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DISCORSO
AI PARTECIPANTI Al CONVEGNO SULL'EMBRIONE UMANO (27/02/2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
27 febbraio 2006
LA
VITA UMANA E’ SACRA E VA RISPETTATA FIN DAL CONCEPIMENTO
PERCHE’
DIO STESSO, CHE NE E’ IL CREATORE, LA AMA SENZA DISTINZIONI
IN
QUALUNQUE ISTANTE DEL SUO SVILUPPO. COSI’ IL PAPA AI PARTECIPANTI
AL CONGRESSO INTERNAZIONALE SULL’EMBRIONE, IN CORSO IN
VATICANO
Dio
non fa differenza tra la vita venuta alla luce e quella
non nata, perché entrambe portano in sé il segno della
sua paternità, da sempre difesa dalla Chiesa. E’ la
riflessione che Benedetto XVI ha compiuto intrattenendosi
questa mattina con i circa 350 partecipanti al Congresso
internazionale iniziato stamani nell’Aula nuova del
sinodo, in Vaticano. Il Congresso, promosso dalla
Pontificia Accademia per la Vita e in programma fino a
domani, si intitola “L’embrione umano nella fase del preimpianto”
e concentra la propria attenzione, tra etica e diritto,
sui primissimi stadi di sviluppo delle cellule embrionali.
Il servizio di Alessandro De Carolis:
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La
vita umana e le leggi che la governano sono un mistero che
l’intelligenza umana può penetrare fino a un certo
punto. Oltre questa soglia, inizia “l’avventura della
trascendenza” che trova risposte nella fede in Dio e
nella Sacra Scrittura, tra le cui pagine è scritto tutto
l’amore di Dio “verso ciascun essere umano ancor prima
del suo prendere forma nel seno della madre”. Con i
ricercatori e gli studiosi di genetica impegnati a
congresso in Vaticano sull’embrione umano colto nei suoi
primissimi giorni dal concepimento, Benedetto XVI ha
voluto sottolineare il rapporto tra ricerca scientifica e
riflessione etica. Si tratta – ha riconosciuto – di
“un argomento affascinante” e al tempo stesso
“difficile e impegnativo”, del quale “né la Sacra
Scrittura né la Tradizione cristiana più antica possono
contenere trattazioni esplicite”. Tuttavia, ha osservato
poco dopo il Papa:
“Anche
in mancanza di espliciti insegnamenti sui primissimi
giorni di vita del nascituro, è possibile trovare nella
Sacra Scrittura preziose indicazioni che motivano
sentimenti d'ammirazione e di riguardo nei confronti
dell'uomo appena concepito, specialmente in chi, come voi,
si propone di studiare il mistero della generazione
umana”.
I
libri sacri – ha proseguito Benedetto XVI –
“intendono mostrare l'amore di Dio verso ciascun essere
umano ancor prima del suo prender forma nel seno della
madre”. Un amore che “non fa differenza fra il
neoconcepito ancora nel grembo di sua madre, e il bambino,
o il giovane, o l'uomo maturo o l'anziano. Non fa
differenza perché in ognuno di essi
vede l'impronta della propria immagine e somiglianza”:
“Per
questo il Magistero della Chiesa ha costantemente
proclamato il carattere sacro e inviolabile di ogni vita
umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale.
Questo giudizio morale vale già agli inizi della vita di
un embrione, prima ancora che si sia impiantato nel seno
materno, che lo custodirà e nutrirà per nove mesi fino
al momento della nascita: “La vita umana è sacra e
inviolabile in ogni momento della sua esistenza, anche in
quello iniziale che precede la nascita”.
Il
Pontefice ha apprezzato il lavoro svolto dalla Pontificia
Accademia della Vita a servizio di queste convinzioni. Un
lavoro, ha detto, svolto che cerca di stabilire le
connessioni tra scienza, etica e diritto. “So bene, cari
studiosi – ha affermato – con quali sentimenti di
meraviglia e di profondo rispetto per l’uomo voi portate
avanti il vostro impegnativo e fruttuoso lavoro di ricerca
sull’origine stessa della vita umana”. Un mistero
“il cui significato la scienza sarà in grado di
illuminare sempre di più, anche se difficilmente riuscirà
a decifrarlo del tutto”, giacché,
ha soggiunto, “l'uomo rimarrà sempre un enigma profondo
e impenetrabile”:
“Abbiamo
enormemente migliorato le nostre conoscenze e identificato
meglio i limiti della nostra ignoranza; ma per
l'intelligenza umana sembra sia diventato troppo arduo
rendersi conto che, guardando il creato, ci si incontra
con l'impronta del Creatore. In realtà, chi ama
la verità, come voi cari studiosi, dovrebbe percepire che
la ricerca su temi così profondi ci pone nella condizione
di vedere e anche quasi di toccare la mano di Dio. Al di là
dei limiti del metodo sperimentale, al confine del regno
che alcuni chiamano meta-analisi, là dove non basta più
o non è possibile la sola percezione sensoriale né la
verifica scientifica, inizia l'avventura della
trascendenza, l’impegno del “procedere oltre”.
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DISCORSO
DEL PAPA
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FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Venerati
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri Signori e Signore!
A tutti
rivolgo il mio saluto deferente e cordiale in occasione
dell’Assemblea Generale della Pontificia Accademia per
la Vita e del Congresso internazionale, appena iniziato,
su "L'embrione umano nella fase del preimpianto".
In modo speciale saluto il Cardinale Javier Lozano Barragán,
Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della
Salute, come anche Mons. Elio Sgreccia, Presidente della
Pontificia Accademia per la Vita, che ringrazio per le
gentili parole con le quali ha messo in luce l'interesse
particolare delle tematiche che vengono affrontate in
questa circostanza. In effetti, l'argomento di studio
scelto per la vostra Assemblea, "L'embrione umano
nella fase del preimpianto", cioè nei primissimi
giorni che seguono il concepimento, é una questione
estremamente importante oggi, sia per le evidenti
ripercussioni sulla riflessione filosofico-antropologica
ed etica, sia per le prospettive applicative nell'ambito
delle scienze biomediche e giuridiche. Si tratta
indubbiamente di un argomento affascinante, ma difficile e
impegnativo, data la delicata natura del soggetto in esame
e la complessità dei problemi epistemologici che
riguardano il rapporto tra la rilevazione dei fatti a
livello delle scienze sperimentali e la susseguente e
necessaria riflessione sui valori a livello antropologico.
Come si
può ben comprendere, né la Sacra Scrittura né la
Tradizione cristiana più antica possono contenere
trattazioni esplicite del vostro tema. Ciononostante, San
Luca nel raccontare l'incontro della Madre di Gesù, che
lo aveva concepito nel suo seno verginale solo da pochi
giorni, con la madre di Giovanni Battista, già al sesto
mese di gravidanza, testimonia la presenza attiva, sebbene
nascosta, dei due bambini: "Appena Elisabetta ebbe
udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel
grembo" (Lc 1,41). Sant’Ambrogio commenta:
Elisabetta "percepì l'arrivo di Maria, lui
(Giovanni) l'arrivo del Signore; la donna l'arrivo della
donna, il bambino l'arrivo del bambino" (Comm. in
Luc., 2,19.22-26). Tuttavia, anche in mancanza di
espliciti insegnamenti sui primissimi giorni di vita del
nascituro, è possibile trovare nella Sacra Scrittura
preziose indicazioni che motivano sentimenti d'ammirazione
e di riguardo nei confronti dell'uomo appena concepito,
specialmente in chi, come voi, si propone di studiare il
mistero della generazione umana. I libri sacri, infatti,
intendono mostrare l'amore di Dio verso ciascun essere
umano ancor prima del suo prender forma nel seno della
madre. "Prima di formarti nel grembo materno, ti
conoscevo, prima che tu venissi alla luce, ti avevo
consacrato" (Ger 1,5), dice Dio al profeta
Geremia. E il Salmista riconosce con gratitudine:
"Sei tu che hai creato le mie viscere e mi hai
tessuto nel seno di mia madre. Ti lodo, perché mi hai
fatto come un prodigio; sono stupende le tue opere, tu mi
conosci fino in fondo" (Sal 139,13-14). Sono
parole, queste, che acquistano tutta la loro ricchezza di
significato quando si pensa che Dio interviene
direttamente nella creazione dell’anima di ogni nuovo
essere umano.
L'amore
di Dio non fa differenza fra il neoconcepito ancora nel
grembo di sua madre, e il bambino, o il giovane, o l'uomo
maturo o l'anziano. Non fa differenza perché in ognuno di
essi vede l'impronta della propria immagine e somiglianza
(Gn 1,26). Non fa differenza perché in tutti
ravvisa riflesso il volto del suo Figlio Unigenito, in cui
"ci ha scelti prima della creazione del mondo, ...
predestinandoci a essere suoi figli adottivi ... secondo
il beneplacito della sua volontà" (Ef 1,4-6).
Questo amore sconfinato e quasi incomprensibile di Dio per
l'uomo rivela fino a che punto la persona umana sia degna
di essere amata in se stessa, indipendentemente da
qualsiasi altra considerazione - intelligenza, bellezza,
salute, giovinezza, integrità e così via. In definitiva,
la vita umana è sempre un bene, poiché "essa è nel
mondo manifestazione di Dio, segno della sua presenza,
orma della sua gloria" (cfr Evangelium vitae,
34). All'uomo, infatti, è donata un'altissima dignità,
che ha le sue radici nell'intimo legame che lo unisce al
suo Creatore: nell'uomo, in ogni uomo, in qualunque stadio
o condizione della sua vita, risplende un riflesso della
stessa realtà di Dio. Per questo il Magistero della
Chiesa ha costantemente proclamato il carattere sacro e
inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino
alla sua fine naturale (cfr Evangelium vitae, 57).
Questo giudizio morale vale già agli inizi della vita di
un embrione, prima ancora che si sia impiantato nel seno
materno, che lo custodirà e nutrirà per nove mesi fino
al momento della nascita: "La vita umana è sacra e
inviolabile in ogni momento della sua esistenza, anche in
quello iniziale che precede la nascita" (ibid.,
n. 61).
So bene,
cari studiosi, con quali sentimenti di meraviglia e di
profondo rispetto per l'uomo voi portiate avanti il vostro
impegnativo e fruttuoso lavoro di ricerca proprio
sull'origine stessa della vita umana: un mistero il cui
significato la scienza sarà in grado di illuminare sempre
di più, anche se difficilmente riuscirà a decifrarlo del
tutto. Infatti, appena la ragione riesce a superare un
limite ritenuto invalicabile, altri limiti fino allora
sconosciuti la sfidano. L'uomo rimarrà sempre un enigma
profondo e impenetrabile. Già nel secolo IV, S. Cirillo
di Gerusalemme presentava ai catecumeni che si preparavano
a ricevere il battesimo la seguente riflessione: "Chi
è colui che ha predisposto le cavità dell'utero alla
procreazione dei figli? Chi ha animato in esso il feto
inanimato? Chi ci ha provvisto di nervi e di ossa
circondandoci, poi, di pelle e di carne (cfr Gb
10,11) e, non appena il bambino è nato, fa uscire dal
seno abbondanza di latte? In qual modo il bambino,
crescendo, diventa adolescente, da adolescente si muta in
giovane, successivamente in uomo e infine in vecchio,
senza che nessuno riesca a cogliere il giorno preciso nel
quale si verifichi il mutamento?" E concludeva:
"Stai vedendo, o uomo, l'artefice; stai vedendo il
sapiente Creatore" (Catechesi battesimale, 9,
15-16). All'inizio del terzo millennio, rimangono ancora
valide queste considerazioni che si rivolgono, non tanto
al fenomeno fisico o fisiologico, quanto al suo
significato antropologico e metafisico. Abbiamo
enormemente migliorato le nostre conoscenze e identificato
meglio i limiti della nostra ignoranza; ma per
l'intelligenza umana sembra sia diventato troppo arduo
rendersi conto che, guardando il creato, ci si incontra
con l'impronta del Creatore. In realtà, chi ama la verità,
come voi cari studiosi, dovrebbe percepire che la ricerca
su temi così profondi ci pone nella condizione di vedere
e anche quasi di toccare la mano di Dio. Al di là dei
limiti del metodo sperimentale, al confine del regno che
alcuni chiamano meta-analisi, là dove non basta più o
non è possibile la sola percezione sensoriale né la
verifica scientifica, inizia l'avventura della
trascendenza, l’impegno del "procedere oltre".
Cari
ricercatori e studiosi, vi auguro che riusciate sempre più
non solo ad esaminare la realtà oggetto delle vostre
fatiche, ma anche a contemplarla in modo tale che, insieme
alle vostre scoperte, sorgano pure le domande che portano
a scoprire nella bellezza delle creature il riflesso del
Creatore. In questo contesto, mi è caro esprimere un
apprezzamento ed un ringraziamento alla Pontificia
Accademia per la Vita per il suo prezioso lavoro di
"studio, formazione e informazione" di cui si
avvantaggiano i Dicasteri della Santa Sede, le Chiese
locali e gli studiosi attenti a quanto la Chiesa propone
sul terreno della ricerca scientifica e intorno alla vita
umana nel suo rapporto con l'etica e il diritto. Per
l'urgenza e l'importanza di questi problemi, ritengo
provvidenziale l'istituzione da parte del mio venerato
predecessore Giovanni Paolo II di questo Organismo. A
tutti voi, pertanto, Presidenza, personale e membri della
Pontificia Accademia per la Vita, desidero esprimere con
sincera cordialità la mia vicinanza ed il mio sostegno.
Con questi sentimenti, affidando il vostro lavoro alla
protezione di Maria, imparto a Voi tutti l'Apostolica
Benedizione.
©
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