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CORPUS
DOMINI (22 MAGGIO 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 23 maggio 2008
Nell'Eucaristia
la più grande rivoluzione della storia: tutti diventiamo
uno in Cristo. Così il Papa al Corpus Domini
Nell’Eucaristia
c'è "la forza della rivoluzione cristiana" che
dona la vera libertà all'uomo contro le idolatrie di
tutti i tempi: così il Papa ieri pomeriggio, durante la
Messa per la Solennità del Corpus Domini. La celebrazione
si è svolta sul sagrato della Basilica di San Giovanni in
Laterano, illuminata da un tiepido sole, dopo giorni di
pioggia battente. Al termine del rito, Benedetto XVI ha
guidato la processione verso Santa Maria Maggiore. Il
servizio di Isabella Piro.
Radunarsi intorno al Signore, camminare con Lui,
adorarLo, ovvero la Santa Messa, la Processione,
l’adorazione Eucaristica: sono questi i tre momenti del
rito della Solennità del Corpus Domini, sottolineati da
Benedetto XVI. Intorno all’Eucaristia, ha detto il Papa,
si sperimenta “la rivoluzione più profonda della storia
umana”: il radunarsi di persone diverse, accomunate
dalla fede in Cristo:
"L’Eucaristia non può mai
essere un fatto privato, riservato a persone che si sono
scelte per affinità o amicizia. L’Eucaristia è un
culto pubblico, che non ha nulla di esoterico, di
esclusivo. Anche qui, stasera, non abbiamo scelto noi con
chi incontrarci, siamo venuti e ci troviamo gli uni
accanto agli altri, accomunati dalla fede e chiamati a
diventare un unico corpo condividendo l’unico Pane che
è Cristo. Siamo uniti al di là delle nostre differenze
di nazionalità, di professione, di ceto sociale, di idee
politiche: ci apriamo gli uni agli altri per diventare una
cosa sola a partire da Lui".
Di qui, il richiamo del Papa a vigilare perché “le
ricorrenti tentazioni di particolarismo, seppure in buona
fede, non vadano in senso opposto” e poi l’invito a
camminare con il Signore, che “ci libera dalle nostre
paralisi, ci fa rialzare” e ci fa procedere nel modo
giusto:
"L’Eucaristia è il Sacramento del Dio che
non ci lascia soli nel cammino, ma si pone al nostro
fianco e ci indica la direzione. In effetti, non basta
andare avanti, bisogna vedere verso dove si va! Non basta
il 'progresso', se non ci sono dei criteri di riferimento.
Anzi, se si corre fuori strada, si rischia di finire in un
precipizio, o comunque di allontanarsi più rapidamente
dalla meta. Dio ci ha creati liberi, ma non ci ha lasciati
soli: si è fatto Lui stesso 'via' ed è venuto a
camminare insieme con noi, perché la nostra libertà
abbia anche il criterio per discernere la strada giusta e
percorrerla".
Benedetto XVI ha sottolineato l’importanza
dell’adorazione Eucaristica:
"Adorare il Dio di Gesù Cristo, fattosi pane
spezzato per amore, è il rimedio più valido e radicale
contro le idolatrie di ieri e di oggi. Inginocchiarsi
davanti all’Eucaristia è professione di libertà: chi
si inchina a Gesù non può e non deve prostrarsi davanti
a nessun potere terreno, per quanto forte. Noi cristiani
ci inginocchiamo solo davanti al Santissimo Sacramento,
perché in esso sappiamo e crediamo essere presente
l’unico vero Dio, che ha creato il mondo e lo ha tanto
amato da dare il suo Figlio unigenito".
“Ci prostriamo davanti a un Dio che per primo si è
chinato verso l’uomo come Buon Samaritano, per
soccorrerlo e ridargli la vita” ha continuato il Papa,
che poi ha aggiunto:
“Adorare il Corpo di Cristo vuol dire credere che
lì, in quel pezzo di pane, c’è realmente Cristo, che dà
vero senso alla vita, all’immenso universo come alla più
piccola creatura, all’intera storia umana come alla più
breve esistenza. L’adorazione è preghiera che prolunga
la celebrazione e la comunione eucaristica e in cui
l’anima continua a nutrirsi: si nutre di amore, di verità,
di pace; si nutre di speranza, perché Colui al quale ci
prostriamo non ci giudica, non ci schiaccia, ma ci libera
e ci trasforma”.
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