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CONVEGNO
DIOCESANO DI ROMA |
Radio
Vaticana, 15 giugno 2011
Benedetto
XVI al Convegno diocesano di Roma: gli uomini dimenticano
Dio, voi annunciategli il Vangelo
“La
gioia di generare alla fede nella Chiesa di Roma.
L’iniziazione cristiana”. Questo il tema
dell’annuale Convegno diocesano aperto ieri sera a San
Giovanni in Laterano dall’intervento del Papa. “In un
contesto sociale di crescente secolarismo vogliamo
interrogarci con coraggio e fiducia su come annunciare
Cristo e educare alla fede le nuove generazioni” ha
detto nel saluto iniziale il cardinale vicario Agostino
Vallini a nome di tutti i presenti, vescovi, parroci,
presbiteri, diaconi, ai quali il Papa ha rivolto parole di
incoraggiamento.“Non abbiate paura di impegnarvi per il
Vangelo”, ha detto “credere, significa trovare la vita
vera, la vita piena”. Il servizio è di Gabriella
Ceraso:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
(musica)
Le forze vive e laboriose della Chiesa di Roma riunite
intorno al loro vescovo. E’ l’atmosfera di ieri sera
in San Giovanni in Laterano gremita e festosa all’arrivo
del Papa; è il Convegno diocesano, una nuova tappa della
verifica pastorale iniziata tre anni fa, come ha ricordato
il cardinale vicario, Agostino Vallini, per riflettere
sulla trasmissione della fede. Fede che, ha sottolineato
nel suo intervento dopo la preghiera di apertura Benedetto
XVI, “non si conserva di per se stessa nel mondo,
non si trasmette automaticamente nel cuore dell’uomo, ma
deve essere sempre annunciata e perché l’annuncio
sia efficace deve partire da un cuore che crede, spera,
ama”.
(musica)
Così fu, prosegue il Papa citando dagli Atti degli
Apostoli, testo di meditazione per l’assise,
l’annuncio di San Pietro dopo la discesa dello Spirito
Santo nella Pentecoste e tutti si “sentirono trafiggere
il cuore”. “La gente di Gerusalemme comprese che la
risurrezione di Gesù era ed è in grado”, sottolinea
il Papa, “di illuminare l’esistenza umana”, dandole
un senso nuovo. E “la risposta della fede
nasce quando l’uomo scopre, per grazia di Dio, che
credere significa trovare la vita vera, la ‘vita
piena’”:
“Cari amici, la Chiesa, ciascuno di noi, deve
portare nel mondo questa lieta notizia che Gesù è il
Signore, Colui nel quale la vicinanza e l’amore di Dio
per ogni singolo uomo e donna, e per l’umanità intera
si sono fatti carne. Questo annuncio deve risuonare
nuovamente nelle regioni di antica tradizione
cristiana”.
E’ la nuova evangelizzazione, spiega il Papa citando
il Beato Giovanni Paolo II, rivolta a quanti “non
apprezzano più la bellezza del cristianesimo anzi
talvolta lo ritengono un ostacolo alla felicità”; agli
uomini che dimenticano Dio perché riducono la persona di
Gesù a uomo sapiente, ne negano la divinità, non potendo
cogliere così la novità radicale del cristianesimo, che
è l’incarnazione. E’ dunque un più forte impegno per
una rinnovata stagione di evangelizzazione da parte di
tutti i membri della Chiesa, quello che il Papa torna a
chiedere:
“In quest’ora della storia, non è forse questa
la missione che il Signore ci affida: annunciare la
permanente novità del Vangelo, come Pietro e Paolo quando
giunsero nella nostra città? Non dobbiamo anche noi oggi
mostrare la bellezza e la ragionevolezza della fede,
portare la luce di Dio all’uomo del nostro tempo, con
coraggio, con convinzione, con gioia? Molte sono le
persone che ancora non hanno incontrato il Signore: ad
esse va rivolta una speciale cura pastorale”.
Poi, la riflessione del Pontefice va ai singoli
protagonisti del lieto annuncio, nella case, nella comunità,
nella società. Messaggeri sono “soprattutto i
genitori”, ai quali Benedetto XVI ricorda, “spetta il
compito di chiedere il Battesimo per i propri figli. Tutti
i papà e le mamme sono chiamati a cooperare con Dio nella
trasmissione del dono inestimabile della vita, ma anche a
far conoscere Colui che è la Vita”:
“Cari genitori, la Chiesa, come madre premurosa,
intende sostenervi in questo vostro fondamentale compito.
Fin da piccoli, i bambini hanno bisogno di Dio, perché
l'uomo dall'inizio ha bisogno di Dio ed hanno la capacità
di percepire la sua grandezza; sanno apprezzare il valore
della preghiera - del parlare con questo Dio - e dei riti,
così come intuire la differenza fra il bene ed il male.
Sappiate, allora, accompagnarli nella fede, in questa
conoscenza di Dio, in questa amicizia con Dio, in questa
conoscenza della differenza tra il bene e il male.
Accompagnateli nella fede sin dalla più tenera età”.
Quindi, il ruolo della comunità cristiana che,
prosegue il Papa citando San Cipriano, coltiva il germe
della vita eterna man mano che il bambino cresce, rendendo
viva e attraente la parola della fede che, altrimenti,
rimarrebbe muta:
“Ancora oggi gli oratori, i campi estivi, le
piccole e grandi esperienze di servizio sono un prezioso
aiuto per gli adolescenti che compiono il cammino
dell’iniziazione cristiana, a maturare un coerente
impegno di vita. Incoraggio, quindi, a percorrere questa
strada che fa scoprire il Vangelo non come un’utopia, ma
come la forma piena e reale dell’esistenza”.
Infine, la specificità dei catechisti. “Perché
tutto questo risulti efficace e porti frutto”,
sottolinea il Papa, “è necessario che la conoscenza di
Gesù cresca e si prolunghi oltre la celebrazione dei
sacramenti”. Da qui, una speciale raccomandazione:
“La catechesi è azione ecclesiale e pertanto è
necessario che i catechisti insegnino e testimonino la
fede della Chiesa e non una loro interpretazione. Proprio
per questo è stato realizzato il Catechismo della Chiesa
Cattolica, che idealmente questa sera riconsegno a tutti
voi, affinché la Chiesa di Roma possa impegnarsi con
rinnovata gioia nell’educazione alla fede”.
Con l’auspicio che nelle parrocchie romane il
silenzio della preghiera si unisca alla creatività
catechetica, le ultime parole di Benedetto XVI sono per
tutti di incoraggiamento e di affidamento a Maria, stella
dell’evangelizzazione, e al Beato Giovanni Paolo II che
fino all’ultimo si prodigò per l’annuncio.
“Non abbiate paura di impegnarvi per il Vangelo!
Nonostante le difficoltà che incontrate nel conciliare le
esigenze familiari e del lavoro con quelle delle comunità
in cui svolgete la vostra missione”.
(musica)
Il primo giorno del Convegno si è chiuso
successivamente con la relazione del direttore
dell’Ufficio catechistico della diocesi, una fotografia
dell’iniziazione cristiana sul territorio con luci e
ombre. Al consistente dato dei battesimi - quasi 20 mila
rispetto ai 25 mila nati nel Comune di Roma - a quello di
efficaci esperienze di catechesi per giovani, di
accompagnamento delle famiglie con bambini piccoli, si
affianca quello problematico di un 58% solo di bambini che
dopo la Comunione riceve la Cresima e della necessità di
dare forza ai contenuti della fede negli itinerari di
catechesi, che sarà al centro delle riflessioni di oggi e
di domani.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Basilica
di San Giovanni in Laterano
Lunedì, 13 giugno 2011
Cari
fratelli e sorelle!
Con animo
grato al Signore ci ritroviamo in questa Basilica
di San Giovanni in Laterano per l’apertura
dell’annuale Convegno diocesano. Rendiamo grazie a Dio
che ci consente questa sera di fare nostra l’esperienza
della prima comunità cristiana, la quale “aveva un
cuore solo e un’anima sola” (At 4,32).
Ringrazio il Cardinale Vicario per le parole che tanto
cortesemente e cordialmente mi ha rivolto a nome di tutti
e porgo a ciascuno il mio saluto più cordiale,
assicurando la mia preghiera per voi e per coloro che non
possono essere qui a condividere questa importante tappa
della vita della nostra Diocesi, in particolare per coloro
che vivono momenti di sofferenza fisica o spirituale.
Ho
appreso con piacere che in questo anno pastorale avete
cominciato a dare attuazione alle indicazioni emerse nel
Convegno dell’anno passato, e confido che anche in
futuro ogni comunità, soprattutto parrocchiale, continui
ad impegnarsi a curare sempre meglio, con l’aiuto
offerto dalla Diocesi, la celebrazione dell’Eucaristia,
particolarmente quella domenicale, preparando
adeguatamente gli operatori pastorali e adoperandosi
affinché il Mistero dell’altare sia vissuto sempre più
quale sorgente da cui attingere la forza per una più
incisiva testimonianza della carità, che rinnovi il
tessuto sociale della nostra città.
Il tema
di questa nuova tappa della verifica pastorale, “La
gioia di generare alla fede nella Chiesa di Roma –
L’Iniziazione Cristiana”, si collega con il cammino già
compiuto. Infatti, ormai da parecchi anni la nostra
Diocesi è impegnata a riflettere sulla trasmissione della
fede. Mi torna alla memoria che, proprio in questa
Basilica, in un intervento durante il Sinodo Romano, citai
alcune parole che mi aveva scritto in una piccola lettera
Hans Urs von Balthasar: “La fede non deve essere
presupposta ma proposta”. E’ proprio così. La fede
non si conserva di per se stessa nel mondo, non si
trasmette automaticamente nel cuore dell’uomo, ma deve
essere sempre annunciata. E l’annuncio della fede, a sua
volta, per essere efficace deve partire da un cuore che
crede, che spera, che ama, un cuore che adora Cristo e
crede nella forza dello Spirito Santo! Così avvenne fin
dal principio, come ci ricorda l’episodio biblico scelto
per illuminare la verifica pastorale. Esso è tratto dal 2°
capitolo degli Atti degli Apostoli, nel quale san
Luca, subito dopo aver narrato l’evento della discesa
dello Spirito Santo a Pentecoste, riporta il primo
discorso che san Pietro rivolse a tutti. La professione di
fede posta alla conclusione del discorso – “Dio ha
costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete
crocifisso” (At 2,36) – è il lieto annuncio
che la Chiesa da secoli non cessa di ripetere ad ogni
uomo.
A
quell’annuncio - leggiamo negli Atti degli Apostoli
- tutti «si sentirono trafiggere il cuore» (2,37).
Questa reazione fu generata certamente dalla grazia di
Dio: tutti compresero che quella proclamazione realizzava
le promesse e faceva desiderare a ciascuno la conversione
e il perdono dei propri peccati. Le parole di Pietro non
si limitavano ad un semplice annuncio di fatti, ne
mostravano il significato, ricollegando la vicenda di Gesù
alle promesse di Dio, alle attese di Israele e, quindi, a
quelle di ogni uomo. La gente di Gerusalemme comprese che
la risurrezione di Gesù era in grado ed è in grado di
illuminare l’esistenza umana. E in effetti da questo
evento è nata una nuova comprensione della dignità
dell’uomo e del suo destino eterno, della relazione fra
uomo e donna, del significato ultimo del dolore,
dell’impegno nella costruzione della società. La
risposta della fede nasce quando l’uomo scopre, per
grazia di Dio, che credere significa trovare la vita vera,
la “vita piena”. Uno dei grandi Padri della Chiesa,
Sant’Ilario di Poitiers, ha scritto di essere diventato
credente nel momento in cui ha compreso, ascoltando il
Vangelo, che per una vita veramente felice erano
insufficienti sia il possesso, sia il tranquillo godimento
delle cose e che c’era qualcosa di più importante e
prezioso: la conoscenza della verità e la pienezza
dell’amore donati da Cristo (cfr De Trinitate
1,2).
Cari
amici, la Chiesa, ciascuno di noi, deve portare nel mondo
questa lieta notizia che Gesù è il Signore, Colui nel
quale la vicinanza e l’amore di Dio per ogni singolo
uomo e donna, e per l’umanità intera si sono fatti
carne. Questo annuncio deve risuonare nuovamente nelle
regioni di antica tradizione cristiana. Il beato Giovanni
Paolo II ha parlato della necessità di una nuova
evangelizzazione rivolta a quanti, pur avendo già sentito
parlare della fede, non apprezzano, non conoscono più la
bellezza del Cristianesimo, anzi, talvolta lo ritengono
addirittura un ostacolo per raggiungere la felicità.
Perciò oggi desidero ripetere quanto dissi ai giovani
nella Giornata
Mondiale della Gioventù a Colonia: “La
felicità che cercate, la felicità che avete diritto di
gustare ha un nome, un volto: quello di Gesù di Nazareth,
nascosto nell’Eucaristia”!
Se gli
uomini dimenticano Dio è anche perché spesso si riduce
la persona di Gesù a un uomo sapiente e ne viene
affievolita se non negata la divinità. Questo modo
di pensare impedisce di cogliere la novità radicale del
Cristianesimo, perché se Gesù non è il Figlio unico del
Padre, allora nemmeno Dio è venuto a visitare la storia
dell’uomo, abbiamo solo idee umane di Dio.
L’incarnazione, invece, appartiene al cuore del Vangelo!
Cresca, dunque, l’impegno per una rinnovata stagione di
evangelizzazione, che è compito non solo di alcuni, ma di
tutti i membri della Chiesa. L'evangelizzazione ci fa
sapere che Dio è vicino: Dio ci è mostrato. In
quest’ora della storia, non è forse questa la missione
che il Signore ci affida: annunciare la permanente novità
del Vangelo, come Pietro e Paolo quando giunsero nella
nostra città? Non dobbiamo anche noi oggi mostrare la
bellezza e la ragionevolezza della fede, portare la luce
di Dio all’uomo del nostro tempo, con coraggio, con
convinzione, con gioia? Molte sono le persone che ancora
non hanno incontrato il Signore: ad esse va rivolta una
speciale cura pastorale. Accanto ai bambini e ai ragazzi
di famiglie cristiane che chiedono di percorrere gli
itinerari dell’iniziazione cristiana, ci sono adulti che
non hanno ricevuto il Battesimo, o che si sono
allontananti dalla fede e dalla Chiesa. E’
un’attenzione pastorale oggi più che mai urgente, che
chiede di impegnarci con fiducia, sostenuti dalla certezza
che la grazia di Dio sempre opera, anche oggi, nel cuore
dell’uomo. Io stesso ho la gioia di battezzare ogni
anno, durante la Veglia pasquale, alcuni giovani e adulti,
e incorporarli nel Corpo di Cristo, nella comunione col
Signore e così nella comunione con l'amore di Dio.
Ma chi è
il messaggero di questo lieto annuncio? Sicuramente lo è
ogni battezzato. Soprattutto lo sono i genitori, ai quali
spetta il compito di chiedere il Battesimo per i propri
figli. Quanto grande è questo dono che la liturgia chiama
“porta della nostra salvezza, inizio della vita in
Cristo, fonte dell’umanità nuova” (Prefazio del
Battesimo)! Tutti i papà e le mamme sono chiamati a
cooperare con Dio nella trasmissione del dono inestimabile
della vita, ma anche a far conoscere Colui che è la
Vita e la vita non è realmente trasmessa se non si
conosce anche il fondamento e la fonte perenne della vita.
Cari genitori, la Chiesa, come madre premurosa, intende
sostenervi in questo vostro fondamentale compito. Fin da
piccoli, i bambini hanno bisogno di Dio, perché l'uomo
dall'inizio ha bisogno di Dio, ed hanno la capacità di
percepire la sua grandezza; sanno apprezzare il valore
della preghiera - del parlare con questo Dio - e dei riti,
così come intuire la differenza fra il bene ed il male.
Sappiate, allora, accompagnarli nella fede, in questa
conoscenza di Dio, in questa amicizia con Dio, in questa
conoscenza della differenza tra il bene e il male.
Accompagnateli nella fede sin dalla più tenera età.
E come
coltivare poi il germe della vita eterna a mano a mano che
il bambino cresce? San Cipriano ci ricorda: “Nessuno può
avere Dio per Padre, se non ha la Chiesa per Madre”. Ed
è perciò che non diciamo Padre mio, ma Padre nostro,
perché solo nel “noi” della Chiesa, dei fratelli e
sorelle, siamo figli. Da sempre la comunità cristiana ha
accompagnato la formazione dei bambini e dei ragazzi,
aiutandoli non solo a comprendere con l’intelligenza le
verità della fede, ma anche a vivere esperienze di
preghiera, di carità e di fraternità. La parola della
fede rischia di rimanere muta, se non trova una comunità
che la mette in pratica, rendendola viva ed attraente,
come esperienza della realtà della vera vita. Ancora oggi
gli oratori, i campi estivi, le piccole e grandi
esperienze di servizio sono un prezioso aiuto per gli
adolescenti che compiono il cammino dell’iniziazione
cristiana, a maturare un coerente impegno di vita.
Incoraggio, quindi, a percorrere questa strada che fa
scoprire il Vangelo non come un’utopia, ma come la forma
piena e reale dell’esistenza. Tutto ciò va proposto in
particolare a coloro che si preparano a ricevere il
sacramento della Cresima, affinché il dono dello Spirito
Santo confermi la gioia di essere stati generati figli di
Dio. Vi invito dunque a dedicarvi con passione alla
riscoperta di questo Sacramento, perché chi è già
battezzato possa ricevere in dono da Dio il sigillo della
fede e diventi pienamente testimone di Cristo.
Perché
tutto questo risulti efficace e porti frutto è necessario
che la conoscenza di Gesù cresca e si prolunghi oltre la
celebrazione dei Sacramenti. È questo il compito della
catechesi, come ricordava il beato Giovanni
Paolo II, che scrisse: “La specificità della
catechesi, distinta dal primo annuncio del Vangelo, che ha
suscitato la conversione, tende al duplice obiettivo di
far maturare la fede iniziale e di educare il vero
discepolo di Cristo mediante una conoscenza più
approfondita e più sistematica della persona e del
messaggio del nostro Signore Gesù Cristo” (Esort. ap. Catechesi
tradendae, 19). La catechesi è azione ecclesiale
e pertanto è necessario che i catechisti insegnino e
testimonino la fede della Chiesa e non una loro
interpretazione. Proprio per questo è stato realizzato il
Catechismo della Chiesa Cattolica, che idealmente
questa sera riconsegno a tutti voi, affinché la Chiesa di
Roma possa impegnarsi con rinnovata gioia
nell’educazione alla fede. La struttura del Catechismo
deriva dall’esperienza del catecumenato della Chiesa dei
primi secoli e riprende gli elementi fondamentali che
fanno di una persona un cristiano: la fede, i Sacramenti,
i comandamenti, il Padre nostro.
Per tutto
questo è necessario educare anche al silenzio e
all’interiorità. Confido che nelle parrocchie di Roma
gli itinerari di iniziazione cristiana educhino alla
preghiera, perché essa permei la vita ed aiuti a trovare
la Verità che abita il nostro cuore. E la troviamo
realmente nel dialogo personale con Dio. La fedeltà alla
fede della Chiesa, poi, deve coniugarsi con una
“creatività catechetica” che tenga conto del
contesto, della cultura e dell’età dei destinatari. Il
patrimonio di storia e arte che Roma custodisce è una via
ulteriore per avvicinare le persone alla fede: molto ci
parla della realtà della fede qui a Roma. Invito tutti a
fare tesoro nella catechesi di questa “via della
bellezza” che conduce a Colui che è, secondo S.
Agostino, la Bellezza tanto antica e sempre nuova.
Cari
fratelli e sorelle, desidero ringraziarvi per il vostro
generoso e prezioso servizio in questa affascinante opera
di evangelizzazione e di catechesi. Non abbiate paura di
impegnarvi per il Vangelo! Nonostante le difficoltà che
incontrate nel conciliare le esigenze familiari e del
lavoro con quelle delle comunità in cui svolgete la
vostra missione, confidate sempre nell’aiuto della
Vergine Maria, Stella dell’Evangelizzazione. Anche il
Beato Giovanni
Paolo II, che fino all’ultimo si prodigò per
annunciare il Vangelo nella nostra città ed amò con
particolare affetto i giovani, intercede per noi presso il
Padre. Mentre vi assicuro la mia costante preghiera, di
cuore imparto a tutti la Benedizione Apostolica. Grazie
per la vostra attenzione.
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