CELEBRAZIONE
DELLA DOMENICA DELLE PALME (1/04/2007)
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Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 1 aprile 2007
Domenica
delle Palme e Giornata Mondiale della Gioventù: il Papa
invita
i
giovani a non accontentarsi di ciò che tutti pensano o
fanno, ma
a interrogarsi su Dio che si è reso sofferente per noi
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Migliaia
di giovani hanno partecipato oggi in Piazza San
Pietro, in una fresca giornata di primavera, alla
Messa presieduta da Benedetto XVI nella Domenica
delle Palme e della Passione del Signore e in
occasione della XXII Giornata Mondiale della Gioventù
celebrata
a livello diocesano e ulteriore tappa del
cammino che porterà alla GMG di Sydney 2008. |
Il
Papa ha invitato i giovani al coraggio di opporsi alla
violenza e alla menzogna, a non accontentarsi di ciò che
tutti pensano o fanno ma a interrogarsi su Dio per seguire
Gesù, Re della pace e della giustizia, che per noi si è
reso sofferente. Il servizio di Sergio Centofanti.
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In
un’atmosfera di grande raccoglimento il Papa ha guidato
la suggestiva processione della Domenica delle Palme in
Piazza San Pietro fino al sagrato della Basilica Vaticana,
quindi ha benedetto le palme e gli ulivi. Benedetto XVI ha
affermato che in questa processione ci associamo alla
folla dei discepoli che, in gioia festosa, accompagnano il
Signore nel suo ingresso in Gerusalemme. E come loro
“lodiamo il Signore a gran voce per tutti i prodigi che
abbiamo veduto”:
“Sì,
anche noi abbiamo visto e vediamo tuttora i prodigi di
Cristo: come Egli porti uomini e donne a rinunciare alle
comodità della propria vita e a mettersi totalmente a
servizio dei sofferenti; come Egli dia il coraggio a
uomini e donne di opporsi alla violenza e alla menzogna,
per far posto nel mondo alla verità; come Egli, nel
segreto, induca uomini e donne a far del bene agli altri,
a suscitare la riconciliazione dove c’era l’odio, a
creare la pace dove regnava l’inimicizia”.
Nella
processione delle Palme – ha ricordato il Pontefice -
professiamo la regalità di Cristo, riconosciamo
cioè Gesù come “il Re della pace e della giustizia”:
“Riconoscerlo
come Re significa: accettarlo come Colui che ci indica la
via, del quale ci fidiamo e che seguiamo. Significa
accettare giorno per giorno la sua parola come criterio
valido per la nostra vita. Significa vedere in Lui
l’autorità alla quale ci sottomettiamo. Ci
sottomettiamo a Lui, perché la sua autorità è
l’autorità della verità”.
Il
Papa esorta a dire il “nostro sì” a Cristo, “ad
andare con Lui ovunque ci porti”,
affidandoci “totalmente alla sua guida”. Ma
“che cosa vuol dire in concreto seguire Cristo?”: “si
tratta afferma Benedetto XVI – di un mutamento interiore
dell’esistenza”:
“Richiede
che io non sia più chiuso nel
mio io considerando la mia autorealizzazione
la ragione principale della mia vita. Richiede che io mi doni
liberamente a un Altro – per la verità, per l’amore,
per Dio che, in Gesù Cristo, mi precede e mi indica la
via. Si tratta della decisione fondamentale di non
considerare più l’utilità e il guadagno, la carriera e
il successo come scopo ultimo della mia vita, ma di
riconoscere invece come criteri autentici la verità e
l’amore. Si tratta della scelta tra il vivere solo per
me stesso o il donarmi – per la cosa più grande. E
consideriamo bene che verità e amore non sono valori
astratti; in Gesù Cristo essi sono divenuti persona.
Seguendo Lui entro nel servizio della verità e
dell’amore. Perdendomi mi ritrovo”.
Nella
Liturgia della Domenica delle Palme viene
cantato il Salmo 24 che anche in Israele era un canto processionale
usato nella salita al monte del tempio. “Il Salmo –
afferma il Papa -
interpreta la salita interiore di cui la salita
esteriore è immagine e ci spiega così ancora una volta
che cosa significhi il salire con Cristo”. E “coloro
che salgono e vogliono giungere veramente in alto,
arrivare fino all’altezza vera, devono essere persone
che si interrogano su Dio”:
“Persone
che scrutano intorno a sé per cercare Dio, per cercare il
suo Volto. Cari giovani amici – quanto è importante
oggi proprio questo: non lasciarsi semplicemente portare
qua e la nella vita; non accontentarsi di ciò che tutti
pensano e dicono e fanno. Scrutare intorno a sé nella
ricerca di Dio. Non lasciare che la domanda su Dio si
dissolva nelle nostre anime. Il desiderio di ciò che è
più grande. Il desiderio di conoscere Lui – il suo
Volto…”
Condizione
per salire – recita il Salmo – è avere “mani
innocenti e cuore puro”:
“Mani
innocenti – sono mani che non vengono
usate per atti di violenza. Sono mani che non sono
sporcate con la corruzione, con tangenti. Cuore puro –
quando il cuore è puro? È puro un cuore che non finge e
non si macchia con menzogna e ipocrisia. Che rimane
trasparente come acqua sorgiva, perché non conosce
doppiezza. È puro un cuore che non si strania con
l’ebbrezza del piacere; un cuore il cui amore è vero e
non è soltanto passione di un momento. Mani innocenti e
cuore puro: se noi camminiamo con Gesù, saliamo e
troviamo le purificazioni che ci portano veramente a quell’altezza
a cui l’uomo è destinato:
l’amicizia con Dio stesso”.
“Nella
vecchia liturgia della Domenica delle Palme – ricorda il
Papa -
il sacerdote, giunto davanti alla chiesa, bussava
fortemente con l’asta della croce della processione al
portone ancora chiuso, che in seguito a questo bussare si
apriva … una bella immagine per il mistero dello stesso
Gesù Cristo che, con il legno della sua croce, con la
forza del suo amore che si dona, ha bussato dal lato del
mondo alla porta di Dio; dal lato di un mondo che non
riusciva a trovare accesso presso Dio”:
“Con
la croce Gesù ha spalancato la porta di Dio, la porta tra
Dio e gli uomini. Ora essa è aperta. Ma anche
dall’altro lato il Signore bussa con la sua croce: bussa
alle porte del mondo, alle porte dei nostri cuori, che così
spesso e in così gran numero sono chiuse per Dio. E ci
parla più o meno così: se le prove che Dio nella
creazione ti dà della sua esistenza non riescono ad
aprirti per Lui; se la parola di Dio e il messaggio della
Chiesa ti lasciano indifferente – allora guarda a me, al
Dio che per te si è reso sofferente, che personalmente
patisce con te – vedi che io soffro per amore tuo e
apriti a me e a Dio Padre”.
“Il
Signore ci aiuti ad aprire la porta del cuore – è la
preghiera del Papa - affinché Egli, il Dio vivente, possa
nel suo Figlio arrivare in questo nostro tempo,
raggiungere la nostra vita”.
Al
termine della Messa il Papa ha salutato nelle varie lingue
i pellegrini presenti e in particolare i giovani…
Ha
ricordato loro il comandamento di Cristo, tema della XXII
Giornata Mondiale della Gioventù: “Come io
vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri”
. Infine, a tutti ha augurato una Settimana Santa ricca di
frutti spirituali, da vivere in intima unione con la
Vergine Maria:
“Da
Lei impariamo il silenzio interiore, lo sguardo del cuore,
la fede amorosa per seguire Gesù sulla via della Croce,
che conduce alla luce gioiosa della Risurrezione”.
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OMELIA
DEL SANTO PADRE
Cari
fratelli e sorelle,
nella
processione della Domenica delle Palme ci associamo alla
folla dei discepoli che, in gioia festosa, accompagnano il
Signore nel suo ingresso in Gerusalemme. Come loro lodiamo
il Signore a gran voce per tutti i prodigi che abbiamo
veduto. Sì, anche noi abbiamo visto e vediamo tuttora i
prodigi di Cristo: come Egli porti uomini e donne a
rinunciare alle comodità della propria vita e a mettersi
totalmente a servizio dei sofferenti; come Egli dia il
coraggio a uomini e donne di opporsi alla violenza e alla
menzogna, per far posto nel mondo alla verità; come Egli,
nel segreto, induca uomini e donne a far del bene agli
altri, a suscitare la riconciliazione dove c’era
l’odio, a creare la pace dove regnava l’inimicizia.
La
processione è anzitutto una gioiosa testimonianza che
rendiamo a Gesù Cristo, nel quale è diventato visibile a
noi il Volto di Dio e grazie al quale il cuore di Dio è
aperto a tutti noi. Nel Vangelo di Luca il racconto
dell’inizio del corteo nei pressi di Gerusalemme è
composto in parte letteralmente sul modello del rito
dell’incoronazione col quale, secondo il Primo Libro dei
Re, Salomone fu rivestito come erede della regalità di
Davide (cfr 1 Re 1,33-35). Così la processione
delle Palme è anche una processione di Cristo Re: noi
professiamo la regalità di Gesù Cristo, riconosciamo Gesù
come il Figlio di Davide, il vero Salomone – il Re della
pace e della giustizia. Riconoscerlo come Re significa:
accettarlo come Colui che ci indica la via, del quale ci
fidiamo e che seguiamo. Significa accettare giorno per
giorno la sua parola come criterio valido per la nostra
vita. Significa vedere in Lui l’autorità alla quale ci
sottomettiamo. Ci sottomettiamo a Lui, perché la sua
autorità è l’autorità della verità.
La
processione delle Palme è – come quella volta per i
discepoli – anzitutto espressione di gioia, perché
possiamo conoscere Gesù, perché Egli ci concede di
essere suoi amici e perché ci ha donato la chiave della
vita. Questa gioia, che sta all’inizio, è però anche
espressione del nostro "sì" a Gesù e della
nostra disponibilità ad andare con Lui ovunque ci porti.
L’esortazione che stava oggi all’inizio della nostra
liturgia interpreta perciò giustamente la processione
anche come rappresentazione simbolica di ciò che
chiamiamo "sequela di Cristo": "Chiediamo
la grazia di seguirlo", abbiamo detto.
L’espressione "sequela di Cristo" è una
descrizione dell’intera esistenza cristiana in generale.
In che cosa consiste? Che cosa vuol dire in concreto
"seguire Cristo?"
All’inizio,
con i primi discepoli, il senso era molto semplice ed
immediato: significava che queste persone avevano deciso
di lasciare la loro professione, i loro affari, tutta la
loro vita per andare con Gesù. Significava intraprendere
una nuova professione: quella di discepolo. Il contenuto
fondamentale di questa professione era l’andare con il
maestro, l’affidarsi totalmente alla sua guida. Così la
sequela era una cosa esteriore e, allo stesso tempo, molto
interiore. L’aspetto esteriore era il camminare dietro
Gesù nelle sue peregrinazioni attraverso la Palestina;
quello interiore era il nuovo orientamento
dell’esistenza, che non aveva più i suoi punti di
riferimento negli affari, nel mestiere che dava da vivere,
nella volontà personale, ma che si abbandonava totalmente
alla volontà di un Altro. L’essere a sua disposizione
era ormai diventata la ragione di vita. Quale rinuncia
questo comportasse a ciò che era proprio, quale
distogliersi da se stessi, lo possiamo riconoscere in modo
assai chiaro in alcune scene dei Vangeli.
Ma con ciò
si palesa anche che cosa significhi per noi la sequela e
quale sia la sua vera essenza per noi: si tratta di un
mutamento interiore dell’esistenza. Richiede che io non
sia più chiuso nel mio io considerando la mia
autorealizzazione la ragione principale della mia vita.
Richiede che io mi doni liberamente a un Altro – per la
verità, per l’amore, per Dio che, in Gesù Cristo, mi
precede e mi indica la via. Si tratta della decisione
fondamentale di non considerare più l’utilità e il
guadagno, la carriera e il successo come scopo ultimo
della mia vita, ma di riconoscere invece come criteri
autentici la verità e l’amore. Si tratta della scelta
tra il vivere solo per me stesso o il donarmi – per la
cosa più grande. E consideriamo bene che verità e amore
non sono valori astratti; in Gesù Cristo essi sono
divenuti persona. Seguendo Lui entro nel servizio della
verità e dell’amore. Perdendomi mi ritrovo.
Ritorniamo
alla liturgia e alla processione delle Palme. In essa la
liturgia prevede come canto il Salmo 24 [23], che era
anche in Israele un canto processionale usato nella salita
al monte del tempio. Il Salmo interpreta la salita
interiore di cui la salita esteriore è immagine e ci
spiega così ancora una volta che cosa significhi il
salire con Cristo. "Chi salirà il monte del
Signore?", chiede il Salmo, ed indica due condizioni
essenziali. Coloro che salgono e vogliono giungere
veramente in alto, arrivare fino all’altezza vera,
devono essere persone che si interrogano su Dio. Persone
che scrutano intorno a sé per cercare Dio, per cercare il
suo Volto. Cari giovani amici – quanto è importante
oggi proprio questo: non lasciarsi semplicemente portare
qua e la nella vita; non accontentarsi di ciò che tutti
pensano e dicono e fanno. Scrutare Dio e cercare Dio. Non
lasciare che la domanda su Dio si dissolva nelle nostre
anime. Il desiderio di ciò che è più grande. Il
desiderio di conoscere Lui – il suo Volto…
L’altra
condizione molto concreta per la salita è questa: può
stare nel luogo santo "chi ha mani innocenti e cuore
puro". Mani innocenti – sono mani che non vengono
usate per atti di violenza. Sono mani che non sono
sporcate con la corruzione, con tangenti. Cuore puro –
quando il cuore è puro? È puro un cuore che non finge e
non si macchia con menzogna e ipocrisia. Un cuore che
rimane trasparente come acqua sorgiva, perché non conosce
doppiezza. È puro un cuore che non si strania con
l’ebbrezza del piacere; un cuore il cui amore è vero e
non è soltanto passione di un momento. Mani innocenti e
cuore puro: se noi camminiamo con Gesù, saliamo e
troviamo le purificazioni che ci portano veramente a
quell’altezza a cui l’uomo è destinato: l’amicizia
con Dio stesso.
Il salmo
24 [23] che parla della salita termina con una liturgia
d’ingresso davanti al portale del tempio:
"Sollevate, porte i vostri frontali, alzatevi, porte
antiche, ed entri il re della gloria". Nella vecchia
liturgia della Domenica delle Palme il sacerdote, giunto
davanti alla chiesa, bussava fortemente con l’asta della
croce della processione al portone ancora chiuso, che in
seguito a questo bussare si apriva. Era una bella immagine
per il mistero dello stesso Gesù Cristo che, con il legno
della sua croce, con la forza del suo amore che si dona,
ha bussato dal lato del mondo alla porta di Dio; dal lato
di un mondo che non riusciva a trovare accesso presso Dio.
Con la croce Gesù ha spalancato la porta di Dio, la porta
tra Dio e gli uomini. Ora essa è aperta. Ma anche
dall’altro lato il Signore bussa con la sua croce: bussa
alle porte del mondo, alle porte dei nostri cuori, che così
spesso e in così gran numero sono chiuse per Dio. E ci
parla più o meno così: se le prove che Dio nella
creazione ti dà della sua esistenza non riescono ad
aprirti per Lui; se la parola della Scrittura e il
messaggio della Chiesa ti lasciano indifferente – allora
guarda a me, tuo Signore e tuo Dio.
È questo
l’appello che in quest’ora lasciamo penetrare nel
nostro cuore. Il Signore ci aiuti ad aprire la porta del
cuore, la porta del mondo, affinché Egli, il Dio vivente,
possa nel suo Figlio arrivare in questo nostro tempo,
raggiungere la nostra vita. Amen.
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