Articoli di Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana >>

 
 
Web www.ratzingerbenedettoxvi.com PageRankTop.com


CONCISTORO  (24 MARZO 2006) 

Radio Vaticana, 24 marzo 2006005

STRETTI COLLABORATORI DEL PAPA NELLA CURA DELLA CHIESA, NEL SERVIZIO AI PIU’ POVERI E NEL DIALOGO PER L’UNITA’ DI TUTTI I CRISTIANI: COSI’ BENEDETTO XVI AI 15 NUOVI CARDINALI, CREATI NEL SOLENNE CONCISTORO CELEBRATO IN PIAZZA SAN PIETRO

Con una solenne cerimonia in Piazza San Pietro, Benedetto XVI ha creato questa mattina 15 nuovi cardinali nel primo Concistoro ordinario pubblico da lui presieduto, portando il Sacro Collegio a 193 membri di cui 120 elettori. Durante il rito, durato circa un’ora e mezzo, ai neo porporati che hanno prestato giuramento di fedeltà al Pontefice, Benedetto XVI ha ricordato il dovere di vivere come primi collaboratori del Papa e “come intrepidi testimoni di Cristo e del suo Vangelo nella città di Roma e nelle regioni più lontane”. La cronaca dell’evento nel servizio di Alessandro De Carolis.        

**********

(Canto) 

Una porpora che, essenzialmente, rende l’uomo che la indossa un esempio della caritas Christi. Il rosso che richiama il martirio di Gesù, e insieme l’amore che deve essere trasmesso alla Chiesa universale, animare il servizio ai poveri, sostenere il cammino che porta all’unità di tutti i cristiani. Ma anche un porpora che rende chi la porta uno stretto collaboratore del Papa, all’interno di una cerchia simile ad un “Senato” posto al vertice della gerarchia ecclesiale. Con questi concetti Benedetto XVI, nel presiedere il suo primo Concistoro, ha spiegato il ruolo del Collegio cardinalizio e la sostanza del ministero che attende i 15 nuovi membri oggi ammessi al suo interno:  

“Venerati e cari fratelli, vorrei riassumere il senso di questa vostra nuova chiamata nella parola che ho posto al centro della mia prima Enciclica: caritas. Essa ben si associa anche al colore dell’abito cardinalizio. La porpora che indossate sia sempre espressione della caritas Christi, stimolandovi ad un amore appassionato per Cristo, per la sua Chiesa e per l’umanità”. 

(Canto) 

Con la casula di velluto rosso, tra le luci e le ombre create dall’alternarsi di sole e nubi, Benedetto XVI ha attraversato una Piazza San Pietro affollata da circa 15 mila persone – tra cui molte autorità civili di varie parti del mondo - e ha raggiunto pochi minuti dopo le 10.30 l’altare allestito sul sagrato. Ai fianchi dell’altare, leggermente più in basso, la schiera dei nuovi cardinali a capo ancora scoperto – le 15 berrette deposte inizialmente su un tavolo. Subito dopo i riti d’inizio, è spettato al successore del cardinale Ratzinger alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’arcivescovo William Joseph Levada, il compito di ringraziare il Pontefice ma soprattutto di rendere manifesta, a nome degli altri, la fedeltà dei neo-eletti all’impegno simboleggiato dalla nuova veste: 

“Sentiamo profondamente il compito di grave responsabilità, che esige un supplemento di dedizione, e che proprio per questo postula un incessante impegno di totale amore e di incondizionata fedeltà a Cristo Signore e al popolo cristiano, destinatario del nostro apostolato e del nostro servizio pastorale”. 

Dopo i brani delle Letture e del Vangelo, Benedetto XVI ha subito introdotto l’omelia ricordando i nove Concistori presieduti da Giovanni Paolo II che hanno contribuito “in maniera determinante – ha osservato – a rinnovare il Collegio cardinalizio” secondo gli orientamenti impressi da Paolo VI e dal Concilio Vaticano II:

“Se è vero che nel corso dei secoli molte cose sono mutate per quanto concerne il Collegio cardinalizio, non sono però cambiate la sostanza e la natura essenziale di questo importante organismo ecclesiale. Le sue antiche radici, il suo sviluppo storico e l’odierna sua composizione ne fanno veramente una sorta di “Senato”, chiamato a cooperare strettamente con il Successore di Pietro nell’adempimento dei compiti connessi con l’universale suo ministero apostolico”.        

Il Papa ha orientato la propria riflessione sul ruolo di servo cui sono chiamati, sul modello di Cristo, tutti i successori degli Apostoli, a partire dal Pontefice, il “servus servorum Dei”. “Compito del Papa è di farsi per primo servitore di tutti”, ha affermato Benedetto XVI che ha quindi preso spunto dalle parole di San Pietro della prima lettura per ribadire il particolare valore dell’anziano in seno alla Chiesa. Costui, ha detto, “per l’esperienza accumulata negli anni e per le prove affrontate e superate, deve essere particolarmente ‘sintonizzato’ con l’intimo dinamismo del mistero pasquale. Quante volte cari Fratelli… avete trovato in queste parole – ha soggiunto il Papa - motivo di meditazione e di spirituale stimolo a seguire le orme del Signore crocifisso e risorto!” 

“Esse avranno un’ulteriore e impegnativa conferma in ciò che la nuova responsabilità esigerà da voi. Più strettamente legati al Successore di Pietro, sarete chiamati a collaborare con lui nell’adempimento del suo peculiare servizio ecclesiale, e ciò significherà per voi una più intensa partecipazione al mistero della Croce nella condivisione delle sofferenze di Cristo. Noi tutti siamo realmente testimoni della sua sofferenza, delle sue sofferenze oggi nel mondo, anche nella Chiesa”. 

A questo punto, Benedetto XVI ha operato il collegamento tra la nuova chiamata alla porpora e il tema della sua prima Enciclica, la carità: 

“Essa ben si associa anche al colore dell’abito cardinalizio. La porpora che indossate sia sempre espressione della caritas Christi, stimolandovi ad un amore appassionato per Cristo, per la sua Chiesa e per l’umanità. Avete ora un ulteriore motivo per cercare di rivivere gli stessi sentimenti che spinsero il Figlio di Dio fatto uomo a versare il suo sangue in espiazione dei peccati dell’intera umanità”. 

  A più riprese, le telecamere hanno cercato di catturare le espressioni dei nuovi cardinali, specialmente quando per quattro volte il Papa si è rivolto al Collegio delle porpore con un insistito “Conto su di voi”, a cominciare – ha chiesto - dall’annuncio al mondo che “Deus caritas est”: 

“Conto su di voi, cari fratelli cardinali, per far sì che il principio della carità possa irradiarsi e riesca a vivificare la Chiesa in ogni grado della sua gerarchia, in ogni Comunità e Istituto religioso, in ogni iniziativa spirituale, apostolica e di animazione sociale. Conto su di voi affinché il comune sforzo di fissare lo sguardo sul Cuore aperto di Cristo renda più sicuro e spedito il cammino verso la piena unità dei cristiani. Conto su di voi perché, grazie all’attenta valorizzazione dei piccoli e dei poveri, la Chiesa offra al mondo in modo incisivo l’annuncio e la sfida della civiltà dell’amore. 

(Canto) 

La commozione dei presenti, accompagnata anche da numerosi applausi, è salita quando la cerimonia ha toccato il suo culmine con l’imposizione della berretta cardinalizia da parte del Papa alle nuove porpore e l’assegnazione del Titolo o della Diaconia. Ad uno ad uno, sono sfilati davanti a Benedetto XVI, a cominciare dal cardinale Levada, passando per i tre italiani, Agostino Vallini, prefetto della Segnatura Apostolica, l’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, e l’arcivescovo Andrea Cordero Lanza di Montezemolo – uno dei tre non elettori insieme con il gesuita padre Albert Vanhoye e l’arcivescovo emerito di Tamale, in Ghana, Peter Poreku Dery. Quest’ultimo, costretto in carrozzina, ha ricevuto la berretta dal Papa che si è chinato ad abbracciarlo, tra gli applausi della folla. E un altro applauso è salito quando il copricapo rosso è stato posto sull’ex segretario di Papa Wojtyla, l’arcivescovo di Cracovia, Stanislaw Dziwisz.  

L’abbraccio fra i cardinali e la successiva preghiera universale in sei lingue hanno avviato il rito alla conclusione. Ma ancora una volta le telecamere hanno cercato un volto in particolare tra i nuovi cardinali – quello dell’arcivescovo di Hong Kong, Joseph Zen Ze-kiun – quando la penultima intenzione di preghiera, letta in lingua cinese, ha invocato la libertà di credo per i cristiani perseguitati: 

(Canto)

“Per tutti coloro che ancora soffrono a causa della loro fede cristiana: affinché nella preghiera esperimentino la certezza della comunione di tutta la Chiesa e possano un giorno raccogliere nella gioia ciò che per lunghi anni hanno seminato nella pazienza e nell’amore”.  

(Canto)

**********

CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO
PER LA CREAZIONE DI NUOVI CARDINALI

OMELIA DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI

Piazza San Pietro
Venerdì, 24 marzo 2006
 

 

Venerati Cardinali, Patriarchi e Vescovi,
illustri Signori e Signore,
cari fratelli e sorelle!

In questa vigilia della solennità dell’Annunciazione del Signore, il clima penitenziale della Quaresima lascia spazio alla festa: oggi, infatti, il Collegio dei Cardinali si arricchisce di quindici nuovi membri. Anzitutto a voi, cari Fratelli, che ho avuto la gioia di creare Cardinali, rivolgo il mio saluto con viva cordialità, mentre ringrazio il Card. William Joseph Levada per i sentimenti e i pensieri che a nome di tutti voi mi ha poc’anzi espresso. Sono lieto poi di salutare gli altri Signori Cardinali, i venerati Patriarchi, i Vescovi, i sacerdoti, i religiosi e le religiose e i numerosi fedeli, in modo particolare i familiari, qui convenuti per fare corona, nella preghiera e nella gioia cristiana, ai nuovi Porporati. Con speciale riconoscenza accolgo le distinte Autorità governative e civili, che rappresentano diverse Nazioni e Istituzioni. Il Concistoro Ordinario pubblico è un avvenimento che manifesta con grande eloquenza la natura universale della Chiesa, diffusa in ogni angolo del mondo per annunciare a tutti la Buona Novella di Cristo Salvatore. L’amato Giovanni Paolo II ne celebrò ben nove, contribuendo così in maniera determinante a rinnovare il Collegio Cardinalizio, secondo gli orientamenti che il Concilio Vaticano II e il Servo di Dio Paolo VI avevano dato. Se è vero che nel corso dei secoli molte cose sono mutate per quanto concerne il Collegio cardinalizio, non sono però cambiate la sostanza e la natura essenziale di questo importante organismo ecclesiale. Le sue antiche radici, il suo sviluppo storico e l’odierna sua composizione ne fanno veramente una sorta di “Senato”, chiamato a cooperare strettamente con il Successore di Pietro nell’adempimento dei compiti connessi con l’universale suo ministero apostolico.

La Parola di Dio, che poc’anzi è stata proclamata, ci porta indietro nel tempo. Con l’evangelista Marco siamo risaliti all’origine stessa della Chiesa e, in particolare, all’origine del ministero petrino. Con gli occhi del cuore abbiamo rivisto il Signore Gesù, a lode e gloria del quale l’atto che stiamo compiendo è totalmente orientato e dedicato. Egli ci ha detto parole che ci hanno richiamato alla mente la definizione del Romano Pontefice cara a san Gregorio Magno: “Servus servorum Dei”. Infatti, Gesù, spiegando ai dodici Apostoli che la loro autorità avrebbe dovuto essere esercitata in modo ben diverso da quello dei “capi delle nazioni”, riassume tale modalità nello stile del servizio: “Chi vuol essere grande tra voi si farà vostro servitore (διάκονος); e chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti (qui Gesù usa la parola più forte: δουλος)” (Mc 10,43-44). La totale e generosa disponibilità nel servire gli altri è il segno distintivo di chi nella Chiesa è posto in autorità, perché così è stato per il Figlio dell’uomo, il quale non venne “per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti” (Mc 10, 45). Pur essendo Dio, anzi, spinto proprio dalla sua divinità, Egli assunse la forma di servo – “formam servi” -, come mirabilmente si esprime l’inno a Cristo contenuto nella Lettera ai Filippesi (cfr 2,6-7).

Il primo “Servo dei servi di Dio” è dunque Gesù. Dietro di Lui, e uniti a Lui, gli Apostoli; e tra questi, in modo speciale, Pietro, al quale il Signore ha affidato la responsabilità di guidare il suo gregge. Compito del Papa è di farsi per primo servitore di tutti. La testimonianza di tale atteggiamento emerge chiaramente dalla prima Lettura di questa Liturgia, che ci ripropone un’esortazione di Pietro ai “presbiteri” e agli anziani della comunità (cfr 1 Pt 5,1). E’ un’esortazione fatta con quell’autorità che all’Apostolo deriva dall’essere stato testimone delle sofferenze di Cristo, Buon Pastore. Si sente che le parole di Pietro provengono dall’esperienza personale del servizio al gregge di Dio, ma prima e più ancora si fondano sull’esperienza diretta del comportamento di Gesù: del suo modo di servire fino al sacrificio di sé, del suo umiliarsi fino alla morte e alla morte di croce, confidando solo nel Padre, che lo ha esaltato al tempo opportuno. Pietro, come Paolo, è stato intimamente “conquistato” da Cristo – “comprehensus sum a Christo Iesu” (cfr Fil 3,12) -, e come Paolo può esortare gli anziani con piena autorevolezza, perché non è più lui che vive, ma Cristo vive in lui – “vivo autem iam non ego, vivit vero in me Christus” (Gal 2,20).

Sì, venerati e cari Fratelli, quanto afferma il Principe degli Apostoli si addice particolarmente a chi è chiamato a vestire la porpora cardinalizia: “Esorto gli anziani che sono tra voi, quale anziano come loro, testimone delle sofferenze di Cristo e partecipe della gloria che deve manifestarsi” (1 Pt 5,1). Sono parole che, anche nella loro struttura essenziale, richiamano il mistero pasquale, particolarmente presente al nostro cuore in questi giorni di Quaresima. San Pietro le riferisce a se stesso in quanto “anziano come loro” (συμπρεσβύτερος), lasciando con ciò intendere che l’anziano nella Chiesa, il presbitero, per l’esperienza accumulata negli anni e per le prove affrontate e superate, deve essere particolarmente “sintonizzato” con l’intimo dinamismo del mistero pasquale. Quante volte, cari Fratelli che avete poc'anzi ricevuto la dignità cardinalizia, avete trovato in queste parole motivo di meditazione e di spirituale stimolo a seguire le orme del Signore crocifisso e risorto! Esse avranno un’ulteriore e impegnativa conferma in ciò che la nuova responsabilità esigerà da voi. Più strettamente legati al Successore di Pietro, sarete chiamati a collaborare con lui nell’adempimento del suo peculiare servizio ecclesiale, e ciò significherà per voi una più intensa partecipazione al mistero della Croce nella condivisione delle sofferenze di Cristo. E noi tutti siamo realmente testimoni delle sue sofferenze oggi, nel mondo e anche nella Chiesa, e proprio così siamo anche partecipi della sua gloria. Questo vi consentirà di attingere più abbondantemente alle sorgenti della grazia e di diffonderne intorno a voi più efficacemente i frutti benefici.

Venerati e cari Fratelli, vorrei riassumere il senso di questa vostra nuova chiamata nella parola che ho posto al centro della mia prima Enciclica: caritas. Essa ben si associa anche al colore dell’abito cardinalizio. La porpora che indossate sia sempre espressione della caritas Christi, stimolandovi ad un amore appassionato per Cristo, per la sua Chiesa e per l’umanità. Avete ora un ulteriore motivo per cercare di rivivere gli stessi sentimenti che spinsero il Figlio di Dio fatto uomo a versare il suo sangue in espiazione dei peccati dell’intera umanità. Conto su di voi, venerati Fratelli, conto sull’intero Collegio di cui entrate a far parte, per annunciare al mondo che “Deus caritas est”, e per farlo anzitutto mediante la testimonianza di sincera comunione tra i cristiani: “Da questo – disse Gesù – tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri” (Gv 13,35). Conto su di voi, cari Fratelli Cardinali, per far sì che il principio della carità possa irradiarsi e riesca a vivificare la Chiesa in ogni grado della sua gerarchia, in ogni Comunità e Istituto religioso, in ogni iniziativa spirituale, apostolica e di animazione sociale. Conto su di voi affinché il comune sforzo di fissare lo sguardo sul Cuore aperto di Cristo renda più sicuro e spedito il cammino verso la piena unità dei cristiani. Conto su di voi perché, grazie all’attenta valorizzazione dei piccoli e dei poveri, la Chiesa offra al mondo in modo incisivo l’annuncio e la sfida della civiltà dell’amore. Tutto questo mi piace vedere simboleggiato nella porpora di cui siete insigniti. Che essa sia veramente simbolo dell’ardente amore cristiano che traspare dalla vostra esistenza.

Affido questo auspicio alle mani materne della Vergine di Nazaret, dalla quale il Figlio di Dio prese il sangue che avrebbe poi versato sulla Croce come testimonianza suprema della sua carità. Nel mistero dell’Annunciazione, che ci apprestiamo a celebrare, ci viene rivelato che per opera dello Spirito Santo il Verbo divino si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. Per intercessione di Maria, scenda abbondante sui nuovi Cardinali e su tutti noi l’effusione dello Spirito di verità e di carità affinché, sempre più pienamente conformi a Cristo, possiamo dedicarci instancabilmente all’edificazione della Chiesa e alla diffusione del Vangelo nel mondo. 

© Copyright 2006 - Libreria Editrice Vaticana 

 

 

 

Webmaster: Amedeo Lomonaco  Sottofondo: Haec Dies