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DISCORSO
ALLA CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 21 gennaio 2008
La
scuola cattolica ha una sua proposta educativa ma è
aperta a tutti e rispetta l'identità di ciascuno: è
quanto affermato dal Papa alla Congregazione per
l’Educazione cattolica
Di
fronte alle nuove sfide della globalizzazione e del
pluralismo crescente, la scuola cattolica deve
interrogarsi sulla sua missione: è il richiamo di
Benedetto XVI ai membri dell’Assemblea plenaria della
Congregazione per l’Educazione cattolica, ricevuti
stamani nella Sala Clementina in Vaticano. Il Papa ha
sottolineato che l’insegnamento è “espressione della
carità di Cristo” ed è la prima opera di
“misericordia spirituale che la Chiesa è chiamata a
compiere”. L’indirizzo d’omaggio al Papa è stato
rivolto dal cardinale prefetto della Congregazione, Zenon
Grocholewski. Il servizio di Alessandro Gisotti:
L’educazione è “una concreta manifestazione della
misericordia spirituale” e “costituisce una delle
prime opere d’amore che la Chiesa ha la missione di
offrire all’umanità”: è quanto sottolineato da
Benedetto XVI nel suo discorso alla Congregazione per
l’Educazione cattolica. Un’occasione, ha detto, per
ribadire che il “settore dell’educazione è
particolarmente caro alla Chiesa”. E’ opportuno, ha
rilevato il Santo Padre, che si rifletta su “come
rendere attuale e efficace questo compito apostolico della
Comunità ecclesiale, affidato alle Università
cattoliche”. Quindi, soffermandosi sulla riforma degli
studi ecclesiastici di filosofia, ha messo l’accento
sulle sfide che devono oggi affrontare le Facoltà
ecclesiastiche e gli atenei cattolici:
“Le discipline ecclesiastiche, soprattutto la
teologia, sono sottoposte oggi a nuovi interrogativi, in
un mondo tentato, da una parte, dal razionalismo, che
segue una razionalità falsamente libera e slegata da ogni
riferimento religioso, e, dall’altra, dai
fondamentalismi, che falsificano la vera essenza della
religione con il loro incitamento alla violenza e al
fanatismo".
Benedetto XVI ha, così, rivolto il pensiero alla
missione che oggi la scuola è chiamata a compiere in un
contesto “segnato da un’evidente crisi educativa”:
“La scuola cattolica, che ha come missione
primaria di formare l’alunno secondo una visione
antropologica integrale, pur essendo aperta a tutti e
rispettando l’identità di ciascuno, non può non
proporre una sua propria prospettiva educativa, umana e
cristiana”.
D’altro canto, il Papa ha sottolineato che oggi la
scuola deve confrontarsi con “una sfida nuova” resa
“ancor più acuta” dalla globalizzazione e dal
pluralismo crescente, “quella cioè dell’interculturalità
e dell’interreligiosità”:
“L’accoglienza della pluralità culturale degli
alunni e dei genitori si trova necessariamente a
confrontarsi con due esigenze: da un lato, non escludere
qualcuno in nome della sua appartenenza culturale o
religiosa, o meglio, più sottilmente, non ignorare e
dunque non annullare la sua identità; dall’altro canto,
una volta riconosciuta e accolta questa diversità
culturale e religiosa, non fermarsi alla pura
constatazione”.
Ciò, infatti, ha aggiunto, “equivarrebbe” a
“negare che le culture si rispettano veramente quando si
incontrano, e che gli uomini possono parlarsi,
comprendersi al di là delle distanze spaziali e
temporali”. Il Papa non ha mancato di offrire le sue
riflessioni sulla formazione dei seminaristi, in
particolare riferendosi alla riforma della Ratio
fundamentalis institutionis sacerdotalis. Ha così
rilevato “l’importanza di una corretta articolazione
delle diverse dimensioni della formazione sacerdotale”,
seguendo le indicazioni del Concilio Vaticano II.
D’altro canto, tale formazione “dovrà offrire ai
sacerdoti orientamenti e indirizzi utili per dialogare con
le culture contemporanee”:
“La formazione umana e culturale va pertanto
significativamente rafforzata e sostenuta anche con
l’ausilio delle scienze moderne, giacché alcuni fattori
sociali destabilizzanti presenti oggi nel mondo (ad
esempio, la condizione di tante famiglie separate, la
crisi educativa, una violenza diffusa, ecc.) rendono
fragili le nuove generazioni”.
Al
tempo stesso, ha aggiunto il Papa, serve “un’adeguata
formazione alla vita spirituale, che renda le comunità
cristiane, in particolare le parrocchie, sempre più
consapevoli della loro vocazione e capaci di rispondere in
modo adeguato alla domanda di spiritualità che viene
specialmente dai giovani”. Di qui, l’auspicio del Papa
affinché “non manchino nella Chiesa apostoli ed
evangelizzatori qualificati e responsabili”.
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Signori
Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!
Grazie
per questa vostra visita, che compite in occasione della
riunione plenaria della Congregazione per l’Educazione
Cattolica: a ciascuno di voi il mio saluto cordiale.
Saluto in primo luogo il Signor Cardinale Zenon
Grocholewski, Prefetto del vostro Dicastero, e insieme a
lui il Segretario e gli altri Officiali e Collaboratori. A
Lei, Signor Cardinale, un grazie speciale per le parole
che mi ha indirizzate, presentando i diversi temi sui
quali la Congregazione intende riflettere in questi
giorni. Si tratta di argomenti di grande interesse ed
attualità a cui la Chiesa rivolge, specialmente in questo
momento storico, la sua attenzione.
Da sempre
il settore dell’educazione è particolarmente caro alla
Chiesa, chiamata a fare sua la sollecitudine di Cristo,
che - narra l’evangelista - vedendo le folle "si
commosse…, perché erano come pecore senza pastore, e si
mise ad insegnare loro molte cose" (Mc 6,34).
La parola greca usata per esprimere questo atteggiamento
di "commozione" evoca le viscere di misericordia
e rinvia all’amore profondo che il Padre celeste prova
per l’uomo. La Tradizione ha visto nell’insegnamento
– e, più generalmente, nell’educazione – una
concreta manifestazione della misericordia spirituale, che
costituisce una delle prime opere d’amore che la Chiesa
ha la missione di offrire all’umanità. Ed è quanto mai
opportuno che, in questo nostro tempo, si rifletta su come
rendere attuale ed efficace questo compito apostolico
della Comunità ecclesiale, affidato alle Università
cattoliche e in maniera speciale alle Facoltà
ecclesiastiche. Mi rallegro, pertanto, con voi per
aver scelto per la vostra Plenaria un argomento di così
grande interesse, come pure credo sia utile analizzare
attentamente i progetti di riforma, attualmente allo
studio del vostro Dicastero, concernenti le citate
Università Cattoliche e le Facoltà ecclesiastiche.
In primo
luogo, mi riferisco alla riforma degli studi ecclesiastici
di filosofia, progetto che è giunto ormai alla fase
finale di elaborazione, nella quale non mancherà di
essere sottolineata la dimensione metafisica e sapienziale
della filosofia, richiamata da Giovanni Paolo II
nell’Enciclica Fides et ratio (cfr n. 81).
Altrettanto utile è valutare l’opportunità di una
riforma della Costituzione apostolica Sapientia
christiana. Voluta dal mio venerato Predecessore nel
1979, essa costituisce la magna charta delle Facoltà
ecclesiastiche e serve come base per formulare i criteri
di valutazione della qualità di tali istituzioni,
valutazione richiesta dal Processo di Bologna, di cui la
Santa Sede è divenuta membro dal 2003. Le discipline
ecclesiastiche, soprattutto la teologia, sono sottoposte
oggi a nuovi interrogativi, in un mondo tentato, da una
parte, dal razionalismo, che segue una razionalità
falsamente libera e slegata da ogni riferimento religioso,
e, dall’altra, dai fondamentalismi, che falsificano la
vera essenza della religione con il loro incitamento alla
violenza e al fanatismo.
Anche la
scuola deve interrogarsi sulla missione che deve
compiere nell’odierno contesto sociale, segnato da
un’evidente crisi educativa. La scuola cattolica, che ha
come missione primaria di formare l’alunno secondo una
visione antropologica integrale, pur essendo aperta a
tutti e rispettando l’identità di ciascuno, non può
non proporre una sua propria prospettiva educativa, umana
e cristiana. Ecco allora porsi una sfida nuova che la
globalizzazione ed il pluralismo crescente rendono ancor
più acuta: quella cioè dell’incontro delle religioni e
delle culture nella ricerca comune della verità.
L’accoglienza della pluralità culturale degli alunni e
dei genitori si trova necessariamente a confrontarsi con
due esigenze: da un lato, non escludere qualcuno in nome
della sua appartenenza culturale o religiosa; dall’altro
canto, una volta riconosciuta e accolta questa diversità
culturale e religiosa, non fermarsi alla pura
constatazione. Ciò equivarrebbe in effetti a negare che
le culture si rispettano veramente quando si incontrano,
perché tutte le culture autentiche sono orientate alla
verità dell’uomo e al suo bene. Perciò, gli uomini
provenienti da culture diverse possono parlarsi,
comprendersi al di là delle distanze spaziali e
temporali, perché nel cuore di ogni persona abitano le
stesse grandi aspirazioni al bene, alla giustizia, alla
verità, alla vita e all’amore.
Altro
tema allo studio della vostra Assemblea Plenaria è la
questione della riforma della Ratio fundamentalis
institutionis sacerdotalis per i Seminari. Il
documento di base, datato 1970, è stato aggiornato nel
1985, specialmente in seguito alla promulgazione del
Codice di Diritto Canonico del 1983. Nei decenni
successivi, vari testi di speciale rilevanza sono stati
emanati, in particolare l’Esortazione apostolica
post-sinodale Pastores dabo vobis (1992).
L’atmosfera attuale della società, con la massiccia
influenza dei media e l’estendersi del fenomeno
della globalizzazione, è profondamente cambiata. Sembra,
dunque, necessario interrogarsi sull’opportunità della
riforma della Ratio fundamentalis, che dovrà
sottolineare l’importanza di una corretta articolazione
delle diverse dimensioni della formazione sacerdotale
nella prospettiva della Chiesa-comunione, seguendo le
indicazioni del Concilio Vaticano II. Questo implica una
solida formazione nella fede della Chiesa, una vera
familiarità con la Parola rivelata, donata da Dio alla
sua Chiesa. La formazione dei sacerdoti futuri, inoltre,
dovrà offrire orientamenti e indirizzi utili per
dialogare con le culture contemporanee. La formazione
umana e culturale va pertanto significativamente
rafforzata e sostenuta anche con l’ausilio delle scienze
moderne, giacché alcuni fattori sociali destabilizzanti
presenti oggi nel mondo (ad esempio, la condizione di
tante famiglie separate, la crisi educativa, una violenza
diffusa, ecc.) rendono fragili le nuove generazioni.
Occorre, al tempo stesso, un’adeguata formazione alla
vita spirituale, che renda le comunità cristiane, in
particolare le parrocchie, sempre più consapevoli della
loro vocazione e capaci di rispondere in modo adeguato
alla domanda di spiritualità che viene specialmente dai
giovani. Ciò richiede che non manchino nella Chiesa
apostoli ed evangelizzatori qualificati e responsabili. Si
pone, di conseguenza, il problema delle vocazioni,
specialmente al sacerdozio e alla vita consacrata. Mentre
in certe parti del mondo si nota una fioritura di
vocazioni, altrove il numero diminuisce, soprattutto in
Occidente. La cura delle vocazioni coinvolge l’intera
Comunità ecclesiale: i Vescovi, i preti, i consacrati, ma
anche le famiglie e le parrocchie. Sicuramente risulterà
di grande aiuto a questa vostra azione pastorale anche la
pubblicazione del documento sulla vocazione al ministero
presbiterale, che voi state preparando.
Cari
fratelli e sorelle! Ricordavo prima che l’insegnamento
è espressione della carità di Cristo ed è la prima
delle opere di misericordia spirituale che la Chiesa è
chiamata a compiere. Chi entra nella sede della
Congregazione per l’Educazione Cattolica è accolto da
un’icona che mostra Gesù mentre lava i piedi ai suoi
discepoli durante l’Ultima Cena. Colui che "ci ha
amato fino alla fine" (Gv 13,1) benedica il
vostro lavoro al servizio dell’educazione e, con la
forza del suo Spirito, lo renda efficace. Da parte mia, vi
ringrazio per quanto quotidianamente fate con competenza e
dedizione e, mentre vi affido alla materna protezione di
Maria Santissima, Vergine Sapiente e Madre dell’Amore,
di cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica.
©
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