rapire in un silenzio assorto la
platea dell’Aula Nervi, per riportarla ad un passato che
richiede un ascolto attento e per stabilire la preziosità
di un concerto reso unico da 7 strumenti sul palco. Sono
mobili gioiello, dal legno chiaro, gli intarsi raffinati.
Sono i fortepiano del 700 e dell’800, “strumenti
conosciuti e prediletti”, ricorda il Papa, "dai
compositori più famosi, capaci di offrire una non piccola
gamma di sfumature musicali armoniche":
"…costituiscono di per sé un patrimonio
estetico, artistico e storico, sia perché emettono quei
suoni che hanno ascoltato gli uomini del passato, sia
perché testimoniano il progresso dell’artigianato del
pianoforte, rivelando le intuizioni e i successivi
perfezionamenti di abili e impareggiabili costruttori.
La dimensione domestica di uno Scarlatti suonato sul
fortepiano a tavolo "wood small" del 700
inglese, cede il posto a fine secolo al suono argentino di
Mozart e poi alle sonorità protoromantiche di Czerny
sugli strumenti del signor Schantz a Vienna. Ma è con il
fortepiano di Conrad Graf, a metà ‘800, che arriva il
suono maturo amato da Beethoven..
Un lungo applauso segue la Sonata “Al chiaro di
luna” e un altro, l’esecuzione di Chopin sul
fortepiano da lui preferito, l’Erard. Siamo all’ultimo
capitolo prima del ‘900 dominato dai pianoforti Steinway
and Sons, meccanica perfetta, come piaceva a Liszt.
Come non gustare la bellezza di questo “linguaggio
spirituale e quindi universale”, dice il Papa al termine
del concerto, “veicolo quanto mai adatto alla
comprensione e all’unione tra persone e popoli…”
"…La musica fa parte di tutte le culture e,
potremmo dire, accompagna ogni esperienza umana, dal
dolore al piacere, dall’odio all’amore, dalla
tristezza alla gioia, dalla morte alla vita. Vediamo come,
nel corso dei secoli e dei millenni, la musica è sempre
stata utilizzata per dare forma a quello che non si riesce
a fare con le parole, perché suscita emozioni altrimenti
difficili da comunicare..."
E’ il concetto espresso anche in apertura dal
direttore dell’Accademia pianistica di Imola il maestro
Franco Scala, che il Papa completa così, prima di
impartire la sua benedizione:
"...la grande musica, distende lo spirito,
suscita sentimenti profondi ed invita quasi naturalmente
ad elevare la mente e il cuore a Dio in ogni situazione,
sia gioiosa che triste, dell’esistenza umana. La musica
può diventare preghiera".
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