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CONCERTO IN
VATICANO OFFERTO DAL PRESIDENTE UNGHERESE |
Radio
Vaticana, 28 maggio 2011
Dio
non ci abbandona mai: così il Papa al concerto in
Vaticano offerto dal presidente dell'Ungheria
“Un
artista veramente europeo, uno dei maggiori pianisti di
tutti i tempi”. Benedetto XVI ha parlato così di Ferenc
Liszt in occasione del concerto che il presidente della
Repubblica d’Ungheria Pál Schmitt ha offerto al Papa
ieri sera in Vaticano in occasione della presidenza
ungherese del Consiglio dell’Unione Europea e del
bicentenario della nascita del compositore. Presenti vari
esponenti del governo ungherese, tra i quali il premier
Viktor Orban. Il servizio è di Paolo Ondarza:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Un momento in cui il cuore è stato invitato ad
innalzarsi all’altezza di Dio. Benedetto XVI ha salutato
così il concerto eseguito per lui dall’Orchestra
Filarmonica Ungherese, dal Gruppo Corale Nazionale e dal
tenore István Horváth. Ad aprire tre composizioni di
Listz rielaborate dal maestro e direttore d’orchestra
Zoltan Kocsis: la marcia festiva per l’anniversario
della nascita di Goethe, la Valle di Obermann e l’Ave
Maria, brani in cui nella loro diversità timbrica, archi,
fiati, legni, ottoni, si armonizzano suscitando in chi
ascolta – ha rilevato il Papa - una vasta gamma di
sentimenti: dalla gioia alla festosità, dalla marcia alla
pensosità, fino all’orazione. A seguire l’esecuzione
del Salmo 13 di Liszt:
“Il grande musicista ungherese l’ha più pregato
che composto, o meglio l’ha pregato prima di
comporlo”.
Il Salmo fu infatti composto durante un periodo di
intensa riflessione spirituale del compositore ungherese
del 19.mo secolo che – ha ricordato il Papa –
ricevette gli ordini minori. L’orante è assediato dal
nemico e Dio sembra assente. La preghiera è angosciosa:
“Her wie Lange? Fino a quando Signore? Ripete il
Salmista in modo quasi martellante:
"Ma Dio non abbandona. Il salmista lo sa e
anche Liszt, da uomo di fede, lo sa. Dall’angoscia nasce
una supplica piena di fiducia che sfocia nella
gioia".
La musica si trasforma, ha
proseguito il Papa, in un “inno di pieno affidamento a
Dio, che mai tradisce, mai si dimentica, mai ci lascia
soli”.
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