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CONCLUSIONE
DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI (11/03/2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
11 marzo 2006
VIVERE
IN PROFONDA UNITA’ CON CRISTO PER ANNUNCIARE IL VANGELO
AL MONDO: COSI’, BENEDETTO XVI AL TERMINE DEGLI ESERCIZI
SPIRITUALI PER LA QUARESIMA, IN VATICANO. IL GRAZIE DEL
PAPA AL CARDINALE MARCO CÉ, CHE HA TENUTO LE MEDITAZIONI,
METTENDO L’ACCENTO SULLA DIMENSIONE ECCLESIALE E
CRISTOLOGICA DEGLI ESERCIZI
Dobbiamo
vivere in profonda unità con Cristo se vogliamo portare
il suo lieto annuncio al mondo: è l’esortazione che
Benedetto XVI ha rivolto alla Curia Romana, al termine
degli Esercizi Spirituali per la Quaresima nella Cappella Redemptoris
Mater. Il Papa ha ringraziato il cardinale Marco Cé,
patriarca emerito di Venezia, che ha tenuto le meditazioni
sul tema Camminando
con Gesù verso la Pasqua guidati dall’Evangelista Marco’.
Il servizio di Alessandro Gisotti:
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“Un
periodo di respiro fisico e spirituale”: così Benedetto
XVI ha definito questa settimana di Esercizi Spirituali
per la Quaresima. Il Papa ha sottolineato, in un
intervento a braccio, che non si è trattato di un
“ritiro individuale, privato”, ma di carattere
“profondamente ecclesiale”. E’ così, ha aggiunto,
che “realizziamo la nostra solidarietà con la Chiesa”
e “rispondiamo alla nostra responsabilità di
pastori”:
“Non
possiamo portare al mondo il lieto annuncio, che è Cristo
stesso in persona, se non siamo noi stessi in una profonda
unità con Cristo, se non lo conosciamo profondamente,
personalmente, se non viviamo della sua Parola”.
Il
Papa ha ringraziato il cardinale Marco Cé perché nelle
sue meditazioni ha messo l’accento tanto sul carattere
ecclesiale degli Esercizi quanto su quello cristologico.
“Lei – ha detto – ci ha dato di nuovo la certezza
che nella nostra barca, nonostante tutte le tempeste della
storia, c’è Cristo”:
“Per
questo Le siamo grati, signor cardinale, e possiamo con
nuova forza e con nuova gioia pellegrinare con Cristo e
con i discepoli verso la Pasqua”.
In
questi giorni, ha proseguito il Pontefice, il mio sguardo
è stato sempre diretto alla rappresentazione
dell’Annuncio a Maria, presente nella Cappella. Mi ha
affascinato il fatto, ha rivelato il Papa, che
l’Arcangelo Gabriele tenga in mano un rotolo, simbolo
della Scrittura, e Maria sta in ginocchio all’interno
del rotolo. “Maria – ha affermato ancora – vive
nella Parola di Dio con tutta la sua esistenza”,
“tutto il suo pensiero, la sua volontà, il suo agire
sono permeati e formati dalla Parola”. Si è quindi
soffermato sul cammino indicato a tutti i fedeli dalla
Vergine:
“Questo
cammino mariano ci chiama ad inserirci nella Parola di
Dio, a collocare la nostra vita all'interno della Parola
di Dio e così a lasciar permeare il nostro essere da
questa Parola, perché possiamo poi essere testimoni della
Parola vivente, di Cristo stesso nel nostro tempo”.
“Così
– ha esortato Benedetto XVI – con nuovo coraggio e con
nuova gioia, andiamo verso la Pasqua e la celebrazione del
mistero di Cristo!”. Parole seguite da un’invocazione
al Signore:
“Preghiamo
il Signore affinché ci aiuti ad andare dietro a Lui e ad
essere così anche guide e pastori del gregge affidato a
noi”.
Nella
sua meditazione di stamani, il cardinale Marco Cé si è
soffermato sulla Risurrezione di Gesù, “fondamento
reale della nostra sicura speranza che scende
dall’Alto”. Il Risorto, ha aggiunto, ci “riscalda il
cuore, infondendoci forza e coraggio” e “rigenera
continuamente la nostra speranza”:
“Il
Crocifisso risorto cosa ha da dirci, che ci sostenga nel
nostro cammino perché non abbiamo paura. Ha da dirci una
parola, la più bella parola che potesse venirci detta, la
più consolante e rassicurante. L’unica capace di darci
la forza di camminare ogni giorno verso Gerusalemme, ed è
questa: Deus
caritas est, Dio è Amore”.
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DISCORSO
DEL PAPA
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FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Signor
Cardinale,
Cari Confratelli,
Alla fine
di questi giorni di grazia, è doveroso e bello da parte
del Papa dire: grazie! Grazie innanzitutto al Signore, che
ci ha concesso questo periodo di respiro fisico e
spirituale. Grazie a Lei, Signor Cardinale, che ci ha
guidato sulle orme di san Marco nel cammino con Gesù
verso Gerusalemme.
All'inizio,
Lei ci ha subito fatto capire il carattere profondamente
ecclesiale di questo «sacramentum exercitii». Ci
ha fatto capire che non si trattava di un ritiro
individuale, privato. Con il «sacramentum exercitii»,
realizziamo la nostra solidarietà con la Chiesa nel
comune «exercitium» sacramentale, e così,
rispondiamo alla nostra responsabilità di pastori. Non
possiamo portare al mondo il lieto annuncio, che è Cristo
stesso in persona, se non siamo noi stessi in una profonda
unità con Cristo, se non lo conosciamo profondamente,
personalmente, se non viviamo della sua Parola.
Insieme
con il carattere ecclesiastico ed ecclesiale di questi
Esercizi, Lei ce ne ha mostrato anche il carattere
cristologico. Ci ha fatto attenti al Maestro interiore; ci
ha aiutato ad ascoltare il Maestro che parla con noi e in
noi; ci ha aiutato a rispondere, a parlare con il Signore,
ascoltando la sua Parola. Lei ci ha guidati su questa
strada «catecumenale» che è il Vangelo di Marco, in un
pellegrinaggio comune insieme con i discepoli verso
Gerusalemme, e ci ha dato di nuovo la certezza che nella
nostra barca — nonostante tutte le tempeste della storia
— c'è Cristo. Ci ha insegnato di nuovo a vedere sul
volto sofferente di Cristo, sul volto coronato di spine,
la gloria del Risorto. Per questo Le siamo grati, Signor
Cardinale, e possiamo con nuova forza e con nuova gioia
pellegrinare con Cristo e con i discepoli verso la Pasqua.
In tutti
questi giorni il mio sguardo è stato rivolto
necessariamente a questa rappresentazione dell'annuncio a
Maria. La cosa che mi ha affascinato è questa:
l'Arcangelo Gabriele tiene in mano un rotolo, che penso
sia il simbolo della Scrittura, della Parola di Dio. E
Maria sta in ginocchio all'interno del rotolo. Maria è
nel rotolo, cioè vive nella Parola di Dio, con tutta la
sua esistenza vive all'interno della Parola. È quasi
permeata dalla Parola. Così tutto il suo pensiero, la sua
volontà, il suo agire sono permeati e formati dalla
Parola. Dimorando Ella stessa nella Parola, può divenire
anche la «Dimora» nuova della Parola nel mondo.
Silenziosamente,
solo con questi accenni, alla fine, Lei, Signor Cardinale,
ci ha guidato in un cammino mariano. Questo cammino
mariano ci chiama ad inserirci nella Parola di Dio, a
collocare la nostra vita all'interno della Parola di Dio e
così a lasciar permeare il nostro essere da questa
Parola, perché possiamo poi essere testimoni della Parola
vivente, di Cristo stesso nel nostro tempo.
Così,
con nuovo coraggio, con nuova gioia, andiamo verso la
Pasqua, verso la celebrazione del Mistero di Cristo, che
è sempre più di una celebrazione o di un rito: è
Presenza e Verità. E preghiamo il Signore affinché ci
aiuti ad andare dietro a Lui e ad essere così anche guide
e pastori del gregge affidato a noi.
Grazie,
Signor Cardinale!
Grazie, Cari Confratelli!
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