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DI
FRONTE AL SECOLARISMO E ALL’INDIFFERENZA RELIGIOSA, VA
RISCOPERTA LA SACRALITA’ DEL GIORNO DEL SIGNORE E
L’IMPORTANZA DELLA PARTECIPAZIONE ALLA MESSA DOMENICALE:
COSI’ IL PAPA IN UN MESSAGGIO PER LA GIORNATA DI STUDIO
SULLA COSTITUZIONE SACROSANCTUM
CONCILIUM
E’
urgente ribadire “la sacralità del giorno del Signore e
la necessità di partecipare alla Messa domenicale”: è
quanto sottolinea Benedetto XVI nel messaggio inviato al
cardinale Francis Arinze, prefetto della Congregazione per
il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, e ai
partecipanti alla giornata di studio promossa dal
Dicastero nell’anniversario della promulgazione della
Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium.
L’incontro, sul tema “La messa domenicale per la
santificazione del popolo cristiano”, si è svolto
stamani in Vaticano. Il servizio di Alessandro Gisotti:
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“Il
contesto culturale in cui viviamo, segnato spesso
dall’indifferenza religiosa e dal secolarismo che
offusca l'orizzonte del trascendente – avverte il Papa
– non deve far dimenticare che il Popolo di Dio, nato
dall'Evento pasquale, ad esso deve ritornare come ad
inesauribile sorgente”. E ciò “per comprendere sempre
meglio i tratti della propria identità e le ragioni della
propria esistenza”. Nel messaggio al cardinale Francis
Arinze, il Pontefice sottolinea l’importanza della
partecipazione alla Messa domenicale ribadendo che “la
domenica non è stata scelta dalla comunità cristiana”
ma da Cristo stesso.
“La
domenica – scrive il Papa – rimane il fondamento
germinale e, insieme, il nucleo primordiale dell’anno
liturgico, che attinge la sua origine dalla Risurrezione
di Cristo, grazie alla quale sono stati impressi nel tempo
i tratti dell'eternità”. La domenica, è la riflessione
del Pontefice, è dunque “un frammento di tempo pervaso
di eternità, perché la sua alba ha visto il Crocifisso
risuscitato entrare vittorioso nella vita eterna”.
Incoraggia, così, “ad approfondire sempre più
l’importanza del Giorno
del Signore”, ma “evidenzia anche la centralità
dell’Eucaristia come pilastro fondamentale della
domenica e di tutta la vita ecclesiale”. Benedetto XVI
auspica, quindi, che si recuperi “il senso cristiano
della domenica nell’ambito della pastorale e nella vita
di ogni credente”. Il Giorno
del Signore, è la sua invocazione, possa
“acquistare nuovamente tutto il suo rilievo ed essere
percepito e vissuto pienamente nella celebrazione
dell’Eucaristia, radice e cardine di un’autentica
crescita della comunità cristiana”.
Nel
suo discorso in apertura del convegno in Vaticano, il
cardinale Arinze ha sottolineato che “ogni cristiano ha
il dovere di testimoniare al mondo con la propria vita
cosa è la Chiesa, e ciò avviene fondamentalmente di
domenica”. In un contesto di secolarizzazione, quale
quello attuale, ha quindi ribadito l’urgenza di
approntare “un piano pastorale di formazione a tutti i
livelli perché si possa recuperare il senso del sacro”,
aiutando i fedeli “ a santificare il giorno del Signore
mediante la partecipazione alla celebrazione
eucaristica”.
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MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE AL PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER IL
CULTO DIVINO E LA DISCIPLINA DEI SACRAMENTI
Pubblichiamo
di seguito il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI
ha inviato al Prefetto della Congregazione per il Culto
Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Em.mo Card. Francis
Arinze, e ai partecipanti alla giornata di studio promossa
dal Dicastero sul tema: "La Messa domenicale per
la santificazione del popolo cristiano",
nell’anniversario della promulgazione della Costituzione
Sacrosanctum Concilium:
MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE
Al
Venerato Fratello
il Signor Cardinale FRANCIS ARINZE
Prefetto della Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti
Sono
lieto di far giungere il mio cordiale saluto a Lei ed ai
partecipanti alla Giornata di Studio, promossa da codesto
Dicastero, nell'anniversario della promulgazione della
Costituzione Sacrosanctum Concilium. Dopo
aver riflettuto in passato sul Martirologio Romano e sulla
Musica sacra, vi accingete ora ad approfondire il tema: La
Messa domenicale per la santificazione del popolo
cristiano. Si tratta di un argomento di grande
attualità per le sue implicanze spirituali e pastorali.
Insegna
il Concilio Vaticano II che "la Chiesa celebra il
mistero pasquale ogni otto giorni, in quello che si chiama
giustamente «giorno del Signore» o «domenica»"
(Cost. Sacrosanctum Concilium, 106). La
domenica rimane il fondamento germinale e, insieme, il
nucleo primordiale dell’anno liturgico, che attinge la
sua origine dalla risurrezione di Cristo, grazie alla
quale sono stati impressi nel tempo i tratti dell'eternità.
La domenica è allora, per così dire, un frammento di
tempo pervaso di eternità, perché la sua alba ha visto
il Crocifisso risuscitato entrare vittorioso nella vita
eterna.
Con
l'evento della risurrezione, la creazione e la redenzione
raggiungono il loro compimento. Nel "primo giorno
dopo il sabato", le donne e poi i discepoli,
incontrando il Risorto, compresero che quello era "il
giorno fatto dal Signore" (Sal 117,24), il
"suo" giorno, il dies Domini. Così,
infatti, lo canta la liturgia: "O giorno primo ed
ultimo, giorno radioso e splendido del trionfo di
Cristo".
Sin dalle
origini, questo è stato un elemento stabile nella
percezione del mistero della domenica: "Il Verbo -
afferma Origene - ha trasferito la festa del sabato al
giorno in cui è sorta la luce e ci ha dato come immagine
del vero riposo il giorno della salvezza, la domenica,
primo giorno della luce in cui il Salvatore del mondo,
dopo aver compiuto tutte le sue opere presso gli uomini,
avendo vinto la morte, ha varcato le porte del cielo
superando la creazione dei sei giorni e ricevendo il
sabato beato e il riposo beatifico" (Commento al
Salmo 91). Animato da questa consapevolezza, Sant’Ignazio
di Antiochia giunge ad affermare: "Noi non viviamo più
secondo il sabato, ma apparteniamo alla domenica" (Ad
Magn. 9,1).
Per i
primi cristiani la partecipazione alle celebrazioni
domenicali costituiva la naturale espressione della loro
appartenenza a Cristo, della comunione al suo Corpo
mistico, nella gioiosa attesa del suo ritorno glorioso.
Tale appartenenza si manifestò in maniera eroica nella
vicenda dei martiri di Abitene, i quali affrontarono la
morte esclamando: "Sine dominico non possumus",
cioè senza riunirci insieme la domenica per celebrare
l’Eucaristia non possiamo vivere.
Quanto più
oggi va ribadita la sacralità del giorno del Signore e la
necessità di partecipare alla Messa domenicale! Il
contesto culturale in cui viviamo, segnato spesso
dall’indifferenza religiosa e dal secolarismo che
offusca l'orizzonte del trascendente, non deve far
dimenticare che il Popolo di Dio, nato dall'Evento
pasquale, ad esso deve ritornare come ad inesauribile
sorgente, per comprendere sempre meglio i tratti della
propria identità e le ragioni della propria esistenza. Il
Concilio Vaticano II, dopo aver indicato l’origine della
domenica, così prosegue: "In questo giorno i fedeli
devono riunirsi insieme per ascoltare la Parola di Dio e
partecipare all'Eucaristia, e così far memoria della
Passione, della Risurrezione e della gloria del Signore
Gesù e rendere grazie a Dio che li ha rigenerati per una
speranza viva mediante la Risurrezione di Gesù Cristo dai
morti" (Cost. Sacrosanctum Concilium, 106).
La
domenica non è stata scelta dalla comunità cristiana,
bensì dagli Apostoli, ed anzi da Cristo stesso, il quale
in quel giorno, "il primo giorno della
settimana", risorse ed apparve ai discepoli (cfr Mt
28,1; Mc 16,9; Lc 24,1; Gv 20,1.19; At
20,7; 1 Cor 16,2), rinnovando l’apparizione
"otto giorni dopo" (Gv 20,26). La
domenica è il giorno in cui il Signore risuscitato si fa
presente tra i suoi e li invita alla sua mensa e si
partecipa a loro perché anch'essi, uniti e conformati a
Lui, possano nel modo debito rendere culto a Dio. Mentre,
pertanto, incoraggio ad approfondire sempre più
l’importanza del "Giorno del Signore", mi
preme evidenziare la centralità dell'Eucaristia come
pilastro fondamentale della domenica e di tutta la vita
ecclesiale. Infatti in ogni Celebrazione eucaristica
domenicale si attua la santificazione del popolo
cristiano, fino alla domenica senza tramonto, giorno del
definitivo incontro di Dio con le sue creature.
In questa
prospettiva, esprimo l’auspicio che la Giornata di
Studio, promossa da codesto Dicastero su un tema di così
grande attualità, contribuisca al recupero del senso
cristiano della domenica nell'ambito della pastorale e
nella vita di ogni credente. Possa il "Giorno del
Signore", che ben può essere detto anche il
"signore dei giorni", acquistare nuovamente
tutto il suo rilievo ed essere percepito e vissuto
pienamente nella celebrazione dell'Eucaristia, radice e
cardine di un’autentica crescita della comunità
cristiana (cfr Presbyterorum Ordinis, 6).
Nell’assicurare
il mio ricordo nella preghiera e invocando su ciascuno la
materna protezione di Maria Santissima, imparto di cuore a
Lei, venerato Fratello, ai collaboratori e a tutti i
partecipanti al significativo incontro una speciale
Benedizione Apostolica.
Dal
Vaticano, 27 Novembre 2006.
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