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ESEQUIE DEL CARDINALE GIUSEPPE CAPRIO (18 OTTOBRE 2005) |
Radio Vaticana, 18.10.2005
STAMANE IN SAN PIETRO, PRESIEDUTE DAL PAPA, LE ESEQUIE, DEL CARDINALE GIUSEPPE CAPRIO, AL TERMINE DI UN LUNGO PELLEGRINAGGIO TERRENO INTENSO E FRUTTUOSO, A SERVIZIO DELLA CHIESA
Presiedute dal Santo Padre, si sono celebrate stamane nella Basilica di San Pietro, le esequie del cardinale Giuseppe Caprio, spentosi sabato scorso, nella Città del Vaticano, all’età di 90 anni. Alla cerimonia funebre sono intervenuti circa cinquanta cardinali e molti dei vescovi presenti a Roma per il Sinodo, oltre a vari rappresentanti del Corpo diplomatico presso la Santa Sede, uniti ai familiari del compianto cardinale. Ascoltiamo le parole di Benedetto XVI in omaggio alla memoria del porporato. Il servizio di Roberta Gisotti:
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“Egli ci ha lasciato, al termine un lungo pellegrinaggio terreno, che lo ha condotto da un piccolo paese dell’Irpinia in varie parti del mondo, e specialmente qui a Roma, al servizio della Santa Sede, per la quale ha speso la sua vita”.
Il ricordo commosso del cardinale Giuseppe Caprio, delineato dal Papa, che ha ripercorso la personalità umana e il carisma spirituale del porporato, attraverso il suo testamento, dove ringrazia la Santissima Trinità per essere nato “in una famiglia povera di mezzi materiali, ma ricca di virtù cristiane” e ancora ringrazia Dio “col cuore pieno di confusione e riconoscenza” per averlo “chiamato al sacerdozio”. Nato nel 1914 a Lapìo, in provincia di Avellino, il giovane Giuseppe Caprio, dopo aver frequentato il seminario di Benevento, proseguì gli
studi a Roma, all’Università Gregoriana e alla Pontifica Accademia ecclesiastica, conseguendo la Licenza in teologia e la laurea in Diritto canonico. Ordinato sacerdote a 34 anni, consacrato vescovo nel 1961, creato cardinale nel 1979, Giuseppe Caprio è stato “solerte collaboratore” di ben cinque Papi, come aveva sottolineato ieri Benedetto XVI nel telegramma di cordoglio per la sua scomparsa, dopo aver ricoperto diversi, “delicati e importanti uffici” diplomatici all’estero e nella Città del Vaticano. Una vita “particolarmente intensa e fruttuosa”, che poggiava su un punto di forza:
“Mi piace pensare, specialmente in questi giorni in cui tutta la Chiesa è come concentrata sul mistero eucaristico, che proprio lì, all’altare, la vita e il ministero del Cardinale Caprio abbiano avuto il loro punto di profonda unità, nei diversi spostamenti che per lui ha comportato il servizio diplomatico della Santa Sede.”
Da Roma a Nanchino, in Cina, dal 1947 al 1951, quando fu espulso dai comunisti dopo tre mesi di domicilio coatto, e poi ancora a Bruxelles, a Saigon, a Taipei, a New Delhi e, infine, nuovamente a Roma, dove tra vari incarichi di massima responsabilità è stato sostituto della Segreteria di Stato e presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica. “Di lui - ha detto Benedetto XVI - è stata riconosciuta la visione d’insieme dei problemi della Chiesa e la preoccupazione costante di considerare gli aspetti amministrativi nella
loro relazione con gli interessi superiori, in piena adesione allo spirito del Concilio”.
“Con affetto e gratitudine accompagniamo questo nostro fratello nell’ultimo viaggio verso il vero Oriente, cioè verso Cristo, sole senza tramonto, con la piena fiducia che Iddio lo accoglierà a braccia aperte, riservandogli il posto preparato per i suoi amici, fedeli servitori del Vangelo e della Chiesa”.
Dopo i funerali la salma del cardinale è stata trasferita nel suo paese d’origine, Lapìo, per la tumulazione.
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OMELIA DEL PAPA
- FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
"Non sia turbato il vostro cuore... Io vado a prepararvi un posto" (Gv 14,1.2). Le parole del Signore Gesù ci illuminano e ci confortano, cari e venerati Fratelli, in quest'ora di mesta preghiera, che ci vede riuniti intorno alle spoglie mortali del compianto Cardinale Giuseppe Caprio, al quale diamo l’estremo nostro saluto. Sabato scorso egli ci ha lasciato, al termine di un lungo pellegrinaggio terreno, che lo ha condotto da un piccolo paese dell’Irpinia in varie parti del mondo e specialmente qui a Roma, al servizio della Santa Sede, per la quale ha speso la sua vita. Nel suo testamento ritroviamo la serena fiducia a cui Cristo invita i
suoi discepoli. Proprio all’inizio egli scrive: "Ringrazio la SS.ma Trinità di avermi creato, redento e fatto nascere in una famiglia povera di mezzi materiali, ma ricca di virtù cristiane, che fin dai primi anni della mia fanciullezza mi ha insegnato ad amare Dio ed ubbidire alla sua santa legge".
"Ringrazio la Santissima Trinità…": non c’è forse in queste parole come la sintesi della vita di un cristiano? Al temine della giornata terrena, l’anima si raccoglie in un atteggiamento di intima e commossa gratitudine, tutto riconoscendo come dono e preparandosi all’abbraccio definitivo con Dio-Amore. E’ il medesimo sentimento di intima fiducia nel Signore di cui ci ha parlato la prima Lettura, tratta dal Libro del Siracide: "Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia; / … confidate in lui / … sperate i suoi benefici, / la felicità eterna e la misericordia" (2,7-9). Il timore del Signore è principio e
pienezza della sapienza (cfr Sir 1,12.14). Da qui scaturisce la pace (cfr Sir 1,16), sinonimo a sua volta di quella felicità compiuta ed eterna che è frutto della divina misericordia. Chi vive nel santo timore del Signore trova la vera pace e, come dice ancora il Siracide, "sarà benedetto nel giorno della sua morte" (1,11). Iddio, nella sua misericordia, perdoni ogni eventuale colpa dell’amato Cardinale Caprio e lo accolga nel suo regno di luce e di pace, poiché questo nostro fratello ha cercato di servire fedelmente la santa Chiesa.
"Figlio, se ti presenti per servire il Signore ... sta' unito a lui senza separartene, perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni" (Sir 2,1.3). Il giovane Giuseppe Caprio, proveniente da Lapìo, si presentò per servire il Signore al Seminario di Benevento. Lì iniziò gli studi, che continuò a Roma, all’Università Gregoriana, conseguendo la Licenza in Teologia e la Laurea in Diritto Canonico, e nel 1938 fu ordinato sacerdote. Leggiamo nel testamento: "Ringrazio [Dio] col cuore pieno di confusione e riconoscenza, d’avermi chiamato al sacerdozio". Anche noi, nella preghiera, ci associamo in questo momento al suo
rendimento di grazie, mentre ci accingiamo ad offrire per la sua anima il sacrificio eucaristico, centro e forma della vita sacerdotale. Mi piace pensare, specialmente in questi giorni in cui tutta la Chiesa è come concentrata sul mistero eucaristico, che proprio lì, all’altare, la vita e il ministero del Cardinale Caprio abbiano avuto il loro punto di profonda unità, nei diversi spostamenti che per lui ha comportato il servizio diplomatico della Santa Sede. Da Roma a Nanchino, a Bruxelles, a Saigon, a Taipei, a New Delhi e, infine, nuovamente a Roma. La presenza di Cristo risorto è stata certamente il conforto nei momenti più difficili, come fu, in particolare, il periodo di domicilio coatto nella
Nunziatura a Nanchino, nel 1951, ed il successivo obbligo di lasciare la Cina. Nel suo testamento egli nota: "Elevo il mio pensiero riconoscente e devoto al Sommo Pontefice, che mi ha concesso l’insigne onore di rappresentarlo in tanti paesi e che ho sempre servito con fedeltà ed amore filiale". Non è forse dall’Eucaristia che il Cardinale Caprio ha potuto trarre l’energia spirituale per accettare giorno dopo giorno la missione affidatagli dai Superiori e per adempierla con amore sino alla fine?
"Pax in virtute": il compianto Cardinale Caprio scelse questo motto quando, nel 1961, il beato Papa Giovanni XXIII lo elesse Arcivescovo. Dopo aver partecipato al Concilio Vaticano II, trascorse ancora un breve periodo come Pro-Nunzio in India, e poi rientrò a Roma al diretto servizio della Sede Apostolica in importanti uffici, tra i quali quello di Sostituto della Segreteria di Stato e di Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio. Di lui è stata riconosciuta la visione d’insieme dei problemi della Chiesa e la preoccupazione costante di considerare gli aspetti amministrativi nella loro relazione con gli interessi superiori, in piena
adesione allo spirito del Concilio.
"Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti" (1 Cor 15,20). La luce di Gesù risorto illumina le tenebre della morte, "ultimo nemico" (1 Cor 15,26), a cui dobbiamo pagare il debito contratto col peccato originale, ma che non domina più sui credenti, poiché il Signore l'ha vinta una volta per sempre. In Cristo, tutti riceveranno la vita; ciascuno nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo (cfr1 Cor 15,22-23). La liturgia applica questo passo paolino alla Vergine Maria nella solennità della sua Assunzione in Cielo. Mi piace testimoniare qui la
devozione mariana del Cardinale Giuseppe Caprio, così come risalta dal suo testamento: "Affido – scrive – l’anima mia alla Vergine SS.ma di Pompei, perché presentandola al suo Figlio Gesù Cristo ottenga perdono e misericordia per me". Facciamo nostra questa sua preghiera nell’attuale momento di dolore e di viva speranza. Con affetto e gratitudine accompagniamo questo nostro fratello nell’ultimo viaggio verso il vero Oriente, cioè verso Cristo, sole senza tramonto, con la piena fiducia che Iddio lo accoglierà a braccia aperte, riservandogli il posto preparato per i suoi amici, fedeli servitori del Vangelo e della Chiesa.
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