|
UDIENZA
AI DIACONI PERMANENTI DELLA DIOCESI ROMANA (18/02/2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
18 febbraio 2006
SERVITORI
DELLA VERITA’ PER ESSERE PORTATORI DI GIOIA, TRA
ANNUNCIO E CARITA’ CONCRETA: L’ESORTAZIONE DI
BENEDETTO XVI AI DIACONI PERMANENTI DELLA DIOCESI DI ROMA
|

|
Testimoni
con la parola e le opere della verità cristiana, capaci
di una solidarietà pronta ad intervenire per sanare le
povertà sociali e spirituali dei propri simili. E’ la
consegna lasciata da Benedetto XVI ai diaconi permanenti
della diocesi di Roma, accolti in udienza questa mattina
nel 25° del ripristino di tale servizio all’interno
della Chiesa capitolina. Ad accompagnare il gruppo di 400
persone nella Sala Clementina c’erano, tra gli altri il
cardinale vicario, Camillo Ruini, e il vescovo Vincenzo
Apicella, in rappresentanza del Centro diocesano per il
Diaconato permanente. Il servizio di Alessandro De Carolis.
|
**********
Una
vocazione da “servi” sul modello del Servo per
eccellenza, Cristo. E dunque, servitori della verità
portata da Gesù nel Vangelo. Servitori degli indigenti,
perché la fede senza le opere “è morta in se stessa.
Servitori dei nuovi poveri: coloro per i quali il senso
dell’esistenza è o è diventato oscuro. Tra queste
sponde, Benedetto XVI vede svolgersi il ruolo ecclesiale e
sociale dei diaconi permanenti. Il motto di Cristo -
“sono venuto non per essere servito ma per servire” -
è il loro motto, così come la lavanda dei piedi è il
massimo esempio della “diaconia”, dove Gesù compie di
persona una mansione da schiavo:
“L’unione
con Cristo, da coltivare attraverso la preghiera, la vita
sacramentale e in particolare l’adorazione eucaristica,
è di massima importanza per il vostro ministero affinché
esso possa realmente testimoniare l’amore di Dio.
Infatti, come ho scritto nell’Enciclica Deus caritas
est, da Dio “l’amore può essere ‘comandato’ perché
prima è donato”. Cari diaconi, accogliete con gioia e
gratitudine l’amore che il Signore nutre per voi e che
riversa nella vostra vita, e con generosità donate agli
uomini quello che gratuitamente avete ricevuto”.
I destinatari di tale dedizione, ha indicato il Papa, sono
certamente i poveri della città, verso i quali, ha
aggiunto, la Chiesa di Roma “ha una lunga tradizione”
di servizio. Ma anche altre sono le miserie da assistere.
Benedetto XVI ha messo in primo piano la “povertà
spirituale e culturale” di chi “ha smarrito il senso
della vita” o di quei giovani che “chiedono di
incontrare uomini che li sappiano ascoltare e consigliare
nelle difficoltà” dell’esistenza. Ringraziando i
diaconi permanenti per questo servizio, aperto
specialmente verso le famiglie – a iniziare dalla loro -
ma esercitato anche in strutture civili, come uffici,
scuole e ospedali, il Papa ha osservato:
“Annunciando
il Vangelo, potrete donare la Parola capace di illuminare
e dare significato al lavoro dell’uomo, alla sofferenza
degli ammalati, e aiuterete le nuove generazioni a
scoprire la bellezza della fede cristiana. Sarete, in tal
modo, diaconi della Verità che rende liberi, e condurrete
gli abitanti di questa città ad incontrare Gesù Cristo.
Accogliere il Redentore nella propria vita è per l’uomo
fonte di una gioia profonda, una gioia che può donare la
pace anche nei momenti di prova. Siate, dunque, i
servitori della Verità per essere portatori della gioia
che Dio vuole donare ad ogni uomo”.
Infine,
Benedetto XVI si è soffermato sulla “silenziosa e
quotidiana testimonianza della carità”, propria del
ministero diaconale fin dai primi istanti di vita della
Chiesa:
“Molti
sono i poveri, spesso provenienti da paesi molto lontani
dall’Italia, che bussano alle porte delle comunità
parrocchiali per chiedere un aiuto necessario a superare
momenti di grave difficoltà. Accogliete questi fratelli
con grande cordialità e disponibilità, e cercate, per
quanto possibile, di aiutarli nelle loro necessità,
ricordando sempre le parole del Signore: 'Ogni
volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi
miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’”.
**********
DISCORSO
DEL PAPA
-
FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
diaconi romani,
sono
particolarmente lieto dell’incontro odierno, che avviene
nel 25° anniversario del ripristino del diaconato
permanente nella Diocesi di Roma. Saluto con affetto il
Cardinale Vicario, che ringrazio per le parole che a nome
di tutti mi ha indirizzato. Saluto pure il Vescovo
Monsignor Vincenzo Apicella, finora incaricato del Centro
Diocesano per il diaconato permanente, e Mons. Francesco
Peracchi, Delegato del Cardinale Vicario, che da anni
segue la vostra formazione. Porgo a ciascuno di voi e alle
vostre famiglie il mio più cordiale benvenuto.
L’apostolo
Paolo in un passo famoso della Lettera ai Filippesi
afferma che Cristo "spogliò se stesso, assumendo la
condizione di servo" (Fil 2,7). E’ Lui,
Cristo, l’esempio a cui guardare. Nel Vangelo Egli ha
detto ai suoi discepoli di essere venuto "non per
essere servito ma per servire" (cfr Mt 20,28).
In particolare, durante l’Ultima Cena, dopo aver
nuovamente spiegato agli Apostoli di essere in mezzo a
loro "come colui che serve" (Lc 22,27),
ha compiuto l’umile gesto, riservato agli schiavi, di
lavare i piedi ai Dodici, dando così l’esempio perché
i suoi discepoli potessero imitarlo nel servizio e
nell’amore vicendevole. L’unione con Cristo, da
coltivare attraverso la preghiera, la vita sacramentale e
in particolare l’adorazione eucaristica, è di massima
importanza per il vostro ministero affinché esso possa
realmente testimoniare l’amore di Dio. Infatti, come ho
scritto nell’Enciclica Deus caritas est, da Dio
"l’amore può essere ‘comandato’ perché prima
è donato" (n. 14). Cari diaconi, accogliete con
gioia e gratitudine l’amore che il Signore nutre per voi
e che riversa nella vostra vita, e con generosità donate
agli uomini quello che gratuitamente avete ricevuto. La
Chiesa di Roma ha una lunga tradizione nel servizio ai
poveri della città. In questi anni sono emerse nuove
forme di povertà: molte persone, infatti, hanno smarrito
il senso della vita e non posseggono una verità su cui
costruire la propria esistenza; tanti giovani chiedono di
incontrare uomini che li sappiano ascoltare e consigliare
nelle difficoltà della vita. A fianco della povertà
materiale, troviamo anche una povertà spirituale e
culturale. La nostra Diocesi, consapevole che l’incontro
con Cristo "dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò
la direzione decisiva" (Deus caritas est, 1),
sta dedicando particolare attenzione al tema della
trasmissione della fede.
Cari
diaconi, vi ringrazio per i servizi che con grande
generosità svolgete in numerose comunità parrocchiali di
Roma, dedicandovi in particolare alla pastorale
battesimale e a quella familiare. Insegnando il Vangelo di
Cristo, che vi è stato consegnato dal Vescovo il giorno
della vostra ordinazione, voi aiutate i genitori che
chiedono il battesimo per i loro figli ad approfondire il
mistero della vita divina che ci è stata donata e quello
della Chiesa, la grande famiglia di Dio, mentre ai
fidanzati che desiderano celebrare il sacramento del
matrimonio annunciate la verità sull’amore umano,
spiegando così che "il matrimonio basato su un amore
esclusivo e definitivo diventa l’icona del rapporto di
Dio con il suo popolo e viceversa" (Deus caritas
est, 11). Molti di voi svolgono un’attività
lavorativa negli uffici, negli ospedali e nelle scuole: in
questi ambienti siete chiamati ad essere servitori della
Verità. Annunciando il Vangelo, potrete donare la Parola
capace di illuminare e dare significato al lavoro
dell’uomo, alla sofferenza degli ammalati, e aiuterete
le nuove generazioni a scoprire la bellezza della fede
cristiana. Sarete, in tal modo, diaconi della Verità che
rende liberi, e condurrete gli abitanti di questa città
ad incontrare Gesù Cristo. Accogliere il Redentore nella
propria vita è per l’uomo fonte di una gioia profonda,
una gioia che può donare la pace anche nei momenti di
prova. Siate, dunque, i servitori della Verità per essere
portatori della gioia che Dio vuole donare ad ogni uomo.
Non è
sufficiente però annunciare la fede solo con le parole
perché, come ricorda l’Apostolo Giacomo, la fede
"se non ha le opere, è morta in se stessa" (Gc
2,17). È dunque necessario affiancare all’annuncio del
Vangelo la testimonianza concreta della carità, che
"non è per la Chiesa una specie di attività di
assistenza sociale… ma appartiene alla sua natura, è
espressione irrinunciabile della sua stessa essenza"
(Deus caritas est, 25). L’esercizio della carità
appartiene fin dall’inizio al ministero diaconale: i
sette, di cui parlano gli Atti degli Apostoli, furono
eletti per servire alle mense. Voi, che appartenete alla
Chiesa di Roma, siete gli eredi di una lunga tradizione,
che ha nel diacono Lorenzo una figura singolarmente bella
e luminosa. Molti sono i poveri, spesso provenienti da
paesi molto lontani dall’Italia, che bussano alle porte
delle comunità parrocchiali per chiedere un aiuto
necessario a superare momenti di grave difficoltà.
Accogliete questi fratelli con grande cordialità e
disponibilità, e cercate, per quanto possibile, di
aiutarli nelle loro necessità, ricordando sempre le
parole del Signore: "Ogni volta che avete fatto
queste cose a uno solo di questi miei fratelli più
piccoli, l’avete fatto a me" (Mt 25,40).
Esprimo la mia gratitudine a quanti fra voi sono impegnati
in questa silenziosa e quotidiana testimonianza della
carità. Attraverso il vostro servizio, infatti, anche i
poveri percepiscono di far parte di quella grande famiglia
dei figli di Dio, che è la Chiesa.
Cari
diaconi romani, vivendo e testimoniando l’infinita carità
di Dio, il vostro ministero possa essere sempre al
servizio dell’edificazione della Chiesa come comunione.
Nel vostro lavoro siete sostenuti dall’affetto e dalla
preghiera delle vostre famiglie. La vostra vocazione è
una grazia particolare per la vostra vita familiare, che
in questo modo è chiamata ad aprirsi sempre più
all’accoglienza della volontà del Signore e delle
necessità della Chiesa. Il Signore ricompensi la
disponibilità con la quale le vostre mogli e i vostri
figli vi accompagnano nel vostro servizio all’intera
comunità ecclesiale.
Maria,
l’umile serva del Signore che ha donato al mondo il
Salvatore, e il diacono Lorenzo, che ha amato il Signore
fino a donare la vita per lui, vi accompagnino sempre con
la loro intercessione. Con questi sentimenti, imparto di
cuore a ciascuno di voi la Benedizione Apostolica, che
volentieri estendo a quanti vi sono cari e a quanti
incontrate nel vostro ministero.
©
Copyright 2005 - Libreria Editrice Vaticana
|
|