|
VISITA
AL POLICLINICO SAN MATTEO DI PAVIA (16 APRILE
2007) |
VISITA PASTORALE A
VIGEVANO E PAVIA
INCONTRO CON IL
MONDO DELLA CULTURA
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Cortile "Teresiano"
dell’Università, Pavia
Domenica, 22 aprile 2007
Magnifico
Rettore,
illustri Professori, cari studenti!
La mia
visita pastorale a Pavia, seppur breve, non poteva non
prevedere una sosta in questa Università, che costituisce
da secoli un elemento caratterizzante della vostra città.
Sono pertanto lieto di trovarmi in mezzo a voi per questo
incontro a cui attribuisco particolare valore, venendo
anch’io dal mondo accademico. Saluto con cordiale
deferenza i professori e, in primo luogo, il Rettore,
Prof. Angiolino Stella, che ringrazio per le cortesi
parole rivoltemi. Saluto gli studenti, in special modo il
giovane che si è fatto portavoce dei sentimenti degli
altri universitari. Mi ha rassicurato sul coraggio nella
dedizione alla verità, sul coraggio di cercare oltre i
limiti del conosciuto, di non arrendersi alla debolezza
della ragione. E sono molto grato per queste parole.
Estendo il mio pensiero beneaugurante anche a quanti fanno
parte della vostra comunità accademica e non hanno potuto
essere qui presenti quest’oggi.
La vostra
è una delle più antiche ed illustri Università
italiane, ed annovera - ripeto quanto ha già detto il
Magnifico Rettore - tra i docenti che l’hanno onorata
personalità quali Alessandro Volta, Camillo Golgi e Carlo
Forlanini. Mi è caro pure ricordare che nel vostro Ateneo
sono passati docenti e studenti segnalatisi per
un’eminente statura spirituale. Tali furono Michele
Ghislieri, diventato poi Papa san Pio V, san Carlo
Borromeo, sant’Alessandro Sauli, san Riccardo Pampuri,
santa Gianna Beretta Molla, il beato Contardo Ferrini e il
servo di Dio Teresio Olivelli.
Cari
amici, ogni Università ha una nativa vocazione
comunitaria: essa infatti è appunto una universitas,
una comunità di docenti e studenti impegnati nella
ricerca della verità e nell’acquisizione di superiori
competenze culturali e professionali. La centralità della
persona e la dimensione comunitaria sono due poli
co-essenziali per una valida impostazione della universitas
studiorum. Ogni Università dovrebbe sempre custodire
la fisionomia di un Centro di studi "a misura
d’uomo", in cui la persona dello studente sia
preservata dall’anonimato e possa coltivare un fecondo
dialogo con i docenti, traendone incentivo per la sua
crescita culturale ed umana.
Da questa
impostazione discendono alcune applicazioni tra loro
connesse. Anzitutto, è certo che solo ponendo al centro
la persona e valorizzando il dialogo e le relazioni
interpersonali può essere superata la frammentazione
specialistica delle discipline e recuperata la prospettiva
unitaria del sapere. Le discipline tendono naturalmente, e
anche giustamente, alla specializzazione, mentre la
persona ha bisogno di unità e di sintesi. In secondo
luogo, è di fondamentale importanza che l’impegno della
ricerca scientifica possa aprirsi alla domanda
esistenziale di senso per la vita stessa della persona. La
ricerca tende alla conoscenza, mentre la persona abbisogna
anche della sapienza, di quella scienza cioè che si
esprime nel "saper-vivere". In terzo luogo, solo
valorizzando la persona e le relazioni interpersonali il
rapporto didattico può diventare relazione educativa, un
cammino di maturazione umana. La struttura infatti
privilegia la comunicazione, mentre le persone aspirano
alla condivisione.
So che
quest’attenzione alla persona, alla sua esperienza
integrale di vita e alla sua tensione comunionale è ben
presente nell’azione pastorale della Chiesa pavese in
ambito culturale. Lo testimonia l’opera dei Collegi
universitari di ispirazione cristiana. Tra questi, vorrei
anch’io ricordare il Collegio Borromeo, voluto da san
Carlo Borromeo con Bolla di fondazione del Papa Pio IV e
il Collegio Santa Caterina, fondato dalla Diocesi di Pavia
per volontà del Servo di Dio Paolo VI con contributo
determinante della Santa Sede. Importante, in questo
senso, è anche l’opera delle parrocchie e dei movimenti
ecclesiali, in particolare del Centro Universitario
Diocesano e della F.U.C.I.: la loro attività è volta ad
accogliere la persona nella sua globalità, a proporre
cammini armonici di formazione umana, culturale e
cristiana, ad offrire spazi di condivisione, di confronto
e di comunione. Vorrei cogliere questa occasione per
invitare gli studenti e i docenti a non sentirsi soltanto
oggetto di attenzione pastorale, ma a partecipare
attivamente e ad offrire il loro contributo al progetto
culturale di ispirazione cristiana che la Chiesa promuove
in Italia e in Europa.
Incontrandovi,
cari amici, viene spontaneo pensare a sant’Agostino,
co-patrono di questa Università insieme a santa Caterina
d’Alessandria. Il percorso esistenziale e intellettuale
di Agostino sta a testimoniare la feconda interazione tra
fede e cultura. Sant’Agostino era un uomo animato da un
instancabile desiderio di trovare la verità, di trovare
che cosa è la vita, di sapere come vivere, di conoscere
l’uomo. E proprio a causa della sua passione per
l’uomo ha necessariamente cercato Dio, perché solo
nella luce di Dio anche la grandezza dell’uomo, la
bellezza dell’avventura di essere uomo può apparire
pienamente. Questo Dio inizialmente gli appariva molto
lontano. Poi lo ha trovato: questo Dio grande,
inaccessibile, si è fatto vicino, uno di noi. Il grande
Dio è il nostro Dio, è un Dio con un volto umano. Così
la fede in Cristo non ha posto fine alla sua filosofia,
alla sua audacia intellettuale, ma, al contrario, lo ha
ulteriormente spinto a cercare le profondità
dell’essere uomo e ad aiutare gli altri a vivere bene, a
trovare la vita, l’arte di vivere. Questo era per lui la
filosofia: saper vivere, con tutta la ragione, con tutta
la profondità del nostro pensiero, della nostra volontà,
e lasciarsi guidare sul cammino della verità, che è un
cammino di coraggio, di umiltà, di purificazione
permanente. La fede in Cristo ha dato compimento a tutta
la ricerca di Agostino. Compimento, tuttavia, nel senso
che egli è rimasto sempre in cammino. Anzi, si dice:
anche nell’eternità la nostra ricerca non sarà finita,
sarà un’avventura eterna scoprire nuove grandezze,
nuove bellezze. Egli ha interpretato la parola del Salmo
"Cercate sempre il suo volto" ed ha detto:
questo vale per l’eternità; e la bellezza
dell’eternità è che essa non è una realtà statica,
ma un progresso immenso nella immensa bellezza di Dio. Così
poteva trovare Dio come la ragione fondante, ma anche come
l’amore che ci abbraccia, ci giuda e dà senso alla
storia e alla nostra vita personale.
Stamattina
ho avuto occasione di dire che questo amore per Cristo ha
dato forma al suo impegno personale. Da una vita impostata
sulla ricerca egli è passato ad una vita totalmente
donata a Cristo e così ad una vita per gli altri. Ha
scoperto - questa è stata la sua seconda conversione -
che convertirsi a Cristo vuol dire non vivere per sé ma
essere realmente al servizio di tutti. Sant’Agostino sia
per noi, proprio anche per il mondo accademico, modello di
dialogo tra la ragione e la fede, modello di un dialogo
ampio, che solo può cercare la verità e così anche la
pace. Come annotava il mio venerato Predecessore Giovanni
Paolo II nell’Enciclica Fides et ratio, "il
Vescovo di Ippona riuscì a produrre la prima grande
sintesi del pensiero filosofico e teologico, nella quale
confluivano correnti del pensiero greco e latino. Anche in
lui, la grande unità del sapere, che trovava il suo
fondamento nel pensiero biblico, venne ad essere
confermata e sostenuta dalla profondità del pensiero
speculativo" (n. 40). Invoco, pertanto,
l’intercessione di sant’Agostino affinché
l’Università di Pavia si distingua sempre per una
speciale attenzione alla persona, per un’accentuata
dimensione comunitaria nella ricerca scientifica e per un
fecondo dialogo tra la fede e la cultura. Vi ringrazio per
la vostra presenza e, augurando ogni bene per i vostri
studi, imparto a voi tutti la mia Benedizione,
estendendola ai vostri familiari e alle persone a voi
care.
©
Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana
|
|