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CERIMONIA DI CONGEDO IN ANGOLA (23 MARZO 2009)

 Radio Vaticana, 23 marzo 2009

Concluso il viaggio in Africa. Benedetto XVI: per ridare speranza al continente la prima sfida da vincere è quella della solidarietà

Il viaggio del Papa in Africa si è concluso. Stamani la cerimonia di congedo all’aeroporto di Luanda. Benedetto XVI ha detto di aver trovato una Chiesa viva, nonostante le difficoltà, che continua ad annunciare che è arrivato il tempo della speranza. Quindi ha lanciato un nuovo appello perché i responsabili lavorino per realizzare le giuste aspirazioni delle popolazioni alla pace, al cibo, alla casa: in questo senso - ha detto - “la prima sfida da vincere è quella della solidarietà”. Alle 18.00 di oggi l’arrivo di Benedetto XVI all'aeroporto romano di Ciampino. Il servizio del nostro inviato a Luanda Davide Dionisi:

Rattristato per dovervi lasciare, ma contento di aver conosciuto un popolo coraggioso e deciso a rinascere. Nella cerimonia di congedo all’aeroporto internazionale 4 de Fevereiro di Luanda, Benedetto XVI ha espresso così, questa mattina, sentimenti di riconoscenza e di affetto nei confronti del popolo angolano. L’entusiasmo e il calore che hanno caratterizzato i tre giorni di permanenza nella capitale, hanno lasciato il segno e la risposta del Papa non si è fatta attendere. Nel tracciare un bilancio di questa seconda parte del suo undicesimo viaggio apostolico internazionale, il Pontefice ha posto l’accento sull’efficacia e sul ruolo svolto dalla Chiesa locale, nonostante le difficoltà e gli ostacoli tipici di un Paese reduce da anni di guerra civile:
 
“Estou grato a Deus por ter encontrado...
Ringrazio Iddio di aver trovato una Chiesa viva e, nonostante le difficoltà, piena di entusiasmo, che ha saputo prendere sulle spalle la sua croce e quella altrui, rendendo testimonianza davanti a tutti della forza salvifica del messaggio evangelico. Essa continua ad annunziare che è arrivato il tempo della speranza, impegnandosi nella pacificazione degli animi e invitando all’esercizio di una carità fraterna che sappia aprirsi alla accoglienza di tutti, nel rispetto delle idee e sentimenti di ciascuno”.
 
Prima di lasciare Luanda e di salutare il popolo angolano, ha voluto lanciare un ultimo appello al presidente della Repubblica, José Eduardo Dos Santos, e alle autorità politiche e civili presenti, affinché si prodighino per il bene comune e per sostenere chi è in difficoltà. E il Santo Padre ha indicato l’unica strada capace di dare concrete risposte ai fratelli bisognosi: quella della solidarietà:
 
“Se me permitissem um apelo final...
Se mi è permesso rivolgere qui un appello finale, vorrei chiedere che la giusta realizzazione delle fondamentali aspirazioni delle popolazioni più bisognose costituisca la preoccupazione principale di coloro che ricoprono le cariche pubbliche, poiché la loro intenzione – sono certo – è quella di svolgere la missione ricevuta non per se stessi ma in vista del bene comune. Il nostro cuore non può darsi pace finché ci sono fratelli che soffrono per mancanza di cibo, di lavoro, di una casa o di altri beni fondamentali. Per arrivare a dare una risposta concreta a questi nostri fratelli in umanità, la prima sfida da vincere è quella della solidarietà: solidarietà fra le generazioni, solidarietà fra le Nazioni e tra i Continenti che generi una sempre più equa condivisione delle risorse della terra fra tutti gli uomini”.
 
Un messaggio finale, quello del Pontefice, rivolto non solo all’Angola, ma a tutto il continente africano, anche in vista della II Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi dedicata a questo Continente. Un messaggio di speranza anche per coloro che ancora soffrono a causa delle guerre e delle discriminazioni:

“Agora peço a Deus que faça sentir…
Prego ora Iddio di fare sentire la sua protezione ed aiuto ai rifugiati ed espatriati senza numero che vagano nella attesa di un ritorno alla propria casa”.
 
Benedetto XVI è tornato infine ad esortare il popolo angolano ad avere fiducia nei propri mezzi e a continuare a lavorare per realizzare una civiltà dell’amore, attraverso la via del perdono e del dialogo fraterno. Prerogative, queste, utili per favorire la pace e l’intese fra i popoli, su una base di lealtà e uguaglianza:

 
"Irmãos e amigos de África,…
Fratelli e amici di Africa, carissimi angolani, coraggio! Non vi stancate di far progredire la pace, compiendo gesti di perdono e lavorando per la riconciliazione nazionale, affinché mai la violenza prevalga sul dialogo, la paura e lo scoraggiamento sulla fiducia, il rancore sull’amore fraterno. Dio benedica l’Angola!”.

CERIMONIA DI CONGEDO

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

Aeroporto internazionale 4 de Fevereiro di Luanda
Lunedì, 23 marzo 2009

 

Eccellentissimo Signor Presidente della Repubblica,
Illustrissime Autorità civili, militari ed ecclesiastiche,
Cari fratelli e sorelle in Cristo,
Amici tutti di Angola!

Vivamente sensibile alla presenza di Vostra Eccellenza, Signor Presidente, in quest’ora della mia partenza, voglio esprimerLe il mio apprezzamento e la mia gratitudine tanto per il distinto trattamento che mi ha riservato quanto per le disposizioni prese per facilitare lo svolgimento dei diversi incontri che ho avuto la gioia di vivere. Sia alle Autorità civili e militari che ai Pastori e ai responsabili delle comunità ed istituzioni ecclesiali coinvolte nei suddetti incontri, rivolgo i più cordiali ringraziamenti per ogni gentilezza con cui hanno voluto onorare la mia persona durante questi giorni che ho potuto passare tra voi. Una parola di riconoscenza è dovuta agli operatori dei mezzi di comunicazione sociale, agli agenti dei servizi di sicurezza e a tutti i volontari che, con generosità, efficienza e discrezione, hanno contribuito al buon esito della mia visita.

Ringrazio Iddio di aver trovato una Chiesa viva e, nonostante le difficoltà, piena di entusiasmo, che ha saputo prendere sulle spalle la sua croce e quella altrui, rendendo testimonianza davanti a tutti della forza salvifica del messaggio evangelico. Essa continua ad annunziare che è arrivato il tempo della speranza, impegnandosi nella pacificazione degli animi e invitando all’esercizio di una carità fraterna che sappia aprirsi alla accoglienza di tutti, nel rispetto delle idee e sentimenti di ciascuno. È ora di congedarmi e di ripartire alla volta di Roma, rattristato per dovervi lasciare, ma contento di aver conosciuto un popolo coraggioso e deciso a rinascere. Nonostante le resistenze e gli ostacoli, questo popolo intende edificare il suo futuro camminando per sentieri di perdono, giustizia e solidarietà.

Se mi è permesso rivolgere qui un appello finale, vorrei chiedere che la giusta realizzazione delle fondamentali aspirazioni delle popolazioni più bisognose costituisca la preoccupazione principale di coloro che ricoprono le cariche pubbliche, poiché la loro intenzione – sono certo – è quella di svolgere la missione ricevuta non per se stessi ma in vista del bene comune. Il nostro cuore non può darsi pace finché ci sono fratelli che soffrono per mancanza di cibo, di lavoro, di una casa o di altri beni fondamentali. Per arrivare a dare una risposta concreta a questi nostri fratelli in umanità, la prima sfida da vincere è quella della solidarietà: solidarietà fra le generazioni, solidarietà fra le Nazioni e tra i Continenti che generi una sempre più equa condivisione delle risorse della terra fra tutti gli uomini.

E da Luanda allargo lo sguardo verso l’Africa intera, dandole appuntamento per il prossimo mese di ottobre nella Città del Vaticano, quando ci raduneremo per la II Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi dedicata a questo Continente, dove il Verbo incarnato in persona ha trovato rifugio. Prego ora Iddio di fare sentire la sua protezione ed aiuto ai rifugiati ed espatriati senza numero che vagano nella attesa di un ritorno alla propria casa. Il Dio del cielo ripete loro: «Anche se la mamma si dimenticasse di te, Io invece non ti dimenticherò mai» (cfr Is 49, 15). È come figli e figlie che Dio vi ama; Egli veglia sui vostri giorni e sulle vostre notti, sulle vostre fatiche e aspirazioni.

Fratelli e amici di Africa, carissimi angolani, coraggio! Non vi stancate di far progredire la pace, compiendo gesti di perdono e lavorando per la riconciliazione nazionale, affinché mai la violenza prevalga sul dialogo, la paura e lo scoraggiamento sulla fiducia, il rancore sull’amore fraterno. E ciò sarà possibile se vi riconoscerete a vicenda quali figli dello stesso e unico Padre del Cielo. Dio benedica l’Angola! Benedica ognuno dei suoi figli e figlie! Benedica il presente e il futuro di questa amata Nazione. Addio!

 

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