Articoli di Amedeo Lomonaco per la Radio Vaticana >>

 
 
Web www.ratzingerbenedettoxvi.com PageRankTop.com

Contatti


CORDOGLIO PER LA STRAGE DI SCIITI A BAGHDAD (1 SETTEMBRE 2005)

Radio Vaticana, 1.09.2005

IL DOLORE DI BENEDETTO XVI PER LA STRAGE DI SCIITI A BAGHDAD. IN UN TELEGRAMMA AL NUNZIO IN IRAQ, MONS. FERNANDO FILONI, IL PAPA CHIEDE A TUTTI I CREDENTI DI COOPERARE PER IL RITORNO DELLA CONCORDIA NELLA TRIBOLATA TERRA IRACHENA

- Intervista con mons. Fernando Filoni -  

“Tutti i credenti nell’unico Dio si uniscano nel deplorare ogni forma di violenza e cooperino per il ritorno della concordia nella tribolata terra irachena”: e’ l’accorato appello di Benedetto XVI all’indomani della terribile strage di pellegrini sciiti a Baghdad. In un telegramma a firma del cardinale segretario di Stato, Angelo Sodano, indirizzato al nunzio apostolico in Iraq, l’arcivescovo Fernando Filoni, il Papa esprime profondo dolore per la morte di tanti innocenti, radunati per una cerimonia commemorativa presso la moschea sciita di Al Kazimiyah. Assieme al cordoglio e alla vicinanza spirituale ai famigliari delle vittime, Benedetto XVI “assicura la sua preghiera perché finalmente si instauri” in Iraq “un clima di riconciliazione e reciproca fiducia”. Per la cronaca, il servizio di Eugenio Bonanata:

**********

Oggi in Iraq è il giorno del lutto e del dolore. Le autorità continuano ad aggiornare il bilancio delle vittime - 965 secondo gli ultimi dati - mentre la capitale è attraversata da diversi cortei funebri. “Molti cadaveri sono ancora nel fiume. Le imbarcazioni dei soccorsi sono al lavoro per recuperarli”, afferma la polizia. E si intuisce che il bilancio finale di questa tragedia sia destinato a salire. Sul luogo della strage, il ponte al Aimah, centinaia di persone stamani cercavano tra detriti, indumenti, scarpe e borse: qualsiasi segnale, insomma, utile a capire la sorte toccata ai propri cari, travolti dalla folla impazzita dopo che qualcuno aveva lanciato l’allarme kamikaze. L’attentatore suicida non c'era, ma nel tentativo di scappare centinaia di persone – già spaventate da un precedente lancio di colpi di mortaio che aveva causato sette morti - sono cadute nel fiume; altre si sono gettate volontariamente, altre ancora sono state schiacciate nella calca. Molte famiglie, intanto, caricano le bare sul tetto della propria macchina, e si dirigono verso la città santa sciita di Najaf, dove sorge uno dei più grandi cimiteri del mondo. La televisione di Stato trasmette continuamente informazioni sulla tragedia, e ricalca le polemiche sviluppatesi in seno al governo. Il ministro della Sanità - vicino al leader radicale sciita Al Sadr - ha chiesto le dimissioni dei suoi omologhi di Interno e Difesa. Costoro affermano che le misure di sicurezza hanno funzionato: i pellegrini in arrivo sul ponte venivano perquisiti e questo ha creato una ressa. Ma il presidente Talabani e il premier Jaafari hanno promesso di accertare eventuali responsabilità e negligenze da parte degli apparati dello Stato.

**********  

Sulla tragedia di Baghdad ascoltiamo il nunzio in Iraq, mons. Fernando Filoni, al microfono di Andrea Sarubbi:   

**********

R. – Per la popolazione è stato uno shock e non solo per il mondo islamico, ma per i cristiani stessi. Il Patriarca Delly a nome della Conferenza episcopale e del Patriarcato Caldeo, che rappresenta la maggioranza dei cristiani in Iraq, ha espresso tutta la nostra solidarietà. Dunque noi, come cristiani, siamo molto vicini ai nostri fratelli musulmani: c’è inoltre da dire che qui anzitutto sono tutti iracheni. Anche se si è trattato di una tragedia legata a contingenze particolari (il ponte che si rompe, la gente che corre e che scappa in preda al panico), tuttavia questo non fa pensare che non vi siano dietro anche delle connivenze politiche e quindi ancora delle divisioni, proprio lì dove la religione dovrebbe essere elemento di unione.  

D. – Il Papa nel telegramma auspica una riconciliazione dell’Iraq. Lei vede margini per questa riconciliazione?  

R. – La nostra speranza è che la riconciliazione parta da un cuore sincero, da una volontà politica e da una volontà degli uomini. Bisogna ricostruire questo tessuto, perché altrimenti tutto diventa difficile, per non dire impossibile.  

D. – Come stanno vivendo i cristiani queste divisioni in atto fra sciiti e sunniti?  

R. – I cristiani condividono in tutto e per tutto le preoccupazioni che vengono dalla situazione generale del Paese. C’è poi la questione della Costituzione, ma qui siamo ancora in un campo in cui le cose si stanno pian piano chiarendo: i cristiani hanno ovviamente le loro preoccupazioni circa i loro diritti. Noi auspichiamo che effettivamente quelli che sono i diritti di ogni cittadino, al di là di ogni fede e di ogni confessione di appartenenza, siano considerati i diritti fondamentali della persona sia sul piano civile, sia sul piano politico, sia su quello religioso.

**********

 

 

Webmaster: Amedeo Lomonaco - Sottofondo: Rorate Caeli