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"RATZINGER, CUSTODE DELLA FEDE" (ANDREA TORNIELLI)

 

Molto citato, poco conosciuto, Joseph Ratzinger passerà alla storia come uno dei più acuti uomini di Chiesa della cerchia di Giovanni Paolo II, che lo volle ad appena cinquantaquottro anni nel posto-chiave della Curia romana.
Teologo progressista e attivo protagonista del Concilio Vaticano II oppure “panzerkardinal” e inflessibile custode dell’ortodossia cattolica? Arcigno inquisitore o uno dei pochi ecclesiastici in grado di dire ancora qualcosa di significativo al cattolicesimo di oggi? Chi è veramente il cardinale Joseph Ratzinger?

 
 


Attraverso testimonianze e ricordi dello stesso protagonista, vengono tratteggiate la storia e la personalità di questo cardinale che da anni desidera potersi ritirare nella Foresta Nera per riprendere i suoi studi, ma che il Papa considera figura chiave per vigilare sui fondamenti imprescindibili della dottrina cattolica. Ne esce un ritratto inedito del fiero paladino dell’ortodossia cattolica. Nominato nel 1981 Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, egli accompagna Giovanni Paolo II per tutto il suo lungo pontificato, diventandone l'altra faccia. Se il Papa è mediatico, il Prefetto è scivo. Nella misura in cui il primo è profetico, il secondo è metodico. All' (apparente) irruenza del Pontefice corrisponde la freddezza (apparente) del Porporato.

Nella sua biografia attenta e precisa "Ratzinger, custode della fede" del 2002, Andrea Tornielli mostra come è illuminante il suo motto episcopale: "Cooperatores veritatis" (collaboratori della verità). Resistere per Ratzinger non ha mai rappresentato un problema: "Per me la bontà implica anche la capacità di dire no, perché una bontà che lascia correre in tutto, non fa bene all'altro". Di Ratzinger si conosce il rigore e troppo poco l'anticonformismo. Il libro di Tornielli lo mette in luce, evocando l'insofferenza del Cardinale per le burocrazie ecclesiastiche, il suo fastidio per il sovraffollamento degli appuntamenti giubilari, il suo rifiuto verso il carrierismo dei vescovi, la sua critica alle liturgie-spettacolo (di certi parroci modernisti ma anche alcuni degli show mediatiche di tante messe pontificie). Lo disse Ratzinger: "La morale politica consiste nella resistenza alle grandi parole". 

Non grandi parole (amore, odio, sentimenti, passioni, moralismi) ma pragmatica politica per sciogliere drammi. Non c'è solo l'alternativa secca fra ideali e cinismo, ma anche la strada del realismo, la strada della laicità. Paradossalmente ha fatto irruzione nel mondo - secondo il custode dell'ortodossia cattolica - proprio con il cristianesimo. La fede cristiana, sostiene il Cardinale Ratzinger, ha distrutto il mito dello stato divino, il mito dello stato-paradiso e della società senza dominio o potere. Al suo posto ha invece collocato il realismo della ragione. Il primo servizio che la fede fa alla politica, spiega il Prefetto delle Congregazione per la Dottrina della Fede, è dunque la liberazione dell'uomo dall'irrazionalità dei miti politici che sono il vero rischio del nostro tempo. Essere sobri e attuare ciò che è possibile e non reclamare con il cuore in fiamme l'impossibile, è sempre stato difficile; la voce della ragione non è mai così forte come il grido irrazionale. 

Il grido che reclama le grandi cose ha la vibrazione del moralismo; limitarsi al possibile sembra invece una rinuncia alla passione morale, sembra il pragmatismo dei meschini. Ma la verità è che la morale politica consiste precisamente nella resistenza alla seduzione delle grandi parole con cui ci si fa gioco dell'umanità dell'uomo e delle sue possibilità. Dunque, per Ratzinger, il vero orizzonte morale della politica non è designato dalle "grandi parole", ma - esattamente al contrario - dalla "resistenza" a quel richiamo, a quell'inganno demagogico e ipocrita, in nome della realtà e delle sue leggi che poi sono la politica. Ratzinger arriva addirittura a fare l'apologia del compromesso come vera dimensione morale della politica, ribaltando così clamorosamente il senso comune. "Non è morale il moralismo dell'aventura, che intende realizzare da sé le cose di Dio. 

Lo è invece la lealtà che accetta le misure dell'uomo e compie, entro queste misure, l'opera dell'uomo. Non l'assenza di ogni compromesso, ma il compromesso stesso è la vera morale dell'attività politica", conclude il Cardinale nel volume "Chiesa, ecumenismo e politica" del 1987. Una prospettiva che esprime la sensibilità della bimillenaria tradizione cattolica. Scrive Ratzinger: "Quando la fede cristiana, la fede in una speranza superiore dell'uomo, decade, insorge allora di nuovo il mito dello stato divino, perché l'uomo non può rinunciare alla totalità della speranza".
Se invece Cristo è la speranza della vita, colui che dà senso a tutto, che perdona e sostiene, il cristianesimo è l'umile affidarsi alla sua misericordia e alla sua azione nel mondo. Così lo viveva anche Madre Teresa di Calcutta, una creatura che certo amava veramente, che infatti si guardava bene da qualsiasi mitologia, da qualunque moralismo sociale, da qualunque invettiva politica e da qualsiasi pretesa di costruire la Giustizia sulla terra. 

Si limitava prendersi cura teneramente e sostenere i morenti che trovava abbandonati per strada, "per amore di Gesù". Se invece si ritiene il cristianesimo un insieme di ideali a cui si è aderito e che impegna a "cambiare il mondo", come se questo fosso il suo compito, inevitabilmente si finirà a "reclamare con il cuore in fiamme l'impossibile" e a pretendere di sedurre il mondo con le "grandi parole".

Andrea Tornielli, giornalista professionista dal 1994, collabora con Panorama e Il Foglio. Dal 1997 è vaticanista del quotidiano Il Giornale e si occupa in particolare dei pellegrinaggio apostolici di Giovanni Paolo II. Numerose le sue pubblicazioni, tra cui ricordiamo: “Quando la Madonna piange” (Mondadori, 1995), “Papa Luciani. Il parroco del mondo (Segno, 1998), “Fatima. Il segreto svelato” (Gribaudi, 2000), “Pio XII. Il Papa degli Ebrei” (Piemme, 2001), “Il segreto di Milingo” (Piemme, 2001), “La scelta di Martini” (Piemme, 2002).

 

di Jan van Elzen/ 08/04/2003; Korazym.org

 

 

 

 

 

 

 

 

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