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Benedetto
XVI a conclusione del mese mariano: la Vergine è
l'esempio più limpido del cammino della Chiesa
◊
Maria è l’esempio
più limpido e il significato più vero del cammino della
Chiesa. Così il Papa ieri sera al termine della Veglia
per la conclusione del mese mariano, nei Giardini
Vaticani. Nella Festa della Visitazione della Vergine,
Benedetto XVI ha sottolineato anche la “profonda
nostalgia” che il mondo ha di Gesù e ha lanciato un
appello per una civiltà giusta e libera. Prima
dell’arrivo del Santo Padre, nei Gardini Vaticani si è
svolta una processione, con la recita del Rosario, guidata
dal cardinale, Angelo Comastri, vicario del Papa per la
Città del Vaticano. Il servizio di Isabella Piro:
(Canto: Mira il tuo popolo)
Maria autentica missionaria, Maria serva degli uomini,
Maria evangelizzatrice. La sera è ormai scesa sui
Giardini Vaticani quando il Papa pronuncia queste parole
nella piccola Grotta di Lourdes, davanti ai tanti fedeli
con le fiaccole accese in onore della Vergine,
nient’affatto scoraggiati da un cielo che minaccia
pioggia. Citando il Vangelo di Luca, che narra della
visita di Maria ad Elisabetta, Benedetto XVI sottolinea lo
spirito missionario della Vergine, esempio per tutta la
Chiesa, “chiamata ad annunciare il Vangelo dappertutto e
sempre, a trasmettere la fede ad ogni uomo e donna, e in
ogni cultura”. Ed è qui - continua il Papa - in questo
viaggio di Maria nel mondo, che sta il segreto della vita
cristiana:
“La nostra, come singoli e come Chiesa, è
un’esistenza proiettata al di fuori di noi. (…) Ci è
chiesto di uscire da noi stessi, dai luoghi delle nostre
sicurezze, per andare verso gli altri, in luoghi e ambiti
diversi. È il Signore che ce lo chiede (…). Ed è
sempre il Signore che, in questo cammino, ci mette accanto
Maria quale compagna di viaggio e madre premurosa. Ella ci
rassicura, perché ci ricorda che con noi c’è sempre il
Figlio suo Gesù (…)”.
La carità e l’umiltà - sottolinea il Santo Padre -
connotano fortemente Maria, Lei donna giovane che per tre
mesi offre una “vicinanza affettuosa” e un “aiuto
concreto” all’anziana cugina Elisabetta, in attesa di
un figlio:
“Elisabetta diventa così il simbolo di tante
persone anziane e anche malate, anzi, di tutte le persone
bisognose di aiuto e di amore. E quante ce ne sono anche
oggi nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nelle
nostre città! E Maria – che si era definita ‘la serva
del Signore’ (Lc 1,38) – si fa serva degli uomini. Più
precisamente, serve il Signore che incontra nei
fratelli”.
Ma c’è un punto in cui la carità della Vergine
raggiunge il suo vertice, dice ancora il Papa, ovvero nel
donare Gesù stesso, nel farlo incontrare agli uomini. Ed
il dono di Gesù riempie il cuore di gioia:
“Gesù è il vero e unico tesoro che noi abbiamo
da dare all’umanità. È di Lui che gli uomini e le
donne del nostro tempo hanno profonda nostalgia, anche
quando sembrano ignorarlo o rifiutarlo. È di Lui che
hanno grande bisogno la società in cui viviamo,
l’Europa, il mondo intero”.
È questa la “straordinaria responsabilità”
affidata ai cristiani, conclude il Papa, lanciando un
appello:
“Viviamola con gioia e con impegno, perché la
nostra sia davvero una civiltà in cui regnano la verità,
la giustizia, la libertà e l’amore, pilastri
fondamentali e insostituibili di una vera convivenza
ordinata e pacifica”.
Prima dell’arrivo di Benedetto XVI alla Grotta di
Lourdes, una lenta processione ha attraversato i Giardini
Vaticani, partendo dalla Chiesa di Santo Stefano degli
Abissini. A guidare i fedeli nella recita del Rosario è
stato il cardinale Angelo Comastri. Tanti i temi al centro
delle meditazioni sui Misteri Gaudiosi, come la centralità
di Dio nella famiglia, l’importanza di cercare il
Signore ogni giorno, e la difesa della vita:
“Ogni vita è sacra, ogni vita è preziosa, ogni vita
è grande, perché Dio stesso si è fatto uomo ed è
venuto ad abitare in mezzo a noi. Ma oggi quanti sono
ancora capaci di stupirsi davanti al miracolo della vita?
Purtroppo, tanti uomini e tante donne hanno il cuore di
pietra, come Erode”.
Al termine del Rosario, il Santo Padre ha benedetto i
fedeli, tra cui numerosi malati e alcuni bambini.
(canto: Ave Maria)
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Grotta di Lourdes nei Giardini Vaticani
Lunedì, 31 maggio 2010
Cari
fratelli e sorelle!
Con
grande gioia mi unisco a voi, al termine di questo
tradizionale incontro di preghiera, che conclude il mese
di Maggio in Vaticano. Con riferimento alla liturgia
odierna, vogliamo contemplare Maria Santissima nel mistero
della sua Visitazione. Nella Vergine Maria che va a
visitare la parente Elisabetta riconosciamo l’esempio più
limpido e il significato più vero del nostro cammino di
credenti e del cammino della Chiesa stessa. La Chiesa è
per sua natura missionaria, è chiamata ad annunciare il
Vangelo dappertutto e sempre, a trasmettere la fede ad
ogni uomo e donna, e in ogni cultura.
«In quei
giorni – scrive l’evangelista san Luca – Maria si
alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una
città di Giuda» (Lc 1,39). Quello di Maria è un
autentico viaggio missionario. È un viaggio che la
conduce lontano da casa, la spinge nel mondo, in luoghi
estranei alle sue abitudini quotidiane, la fa arrivare, in
un certo senso, sino ai confini da lei raggiungibili. Sta
proprio qui, anche per tutti noi, il segreto della nostra
vita di uomini e di cristiani. La nostra, come singoli e
come Chiesa, è un’esistenza proiettata al di fuori di
noi. Come era già avvenuto per Abramo, ci è chiesto di
uscire da noi stessi, dai luoghi delle nostre sicurezze,
per andare verso gli altri, in luoghi e ambiti diversi. È
il Signore che ce lo chiede: «Riceverete la forza dallo
Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete
testimoni… fino ai confini della terra» (At
1,8). Ed è sempre il Signore che, in questo cammino, ci
mette accanto Maria quale compagna di viaggio e madre
premurosa. Ella ci rassicura, perché ci ricorda che con
noi c’è sempre il Figlio suo Gesù, secondo quanto ha
promesso: «io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine
del mondo» (Mt 28,20).
L’evangelista
annota che «Maria rimase con lei (con la parente
Elisabetta) circa tre mesi» (Lc 1,56). Queste
semplici parole dicono lo scopo più immediato del viaggio
di Maria. Aveva saputo dall’Angelo che Elisabetta
aspettava un figlio e che era già al sesto mese (cfr Lc
1,36). Ma Elisabetta era anziana e la vicinanza di Maria,
ancora molto giovane, poteva esserle utile. Per questo
Maria la raggiunge e rimane con lei circa tre mesi, per
offrirle quella vicinanza affettuosa, quell’aiuto
concreto e tutti quei servizi quotidiani di cui aveva
bisogno. Elisabetta diventa così il simbolo di tante
persone anziane e malate, anzi, di tutte le persone
bisognose di aiuto e di amore. E quante ce ne sono anche
oggi nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nelle
nostre città! E Maria – che si era definita «la serva
del Signore» (Lc 1,38) – si fa serva degli
uomini. Più precisamente, serve il Signore che incontra
nei fratelli.
La carità
di Maria, però, non si ferma all’aiuto concreto, ma
raggiunge il suo vertice nel donare Gesù stesso, nel
“farlo incontrare”. È ancora san Luca a
sottolinearlo: «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di
Maria, il bambino sussultò nel suo grembo» (Lc
1,41). Siamo così al cuore e al culmine della missione
evangelizzatrice. Siamo al significato più vero e allo
scopo più genuino di ogni cammino missionario: donare
agli uomini il Vangelo vivente e personale, che è lo
stesso Signore Gesù. E quella di Gesù è una
comunicazione e una donazione che – come attesta
Elisabetta – riempie il cuore di gioia: «Ecco, appena
il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha
sussultato di gioia nel mio grembo» (Lc 1,44). Gesù
è il vero e unico tesoro che noi abbiamo da dare
all’umanità. È di Lui che gli uomini e le donne del
nostro tempo hanno profonda nostalgia, anche quando
sembrano ignorarlo o rifiutarlo. È di Lui che hanno
grande bisogno la società in cui viviamo, l’Europa, il
mondo intero.
A noi è
affidata questa straordinaria responsabilità. Viviamola
con gioia e con impegno, perché la nostra sia davvero una
civiltà in cui regnano la verità, la giustizia, la
libertà e l’amore, pilastri fondamentali e
insostituibili di una vera convivenza ordinata e pacifica.
Viviamo questa responsabilità rimanendo assidui
nell’ascolto della Parola di Dio, nell’unione
fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere (cfr At
2,42). Sia questa la grazia che insieme questa sera
domandiamo alla Vergine Santissima. A voi tutti la mia
benedizione.
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
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