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IL
PAPA ALLA PLENARIA DEL PONT. CONSIGLIO PER IL
DIALOGO INTERRELIGIOSO |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 7 giugno 2008
Benedetto
XVI: un dialogo interreligioso autentico può esservi solo
tra persone preparate alla multiculturalità, consapevoli
e rispettose della fede altrui
Per
essere autentico, il dialogo interreligioso deve “essere
un cammino di fede”. Per questo non basta solo
moltiplicare le occasioni di incontro fra membri di fedi
diverse: occorre soprattutto che chi promuove tale dialogo
sia ben formato a questo delicato compito. E’ la
raccomandazione centrale che Benedetto XVI ha affidato
alla plenaria del Pontificio Consiglio per il dialogo
interreligioso, ricevuta stamattina in udienza. Da un
dialogo interreligioso fondato su simili presupposti, ha
affermato il Papa, scaturisce un’onda di carità e di
solidarietà per i poveri del mondo. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
Un
dialogo tra persone che professano fedi differenti non può
reggersi solo sulla frequenza degli incontri, ma sulla
loro qualità. Qualità che si traduce in una preparazione
accurata sul proprio e sull’altrui credo religioso e, in
definitiva, su un modo di procedere che punti con
trasparenza alla ricerca della verità, attraverso la
carità e il rispetto reciproco. E’ stato molto netto il
Papa nel precisare i termini con i quali la Chiesa deve
condurre i propri rapporti con le altre religioni, nel
solco tracciato dal Vaticano II. Prendendo a supporto il
magistero in materia, Benedetto XVI ha ricordato al
proprio uditorio raccolto nella Sala del Concistoro la sua
dichiarazione d’intenti resa subito dopo l’elezione a
Pontefice: ovvero, che “la Chiesa vuole continuare a
costruire ponti di amicizia con i seguaci di tutte le
religioni, al fine di ricercare il bene autentico di ogni
persona e della società nel suo insieme”. E cosa spinge
la Chiesa a questo compito? L’amore di Cristo:
“All the Church’s activities are to be…
Tutte le attività della Chiesa devono essere
permeate di amore. E’ l’amore, quindi, che invita ogni
credente ad ascoltare gli altri e a cercare aree di
collaborazione. Incoraggia i partner cristiani che
dialogano con i seguaci di altre religioni a proporre, non
imporre, la fede in Cristo che è ‘la via, la verità e
la vita’".
Tuttavia, ha puntualizzato Benedetto XVI, la “grande
proliferazione di incontri interreligiosi nel mondo di
oggi richiede discernimento”. Per “essere autentico
– ha affermato - tale dialogo deve essere un cammino di
fede. Ed è necessario, per i suoi promotori di essere ben
formati nella loro fede e ben informati in merito a quella
degli altri”:
“I understand that during your discussions…
Mi risulta che durante le vostre discussioni sono
state prese in considerazione alcune delle questioni
pratiche che riguardano i rapporti interreligiosi:
l'identità dei partner nel dialogo, l'educazione
religiosa nelle scuole, le conversioni, il proselitismo,
la reciprocità, la libertà religiosa, e il ruolo di
leader religiosi in società. Si tratta di questioni
importanti alle quali i leader religiosi, che vivono e
lavorano in società pluraliste, devono prestare la
massima attenzione”.
E' per questo motivo, ha proseguito il Papa, che “ho
incoraggiato gli sforzi del Pontificio Consiglio per il
dialogo Interreligioso nell’organizzare corsi di
formazione e programmi per il dialogo interreligioso in
favore dei diversi gruppi cristiani, specialmente per i
giovani seminaristi e per le persone che operano negli
istituti di istruzione terziaria”. Un incoraggiamento
che il dicastero vaticano - secondo le parole del suo
presidente, il cardinale Jean Louis Tauran - si accinge a
trasformare in un documento specifico: delle “Linee
guida” per le Chiese locali “che vivono in contesti
plurietnici, plurireligiose e pluriculturali”:
“Interreligious collaboration provides
opportunities…
La collaborazione interreligiosa offre l'opportunità
di esprimere i più alti ideali di ogni tradizione
religiosa. Aiutare gli ammalati, soccorrere le vittime di
catastrofi naturali o della violenza, la cura per gli
anziani e i poveri: questi sono alcuni dei settori in cui
collaborano persone di diverse religioni. Incoraggio tutti
coloro che si ispirano all'insegnamento delle loro
religioni ad aiutare i membri sofferenti di ogni società”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI ALLA X ASSEMBLEA PLENARIA
DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
Sala del
Concistoro
Sabato, 7 giugno 2008
Eminenza,
Cari Fratelli Vescovi,
Signore e Signori,
Sono
lieto di avere questa opportunità di incontrarvi alla
conclusione della decima Assemblea Plenaria del Pontificio
Consiglio per il Dialogo Interreligoso. A voi tutti che
partecipate a questo importante incontro porgo cordiali
saluti. Ringrazio in particolare il Cardinale Jean-Louis
Tauran per le sue cortesi parole.
"Dialogo
in veritate et caritate: orientamenti
pastorali" questo è il tema della vostra Assemblea
Plenaria. Apprendo con gioia che in queste giornate avete
cercato di pervenire a una comprensione più profonda
dell'approccio della Chiesa cattolica verso i membri di
altre tradizioni religiose. Avete considerato l'obiettivo
più ampio del dialogo, che è scoprire la verità, e la
sua motivazione, che è la carità, in ottemperanza alla
missione divina affidata alla Chiesa da nostro Signore Gesù
Cristo.
All'inizio
del mio pontificato ho affermato che "la Chiesa vuole
continuare a costruire ponti di amicizia con i seguaci di
tutte le religioni, al fine di ricercare il bene autentico
di ogni persona e della società nel suo insieme" (Discorso
ai Rappresentanti delle Chiese e comunità ecclesiali e di
altre Religioni non cristiane, 25 aprile 2005).
Mediante il ministero dei Successori di Pietro, inclusa
l'opera del Pontificio Consiglio per il Dialogo
Interreligioso, e gli sforzi degli ordinari locali e del
popolo di Dio nel mondo, la Chiesa continua a raggiungere
i seguaci di altre religioni. In tal modo esprime un
desiderio di incontro e di collaborazione in verità e
libertà. Come ha affermato il mio venerato Predecessore,
Papa Paolo vi, la responsabilità principale della Chiesa
è il servizio alla verità: "verità su Dio,
verità sull'uomo e sul suo destino misterioso, verità
sul mondo. Verità difficile che ricerchiamo nella Parola
di Dio" (Evangelii
nuntiandi, n. 78).
Gli
esseri umani cercano risposte ad alcune domande
esistenziali: qual è l'origine e il destino degli
esseri umani? Che cosa sono il bene e il male? Che cosa
attende gli esseri umani alla fine della loro esistenza
terrena? Tutti hanno il dovere naturale e l'obbligo morale
di ricercare la verità. Conosciutala, sono tenuti ad
aderire ad essa e a ordinare la propria vita secondo le
sue esigenze (cfr Nostra
Aetate, 1 e Dignitatis
humanae, n. 2).
Cari
amici, "Caritas Christi urge nos" (2
Cor 5, 14). È l'amore di Cristo che esorta la Chiesa
a raggiungere ogni essere umano senza distinzione, oltre i
confini della Chiesa visibile. La fonte della missione
della Chiesa è l'amore divino. Questo amore è rivelato
in Cristo e reso presente dall'azione dello Spirito Santo.
Tutte le attività della Chiesa sono pervase dall'amore (cfr
Ad
gentes, 2-5; Evangelii
nuntiandi, n. 26 e Dialogo e missione, n.
9).
È dunque
l'amore che esorta ogni credente ad ascoltare l'altro e a
cercare aree di collaborazione. Incoraggia gli
interlocutori cristiani nel dialogo con i seguaci di altre
religioni a proporre, ma non a imporre, la fede in Cristo
che è "la via, la verità e la vita" (Gv 14,
16). Come ho affermato nelle mie recenti Encicliche, la
fede cristiana ci ha mostrato che "verità,
giustizia, amore non sono semplicemente ideali, ma realtà
di grandissima densità" (Spe
salvi, n. 39). Per la Chiesa "la carità non
è una specie di attività di assistenza sociale che si
potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua
natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa
essenza" (Deus
caritas est, n. 25).
La grande
proliferazione di incontri interreligiosi nel mondo di
oggi richiede discernimento. A questo proposito, sono
lieto di osservare che in queste giornate avete riflettuto
sugli orientamenti pastorali per il dialogo
interreligioso. A partire dal Concilio Vaticano ii si è
prestata attenzione agli elementi spirituali che le
diverse tradizioni religiose hanno in comune. In numerosi
modi, ciò ha contribuito a edificare ponti di
comprensione al di là dei confini religiosi. So che
durante i vostri dibattiti avete considerato alcune
questioni di interesse pratico nei rapporti
interreligiosi: l'identità degli interlocutori del
dialogo, l'educazione religiosa nelle scuole, la
conversione, il proselitismo, la reciprocità, la libertà
religiosa e il ruolo dei responsabili religiosi nella
società. Queste sono questioni importanti alle quali i
responsabili che vivono e operano in società
pluralistiche devono prestare molta attenzione.
È
importante evidenziare la necessità di una buona
formazione per quanti promuovono il dialogo
interreligioso, che per essere autentico deve essere un
cammino di fede. Com'è necessario, dunque, per i suoi
promotori essere ben formati nelle loro convinzioni e ben
informati su quelle degli altri! Per questo motivo
incoraggio gli sforzi del Pontifico Consiglio per il
Dialogo Interreligioso volti a organizzare corsi di
formazione e programmi di dialogo interreligioso per
differenti gruppi cristiani, in particolare seminaristi e
giovani negli istituti educativi terziari.
La
collaborazione interreligiosa offre opportunità di
esprimere gli ideali più elevati di ogni tradizione
religiosa. Assistere i malati, recare soccorso alle
vittime dei disastri naturali o della violenza, prendersi
cura degli anziani e dei poveri: queste sono alcune
delle aree in cui le persone di differenti religioni
collaborano. Incoraggio quanti sono ispirati
dall'insegnamento delle loro religioni ad aiutare i membri
sofferenti della società.
Cari
amici, alla fine della vostra Assemblea Plenaria, vi
ringrazio per il lavoro svolto. Vi chiedo di portare il
messaggio di buona volontà del Successore di Pietro al
vostro gregge cristiano e a tutti i vostri amici di altre
religioni. Di cuore vi imparto la mia Benedizione
Apostolica quale pegno di grazia e di pace in nostro
Signore e Salvatore Gesù Cristo.
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