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ESERCIZI
SPIRITUALI DELLA CURIA ROMANA (27 FEBBRAIO 2010) |
Radio
Vaticana, 27 febbraio 2010
Conclusi
gli esercizi spirituali della Quaresima in Vaticano.
Benedetto XVI: per conoscere se stesso l'uomo ha bisogno
stare in ascolto di Dio
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Benedetto XVI e la Curia Romana hanno terminato questa
mattina la settimana di esercizi spirituali della
Quaresima. Nella Cappella Redemptoris Mater del
Palazzo apostolico, il predicatore salesiano, don Enrico
Dal Covolo, ha ricevuto il ringraziamento e gli
apprezzamenti del Papa per le sue “lezioni di Dio e
della Chiesa sulla vocazione sacerdotale”. La breve
riflessione conclusiva del Pontefice nel servizio di Alessandro
De Carolis:
Un modo “appassionato e molto personale” di
riflettere sul ministero del sacerdozio, una guida “nel
cammino verso Cristo, nel cammino di rinnovamento” della
vocazione. Dopo aver ascoltato, pregato e riflettuto in
silenzio per una settimana nel ritiro della sua
cappelletta privata, interna alla più grande cappella Redemptoris
Mater, Benedetto XVI ha voluto sottolineare così il
viaggio intrapreso, assieme ai suoi più stretti
collaboratori di Curia, sulla scorta delle meditazioni di
don Enrico Dal Covolo. Il Papa ha mostrato di apprezzare
proprio l’aspetto dell’ascolto intimo, profondo.
Quello che – come ricordato durante gli esercizi –
Salomone chiese e ricevette come grazia, la docilità di
un cuore capace di ascoltare Dio:
“In realtà mi sembra che qui sia riassunta tutta
la visione cristiana dell'uomo. L'uomo non è perfetto in
sé, l'uomo ha bisogno della relazione, è un essere in
relazione (...) Ha bisogno dell'ascolto, dell'ascolto
dell'altro, soprattutto dell'Altro con la A maiuscola, di
Dio. Solo così conosce se stesso, solo così diviene se
stesso”.
Questo tipo di ascolto, ha proseguito il Pontefice, è
segno di una sapienza possibile solo nella comunione della
Chiesa. Come quella che Benedetto XVI ha rivelato di aver
contemplato in questi giorni in uno degli splendidi
mosaici che ornano la Cappella Redemptoris Mater, che
ritrae la Vergine, definita “Trono vivente della
Saggezza”, con in grembo Cristo, la “Sapienza
incarnata”:
“I Padri della Chiesa dicono che nel momento della
concezione del Verbo eterno nel grembo della Vergine lo
Spirito Santo è entrato in Maria tramite l'orecchio.
Nell'ascolto ha concepito la Parola eterna, ha dato la sua
carne a questa Parola. E così ci dice che cosa è avere
un cuore in ascolto”.
Benedetto XVI ha quindi ricordato i cosiddetti
“medaglioni” sacerdotali presentati da don Enrico Dal
Covolo, che hanno dato concretezza alla riflessione sulla
vocazione al ministero ordinato. Cinque ritratti esemplari
di presbiteri, da San Giovanni Maria Vianney a Giovanni
Paolo II, con un preambolo incentrato sulla concezione che
del sacerdozio avevano i Padri antichi, da Sant’Agostino
a Sant’Ignazio di Antiochia:
“Così abbiamo realmente di nuovo percepito che
cosa vuol dire essere sacerdote, divenire sempre più
sacerdoti. Lei ha anche sottolineato che la consacrazione
va verso la missione, è destinata a divenire missione. In
questi giorni abbiamo approfondito con l'aiuto di Dio la
nostra consacrazione. Così, con nuovo coraggio, vogliamo
adesso affrontare la nostra missione. Il Signore ci aiuti.
Grazie a lei per il suo aiuto, Don Enrico”.
CONCLUSIONE DEGLI
ESERCIZI SPIRITUALI DELLA CURIA ROMANA
PAROLE
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Cari
Fratelli,
Caro Don Enrico,
A nome di
tutti noi qui presenti vorrei di tutto cuore dire grazie a
lei, Don Enrico, per questi esercizi, per il modo
appassionato e molto personale col quale ci ha guidato nel
cammino verso Cristo, nel cammino di rinnovamento del
nostro sacerdozio.
Lei ha
scelto come punto di partenza, come sottofondo sempre
presente, come punto di arrivo — lo abbiamo visto adesso
— la preghiera di Salomone per «un cuore che ascolta».
In realtà mi sembra che qui sia riassunta tutta la
visione cristiana dell'uomo. L'uomo non è perfetto in sé,
l'uomo ha bisogno della relazione, è un essere in
relazione. Non è il suo cogito che può cogitare
tutta la realtà. Ha bisogno dell'ascolto, dell'ascolto
dell'altro, soprattutto dell'Altro con la maiuscola, di
Dio. Solo così conosce se stesso, solo così diviene se
stesso.
Dal mio
posto qui ho sempre visto la Madre del Redentore, la Sede
Sapientiae, il trono vivente della saggezza, con la
Sapienza incarnata sul grembo. E come abbiamo visto, san
Luca presenta Maria proprio come donna dal cuore in
ascolto, che è immersa nella Parola di Dio, che ascolta
la Parola, la medita (synballen) la compone e la
conserva, la custodisce nel suo cuore. I padri della
Chiesa dicono che nel momento della concezione del Verbo
eterno nel grembo della Vergine lo Spirito Santo è
entrato in Maria tramite l'orecchio. Nell'ascolto ha
concepito la Parola eterna, ha dato la sua carne a questa
Parola. E così ci dice che cosa è avere un cuore in
ascolto.
Maria è
qui circondata dai padri e dalle madri della Chiesa, dalla
comunione dei santi. E così vediamo e abbiamo capito
proprio in questi giorni che non nell'io isolato
possiamo realmente ascoltare la Parola: solo nel noi
della Chiesa, nel noi della comunione dei santi.
E lei,
caro Don Enrico, ci ha mostrato, ha dato voce a cinque
figure esemplari del sacerdozio, cominciando con Ignazio
d'Antiochia fino al caro e venerabile Papa Giovanni
Paolo II. Così abbiamo realmente di nuovo percepito
che cosa vuol dire essere sacerdote, divenire sempre più
sacerdoti.
Lei ha
anche sottolineato che la consacrazione va verso la
missione, è destinata a divenire missione. In questi
giorni abbiamo approfondito con l'aiuto di Dio la nostra
consacrazione. Così, con nuovo coraggio, vogliamo adesso
affrontare la nostra missione. Il Signore ci aiuti. Grazie
a lei per il suo aiuto, Don Enrico.
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