Fonte,
Radio Vaticana, 29 febbraio 2008
Benedetto
XVI alla nuova ambasciatrice USA presso la Santa Sede,
Mary Ann Glendon: promuovere la democrazia e la pace nel
mondo, non con la corsa alle armi ma con la difesa dei
diritti umani, della vita e della famiglia
Un
Paese che non ha mai nascosto i valori religiosi che sono
alla base delle proprie convinzioni democratiche e che
oggi più di ieri è chiamato ad esercitare una leadership
internazionale nel senso della solidarietà: che deve
tradursi in una riduzione delle spese militari in favore
di un più solido sostegno alle nazioni povere. E’
l’opinione espressa da Benedetto XVI sul ruolo degli
Stati Uniti, nel giorno in cui il Papa ha ricevuto le
Lettere credenziali della nuova ambasciatrice americana
presso la Santa Sede, Mary Ann Glendon. Benedetto XVI ha
parlato della lotta al terrorismo e della crisi in Medio
Oriente, auspicando negoziati di pace risolutivi, basati
sulla mediaizone degli organismi internazionali e non sul
deterrente della corsa agli armamenti nucleari. Il
servizio di Alessandro De Carolis:
E’ nel DNA degli Stati Uniti la difesa della vita
lungo tutto l’arco della sua esistenza, la tutela della
famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, la
convinzione che riferirsi alla religione anche nelle
questioni politiche sia un valore piuttosto che un
ostacolo, o che una vera democrazia non possa che essere
fondata sul rispetto dei diritti umani e su criteri di
equità, al di là delle differenze razziali. Se questi
criteri hanno fornito un modello di riferimento per molte
nazioni di recente nascita, essi stessi devono continuare
a guidare gli Stati Uniti al loro interno e nella loro
presenza sullo scacchiere geopolitico internazionale. Nel
ricevere l’ambasciatrice Mary Ann Glendon - 70 anni il
prossimo ottobre, sposata e madre di tre figli, ben
conosciuta negli ambienti vaticani per essere stata, dal
2004 fino a pochi giorni fa, presidente della Pontificia
Accademia delle Scienze Sociali - Benedetto XVI ha detto
di apprezzare "i notevoli sforzi degli Stati Uniti
volti a scoprire mezzi creativi per alleviare i gravi
problemi che affliggono tanti popoli e nazioni nel mondo.
La costruzione di un futuro più sicuro per la famiglia
umana vuol dire in primo luogo e soprattutto - ha
osservato - lavorare per lo sviluppo integrale dei popoli,
in particolare attraverso la fornitura di adeguata
assistenza sanitaria, l'eliminazione delle pandemie come
l'AIDS, più ampie opportunità di formazione per i
giovani, la promozione delle donne e il contenimento della
corruzione e della militarizzazione, che distoglie risorse
preziose da molti dei nostri fratelli e sorelle nei Paesi
più poveri”.
Purtroppo, ha constatato il Papa, “il progresso della
famiglia umana è minacciato non solo dalla piaga del
terrorismo internazionale, ma anche da minacce alla pace
dovute all’accelerazione della corsa agli armamenti e
alle continue tensioni in Medio Oriente. Colgo questa
occasione - ha proseguito - per esprimere la mia speranza
che negoziati pazienti e trasparenti portino alla
riduzione e all’eliminazione delle armi nucleari e che
la recente Conferenza di Annapolis sia il primo di una
serie di passi verso una pace duratura nella regione”.
Benedetto XVI ha invitato “a confidare e ad
impegnarsi” in favore del lavoro svolto dagli organismi
internazionali, come l'ONU. “La Dichiarazione Universale
dei Diritti Umani, della quale celebriamo quest'anno il
sessantesimo anniversario, è stato - ha asserito il
Pontefice - il prodotto di un riconoscimento a livello
mondiale del fatto che un giusto ordine mondiale non può
che essere basato sul riconoscimento e sulla difesa della
dignità e dei diritti inviolabili di ogni uomo e donna
(…) Sono fiducioso - ha soggiunto - che il vostro Paese,
fondato sulla verità evidente che il Creatore ha dotato
ogni essere umano di alcuni diritti inalienabili,
continuerà a trovare nei principi della legge morale
comune, sanciti nei suoi documenti istitutivi, una guida
sicura per esercitare la sua leadership in seno alla
comunità internazionale”.
Inoltre,
ha riconosciuto Benedetto XVI , “non posso non notare
con gratitudine l'importanza che gli Stati Uniti hanno
attribuito al dialogo interreligioso e interculturale
inteso come una forza positiva per la pace. La Santa Sede
- ha ribadito - è convinta del grande potenziale
spirituale che rappresenta questo dialogo, in particolare
per quanto riguarda la promozione della non violenza e il
rifiuto delle ideologie che manipolano e travisano la
religione per scopi politici e per giustificare la
violenza in nome di Dio". Infine, il Papa è passato
a riflettere sui temi etici, dando risalto a quello che ha
definito lo "storico apprezzamento del popolo
americano per il ruolo della religione nella formazione
dei pubblici dibattiti", ma anche per non aver mai
rinnegato la "dimensione morale delle questioni
sociali". Questa tendenza, a volte contestata - ha
criticato - "in nome di un ristretta comprensione
della vita politica e del dibattito pubblico", si
riflette, ha concluso Benedetto XVI, "negli sforzi di
tanti vostri concittadini e capi di governo volti a
garantire la protezione giuridica per il dono divino della
vita, dal concepimento alla morte naturale, e per la
salvaguardia dell'istituzione del matrimonio, riconosciuto
come stabile unione tra un uomo e una donna, oltre che
della famiglia”.
DISCORSO DEL
SANTO PADRE
Your
Excellency,
It is a
pleasure for me to accept the Letters by which you are
accredited Ambassador Extraordinary and Plenipotentiary of
the United States of America and to offer my cordial good
wishes as you take up your new responsibilities in the
service of your country. I am confident that the knowledge
and experience born of your distinguished association with
the work of the Holy See will prove beneficial in the
fulfillment of your duties and enrich the activity of the
diplomatic community to which you now belong. I also thank
you for the cordial greetings which you have conveyed to
me from President George W. Bush on behalf of the American
people, as I look forward to my Pastoral Visit to the
United States in April.
From the
dawn of the Republic, America has been, as you noted, a
nation which values the role of religious belief in
ensuring a vibrant and ethically sound democratic order.
Your nation’s example of uniting people of good will,
regardless of race, nationality or creed, in a shared
vision and a disciplined pursuit of the common good has
encouraged many younger nations in their efforts to create
a harmonious, free and just social order. Today this task
of reconciling unity and diversity, of forging a common
vision and summoning the moral energy to accomplish it,
has become an urgent priority for the whole human family,
which is increasingly aware of its interdependence and the
need for effective solidarity in meeting global challenges
and building a future of peace for coming generations.
The
experience of the past century, with its heavy toll of war
and violence, culminating in the planned extermination of
whole peoples, has made it clear that the future of
humanity cannot depend on mere political compromise.
Rather, it must be the fruit of a deeper consensus based
on the acknowledgment of universal truths grounded in
reasoned reflection on the postulates of our common
humanity (cf. Message for the 2008 World Day of Peace, 13).
The Universal Declaration of Human Rights, whose sixtieth
anniversary we celebrate this year, was the product of a
world-wide recognition that a just global order can only
be based on the acknowledgment and defense of the
inviolable dignity and rights of every man and woman. This
recognition, in turn, must motivate every decision
affecting the future of the human family and all its
members. I am confident that your country, established on
the self-evident truth that the Creator has endowed each
human being with certain inalienable rights, will continue
to find in the principles of the common moral law,
enshrined in its founding documents, a sure guide for
exercising its leadership within the international
community.
The
building of a global juridic culture inspired by the
highest ideals of justice, solidarity and peace calls for
firm commitment, hope and generosity on the part of each
new generation (cf. Spe Salvi, 25). I appreciate
your reference to America’s significant efforts to
discover creative means of alleviating the grave problems
facing so many nations and peoples in our world. The
building of a more secure future for the human family
means first and foremost working for the integral
development of peoples, especially through the provision
of adequate health care, the elimination of pandemics like
AIDS, broader educational opportunities to young people,
the promotion of women and the curbing of the corruption
and militarization which divert precious resources from
many of our brothers and sisters in the poorer countries.
The progress of the human family is threatened not only by
the plague of international terrorism, but also by such
threats to peace as the quickening pace of the arms race
and the continuance of tensions in the Middle East. I take
this occasion to express my hope that patient and
transparent negotiations will lead to the reduction and
elimination of nuclear weapons and that the recent
Annapolis Conference will be the first of a series of
steps towards lasting peace in the region. The resolution
of these and similar problems calls for trust in, and
commitment to, the work of international bodies such as
the United Nations Organization, which by their nature are
capable of fostering genuine dialogue and understanding,
reconciling divergent views, and developing multilateral
policies and strategies capable of meeting the manifold
challenges of our complex and rapidly changing world.
I cannot
fail to note with gratitude the importance which the
United States has attributed to interreligious and
intercultural dialogue as a positive force for peacemaking.
The Holy See is convinced of the great spiritual potential
represented by such dialogue, particularly with regard to
the promotion of nonviolence and the rejection of
ideologies which manipulate and disfigure religion for
political purposes, and justify violence in the name of
God. The American people’s historic appreciation of the
role of religion in shaping public discourse and in
shedding light on the inherent moral dimension of social
issues - a role at times contested in the name of a
straitened understanding of political life and public
discourse - is reflected in the efforts of so many of your
fellow-citizens and government leaders to ensure legal
protection for God’s gift of life from conception to
natural death, and the safeguarding of the institution of
marriage, acknowledged as a stable union between a man and
a woman, and that of the family.
Madam
Ambassador, as you now undertake your high
responsibilities in the service of your country, I renew
my good wishes for the success of your work. Be assured
that you may always count on the offices of the Holy See
to assist and support you in the fulfillment of your
duties. Upon you and your family, and upon all the beloved
American people, I cordially invoke God’s blessings of
wisdom, strength and peace.
S.E.
la Signora Mary Ann Glendon,
Ambasciatore degli Stati Uniti d’America presso la Santa
Sede
È nata a
Pittsfield (MA) il 7 ottobre 1938.
È sposata ed ha tre figli.
Laureata presso l’University of Chicago Law School (1961),
ha successivamente conseguito un "master" in
Diritto Comparato (1963).
Ha ricoperto i seguenti incarichi: Reporter del Berkshire
Eagle, Pittsfield (1959-1961); Stagista dell’European
Economic Community (1962); Associato dello Studio Legale
Mayer, Brown & Platt di Chicago (1963-1968);
Professore di Diritto presso il Boston College Law
School (1968-1985); Visiting Professor dell’University
of Chicago (1986), della Pontificia Università Regina
Apostolorum (2002).
Dal 1986 ad oggi è stata Professore ordinario di Diritto
alla Harvard Law School, Cambridge, MA.
Dal 2004 fino ad oggi è stata anche Presidente della
Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.
Ha scritto numerosi libri ed articoli su argomenti
giuridici e sociali, ed è insignita di varie distinzioni
religiose e civili.