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Radio
Vaticana, 6 gennaio 2011
Il
Papa nella solennità dell'Epifania: la Parola di Dio è
la vera stella che ci offre lo splendore della verità
◊
Nella solennità dell’Epifania del Signore, Benedetto
XVI ha presieduto stamani la Santa Messa nella Basilica di
San Pietro. Nell’omelia, il Santo Padre ha sottolineato
che “la Parola di Dio è la vera stella che
“nell’incertezza dei discorsi umani, ci offre
l’immenso splendore della verità divina”. Il Papa ha
quindi esortato a lasciarsi “guidare dalla stella che è
la Parola di Dio”, a seguirla nella nostra vita,
“camminando con la Chiesa, dove la Parola ha piantato la
sua tenda”. “La nostra strada – ha aggiunto - sarà
sempre illuminata da una luce che nessun altro segno può
darci”. Il servizio di Amedeo Lomonaco:
(musica)
Il Papa nell’omelia ripercorre il cammino dei Magi
alla ricerca del Messia. I Magi – spiega il Santo Padre
– “erano probabilmente dei sapienti che scrutavano il
cielo, ma non per cercare di ‘leggere’ negli astri il
futuro”. Erano piuttosto uomini “in ricerca” della
vera luce “che sia in grado di indicare la strada da
percorrere nella vita".
“Erano persone certe che nella creazione esiste
quella che potremmo definire la 'firma' di Dio, una firma
che l’uomo può e deve tentare di scoprire e
decifrare”.
Il modo per conoscere meglio i Magi e cogliere il loro
desiderio di lasciarsi guidare dai segni di Dio –
aggiunge il Papa - è quello di soffermarsi “a
considerare ciò che essi trovarono, nel loro cammino,
nella grande città di Gerusalemme”. Anzitutto
incontrarono il re Erode, “un uomo di potere che
nell’altro riesce a vedere solo un rivale da
combattere”.
“Erode è un personaggio che non ci è simpatico e
che istintivamente giudichiamo in modo negativo per la sua
brutalità. Ma dovremmo chiederci: forse c’è qualcosa
di Erode anche in noi? Forse anche noi, a volte, vediamo
Dio come una sorta di rivale? Forse anche noi siamo ciechi
davanti ai suoi segni, sordi alle sue parole, perché
pensiamo che ponga limiti alla nostra vita e non ci
permetta di disporre dell’esistenza a nostro
piacimento?”.
“Quando vediamo Dio in questo modo – osserva il
Papa - finiamo per sentirci insoddisfatti e scontenti”,
perché non ci lasciamo guidare dal Signore. “Dobbiamo
togliere dalla nostra mente e dal nostro cuore l’idea
della rivalità” e aprirci alla certezza che Dio è
l’amore onnipotente che non toglie nulla”. Il
Pontefice ricorda poi che i Magi, dopo Erode, incontrano
gli studiosi, i teologi, gli esperti delle Sacre
Scritture. Ma come afferma Sant’Agostino, amano essere
guide per gli altri, indicano la strada, ma non la
percorrono.
“Per loro le Scritture diventano una specie di
atlante da leggere con curiosità, un insieme di parole e
di concetti da esaminare e su cui discutere dottamente. Ma
nuovamente possiamo domandarci: non c’è anche in noi la
tentazione di ritenere le Sacre Scritture, questo tesoro
ricchissimo e vitale per la fede della Chiesa, più come
un oggetto per lo studio e la discussione degli
specialisti, che come il Libro che ci indica la via per
giungere alla vita?”.
Dovrebbe sempre nascere in noi – sottolinea il Papa
– la disposizione profonda a vedere la parola della
Bibbia come la verità che è “la via da percorrere
quotidianamente”, insieme con gli altri. Un altro
elemento fondamentale del percorso dei Magi alla ricerca
del Messia è la stella che li ha guidati nel loro
cammino.
“Dobbiamo riandare al fatto che quegli uomini
cercavano le tracce di Dio; cercavano di leggere la sua
“firma” nella creazione; sapevano che “i cieli
narrano la gloria di Dio” (Sal 19,2); erano certi, cioè
che Dio può essere intravisto nel creato. Ma, da uomini
saggi, sapevano pure che non è con un telescopio
qualsiasi, ma con gli occhi profondi della ragione alla
ricerca del senso ultimo della realtà e con il desiderio
di Dio mosso dalla fede, che è possibile incontrarlo,
anzi si rende possibile che Dio si avvicini a noi”.
L’universo – sottolinea poi il Papa - non è il
risultato del caso come alcuni vogliono farci credere'.
“Contemplandolo, siamo invitati a leggervi qualcosa di
profondo: la sapienza del Creatore, l’inesauribile
fantasia di Dio, il suo infinito amore per noi”.
“Nella bellezza del mondo, nel suo mistero, nella
sua grandezza e nella sua razionalità non possiamo non
leggere la razionalità eterna, e non possiamo fare a meno
di farci guidare da essa fino all’unico Dio, creatore
del cielo e della terra. Se avremo questo sguardo, vedremo
che Colui che ha creato il mondo e Colui che è nato in
una grotta a Betlemme e continua ad abitare in mezzo a noi
nell’Eucaristia, sono lo stesso Dio vivente, che ci
interpella, ci ama, vuole condurci alla vita eterna”.
Erode, gli esperti delle scritture, la stella
scandiscono il cammino dei Magi che giungono a
Gerusalemme. Ma il nuovo re non era in un palazzo reale.
La stella li guidò a Betlemme, una piccola città.
“Li guidò tra i poveri, tra gli umili, per
trovare il Re del mondo. I criteri di Dio sono differenti
da quelli degli uomini; Dio non si manifesta nella potenza
di questo mondo, ma nell’umiltà del suo amore,
quell’amore che chiede alla nostra libertà di essere
accolto per trasformarci e renderci capaci di arrivare a
Colui che è l’Amore”.
Il Papa osserva infine che se ci venisse chiesto il
nostro parere su come Dio avrebbe dovuto salvare il mondo,
“forse risponderemmo che avrebbe dovuto manifestare
tutto il suo potere per dare al mondo un sistema economico
più giusto”.
“In realtà, questo sarebbe una sorta di violenza
sull’uomo, perché lo priverebbe di elementi
fondamentali che lo caratterizzano. Infatti, non sarebbero
chiamati in causa né la nostra libertà, né il nostro
amore. La potenza di Dio si manifesta in modo del tutto
differente: a Betlemme, dove incontriamo l’apparente
impotenza del suo amore. Ed è là che noi dobbiamo
andare, ed è là che ritroviamo la stella di Dio”.
Dopo la Santa Messa, all'Angelus, il Santo Padre si è
soffermato sulla domanda che la Chiesa vuole suscitare nel
cuore di tutti gli uomini. E questa domanda è: chi è Gesù?
“Questa è l’ansia spirituale che spinge la
missione della Chiesa: far conoscere Gesù, il suo
Vangelo, perché ogni uomo possa scoprire sul suo volto
umano il volto di Dio, e venire illuminato dal suo mistero
d’amore. L’Epifania preannuncia l’apertura
universale della Chiesa, la sua chiamata ad evangelizzare
tutte le genti. Ma l’Epifania ci dice anche in che modo
la Chiesa realizza questa missione: riflettendo la luce di
Cristo e annunciando la sua Parola”.
Il Pontefice ha anche rivolto il proprio saluto e i più
fervidi auguri ai fratelli e alle sorelle delle Chiese
Orientali che domani celebreranno il Santo Natale:
"La bontà di Dio, apparsa in Gesù Cristo,
Verbo incarnato, rafforzi in tutti la fede, la speranza e
la carità, e dia conforto alle comunità che sono nella
prova".
I cristiani – ha concluso Benedetto XVI – “sono
chiamati ad imitare il servizio che fece la stella per i
Magi”. “Devono risplendere come figli della luce, per
attirare tutti alla bellezza del Regno di Dio. E a quanti
cercano la verità, devono offrire la Parola di Dio, che
conduce a riconoscere in Gesù “il vero Dio e la vita
eterna”.
(musica)
OMELIA
Cari
fratelli e sorelle,
nella
solennità dell’Epifania la Chiesa continua a
contemplare e a celebrare il mistero della nascita di Gesù
salvatore. In particolare, la ricorrenza odierna
sottolinea la destinazione e il significato universali di
questa nascita. Facendosi uomo nel grembo di Maria, il
Figlio di Dio è venuto non solo per il popolo
d’Israele, rappresentato dai pastori di Betlemme, ma
anche per l’intera umanità, rappresentata dai Magi. Ed
è proprio sui Magi e sul loro cammino alla ricerca del
Messia (cfr Mt 2,1-12) che la Chiesa ci invita oggi
a meditare e a pregare. Nel Vangelo abbiamo ascoltato che
essi, giunti a Gerusalemme dall’Oriente, domandano:
"Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei?
Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad
adorarlo" (v. 2). Che genere di persone erano, e che
specie di stella era quella? Essi erano probabilmente dei
sapienti che scrutavano il cielo, ma non per cercare di
"leggere" negli astri il futuro, eventualmente
per ricavarne un guadagno; erano piuttosto uomini "in
ricerca" di qualcosa di più, in ricerca della vera
luce, che sia in grado di indicare la strada da percorrere
nella vita. Erano persone certe che nella creazione esiste
quella che potremmo definire la "firma" di Dio,
una firma che l’uomo può e deve tentare di scoprire e
decifrare. Forse il modo per conoscere meglio questi Magi
e cogliere il loro desiderio di lasciarsi guidare dai
segni di Dio è soffermarci a considerare ciò che essi
trovarono, nel loro cammino, nella grande città di
Gerusalemme.
Anzitutto
incontrarono il re Erode. Certamente egli era interessato
al bambino di cui parlavano i Magi; non però allo scopo
di adorarlo, come vuole far intendere mentendo, ma per
sopprimerlo. Erode è un uomo di potere, che nell’altro
riesce a vedere solo un rivale da combattere. In fondo, se
riflettiamo bene, anche Dio gli sembra un rivale, anzi, un
rivale particolarmente pericoloso, che vorrebbe privare
gli uomini del loro spazio vitale, della loro autonomia,
del loro potere; un rivale che indica la strada da
percorrere nella vita e impedisce, così, di fare tutto ciò
che si vuole. Erode ascolta dai suoi esperti delle Sacre
Scritture le parole del profeta Michea (5,1), ma il suo
unico pensiero è il trono. Allora Dio stesso deve essere
offuscato e le persone devono ridursi ad essere semplici
pedine da muovere nella grande scacchiera del potere.
Erode è un personaggio che non ci è simpatico e che
istintivamente giudichiamo in modo negativo per la sua
brutalità. Ma dovremmo chiederci: forse c’è qualcosa
di Erode anche in noi? Forse anche noi, a volte, vediamo
Dio come una sorta di rivale? Forse anche noi siamo ciechi
davanti ai suoi segni, sordi alle sue parole, perché
pensiamo che ponga limiti alla nostra vita e non ci
permetta di disporre dell’esistenza a nostro piacimento?
Cari fratelli e sorelle, quando vediamo Dio in questo modo
finiamo per sentirci insoddisfatti e scontenti, perché
non ci lasciamo guidare da Colui che sta a fondamento di
tutte le cose. Dobbiamo togliere dalla nostra mente e dal
nostro cuore l’idea della rivalità, l’idea che dare
spazio a Dio sia un limite per noi stessi; dobbiamo
aprirci alla certezza che Dio è l’amore onnipotente che
non toglie nulla, non minaccia, anzi, è l’Unico capace
di offrirci la possibilità di vivere in pienezza, di
provare la vera gioia.
I Magi
poi incontrano gli studiosi, i teologi, gli esperti che
sanno tutto sulle Sacre Scritture, che ne conoscono le
possibili interpretazioni, che sono capaci di citarne a
memoria ogni passo e che quindi sono un prezioso aiuto per
chi vuole percorrere la via di Dio. Ma, afferma
sant’Agostino, essi amano essere guide per gli altri,
indicano la strada, ma non camminano, rimangono immobili.
Per loro le Scritture diventano una specie di atlante da
leggere con curiosità, un insieme di parole e di concetti
da esaminare e su cui discutere dottamente. Ma nuovamente
possiamo domandarci: non c’è anche in noi la tentazione
di ritenere le Sacre Scritture, questo tesoro ricchissimo
e vitale per la fede della Chiesa, più come un oggetto
per lo studio e la discussione degli specialisti, che come
il Libro che ci indica la via per giungere alla vita?
Penso che, come ho indicato nell’Esortazione apostolica Verbum
Domini, dovrebbe nascere sempre di nuovo in noi la
disposizione profonda a vedere la parola della Bibbia,
letta nella Tradizione viva della Chiesa (n. 18), come la
verità che ci dice che cosa è l’uomo e come può
realizzarsi pienamente, la verità che è la via da
percorrere quotidianamente, insieme agli altri, se
vogliamo costruire la nostra esistenza sulla roccia e non
sulla sabbia.
E veniamo
così alla stella. Che tipo di stella era quella che i
Magi hanno visto e seguito? Lungo i secoli questa domanda
è stata oggetto di discussione tra gli astronomi.
Keplero, ad esempio, riteneva che si trattasse di una
"nova" o una "supernova", cioè di una
di quelle stelle che normalmente emanano una luce debole,
ma che possono avere improvvisamente una violenta
esplosione interna che produce una luce eccezionale.
Certo, cose interessanti, ma che non ci guidano a ciò che
è essenziale per capire quella stella. Dobbiamo riandare
al fatto che quegli uomini cercavano le tracce di Dio;
cercavano di leggere la sua "firma" nella
creazione; sapevano che "i cieli narrano la gloria di
Dio" (Sal 19,2); erano certi, cioè che Dio può
essere intravisto nel creato. Ma, da uomini saggi,
sapevano pure che non è con un telescopio qualsiasi, ma
con gli occhi profondi della ragione alla ricerca del
senso ultimo della realtà e con il desiderio di Dio mosso
dalla fede, che è possibile incontrarlo, anzi si rende
possibile che Dio si avvicini a noi. L’universo non è
il risultato del caso, come alcuni vogliono farci credere.
Contemplandolo, siamo invitati a leggervi qualcosa di
profondo: la sapienza del Creatore, l’inesauribile
fantasia di Dio, il suo infinito amore per noi. Non
dovremmo lasciarci limitare la mente da teorie che
arrivano sempre solo fino a un certo punto e che – se
guardiamo bene – non sono affatto in concorrenza con la
fede, ma non riescono a spiegare il senso ultimo della
realtà. Nella bellezza del mondo, nel suo mistero, nella
sua grandezza e nella sua razionalità non possiamo non
leggere la razionalità eterna, e non possiamo fare a meno
di farci guidare da essa fino all’unico Dio, creatore
del cielo e della terra. Se avremo questo sguardo, vedremo
che Colui che ha creato il mondo e Colui che è nato in
una grotta a Betlemme e continua ad abitare in mezzo a noi
nell’Eucaristia, sono lo stesso Dio vivente, che ci
interpella, ci ama, vuole condurci alla vita eterna.
Erode,
gli esperti delle Scritture, la stella. Ma seguiamo il
cammino dei Magi che giungono a Gerusalemme. Sopra la
grande città la stella sparisce, non si vede più. Che
cosa significa? Anche in questo caso dobbiamo leggere il
segno in profondità. Per quegli uomini era logico cercare
il nuovo re nel palazzo reale, dove si trovavano i saggi
consiglieri di corte. Ma, probabilmente con loro stupore,
dovettero costatare che quel neonato non si trovava nei
luoghi del potere e della cultura, anche se in quei luoghi
venivano offerte loro preziose informazioni su di lui. Si
resero conto, invece, che, a volte, il potere, anche
quello della conoscenza, sbarra la strada all’incontro
con quel Bambino. La stella li guidò allora a Betlemme,
una piccola città; li guidò tra i poveri, tra gli umili,
per trovare il Re del mondo. I criteri di Dio sono
differenti da quelli degli uomini; Dio non si manifesta
nella potenza di questo mondo, ma nell’umiltà del suo
amore, quell’amore che chiede alla nostra libertà di
essere accolto per trasformarci e renderci capaci di
arrivare a Colui che è l’Amore. Ma anche per noi le
cose non sono poi così diverse da come lo erano per i
Magi. Se ci venisse chiesto il nostro parere su come Dio
avrebbe dovuto salvare il mondo, forse risponderemmo che
avrebbe dovuto manifestare tutto il suo potere per dare al
mondo un sistema economico più giusto, in cui ognuno
potesse avere tutto ciò che vuole. In realtà, questo
sarebbe una sorta di violenza sull’uomo, perché lo
priverebbe di elementi fondamentali che lo caratterizzano.
Infatti, non sarebbero chiamati in causa né la nostra
libertà, né il nostro amore. La potenza di Dio si
manifesta in modo del tutto differente: a Betlemme, dove
incontriamo l’apparente impotenza del suo amore. Ed è là
che noi dobbiamo andare, ed è là che ritroviamo la
stella di Dio.
Così ci
appare ben chiaro anche un ultimo elemento importante
della vicenda dei Magi: il linguaggio del creato ci
permette di percorrere un buon tratto di strada verso Dio,
ma non ci dona la luce definitiva. Alla fine, per i Magi
è stato indispensabile ascoltare la voce delle Sacre
Scritture: solo esse potevano indicare loro la via. E’
la Parola di Dio la vera stella, che, nell’incertezza
dei discorsi umani, ci offre l’immenso splendore della
verità divina. Cari fratelli e sorelle, lasciamoci
guidare dalla stella, che è la Parola di Dio, seguiamola
nella nostra vita, camminando con la Chiesa, dove la
Parola ha piantato la sua tenda. La nostra strada sarà
sempre illuminata da una luce che nessun altro segno può
darci. E potremo anche noi diventare stelle per gli altri,
riflesso di quella luce che Cristo ha fatto risplendere su
di noi. Amen.
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