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VISITA
AL GEMELLI (10 GENNAIO 2011) |
Fonte: Radio Vaticana,
10 gennaio 2011
Il Papa al
Corpo Diplomatico: difendere dovunque la libertà
religiosa autentico fondamento della pace
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Ricercare la via di una pace autentica attraverso il
rispetto della libertà religiosa: è l’accorato appello
rivolto da Benedetto XVI ai membri del Corpo Diplomatico
presso la Santa Sede, ricevuti stamani in Vaticano in
occasione dei tradizionali auguri di inizio anno. Parlando
agli ambasciatori, il Papa ha compiuto un giro
d’orizzonte sulla condizione della libertà religiosa
nel mondo ed è tornato a condannare con forza le violenze
anticristiane, in particolare in Iraq ed Egitto. Quindi,
ha chiesto l’abolizione della legge sulla blasfemia in
Pakistan. Il Pontefice ha inoltre messo in guardia dai
tentativi, soprattutto in Occidente, di marginalizzare la
dimensione della fede. L’indirizzo d’omaggio al Santo
Padre è stato rivolto dall’ambasciatore decano
Alejandro Valladares Lanza. Attualmente, sono 178 gli
Stati che intrattengono relazioni diplomatiche piene con
la Santa Sede. Il servizio di Alessandro Gisotti:
“La dimensione religiosa è una caratteristica
innegabile e incoercibile dell’essere e dell’agire
dell’uomo”: muove da questa verità incontrovertibile
la riflessione di Benedetto XVI, che parlando agli
ambasciatori di tutto il mondo ha ribadito che quando
viene negato il diritto alla libertà religiosa “si
creano squilibri e conflitti a tutti i livelli, tanto sul
piano personale che su quello interpersonale”.
Riprendendo il Messaggio per la Giornata Mondiale della
Pace, il Papa ha riaffermato che il diritto alla libertà
religiosa, “troppo spesso messo in discussione o
violato”, è in realtà “il primo dei diritti”. La
pace, ha soggiunto, si può dunque costruire solo se
“l’uomo può liberamente cercare e servire Dio nel suo
cuore, nella sua vita e nelle sue relazioni con gli
altri”. Il pensiero del Pontefice si è così rivolto
agli attentati anticristiani in Iraq che, ha detto, “ci
hanno profondamente addolorato”:
“Je renouvelle aux Autorités de ce pays et aux
chefs religieux musulmans... ”
Il Papa ha rinnovato “alle autorità di quel Paese e
ai capi religiosi musulmani” il suo “preoccupato
appello ad operare affinché i loro concittadini cristiani
possano vivere in sicurezza e continuare ad apportare il
loro contributo alla società di cui sono membri a pieno
titolo”. Anche in Egitto, ad Alessandria, ha rammentato,
“il terrorismo ha colpito brutalmente dei fedeli in
preghiera in una chiesa”. Tale “successione di
attacchi”, è stata la sua amara constatazione, “è un
segno ulteriore dell’urgente necessità per i governi
della regione di adottare, malgrado le difficoltà e le
minacce, misure efficaci per la protezione delle minoranze
religiose”. E ancora una volta, ha rimarcato che i
cristiani del Medio Oriente “sono cittadini originali e
autentici, leali alla loro patria e fedeli a tutti i loro
doveri nazionali”. Quindi, ha elogiato quei Paesi del
Vecchio Continente che hanno auspicato una “risposta
concertata dell’Unione Europea” a difesa dei cristiani
nella regione. Né ha mancato di chiedere che, nella
Penisola arabica, dove vivono numerosi lavoratori
immigrati cristiani, “la Chiesa cattolica possa disporre
di adeguate strutture pastorali”:
“Parmi les normes qui lèsent le droit des
personnes à la liberté religieuse...”
“Tra le norme che ledono il diritto delle persone
alla libertà religiosa – ha proseguito il Pontefice –
una menzione particolare dev’essere fatta della legge
contro la blasfemia in Pakistan”. Ha quindi incoraggiato
nuovamente le autorità pakistane “a compiere gli sforzi
necessari per abrogarla, tanto più che è evidente che
essa serve da pretesto per provocare ingiustizie e
violenze contro le minoranze religiose”. Il tragico
assassinio del governatore del Punjab, è stato il suo
monito, “mostra quanto sia urgente procedere in tal
senso: la venerazione nei riguardi di Dio promuove la
fraternità e l’amore, non l’odio e la divisione”.
Il Papa ha espresso inoltre preoccupazione per gli
attacchi contro i cristiani in Nigeria e per gli atti di
violenza nel Sud e Sud Est asiatico:
“Dans divers pays, d’autre part, la Constitution
reconnaît... ”
“In diversi Paesi, d’altronde – ha rilevato –
la Costituzione riconosce una certa libertà religiosa,
ma, di fatto, la vita delle comunità religiose è resa
difficile e talvolta anche precaria”. Di qui, il
pressante appello affinché “cessino tali ambiguità, in
modo che i credenti non si trovino dibattuti tra la fedeltà
a Dio e la lealtà alla loro patria”. Ed ha chiesto di
garantire “dovunque alle comunità cattoliche la piena
autonomia di organizzazione e la libertà di compiere la
loro missione”. In questo momento, ha affermato, il
pensiero “si volge di nuovo verso la comunità cattolica
della Cina continentale e i suoi Pastori, che vivono un
momento di difficoltà e di prova”. Ha invece
incoraggiato le autorità di Cuba, “affinché il dialogo
che si è felicemente instaurato con la Chiesa si rafforzi
ulteriormente e si allarghi”. Di qui, ha spostato lo
sguardo all’Occidente, dove, ha rilevato “ci troviamo
di fronte ad altri tipi di minacce contro il pieno
esercizio della libertà religiosa”. In molti Paesi, ha
avvertito, si tende a considerare la religione, “ogni
religione come un fattore senza importanza”, perfino
“destabilizzante” e si prova così con diversi mezzi
“ad impedirne ogni influenza nella vita sociale”:
“On en arrive ainsi à exiger que les chrétiens
agissent... ”
“Si arriva così – ha annotato – a pretendere che
i cristiani agiscano nell’esercizio della loro
professione senza riferimento alle loro convinzioni
religiose e morali, e persino in contraddizione con
esse”. Ed ha citato il caso di quelle leggi che
“limitano il diritto all’obiezione di coscienza degli
operatori sanitari o di certi operatori del diritto”. Si
è così rallegrato della recente risoluzione del
Consiglio d’Europa a difesa del diritto dell’obiezione
di coscienza del personale medico. Né ha mancato di
mettere in guardia da un’altra manifestazione di
emarginazione della religione ovvero il mettere al bando
feste e simboli religiosi, tagliando così le radici
culturali che alimentano l’identità del Vecchio
Continente. Ha dunque ringraziato quei Paesi che si sono
associati al governo italiano nella difesa
dell’esposizione del Crocifisso nei luoghi pubblici:
“Reconnaître la liberté religieuse signifie, en
outre, garantir...”
“Riconoscere la libertà religiosa – ha soggiunto
il Papa - significa, inoltre, garantire che le comunità
religiose possano operare liberamente nella società, con
iniziative nei settori sociale, caritativo o educativo”.
E’ preoccupante, è il monito del Papa, che “questo
servizio che le comunità religiose offrono a tutta la
società, in particolare per l’educazione delle giovani
generazioni, sia compromesso o ostacolato da progetti di
legge che rischiano di creare una sorta di monopolio
statale in materia scolastica, come si constata ad esempio
in certi Paesi dell’America Latina”:
“Poursuivant ma réflexion, je ne puis passer sous
silence...”
Proseguendo la mia riflessione, ha aggiunto, “non
posso passare sotto silenzio un’altra minaccia alla
libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei,
là dove è imposta la partecipazione a corsi di
educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni
della persona e della vita presunte neutre, ma che in
realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e
alla retta ragione”. Ed ha lamentato una “sorta di
scala nella gravità dell’intolleranza verso le
religioni” con “gli atti discriminatori contro i
cristiani che sono considerati meno gravi, meno degni di
attenzione da parte dei governi e dell’opinione
pubblica”. Meno giustificabili ancora, ha proseguito,
“sono i tentativi di opporre alla libertà religiosa dei
pretesi nuovi diritti, attivamente promossi da certi
settori della società”. Ed ha ribadito che non è
sufficiente “una proclamazione astratta della libertà
religiosa”. Quindi, ha concluso il suo appassionato
discorso con un pressante appello:
“…la religion ne constitue pas pour la société
un problème…”
“La religione – ha detto – non costituisce per la
società un problema, non è un fattore di turbamento o di
conflitto” e la Chiesa “non cerca privilegi”, ma
vuole “semplicemente esercitare” la sua missione con
libertà. “Che nessuna società umana – è stata la
sua esortazione – si privi volontariamente
dell’apporto fondamentale che costituiscono le persone e
le comunità religiose”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Eccellenze,
Signore e Signori,
Sono
lieto di accogliervi per questo incontro che, ogni anno,
vi riunisce intorno al Successore di Pietro, illustri
Rappresentanti di così numerosi Paesi. Esso riveste un
alto significato, poiché offre un’immagine e al tempo
stesso un esempio del ruolo della Chiesa e della Santa
Sede nella comunità internazionale. Rivolgo a ciascuno di
voi saluti e voti cordiali, in particolare a quanti sono
qui per la prima volta. Vi sono riconoscente per
l’impegno e l’attenzione con i quali, nell’esercizio
delle vostre delicate funzioni, seguite le mie attività,
quelle della Curia Romana e, così, in un certo modo, la
vita della Chiesa cattolica in ogni parte del mondo. Il
vostro Decano, l’Ambasciatore Alejandro Valladares
Lanza, si è fatto interprete dei vostri sentimenti, e lo
ringrazio per gli auguri che mi ha espresso a nome di
tutti. Sapendo quanto la vostra comunità è unita, sono
certo che è presente oggi nel vostro pensiero
l’Ambasciatrice del Regno dei Paesi Bassi, la Baronessa
van Lynden-Leijten, ritornata qualche settimana fa alla
casa del Padre. Mi associo nella preghiera ai vostri
sentimenti di commozione.
Quando
inizia un nuovo anno, nei nostri cuori e nel mondo intero
risuona ancora l’eco del gioioso annuncio che è
brillato venti secoli or sono nella notte di Betlemme,
notte che simboleggia la condizione dell’umanità, nel
suo bisogno di luce, d’amore e di pace. Agli uomini di
allora come a quelli di oggi, le schiere celesti hanno
recato la buona notizia dell’avvento del Salvatore:
"Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una
grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse" (Is 9,1). Il Mistero del
Figlio di Dio che diventa figlio d’uomo supera
sicuramente ogni attesa umana. Nella sua gratuità
assoluta, questo avvenimento di salvezza è la risposta
autentica e completa al desiderio profondo del cuore. La
verità, il bene, la felicità, la vita in pienezza, che
ogni uomo ricerca consapevolmente o inconsapevolmente, gli
sono donati da Dio. Aspirando a questi benefici, ogni
persona è alla ricerca del suo Creatore, perché
"solo Dio risponde alla sete che sta nel cuore di
ogni uomo" (Esort. ap. postsinodale Verbum Domini,
23). L’umanità, in tutta la sua storia, attraverso le
sue credenze e i suoi riti, manifesta un’incessante
ricerca di Dio e "tali forme d’espressione sono così
universali che l’uomo può essere definito un essere
religioso" (Catechismo della Chiesa Cattolica,
28). La dimensione religiosa è una caratteristica
innegabile e incoercibile dell’essere e dell’agire
dell’uomo, la misura della realizzazione del suo destino
e della costruzione della comunità a cui appartiene.
Pertanto, quando l’individuo stesso o coloro che lo
circondano trascurano o negano questo aspetto
fondamentale, si creano squilibri e conflitti a tutti i
livelli, tanto sul piano personale che su quello
interpersonale.
E’ in
questa verità primaria e fondamentale che si trova la
ragione per cui ho indicato la libertà religiosa come la
via fondamentale per la costruzione della pace, nel Messaggio
per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace
di quest’anno. La pace, infatti, si costruisce e si
conserva solamente quando l’uomo può liberamente
cercare e servire Dio nel suo cuore, nella sua vita e
nelle sue relazioni con gli altri.
Signore e
Signori Ambasciatori, la vostra presenza in questa
circostanza solenne è un invito a compiere un giro di
orizzonte su tutti i Paesi che voi rappresentate e sul
mondo intero. In questo panorama, non vi sono forse
numerose situazioni nelle quali, purtroppo, il diritto
alla libertà religiosa è leso o negato? Questo diritto
dell’uomo, che in realtà è il primo dei diritti, perché,
storicamente, è stato affermato per primo, e, d’altra
parte, ha come oggetto la dimensione costitutiva
dell’uomo, cioè la sua relazione con il Creatore, non
è forse troppo spesso messo in discussione o violato? Mi
sembra che la società, i suoi responsabili e l’opinione
pubblica si rendano oggi maggiormente conto, anche se non
sempre in modo esatto, di tale grave ferita inferta contro
la dignità e la libertà dell’homo religiosus,
sulla quale ho tenuto, a più riprese, ad attirare
l’attenzione di tutti.
L’ho
fatto durante i miei viaggi apostolici dell’anno scorso,
a Malta e in Portogallo, a Cipro, nel Regno Unito e in
Spagna. Al di là delle caratteristiche di questi Paesi,
conservo di tutti un ricordo pieno di gratitudine per
l’accoglienza che mi hanno riservato. L’Assemblea
Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che
si è svolta in Vaticano nel corso del mese di ottobre, è
stata un momento di preghiera e di riflessione, durante il
quale il pensiero si è rivolto con insistenza verso le
comunità cristiane di quelle regioni del mondo, così
provate a causa della loro adesione a Cristo e alla
Chiesa.
Sì,
guardando verso l’Oriente, gli attentati che hanno
seminato morte, dolore e smarrimento tra i cristiani
dell’Iraq, al punto da spingerli a lasciare la terra
dove i loro padri hanno vissuto lungo i secoli, ci hanno
profondamente addolorato. Rinnovo alle Autorità di quel
Paese e ai capi religiosi musulmani il mio preoccupato
appello ad operare affinché i loro concittadini cristiani
possano vivere in sicurezza e continuare ad apportare il
loro contributo alla società di cui sono membri a pieno
titolo. Anche in Egitto, ad Alessandria, il terrorismo ha
colpito brutalmente dei fedeli in preghiera in una chiesa.
Questa successione di attacchi è un segno ulteriore
dell’urgente necessità per i Governi della Regione di
adottare, malgrado le difficoltà e le minacce, misure
efficaci per la protezione delle minoranze religiose.
Bisogna dirlo ancora una volta? In Medio Oriente, "i
cristiani sono cittadini originali e autentici, leali alla
loro patria e fedeli a tutti i loro doveri nazionali. E’
naturale che essi possano godere di tutti i diritti di
cittadinanza, di libertà di coscienza e di culto, di
libertà nel campo dell’insegnamento e dell’educazione
e nell’uso dei mezzi di comunicazione" (Messaggio
al Popolo di Dio dell’Assemblea Speciale per il Medio
Oriente del Sinodo dei Vescovi, 10). A tale riguardo,
apprezzo l’attenzione per i diritti dei più deboli e la
lungimiranza politica di cui hanno dato prova alcuni Paesi
d’Europa negli ultimi giorni, domandando una risposta
concertata dell’Unione Europea affinché i cristiani
siano difesi nel Medio Oriente. Vorrei ricordare infine
che la libertà religiosa non è pienamente applicata là
dove è garantita solamente la libertà di culto, per di
più con delle limitazioni. Incoraggio, inoltre, ad
accompagnare la piena tutela della libertà religiosa e
degli altri diritti umani con programmi che, fin dalla
scuola primaria e nel quadro dell’insegnamento
religioso, educhino al rispetto di tutti i fratelli
nell’umanità. Per quanto riguarda poi gli Stati della
Penisola Arabica, dove vivono numerosi lavoratori
immigrati cristiani, auspico che la Chiesa cattolica possa
disporre di adeguate strutture pastorali.
Tra le
norme che ledono il diritto delle persone alla libertà
religiosa, una menzione particolare dev’essere fatta
della legge contro la blasfemia in Pakistan: incoraggio di
nuovo le Autorità di quel Paese a compiere gli sforzi
necessari per abrogarla, tanto più che è evidente che
essa serve da pretesto per provocare ingiustizie e
violenze contro le minoranze religiose. Il tragico
assassinio del Governatore del Punjab mostra quanto sia
urgente procedere in tal senso: la venerazione nei
riguardi di Dio promuove la fraternità e l’amore, non
l’odio e la divisione. Altre situazioni preoccupanti,
talvolta con atti di violenza, possono essere menzionate
nel Sud e nel Sud-Est del continente asiatico, in Paesi
che hanno peraltro una tradizione di rapporti sociali
pacifici. Il peso particolare di una determinata religione
in una nazione non dovrebbe mai implicare che i cittadini
appartenenti ad un’altra confessione siano discriminati
nella vita sociale o, peggio ancora, che sia tollerata la
violenza contro di essi. A questo proposito, è importante
che il dialogo inter-religioso favorisca un impegno comune
a riconoscere e promuovere la libertà religiosa di ogni
persona e di ogni comunità. Infine, come ho già
ricordato, la violenza contro i cristiani non risparmia
l’Africa. Gli attacchi contro luoghi di culto in
Nigeria, proprio mentre si celebrava la Nascita di Cristo,
ne sono un’altra triste testimonianza.
In
diversi Paesi, d’altronde, la Costituzione riconosce una
certa libertà religiosa, ma, di fatto, la vita delle
comunità religiose è resa difficile e talvolta anche
precaria (cfr Conc. Vat. II, Dich. Dignitatis humanae,
15), perché l’ordinamento giuridico o sociale si ispira
a sistemi filosofici e politici che postulano uno stretto
controllo, per non dire un monopolio, dello Stato sulla
società. Bisogna che cessino tali ambiguità, in modo che
i credenti non si trovino dibattuti tra la fedeltà a Dio
e la lealtà alla loro patria. Domando in particolare che
sia garantita dovunque alle comunità cattoliche la piena
autonomia di organizzazione e la libertà di compiere la
loro missione, in conformità alle norme e agli standards
internazionali in questo campo.
In questo
momento, il mio pensiero si volge di nuovo verso la
comunità cattolica della Cina continentale e i suoi
Pastori, che vivono un momento di difficoltà e di prova.
D’altro canto, vorrei indirizzare una parola di
incoraggiamento alle Autorità di Cuba, Paese che ha
celebrato nel 2010 settantacinque anni di relazioni
diplomatiche ininterrotte con la Santa Sede, affinché il
dialogo che si è felicemente instaurato con la Chiesa si
rafforzi ulteriormente e si allarghi.
Spostando
il nostro sguardo dall’Oriente all’Occidente, ci
troviamo di fronte ad altri tipi di minacce contro il
pieno esercizio della libertà religiosa. Penso, in primo
luogo, a Paesi nei quali si accorda una grande importanza
al pluralismo e alla tolleranza, ma dove la religione
subisce una crescente emarginazione. Si tende a
considerare la religione, ogni religione, come un fattore
senza importanza, estraneo alla società moderna o
addirittura destabilizzante, e si cerca con diversi mezzi
di impedirne ogni influenza nella vita sociale. Si arriva
così a pretendere che i cristiani agiscano
nell’esercizio della loro professione senza riferimento
alle loro convinzioni religiose e morali, e persino in
contraddizione con esse, come, per esempio, là dove sono
in vigore leggi che limitano il diritto all’obiezione di
coscienza degli operatori sanitari o di certi operatori
del diritto.
In tale
contesto, non si può che rallegrarsi dell’adozione da
parte del Consiglio d’Europa, nello scorso mese di
ottobre, di una Risoluzione che protegge il diritto del
personale medico all’obiezione di coscienza di fronte a
certi atti che ledono gravemente il diritto alla vita,
come l’aborto.
Un’altra
manifestazione dell’emarginazione della religione e, in
particolare, del cristianesimo, consiste nel bandire dalla
vita pubblica feste e simboli religiosi, in nome del
rispetto nei confronti di quanti appartengono ad altre
religioni o di coloro che non credono. Agendo così, non
soltanto si limita il diritto dei credenti
all’espressione pubblica della loro fede, ma si tagliano
anche radici culturali che alimentano l’identità
profonda e la coesione sociale di numerose nazioni.
L’anno scorso, alcuni Paesi europei si sono associati al
ricorso del Governo italiano nella ben nota causa
concernente l’esposizione del crocifisso nei luoghi
pubblici. Desidero esprimere la mia gratitudine alle
Autorità di queste nazioni, come pure a tutti coloro che
si sono impegnati in tal senso, Episcopati, Organizzazioni
e Associazioni civili o religiose, in particolare il
Patriarcato di Mosca e gli altri rappresentanti della
gerarchia ortodossa, come tutte le persone - credenti ma
anche non credenti - che hanno tenuto a manifestare il
loro attaccamento a questo simbolo portatore di valori
universali.
Riconoscere
la libertà religiosa significa, inoltre, garantire che le
comunità religiose possano operare liberamente nella
società, con iniziative nei settori sociale, caritativo
od educativo. In ogni parte del mondo, d’altronde, si può
constatare la fecondità delle opere della Chiesa
cattolica in questi campi. E’ preoccupante che questo
servizio che le comunità religiose offrono a tutta la
società, in particolare per l’educazione delle giovani
generazioni, sia compromesso o ostacolato da progetti di
legge che rischiano di creare una sorta di monopolio
statale in materia scolastica, come si constata ad esempio
in certi Paesi dell’America Latina. Mentre parecchi di
essi celebrano il secondo centenario della loro
indipendenza, occasione propizia per ricordarsi del
contributo della Chiesa cattolica alla formazione
dell’identità nazionale, esorto tutti i governi a
promuovere sistemi educativi che rispettino il diritto
primordiale delle famiglie a decidere circa l’educazione
dei figli e che si ispirino al principio di sussidiarietà,
fondamentale per organizzare una società giusta.
Proseguendo
la mia riflessione, non posso passare sotto silenzio
un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie
in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la
partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che
trasmettono concezioni della persona e della vita presunte
neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia
contraria alla fede e alla retta ragione.
Signore e
Signori Ambasciatori,
in questa
circostanza solenne, permettetemi di esplicitare alcuni
principi a cui la Santa Sede, con tutta la Chiesa
cattolica, si ispira nella sua attività presso le
Organizzazioni Internazionali intergovernative, al fine di
promuovere il pieno rispetto della libertà religiosa per
tutti. In primo luogo, la convinzione che non si può
creare una sorta di scala nella gravità
dell’intolleranza verso le religioni. Purtroppo, un tale
atteggiamento è frequente, e sono precisamente gli atti
discriminatori contro i cristiani che sono considerati
meno gravi, meno degni di attenzione da parte dei governi
e dell’opinione pubblica. Al tempo stesso, si deve pure
rifiutare il contrasto pericoloso che alcuni vogliono
instaurare tra il diritto alla libertà religiosa e gli
altri diritti dell’uomo, dimenticando o negando così il
ruolo centrale del rispetto della libertà religiosa nella
difesa e protezione dell’alta dignità dell’uomo. Meno
giustificabili ancora sono i tentativi di opporre al
diritto alla libertà religiosa, dei pretesi nuovi
diritti, attivamente promossi da certi settori della
società e inseriti nelle legislazioni nazionali o nelle
direttive internazionali, ma che non sono, in realtà, che
l’espressione di desideri egoistici e non trovano il
loro fondamento nell’autentica natura umana. Infine,
occorre affermare che una proclamazione astratta della
libertà religiosa non è sufficiente: questa norma
fondamentale della vita sociale deve trovare applicazione
e rispetto a tutti i livelli e in tutti i campi;
altrimenti, malgrado giuste affermazioni di principio, si
rischia di commettere profonde ingiustizie verso i
cittadini che desiderano professare e praticare
liberamente la loro fede.
La
promozione di una piena libertà religiosa delle comunità
cattoliche è anche lo scopo che persegue la Santa Sede
quando conclude Concordati o altri Accordi. Mi rallegro
che Stati di diverse regioni del mondo e di diverse
tradizioni religiose, culturali e giuridiche scelgano il
mezzo delle convenzioni internazionali per organizzare i
rapporti tra la comunità politica e la Chiesa cattolica,
stabilendo attraverso il dialogo il quadro di una
collaborazione nel rispetto delle reciproche competenze.
L’anno scorso è stato concluso ed è entrato in vigore
un Accordo per l’assistenza religiosa dei fedeli
cattolici delle forze armate in Bosnia-Erzegovina, e
negoziati sono attualmente in corso in diversi Paesi.
Speriamo in un esito positivo, capace di assicurare
soluzioni rispettose della natura e della libertà della
Chiesa per il bene di tutta la società.
L’attività
dei Rappresentanti Pontifici presso Stati ed
Organizzazioni internazionali è ugualmente al servizio
della libertà religiosa. Vorrei rilevare con
soddisfazione che le Autorità vietnamite hanno accettato
che io designi un Rappresentante, che esprimerà con le
sue visite alla cara comunità cattolica di quel Paese la
sollecitudine del Successore di Pietro. Vorrei ugualmente
ricordare che, durante l’anno passato, la rete
diplomatica della Santa Sede si è ulteriormente
consolidata in Africa, una presenza stabile è ormai
assicurata in tre Paesi dove il Nunzio non è residente. A
Dio piacendo, mi recherò ancora in quel continente, in
Benin, nel novembre prossimo, per consegnare
l’Esortazione Apostolica che raccoglierà i frutti dei
lavori della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del
Sinodo dei Vescovi.
Dinanzi a
questo illustre uditorio, vorrei infine ribadire con forza
che la religione non costituisce per la società un
problema, non è un fattore di turbamento o di conflitto.
Vorrei ripetere che la Chiesa non cerca privilegi, né
vuole intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma
semplicemente esercitare questa missione con libertà.
Invito ciascuno a riconoscere la grande lezione della
storia: "Come negare il contributo delle grandi
religioni del mondo allo sviluppo della civiltà? La
sincera ricerca di Dio ha portato ad un maggiore rispetto
della dignità dell’uomo. Le comunità cristiane, con il
loro patrimonio di valori e principi, hanno fortemente
contribuito alla presa di coscienza delle persone e dei
popoli circa la propria identità e dignità, nonché alla
conquista di istituzioni democratiche e all’affermazione
dei diritti dell’uomo e dei suoi corrispettivi doveri.
Anche oggi i cristiani, in una società sempre più
globalizzata, sono chiamati, non solo con un responsabile
impegno civile, economico e politico, ma anche con la
testimonianza della propria carità e fede, ad offrire un
contributo prezioso al faticoso ed esaltante impegno per
la giustizia, per lo sviluppo umano integrale e per il
retto ordinamento delle realtà umane" (Messaggio
per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace,
1 gennaio 2011, 7).
Emblematica,
a questo proposito, è la figura della Beata Madre Teresa
di Calcutta: il centenario della sua nascita è stato
celebrato a Tirana, a Skopje e a Pristina come in India;
un vibrante omaggio le è stato reso non soltanto dalla
Chiesa, ma anche da Autorità civili e capi religiosi,
senza contare le persone di tutte le confessioni. Esempi
come il suo mostrano al mondo quanto l’impegno che nasce
dalla fede sia benefico per tutta la società.
Che
nessuna società umana si privi volontariamente
dell’apporto fondamentale che costituiscono le persone e
le comunità religiose! Come ricordava il Concilio
Vaticano II, assicurando pienamente e a tutti la giusta
libertà religiosa, la società potrà "godere dei
beni di giustizia e di pace che provengono dalla fedeltà
degli uomini verso Dio e la sua santa volontà" (Dich.
Dignitatis humanae, 6).
Ecco
perché, mentre formulo voti affinché questo nuovo anno
sia ricco di concordia e di reale progresso, esorto tutti,
responsabili politici, capi religiosi e persone di ogni
categoria, ad intraprendere con determinazione la via
verso una pace autentica e duratura, che passa attraverso
il rispetto del diritto alla libertà religiosa in tutta
la sua estensione.
Su questo
impegno, per la cui attuazione è necessario lo sforzo
dell’intera famiglia umana, invoco la Benedizione di Dio
Onnipotente, che ha operato la nostra riconciliazione con
Lui e tra di noi, per mezzo del suo Figlio Gesù Cristo,
nostra pace (cfr Ef 2,14).
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