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Radio
Vaticana, 23 giugno 2011
Nell’Eucaristia
la via per il rinnovamento del mondo. Così il Papa alla
Messa del Corpus Domini in S. Giovanni in Laterano
L’Eucaristia
assimila l’uomo a Gesù e sulle orme di Cristo lo rende
capace di farsi dono per gli altri, strumento per l’unità
della famiglia umana. Così il Papa nell’omelia della
Messa per l’odierna Solennità del Corpus Domini nella
Basilica di San Giovanni in Laterano. Dopo la celebrazione
la Processione Eucaristica lungo Via Merulana, guidata dal
Papa, fino alla Basilica di Santa Maria Maggiore, e la
Benedizione Eucaristica. Il servizio di Claudia Di
Lorenzi:
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
“Nell’Eucaristia avviene la trasformazione dei doni
di questa terra – il pane e il vino – finalizzata a
trasformare la nostra vita e ad inaugurare così la
trasformazione del mondo”. Nella Solennità del Corpus
Domini il Papa invita a riflettere sul mistero di Cristo
che nel dono di sé sulla Croce salva il mondo e mostra a
ciascuno la via della redenzione. Un evento, quello del
Calvario – spiega il Papa nell’omelia presso la
Basilica di San Giovanni in Laterano - che Gesù anticipa
e perpetua nell’istituzione dell’Eucaristia, in cui il
pane spezzato e il vino versato si fanno corpo e sangue di
Cristo, via di unione a lui e di salvezza:
Tutto parte, si potrebbe dire, dal cuore di Cristo,
che nell’Ultima Cena, alla vigilia della sua passione,
ha ringraziato e lodato Dio e, così facendo, con la
potenza del suo amore, ha trasformato il senso della morte
alla quale andava incontro.
Per amore – osserva Benedetto XVI - Cristo “accetta
tutta la passione, con il suo travaglio e la sua violenza,
fino alla morte di croce” e “accettandola in questo
modo la trasforma in un atto di donazione”:
Questa è la trasformazione di cui il mondo ha più
bisogno, perché lo redime dall’interno, lo apre alle
dimensioni del Regno dei cieli. Ma questo rinnovamento del
mondo Dio vuole realizzarlo sempre attraverso la stessa
via seguita da Cristo, quella via, anzi, che è Lui stesso
E’ per questo che Dio consegna al mondo il dono
dell’Eucaristia, per offrire ad ogni uomo la possibilità
della salvezza. Non ci sono scorciatoie infatti nel
Cristianesimo – evidenzia il Santo Padre – “tutto
passa attraverso la logica umile e paziente del chicco di
grano che si spezza per dare vita, la logica della fede
che sposta le montagne con la forza mite di Dio”:
Per questo Dio vuole continuare a rinnovare
l’umanità, la storia ed il cosmo attraverso questa
catena di trasformazioni, di cui l’Eucaristia è il
sacramento. Mediante il pane e il vino consacrati, in cui
è realmente presente il suo Corpo e Sangue, Cristo
trasforma noi, assimilandoci a Lui: ci coinvolge nella sua
opera di redenzione, rendendoci capaci, per la grazia
dello Spirito Santo, di vivere secondo la sua stessa
logica di donazione, come chicchi di grano uniti a Lui ed
in Lui. Così si seminano e vanno maturando nei solchi
della storia l’unità e la pace, che sono il fine a cui
tendiamo, secondo il disegno di Dio
Per meglio comprendere la dinamica della comunione
eucaristica, il Papa fa quindi riferimento ad un passo di
sant’Agostino:
Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica
della comunione eucaristica quando fa riferimento ad una
sorta di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse:
“Io sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non
trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu
ad essere trasformato in me”. Mentre dunque il cibo
corporale viene assimilato dal nostro organismo e
contribuisce al suo sostentamento, nel caso
dell’Eucaristia si tratta di un Pane differente: non
siamo noi ad assimilarlo, ma esso ci assimila a sé, così
che diventiamo conformi a Gesù Cristo, membra del suo
corpo, una cosa sola con Lui
Nella comunione eucaristica – continua il Santo Padre
– Cristo “ci trasforma in Sé, la nostra individualità,
in questo incontro, viene aperta, liberata dal suo
egocentrismo e inserita nella Persona di Gesù (…). Così
l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche
agli altri, ci rende membra gli uni degli altri” al
punto che “non siamo più divisi, ma una cosa sola in
Lui”.
Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo riconosce
nel fratello che soffre, che ha fame e ha sete, che è
forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed è attento ad
ogni persona, si impegna, in modo concreto, per tutti
coloro che sono in necessità. Dal dono di amore di Cristo
proviene pertanto la nostra speciale responsabilità di
cristiani nella costruzione di una società solidale,
giusta, fraterna. Specialmente nel nostro tempo, in cui la
globalizzazione ci rende sempre più dipendenti gli uni
dagli altri, il Cristianesimo può e deve far sì che
questa unità non si costruisca senza Dio, cioè senza il
vero Amore
Il Vangelo – rimarca Benedetto XVI - mira da sempre
"all’unità della famiglia umana (…) a partire
dal senso di responsabilità gli uni verso gli altri,
perché ci riconosciamo membra di uno stesso corpo, del
corpo di Cristo, perché abbiamo imparato e impariamo
costantemente dal Sacramento dell’Altare che la
condivisione, l’amore è la via della vera giustizia”.
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Cari
fratelli e sorelle!
La festa del Corpus Domini è inseparabile dal Giovedì
Santo, dalla Messa in Caena Domini, nella quale si
celebra solennemente l’istituzione dell’Eucaristia.
Mentre nella sera del Giovedì Santo si rivive il
mistero di Cristo che si offre a noi nel pane spezzato e
nel vino versato, oggi, nella ricorrenza del Corpus
Domini, questo stesso mistero viene proposto
all’adorazione e alla meditazione del Popolo di Dio, e
il Santissimo Sacramento viene portato in processione
per le vie delle città e dei villaggi, per manifestare
che Cristo risorto cammina in mezzo a noi e ci guida
verso il Regno dei cieli. Quello che Gesù ci ha donato
nell’intimità del Cenacolo, oggi lo manifestiamo
apertamente, perché l’amore di Cristo non è
riservato ad alcuni, ma è destinato a tutti. Nella
Messa in Caena Domini dello scorso Giovedì Santo ho
sottolineato che nell’Eucaristia avviene la
trasformazione dei doni di questa terra – il pane e il
vino – finalizzata a trasformare la nostra vita e ad
inaugurare così la trasformazione del mondo. Questa
sera vorrei riprendere tale prospettiva.
Tutto parte, si potrebbe dire, dal cuore di Cristo, che
nell’Ultima Cena, alla vigilia della sua passione, ha
ringraziato e lodato Dio e, così facendo, con la
potenza del suo amore, ha trasformato il senso della
morte alla quale andava incontro. Il fatto che il
Sacramento dell’altare abbia assunto il nome
“Eucaristia” – “rendimento di grazie” –
esprime proprio questo: che il mutamento della sostanza
del pane e del vino nel Corpo e Sangue di Cristo è
frutto del dono che Cristo ha fatto di se stesso, dono
di un Amore più forte della morte, Amore divino che lo
ha fatto risuscitare dai morti. Ecco perché
l’Eucaristia è cibo di vita eterna, Pane della vita.
Dal cuore di Cristo, dalla sua “preghiera
eucaristica” alla vigilia della passione, scaturisce
quel dinamismo che trasforma la realtà nelle sue
dimensioni cosmica, umana e storica. Tutto procede da
Dio, dall’onnipotenza del suo Amore Uno e Trino,
incarnato in Gesù. In questo Amore è immerso il cuore
di Cristo; perciò Egli sa ringraziare e lodare Dio
anche di fronte al tradimento e alla violenza, e in
questo modo cambia le cose, le persone e il mondo.
Questa trasformazione è possibile grazie ad una
comunione più forte della divisione, la comunione di
Dio stesso. La parola “comunione”, che noi usiamo
anche per designare l’Eucaristia, riassume in sé la
dimensione verticale e quella orizzontale del dono di
Cristo. E’ bella e molto eloquente l’espressione
“ricevere la comunione” riferita all’atto di
mangiare il Pane eucaristico. In effetti, quando
compiamo questo atto, noi entriamo in comunione con la
vita stessa di Gesù, nel dinamismo di questa vita che
si dona a noi e per noi. Da Dio, attraverso Gesù, fino
a noi: un’unica comunione si trasmette nella santa
Eucaristia. Lo abbiamo ascoltato poco fa, nella seconda
Lettura, dalle parole dell’apostolo Paolo rivolte ai
cristiani di Corinto: “Il calice della benedizione che
noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di
Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse
comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo
pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti
infatti partecipiamo all’unico pane” (1 Cor
10,16-17).
Sant’Agostino ci aiuta a comprendere la dinamica della
comunione eucaristica quando fa riferimento ad una sorta
di visione che ebbe, nella quale Gesù gli disse: “Io
sono il cibo dei forti. Cresci e mi avrai. Tu non
trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai
tu ad essere trasformato in me” (Conf. VII, 10,
18). Mentre dunque il cibo corporale viene assimilato
dal nostro organismo e contribuisce al suo
sostentamento, nel caso dell’Eucaristia si tratta di
un Pane differente: non siamo noi ad assimilarlo, ma
esso ci assimila a sé, così che diventiamo conformi a
Gesù Cristo, membra del suo corpo, una cosa sola con
Lui. Questo passaggio è decisivo. Infatti, proprio
perché è Cristo che, nella comunione eucaristica, ci
trasforma in Sé, la nostra individualità, in questo
incontro, viene aperta, liberata dal suo egocentrismo e
inserita nella Persona di Gesù, che a sua volta è
immersa nella comunione trinitaria. Così
l’Eucaristia, mentre ci unisce a Cristo, ci apre anche
agli altri, ci rende membra gli uni degli altri: non
siamo più divisi, ma una cosa sola in Lui. La comunione
eucaristica mi unisce alla persona che ho accanto, e con
la quale forse non ho nemmeno un buon rapporto, ma anche
ai fratelli lontani, in ogni parte del mondo. Da qui,
dall’Eucaristia, deriva dunque il senso profondo della
presenza sociale della Chiesa, come testimoniano i
grandi Santi sociali, che sono stati sempre grandi anime
eucaristiche. Chi riconosce Gesù nell’Ostia santa, lo
riconosce nel fratello che soffre, che ha fame e ha
sete, che è forestiero, ignudo, malato, carcerato; ed
è attento ad ogni persona, si impegna, in modo
concreto, per tutti coloro che sono in necessità. Dal
dono di amore di Cristo proviene pertanto la nostra
speciale responsabilità di cristiani nella costruzione
di una società solidale, giusta, fraterna. Specialmente
nel nostro tempo, in cui la globalizzazione ci rende
sempre più dipendenti gli uni dagli altri, il
Cristianesimo può e deve far sì che questa unità non
si costruisca senza Dio, cioè senza il vero Amore, il
che darebbe spazio alla confusione,
all’individualismo, alla sopraffazione di tutti contro
tutti. Il Vangelo mira da sempre all’unità della
famiglia umana, un’unità non imposta dall’alto, né
da interessi ideologici o economici, bensì a partire
dal senso di responsabilità gli uni verso gli altri,
perché ci riconosciamo membra di uno stesso corpo, del
corpo di Cristo, perché abbiamo imparato e impariamo
costantemente dal Sacramento dell’Altare che la
condivisione, l’amore è la via della vera giustizia.
Ritorniamo ora all’atto di Gesù nell’Ultima
Cena. Che cosa è avvenuto in quel momento? Quando Egli
disse: Questo è il mio corpo che è donato per voi,
questo è il mio sangue versato per voi e per la
moltitudine, che cosa accadde? Gesù in quel gesto
anticipa l’evento del Calvario. Egli accetta per amore
tutta la passione, con il suo travaglio e la sua
violenza, fino alla morte di croce; accettandola in
questo modo la trasforma in un atto di donazione. Questa
è la trasformazione di cui il mondo ha più bisogno,
perché lo redime dall’interno, lo apre alle
dimensioni del Regno dei cieli. Ma questo rinnovamento
del mondo Dio vuole realizzarlo sempre attraverso la
stessa via seguita da Cristo, quella via, anzi, che è
Lui stesso. Non c’è nulla di magico nel
Cristianesimo. Non ci sono scorciatoie, ma tutto passa
attraverso la logica umile e paziente del chicco di
grano che si spezza per dare vita, la logica della fede
che sposta le montagne con la forza mite di Dio. Per
questo Dio vuole continuare a rinnovare l’umanità, la
storia ed il cosmo attraverso questa catena di
trasformazioni, di cui l’Eucaristia è il sacramento.
Mediante il pane e il vino consacrati, in cui è
realmente presente il suo Corpo e Sangue, Cristo
trasforma noi, assimilandoci a Lui: ci coinvolge nella
sua opera di redenzione, rendendoci capaci, per la
grazia dello Spirito Santo, di vivere secondo la sua
stessa logica di donazione, come chicchi di grano uniti
a Lui ed in Lui. Così si seminano e vanno maturando nei
solchi della storia l’unità e la pace, che sono il
fine a cui tendiamo, secondo il disegno di Dio.
Senza illusioni, senza utopie ideologiche, noi
camminiamo per le strade del mondo, portando dentro di
noi il Corpo del Signore, come la Vergine Maria nel
mistero della Visitazione. Con l’umiltà di saperci
semplici chicchi di grano, custodiamo la ferma certezza
che l’amore di Dio, incarnato in Cristo, è più forte
del male, della violenza e della morte. Sappiamo che Dio
prepara per tutti gli uomini cieli nuovi e terra nuova,
in cui regnano la pace e la giustizia – e nella fede
intravediamo il mondo nuovo, che è la nostra vera
patria. Anche questa sera, mentre tramonta il sole su
questa nostra amata città di Roma, noi ci mettiamo in
cammino: con noi c’è Gesù Eucaristia, il Risorto,
che ha detto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino
alla fine del mondo” (Mt 28,20). Grazie, Signore Gesù!
Grazie per la tua fedeltà, che sostiene la nostra
speranza. Resta con noi, perché si fa sera. “Buon
Pastore, vero Pane, o Gesù, pietà di noi; nutrici,
difendici, portaci ai beni eterni, nella terra dei
viventi!”. Amen.
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