CONVEGNO DELLA DIOCESI DI ROMA SULLA FAMIGLIA |
Fonte: Radio Vaticana
E’ CONTRARIO ALL’AMORE UMANO SOPPRIMERE O MANOMETTERE LA VITA CHE NASCE: COSI’ IL PAPA AL CONVEGNO DELLA DIOCESI DI ROMA SULLA FAMIGLIA
- Intervista con il prof. Antonio Maria Baggio -
Sopprimere o manomettere la vita umana: è contrario all’amore umano. Così Benedetto XVI nel suo intervento di apertura, ieri sera a San Giovanni in Laterano in Roma, del Convegno diocesano sul tema “Famiglia e comunità cristiana: formazione della persona e trasmissione della fede”. Presenti parroci, sacerdoti, religiosi e laici impegnati nelle associazioni e movimenti della Chiesa di Roma. Una tre-giorni di lavori che si concluderà giovedì con l’intervento del cardinale vicario Camillo Ruini. A seguire l’evento per noi, c’era Paolo Ondarza:
**********
L’importanza della testimonianza di famiglie cristiane, per riaffermare l’intangibilità della vita umana dal concepimento al suo termine naturale e la necessità di provvedimenti legislativi che sostengano le famiglie nel compito di generare ed educare i figli. Punti centrali nel lungo discorso di Benedetto XVI in una gremita Basilica lateranense:
“Nell’uomo e nella donna la paternità e la maternità, come il corpo e come l’amore, non si lasciano circoscrivere nel biologico: la vita viene data interamente solo quando con la nascita vengono dati anche l’amore e il senso che rendono possibile dire sì a questa vita. Proprio da qui diventa del tutto chiaro quanto sia contrario all’amore umano, alla vocazione profonda dell’uomo e della donna, chiudere sistematicamente la propria unione al dono della vita, e ancora più sopprimere o manomettere la vita che nasce”:
“Presupposto da cui partire – ha detto il Papa – rimane quello del significato, che il matrimonio e la famiglia rivestono nel disegno di Dio. Questi – ha continuato – non sono una costruzione sociologica casuale:
“Le varie forme odierne di dissoluzione del matrimonio, come le unioni libere e il ‘matrimonio di prova’, fino allo pseudo-matrimonio tra persone dello stesso sesso, sono invece espressioni di una libertà anarchica, che si fa passare a torto per vera liberazione dell’uomo”.
Presupposto dell’odierna mentalità relativista è che l’uomo possa fare di sé ciò che vuole. La sessualità umana non sta accanto al nostro esser persona, ma appartiene ad esso – ha detto il Papa. Solo quando la sessualità si è integrata nella persona riesce a dare un senso a se stessa. L’uomo è profondamente legato a Dio – ha aggiunto il Pontefice: Gli diventa simile nella misura in cui diventa qualcuno che ama. La volontà di “liberare” la natura da Dio conduce a perdere di vista la realtà stessa della natura, riconducendola a un insieme di funzioni, di cui disporre a piacimento per
costruire un presunto mondo migliore.
Parole forti e stimolanti per laici e consacrati. A questi ultimi, il Papa ha affidato l’impegno a mantenersi degni della vocazione ricevuta e testimoni della gioia derivante dalla chiamata di Dio:
“Un ultimo messaggio che vorrei affidarvi riguarda la cura delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Sappiamo tutti – il vostro applauso lo conferma – quanto la Chiesa ne abbia bisogno!”.
A tutti il Papa ha ricordato l’impegno della preghiera: “Non deve mai mancare – ha detto – in ciascuna famiglia e comunità cristiana”.
**********
“La fede è una proposta di libertà” diceva Giovanni Paolo II. E Benedetto XVI, sulla scia del predecessore, trattando il tema della famiglia ha parlato ieri proprio del rapporto tra educazione e libertà. Il servizio di Sergio Centofanti.
**********
Il Papa invita le famiglie alla testimonianza cristiana e ad una grande opera educativa senza lasciarsi scoraggiare dalle difficoltà: siamo “in un contesto sociale e culturale – rileva – nel quale sono all’opera forze molteplici che tendono ad allontanarci dalla fede e dalla vita cristiana”.
Come educare allora? “L’educazione è cosa del cuore e … Dio solo ne è il padrone” dice Benedetto XVI citando don Bosco. “Il rapporto educativo – continua il Papa - è per sua natura una cosa delicata: chiama in causa infatti la libertà dell’altro che, per quanto dolcemente, viene pur sempre provocata a una decisione. Né i genitori, né i sacerdoti o i catechisti, né gli altri educatori possono sostituirsi alla libertà” di coloro “a cui si rivolgono. E specialmente la proposta cristiana interpella a fondo la libertà, chiamandola alla fede e alla
conversione”:
“Oggi un ostacolo particolarmente insidioso all’opera educativa è costituito dalla massiccia presenza, nella nostra società e cultura, di quel relativismo che, non riconoscendo nulla come definitivo, lascia come ultima misura solo il proprio io con le sue voglie, e sotto l’apparenza della libertà diventa per ciascuno una prigione e separa l’uno dall’altro perché ognuno è chiuso dentro il proprio io”.
Dentro a un tale orizzonte relativistico – prosegue Benedetto XVI - non è possibile, quindi, una vera educazione: senza la luce della verità; prima o poi ogni persona è infatti condannata a dubitare della bontà della sua stessa vita e dei rapporti che la costituiscono, della validità del suo impegno per costruire con gli altri qualcosa in comune”. E la libertà riguarda anche l’educazione al matrimonio indissolubile: si
tratta di un sì definitivo – ribadisce il Papa - “con il quale i coniugi assumono la responsabilità pubblica della fedeltà che garantisce anche per la comunità il futuro”:
“Il “sì” significa “sempre”, costituisce lo spazio della fedeltà. Solo all’interno di esso può crescere quella fede che dà un futuro e consente che i figli, frutto dell’amore, credano nell’uomo e nel suo futuro anche in tempi difficili. La libertà del “sì” si rivela dunque libertà capace di assumere ciò che è definitivo: la più grande espressione della libertà non è allora la ricerca del piacere, senza mai giungere a una vera decisione; apparentemente questa sembra la espressione della libertà ma non è vero perché la libertà è
invece la capacità di decidersi per un dono definitivo, nel quale la libertà, donandosi, ritrova pienamente se stessa”.
**********
Un discorso dunque molto denso di spunti, quello di Benedetto XVI. Per un commento, Alessandro De Carolis ha sentito il prof. Antonio Maria Baggio, docente di Etica politica alla Pontificia Università Gregoriana, che si sofferma anzitutto sul valore del matrimonio come patto di libertà e responsabilità tra coniugi:
**********
R. - Quando due persone si sposano danno vita ad un soggetto che ha un’estrema importanza per la società. Ma il valore sociale del matrimonio può essere perseguito soltanto se i due coniugi sono responsabili e consapevoli di quello che fanno. In quest’ottica, il Papa propone una visione alta prima di tutto del singolo - come persona capace, una volta diventato maturo, di donare tutto se stesso ad un altro - e poi due persone così danno vita ad un soggetto sociale rilevante.
D. – La dignità di un matrimonio così inteso fa risaltare il contrasto con altri tipi di unioni basate, per dirla con Benedetto XVI, su una “pseudo-libertà” che banalizza corpo e dignità umani…
R. – Sì, ma qui bisogna distinguere. Per esempio, le persone che non si sposano perché hanno una sorta di sfiducia nel matrimonio, perché vedono dei matrimoni che non riescono a reggere: su queste persone, che magari si amano veramente e quindi danno vita agli aspetti affettivi della famiglia, bisognerebbe fare un’opera sia di formazione, sia di testimonianza, per mostrare che la completezza del loro legame richiede anche l’atto pubblico del matrimonio. Ci sono poi altre unioni, come quelle delle coppie omosessuali, che sono invece in contrasto diretto con la natura che è scritta nell’uomo e
che deve essere invece rispettata.
D. – Dalla banalizzazione dell’uomo alla manipolazione della vita, ha fatto notare il Papa ieri, il passo diventa molto breve. Ma, ha avvertito, c’è un grosso rischio in questo anche da un punto di vista laico. Liberare per forza la natura da Dio – ha detto – fa perdere poi di vista la natura stessa…
R. – Ci sono delle forme di libertà che vengono vissute dal soggetto come scelte libere, ma che in realtà non si traducono poi in atti realmente liberi. C’è una frammentazione dell’etica, tale per cui ognuno pensa di potersi costruire una sorta di “morale fai-da-te”. In questo senso, il grande progetto che ogni uomo porta dentro di sé può venire banalizzato e l’uomo deresponsabilizzato. Quando si banalizza la vita in questa maniera, ciascuno di noi perde valore. Se non c’è questo rispetto si può pensare di poter manipolare l’uomo, specialmente quando è in condizioni tali di
debolezza, di incapacità di difendere i propri diritti, per cui si incomincia a diffondere una forma di opinione pubblica, di ideologia, in base alla quale, ad esempio l’embrione - che non è visibilmente un uomo, ma che in realtà noi sappiamo essere tale – se è utile lo si può anche piegare a dei fini che sono di tipo utilitaristico.
D. – In che modo è possibile far comprendere all’uomo della nostra società i pericoli di quel relativismo etico che fa un po’ da humus a convinzioni che minacciano la vita e la famiglia, in cui essa nasce, anziché difenderla?
R. – Anzitutto, un valore molto grande ce l’ha la testimonianza, cioè la capacità, soprattutto da parte dei credenti, di mostrare le proprie famiglie come luoghi in cui ci si realizza pienamente, anche come singoli, e non come luoghi di psicosi o di nevrosi. Bisogna tener conto che con queste mentalità che si vanno imponendo attualmente e che sono criticate dal Papa, in realtà la persona si spezza. Si crea un dualismo per cui si pensa di poter usare il proprio corpo, piegarlo ai più diversi comportamenti, anche quelli non rispettosi della dignità che il corpo ha. Da qui viene anche il richiamo a
vivere una sessualità in maniera molto attenta.
**********
Radio Vaticana, 7 giugno 2005
|