ESORTAZIONE
APOSTOLICA
POSTSINODALE
SACRAMENTUM CARITATIS
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
ALL'EPISCOPATO, AL CLERO
ALLE PERSONE CONSACRATE
E AI FEDELI LAICI
SULL'EUCARISTIA
FONTE E CULMINE DELLA VITA
E DELLA MISSIONE DELLA CHIESA
INDICE
Introduzione
[1]
Il
cibo della verità [2]
Lo sviluppo del rito eucaristico [3]
Il Sinodo dei Vescovi e l'Anno dell'Eucaristia
[4]
Scopo della presente Esortazione [5]
PRIMA
PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA CREDERE
La
fede eucaristica della Chiesa [6]
Santissima
Trinità ed Eucaristia
Il
pane disceso dal cielo [7]
Dono gratuito della Santissima Trinità [8]
Eucaristia:
Gesù vero Agnello immolato
La
nuova ed eterna alleanza nel sangue dell'Agnello
[9]
L'istituzione dell'Eucaristia [10]
Figura transit in veritatem [11]
Lo
Spirito Santo e l'Eucaristia
Gesù
e lo Spirito Santo [12]
Spirito Santo e Celebrazione eucaristica [13]
Eucaristia
e Chiesa
Eucaristia
principio causale della Chiesa [14]
Eucaristia e comunione ecclesiale [15]
Eucaristia
e Sacramenti
Sacramentalità
della Chiesa [16]
I.
Eucaristia e iniziazione cristiana
Eucaristia, pienezza dell'iniziazione
cristiana [17]
L'ordine dei Sacramenti dell'iniziazione [18]
Iniziazione, comunità ecclesiale e famiglia
[19]
II.
Eucaristia e sacramento della Riconciliazione
Loro nesso intrinseco [20]
Alcune attenzioni pastorali [21]
III.
Eucaristia e Unzione degli infermi [22]
IV.
Eucaristia e sacramento dell'Ordine
In persona Christi capitis [23]
Eucaristia e celibato sacerdotale [24]
Scarsità di clero e pastorale vocazionale
[25]
Gratitudine e speranza [26]
V.
Eucaristia e Matrimonio
Eucaristia, sacramento sponsale [27]
Eucaristia e unicità del matrimonio [28]
Eucaristia e indissolubilità del matrimonio
[29]
Eucaristia
ed Escatologia
Eucaristia:
dono all'uomo in cammino [30]
Il banchetto escatologico [31]
Preghiera per i defunti [32]
L'Eucaristia
e la Vergine Maria [33]
SECONDA
PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA CELEBRARE
Lex
orandi e lex credendi [34]
Bellezza e liturgia [35]
La
Celebrazione eucaristica opera del « Christus
totus »
Christus
totus in capite et in corpore [36]
Eucaristia e Cristo risorto [37]
Ars
celebrandi [38]
Il
Vescovo, liturgo per eccellenza [39]
Il rispetto dei libri liturgici e della
ricchezza dei segni [40]
Arte al servizio della celebrazione [41]
Il canto liturgico [42]
La
struttura della celebrazione eucaristica [43]
Unità
intrinseca dell'azione liturgica [44]
La liturgia della Parola [45]
L'omelia [46]
Presentazione dei doni [47]
La preghiera eucaristica [48]
Scambio della pace [49]
Distribuzione e ricezione dell'Eucaristia [50]
Il congedo: « Ite, missa est » [51]
Actuosa
participatio [52]
Autentica
partecipazione [53]
Partecipazione e ministero sacerdotale [53]
Celebrazione eucaristica e inculturazione [54]
Condizioni personali per una « actuosa
participatio [55] »
Partecipazione dei cristiani non cattolici [56]
Partecipazione attraverso i mezzi di
comunicazione [57]
« Actuosa participatio » degli infermi [58]
L'attenzione per i carcerati [59]
I migranti e la partecipazione all'Eucaristia
[60]
Le grandi concelebrazioni [61]
La lingua latina [62]
Celebrazioni eucaristiche in piccoli gruppi [63]
La
celebrazione interiormente partecipata
Catechesi
mistagogica [64]
La riverenza verso l'Eucaristia [65]
Adorazione
e pietà eucaristica
Il
rapporto intrinseco tra celebrazione e
adorazione [66]
La pratica dell'adorazione eucaristica [67]
Forme di devozione eucaristica [68]
Il luogo del tabernacolo nella chiesa [69]
TERZA
PARTE
EUCARISTIA, MISTERO DA VIVERE
Forma
eucaristica della vita cristiana
Il
culto spirituale – logiké latreía (Rm
12,1) [70]
Efficacia onnicomprensiva del culto eucaristico
[71]
Iuxta dominicam viventes – Vivere secondo
la Domenica [72]
Vivere il precetto festivo [73]
Il senso del riposo e del lavoro [74]
Assemblee domenicali in assenza di sacerdote
[75]
Una forma eucaristica dell'esistenza cristiana,
l'appartenenza ecclesiale [76]
Spiritualità e cultura eucaristica [77]
Eucaristia ed evangelizzazione delle culture
[78]
Eucaristia e fedeli laici [79]
Eucaristia e spiritualità sacerdotale [80]
Eucaristia e vita consacrata [81]
Eucaristia e trasformazione morale [82]
Coerenza eucaristica [83]
Eucaristia,
mistero da annunciare
Eucaristia
e missione [84]
Eucaristia e testimonianza [85]
Cristo Gesù, unico Salvatore [86]
Libertà di culto [87]
Eucaristia,
mistero da offrire al mondo
Eucaristia,
pane spezzato per la vita del mondo [88]
Le implicazioni sociali del Mistero eucaristico
[89]
Il cibo della verità e l'indigenza dell'uomo
[90]
La dottrina sociale della Chiesa [91]
Santificazione del mondo e salvaguardia del
creato [92]
Utilità di un Compendio eucaristico [93]
Conclusione
[94]

INTRODUZIONE
1.
Sacramento della carità (1), la Santissima
Eucaristia è il dono che Gesù Cristo fa di se
stesso, rivelandoci l'amore infinito di Dio per
ogni uomo. In questo mirabile Sacramento si
manifesta l'amore « più grande », quello che
spinge a « dare la vita per i propri amici » (Gv
15,13). Gesù, infatti, « li amò fino alla fine
» (Gv 13,1). Con questa espressione,
l'Evangelista introduce il gesto di infinita umiltà
da Lui compiuto: prima di morire sulla croce per
noi, messosi un asciugatoio attorno ai fianchi,
Egli lava i piedi ai suoi discepoli. Allo stesso
modo, Gesù nel Sacramento eucaristico continua ad
amarci « fino alla fine », fino al dono del suo
corpo e del suo sangue. Quale stupore deve aver
preso il cuore degli Apostoli di fronte ai gesti e
alle parole del Signore durante quella Cena! Quale
meraviglia deve suscitare anche nel nostro cuore
il Mistero eucaristico!
Il
cibo della verità
2.
Nel Sacramento dell'altare, il Signore viene
incontro all'uomo, creato ad immagine e
somiglianza di Dio (cfr Gn 1,27), facendosi
suo compagno di viaggio. In questo Sacramento,
infatti, il Signore si fa cibo per l'uomo affamato
di verità e di libertà. Poiché solo la verità
può renderci liberi davvero (cfr Gv 8,36),
Cristo si fa per noi cibo di Verità. Con acuta
conoscenza della realtà umana, sant'Agostino ha
messo in evidenza come l'uomo si muova
spontaneamente, e non per costrizione, quando si
trova in relazione con ciò che lo attrae e
suscita in lui desiderio. Domandandosi, allora,
che cosa possa ultimamente muovere l'uomo
nell'intimo, il santo Vescovo esclama: « Che cosa
desidera l'anima più ardentemente della verità?
» (2). Ogni uomo, infatti, porta in sé
l'insopprimibile desiderio della verità, ultima e
definitiva. Per questo, il Signore Gesù, « via,
verità e vita » (Gv 14,6), si rivolge al
cuore anelante dell'uomo, che si sente pellegrino
e assetato, al cuore che sospira verso la fonte
della vita, al cuore mendicante della Verità. Gesù
Cristo, infatti, è la Verità fatta Persona, che
attira a sé il mondo. « Gesù è la stella
polare della libertà umana: senza di Lui essa
perde il suo orientamento, poiché senza la
conoscenza della verità la libertà si snatura,
si isola e si riduce a sterile arbitrio. Con Lui,
la libertà si ritrova » (3). Nel sacramento
dell'Eucaristia Gesù ci mostra in particolare la verità
dell'amore, che è la stessa essenza di Dio.
È questa verità evangelica che interessa ogni
uomo e tutto l'uomo. Per questo la Chiesa, che
trova nell'Eucaristia il suo centro vitale, si
impegna costantemente ad annunciare a tutti, opportune
importune (cfr 2 Tm 4,2), che Dio è
amore (4). Proprio perché Cristo si è fatto per
noi cibo di Verità, la Chiesa si rivolge
all'uomo, invitandolo ad accogliere liberamente il
dono di Dio.
Lo
sviluppo del rito eucaristico
3.
Guardando alla storia bimillenaria della Chiesa di
Dio, guidata dalla sapiente azione dello Spirito
Santo, ammiriamo, pieni di gratitudine, lo
sviluppo, ordinato nel tempo, delle forme rituali
in cui facciamo memoria dell'evento della nostra
salvezza. Dalle molteplici forme dei primi secoli,
che ancora splendono nei riti delle antiche Chiese
di Oriente, fino alla diffusione del rito romano;
dalle chiare indicazioni del Concilio di Trento e
del Messale di san Pio V fino al rinnovamento
liturgico voluto dal Concilio Vaticano II: in ogni
tappa della storia della Chiesa la Celebrazione
eucaristica, quale fonte e culmine della sua vita
e missione, risplende nel rito liturgico in tutta
la sua multiforme ricchezza. La XI
Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei
Vescovi, svoltasi dal 2 al 23 ottobre 2005 in
Vaticano, ha espresso nei confronti di questa
storia un profondo ringraziamento a Dio,
riconoscendo operante in essa la guida dello
Spirito Santo. In particolare, i Padri sinodali
hanno constatato e ribadito il benefico influsso
che la riforma liturgica attuata a partire dal
Concilio ecumenico Vaticano II ha avuto per la
vita della Chiesa (5). Il Sinodo dei Vescovi ha
avuto la possibilità di valutare la sua ricezione
dopo l'Assise conciliare. Moltissimi sono stati
gli apprezzamenti. Le difficoltà ed anche taluni
abusi rilevati, è stato affermato, non possono
oscurare la bontà e la validità del rinnovamento
liturgico, che contiene ancora ricchezze non
pienamente esplorate. Si tratta in concreto di
leggere i cambiamenti voluti dal Concilio
all'interno dell'unità che caratterizza lo
sviluppo storico del rito stesso, senza introdurre
artificiose rotture (6).
Il
Sinodo dei Vescovi e l'Anno dell'Eucaristia
4.
È necessario inoltre sottolineare il rapporto del
recente Sinodo dei Vescovi sull'Eucaristia con
quanto è accaduto negli ultimi anni nella vita
della Chiesa. Innanzitutto, dobbiamo ricollegarci
idealmente al Grande Giubileo del 2000, con il
quale il mio amato Predecessore, il servo di Dio
Giovanni Paolo II, ha introdotto la Chiesa nel
terzo millennio cristiano. L'Anno Giubilare è
stato indubbiamente caratterizzato in senso
fortemente eucaristico. Non si può poi
dimenticare che il Sinodo dei Vescovi è stato
preceduto, ed in un certo senso anche preparato,
dall'Anno
dell'Eucaristia, voluto con grande
lungimiranza da Giovanni Paolo II per tutta la
Chiesa. Tale periodo, iniziato con il Congresso
Eucaristico Internazionale a Guadalajara
nell'ottobre 2004, si è concluso il 23
Ottobre 2005, al termine della XI Assemblea
Sinodale, con la canonizzazione di cinque Beati,
che si sono particolarmente distinti per la pietà
eucaristica: il Vescovo Józef Bilczewski, i
presbiteri Gaetano Catanoso, Zygmunt Gorazdowski e
Alberto Hurtado Cruchaga, e il religioso
cappuccino Felice da Nicosia. Grazie agli
insegnamenti proposti da Giovanni Paolo II nella
Lettera apostolica Mane
nobiscum Domine (7) e ai preziosi
suggerimenti della Congregazione per il Culto
Divino e la Disciplina dei Sacramenti (8), sono
state numerose le iniziative che le diocesi e le
diverse realtà ecclesiali hanno intrapreso per
risvegliare ed accrescere nei credenti la fede
eucaristica, per migliorare la cura delle
celebrazioni e promuovere l'adorazione
eucaristica, per incoraggiare una fattiva
solidarietà che partendo dall'Eucaristia
raggiungesse i bisognosi. Infine, è necessario
menzionare l'importanza dell'ultima Enciclica del
mio venerato Predecessore, Ecclesia
de Eucharistia (9), con la quale egli ci
ha lasciato un sicuro riferimento magisteriale
sulla dottrina eucaristica e un'ultima
testimonianza circa il posto centrale che questo
divino Sacramento occupava nella sua esistenza.
Scopo
della presente Esortazione
5.
Questa Esortazione apostolica postsinodale ha lo
scopo di riprendere la multiforme ricchezza di
riflessioni e proposte emerse nella recente Assemblea
Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, –
a partire dai Lineamenta
fino alle Propositiones, passando
attraverso l'Instrumentum
laboris, le Relationes ante et post
disceptationem, gli interventi dei Padri
sinodali, degli auditores e dei delegati
fraterni –, nell'intento di esplicitare alcune
fondamentali linee di impegno, volte a destare
nella Chiesa nuovo impulso e fervore eucaristico.
Consapevoli del vasto patrimonio dottrinale e
disciplinare accumulato nel corso dei secoli
intorno a questo Sacramento (10), nel presente
documento desidero soprattutto raccomandare,
accogliendo il voto dei Padri sinodali (11), che
il popolo cristiano approfondisca la relazione tra
il Mistero eucaristico, l'azione
liturgica e il nuovo culto spirituale derivante
dall'Eucaristia, quale sacramento della carità.
In questa prospettiva intendo porre la presente
Esortazione in relazione con la mia prima Lettera
enciclica Deus
caritas est, nella quale ho parlato più
volte del sacramento dell'Eucaristia per
sottolineare il suo rapporto con l'amore
cristiano, sia in riferimento a Dio che al
prossimo: « Il Dio incarnato ci attrae tutti a sé.
Da ciò si comprende come agape sia ora
diventata anche un nome dell'Eucaristia: in essa
l'agape di Dio viene a noi corporalmente
per continuare il suo operare in noi e attraverso
di noi » (12).
PRIMA
PARTE
EUCARISTIA,
MISTERO DA CREDERE
«
Questa è l'opera di Dio: credere in colui
che egli ha mandato »
(Gv 6,29)
La
fede eucaristica della Chiesa
6.
« Mistero della fede! ». Con questa
espressione pronunciata immediatamente dopo le
parole della consacrazione, il sacerdote proclama
il mistero celebrato e manifesta il suo stupore di
fronte alla conversione sostanziale del pane e del
vino nel corpo e nel sangue del Signore Gesù, una
realtà che supera ogni comprensione umana. In
effetti, l'Eucaristia è per eccellenza « mistero
della fede »: « è il compendio e la somma della
nostra fede » (13). La fede della Chiesa è
essenzialmente fede eucaristica e si alimenta in
modo particolare alla mensa dell'Eucaristia. La
fede e i Sacramenti sono due aspetti complementari
della vita ecclesiale. Suscitata dall'annuncio
della Parola di Dio, la fede è nutrita e cresce
nell'incontro di grazia col Signore risorto che si
realizza nei Sacramenti: « La fede si esprime nel
rito e il rito rafforza e fortifica la fede »
(14). Per questo, il Sacramento dell'altare sta
sempre al centro della vita ecclesiale; « grazie
all'Eucaristia la Chiesa rinasce sempre di nuovo!
» (15). Quanto più viva è la fede eucaristica
nel Popolo di Dio, tanto più profonda è la sua
partecipazione alla vita ecclesiale mediante la
convinta adesione alla missione che Cristo ha
affidato ai suoi discepoli. Di ciò è testimone
la stessa storia della Chiesa. Ogni grande riforma
è legata, in qualche modo, alla riscoperta della
fede nella presenza eucaristica del Signore in
mezzo al suo popolo.
Santissima
Trinità ed Eucaristia
Il
pane disceso dal cielo
7.
La prima realtà della fede eucaristica è il
mistero stesso di Dio, amore trinitario. Nel
dialogo di Gesù con Nicodemo, troviamo
un'espressione illuminante a questo proposito: «
Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio
unigenito, perché chiunque crede in lui non
muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato
il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma
perché il mondo si salvi per mezzo di lui » (Gv
3,16-17). Queste parole mostrano la radice
ultima del dono di Dio. Gesù nell'Eucaristia dà
non « qualche cosa » ma se stesso; egli offre il
suo corpo e versa il suo sangue. In tal modo dona
la totalità della propria esistenza, rivelando la
fonte originaria di questo amore. Egli è l'eterno
Figlio dato per noi dal Padre. Nel Vangelo
ascoltiamo ancora Gesù che, dopo aver sfamato la
moltitudine con la moltiplicazione dei pani e dei
pesci, ai suoi interlocutori che lo avevano
seguito fino alla sinagoga di Cafarnao, dice: «
Il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello
vero; il pane di Dio è colui che discende dal
cielo e dà la vita al mondo » (Gv
6,32-33), ed arriva ad identificare se stesso, la
propria carne e il proprio sangue, con quel pane:
« Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno
mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane
che io darò è la mia carne per la vita del mondo
» (Gv 6,51). Gesù si manifesta così come
il pane della vita, che l'eterno Padre dona agli
uomini.
Dono
gratuito della Santissima Trinità
8.
Nell'Eucaristia si rivela il disegno di amore che
guida tutta la storia della salvezza (cfr Ef
1,10; 3,8-11). In essa il Deus Trinitas,
che in se stesso è amore (cfr 1 Gv 4,7-8),
si coinvolge pienamente con la nostra condizione
umana. Nel pane e nel vino, sotto le cui apparenze
Cristo si dona a noi nella cena pasquale (cfr Lc
22,14-20; 1 Cor 11,23- 26), è l'intera
vita divina che ci raggiunge e si partecipa a noi
nella forma del Sacramento. Dio è comunione
perfetta di amore tra il Padre, il Figlio e lo
Spirito Santo. Già nella creazione l'uomo è
chiamato a condividere in qualche misura il soffio
vitale di Dio (cfr Gn 2,7). Ma è in Cristo
morto e risorto e nell'effusione dello Spirito
Santo, dato senza misura (cfr Gv 3,34), che
siamo resi partecipi dell'intimità divina (16).
Gesù Cristo, dunque, che « con uno Spirito
eterno offrì se stesso senza macchia a Dio » (Eb
9,14), nel dono eucaristico ci comunica la stessa
vita divina. Si tratta di un dono assolutamente
gratuito, che risponde soltanto alle promesse di
Dio, compiute oltre ogni misura. La Chiesa
accoglie, celebra, adora questo dono in fedele
obbedienza. Il « mistero della fede » è mistero
di amore trinitario, al quale siamo per grazia
chiamati a partecipare. Anche noi dobbiamo
pertanto esclamare con sant'Agostino « Se vedi la
carità, vedi la Trinità » (17).
Eucaristia:
Gesù vero Agnello immolato
La
nuova ed eterna alleanza nel sangue dell'Agnello
9.
La missione per la quale Gesù è venuto fra noi
giunge a compimento nel Mistero pasquale.
Dall'alto della croce, dalla quale attira tutti a
sé (cfr Gv 12,32), prima di « consegnare
lo Spirito », Egli dice: « Tutto è compiuto »
(Gv 19,30). Nel mistero della sua
obbedienza fino alla morte, e alla morte di croce
(cfr Fil 2,8), si è compiuta la nuova ed
eterna alleanza. La libertà di Dio e la libertà
dell'uomo si sono definitivamente incontrate nella
sua carne crocifissa in un patto indissolubile,
valido per sempre. Anche il peccato dell'uomo è
stato espiato una volta per tutte dal Figlio di
Dio (cfr Eb 7,27; 1 Gv 2,2; 4,10).
Come ho già avuto modo di affermare, « nella sua
morte in croce si compie quel volgersi di Dio
contro se stesso nel quale Egli si dona per
rialzare l'uomo e salvarlo – amore, questo,
nella sua forma più radicale » (18). Nel Mistero
pasquale si è realizzata davvero la nostra
liberazione dal male e dalla morte.
Nell'istituzione dell'Eucaristia Gesù stesso
aveva parlato della « nuova ed eterna alleanza »,
stipulata nel suo sangue versato (cfr Mt 26,28;
Mc 14,24; Lc 22,20). Questo scopo
ultimo della sua missione era già ben evidente
all'inizio della sua vita pubblica. Infatti,
quando sulle rive del Giordano, Giovanni il
Battista vede Gesù venire verso di lui, esclama:
« Ecco l'agnello di Dio, ecco colui che
toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29).
È significativo che la stessa espressione
ricorra, ogni volta che celebriamo la santa Messa,
nell'invito del sacerdote ad accostarsi
all'altare: « Beati gli invitati alla cena del
Signore, ecco l'agnello di Dio che toglie i
peccati del mondo ». Gesù è il vero
agnello pasquale che ha offerto spontaneamente se
stesso in sacrificio per noi, realizzando così la
nuova ed eterna alleanza. L'Eucaristia contiene in
sé questa radicale novità, che si ripropone a
noi in ogni celebrazione (19).
L'istituzione
dell'Eucaristia
10.
In tal modo siamo portati a riflettere
sull'istituzione dell'Eucaristia nell'Ultima Cena.
Ciò accadde nel contesto di una cena rituale che
costituiva il memoriale dell'avvenimento fondante
del popolo di Israele: la liberazione dalla
schiavitù dell'Egitto. Questa cena rituale,
legata all'immolazione degli agnelli (cfr Es
12,1-28.43-51), era memoria del passato ma, nello
stesso tempo, anche memoria profetica, ossia
annuncio di una liberazione futura. Infatti, il
popolo aveva sperimentato che quella liberazione
non era stata definitiva, poiché la sua storia
era ancora troppo segnata dalla schiavitù e dal
peccato. Il memoriale dell'antica liberazione si
apriva così alla domanda e all'attesa di una
salvezza più profonda, radicale, universale e
definitiva. È in questo contesto che Gesù
introduce la novità del suo dono. Nella preghiera
di lode, la Berakah, Egli ringrazia il
Padre non solo per i grandi eventi della storia
passata, ma anche per la propria « esaltazione ».
Istituendo il sacramento dell'Eucaristia, Gesù
anticipa ed implica il Sacrificio della croce e la
vittoria della risurrezione. Al tempo stesso, Egli
si rivela come il vero agnello immolato,
previsto nel disegno del Padre fin dalla
fondazione del mondo, come si legge nella Prima
Lettera di Pietro (cfr 1,18-20). Collocando in
questo contesto il suo dono, Gesù manifesta il
senso salvifico della sua morte e risurrezione,
mistero che diviene realtà rinnovatrice della
storia e del cosmo intero. L'istituzione
dell'Eucaristia mostra, infatti, come quella
morte, di per sé violenta ed assurda, sia
diventata in Gesù supremo atto di amore e
definitiva liberazione dell'umanità dal male.
Figura
transit in veritatem
11.
In questo modo Gesù inserisce il suo novum
radicale all'interno dell'antica cena sacrificale
ebraica. Quella cena per noi cristiani non è più
necessario ripeterla. Come giustamente dicono i
Padri, figura transit in veritatem: ciò
che annunciava le realtà future ha ora lasciato
il posto alla verità stessa. L'antico rito si è
compiuto ed è stato superato definitivamente
attraverso il dono d'amore del Figlio di Dio
incarnato. Il cibo della verità, Cristo immolato
per noi, dat ... figuris terminum (20). Con
il comando « Fate questo in memoria di me
» (Lc 22,19; 1 Cor 11,25), Egli ci
chiede di corrispondere al suo dono e di
rappresentarlo sacramentalmente. Con queste
parole, pertanto, il Signore esprime, per così
dire, l'attesa che la sua Chiesa, nata dal suo
sacrificio, accolga questo dono, sviluppando sotto
la guida dello Spirito Santo la forma liturgica
del Sacramento. Il memoriale del suo dono
perfetto, infatti, non consiste nella semplice
ripetizione dell'Ultima Cena, ma propriamente
nell'Eucaristia, ossia nella novità radicale del
culto cristiano. Gesù ci ha così lasciato il
compito di entrare nella sua « ora »: «
L'Eucaristia ci attira nell'atto oblativo di Gesù.
Noi non riceviamo soltanto in modo statico il
Logos incarnato, ma veniamo coinvolti nella
dinamica della sua donazione » (21). Egli « ci
attira dentro di sé » (22). La conversione
sostanziale del pane e del vino nel suo corpo e
nel suo sangue pone dentro la creazione il
principio di un cambiamento radicale, come una
sorta di « fissione nucleare », per usare
un'immagine a noi oggi ben nota, portata nel più
intimo dell'essere, un cambiamento destinato a
suscitare un processo di trasformazione della
realtà, il cui termine ultimo sarà la
trasfigurazione del mondo intero, fino a quella
condizione in cui Dio sarà tutto in tutti (cfr 1
Cor 15,28).
Lo
Spirito Santo e l' Eucaristia
Gesù
e lo Spirito Santo
12.
Con la sua parola e con il pane ed il vino il
Signore stesso ci ha offerto gli elementi
essenziali del culto nuovo. La Chiesa, sua Sposa,
è chiamata a celebrare il convito eucaristico
giorno dopo giorno in memoria di Lui. Essa
inscrive così il sacrificio redentore del suo
Sposo nella storia degli uomini e lo rende
presente sacramentalmente in tutte le culture.
Questo grande mistero viene celebrato nelle forme
liturgiche che la Chiesa, guidata dallo Spirito
Santo, sviluppa nel tempo e nello spazio (23). A
tale proposito è necessario risvegliare in noi la
consapevolezza del ruolo decisivo esercitato dallo
Spirito Santo nello sviluppo della forma liturgica
e nell'approfondimento dei divini misteri. Il
Paraclito, primo dono ai credenti (24), operante
già nella creazione (cfr Gn 1,2), è
pienamente presente in tutta l'esistenza del Verbo
incarnato: Gesù Cristo, infatti, è concepito
dalla Vergine Maria per opera dello Spirito Santo
(cfr Mt 1,18; Lc 1,35); all'inizio
della sua missione pubblica, sulle rive del
Giordano, lo vede scendere su di sé in forma di
colomba (cfr Mt 3,16 e par); in
questo stesso Spirito agisce, parla ed esulta (cfr
Lc 10,21); ed è in Lui che egli può offrire
se stesso (cfr Eb 9,14). Nei cosiddetti «
discorsi di addio », riportati da Giovanni, Gesù
mette in chiara relazione il dono della sua vita
nel mistero pasquale con il dono dello Spirito ai
suoi (cfr Gv 16,7). Una volta risorto,
portando nella sua carne i segni della passione,
Egli può effondere lo Spirito (cfr Gv
20,22), rendendo i suoi partecipi della sua stessa
missione (cfr Gv 20,21). Sarà poi lo
Spirito ad insegnare ai discepoli ogni cosa e a
ricordare loro tutto ciò che Cristo ha detto (cfr
Gv 14,26), perché spetta a Lui, in quanto
Spirito di verità (cfr Gv 15,26),
introdurre i discepoli alla verità tutta intera (cfr
Gv 16,13). Nel racconto degli Atti lo
Spirito discende sugli Apostoli radunati in
preghiera con Maria nel giorno di Pentecoste (cfr
2,1-4), e li anima alla missione di annunciare a
tutti i popoli la buona novella. Pertanto, è in
forza dell'azione dello Spirito che Cristo stesso
rimane presente ed operante nella sua Chiesa, a
partire dal suo centro vitale che è l'Eucaristia.
Spirito
Santo e Celebrazione eucaristica
13.
In questo orizzonte si comprende il ruolo decisivo
dello Spirito Santo nella Celebrazione eucaristica
ed in particolare in riferimento alla
transustanziazione. La consapevolezza di ciò è
ben documentabile nei Padri della Chiesa. San
Cirillo di Gerusalemme, nelle sue Catechesi,
ricorda che noi « invochiamo Dio misericordioso
di inviare il suo Santo Spirito sulle oblate che
ci stanno dinanzi, affinché Egli trasformi il
pane in corpo di Cristo e il vino in sangue di
Cristo. Ciò che lo Spirito Santo tocca è
santificato e trasformato totalmente ».(25) Anche
san Giovanni Crisostomo rileva che il sacerdote
invoca lo Spirito Santo quando celebra il
Sacrificio: (26) come Elia, il ministro – egli
dice – attira lo Spirito Santo affinché «
discendendo la grazia sulla vittima si accendano
per mezzo di essa le anime di tutti ».(27) È
quanto mai necessaria per la vita spirituale dei
fedeli una coscienza più chiara della ricchezza
dell'anafora: insieme alle parole pronunciate da
Cristo nell'Ultima Cena, essa contiene l'epiclesi,
quale invocazione al Padre perché faccia
discendere il dono dello Spirito affinché il pane
e il vino diventino il corpo ed il sangue di Gesù
Cristo e perché « la comunità tutta intera
diventi sempre più corpo di Cristo ».(28) Lo
Spirito, invocato dal celebrante sui doni del pane
e del vino posti sull'altare, è il medesimo che
riunisce i fedeli « in un solo corpo »,
rendendoli un'offerta spirituale gradita al
Padre.(29)
Eucaristia
e Chiesa
Eucaristia
principio causale della Chiesa
14.
Attraverso il Sacramento eucaristico Gesù
coinvolge i fedeli nella sua stessa « ora »; in
tal modo Egli ci mostra il legame che ha voluto
tra sé e noi, tra la sua persona e la Chiesa.
Infatti, Cristo stesso nel sacrificio della croce
ha generato la Chiesa come sua sposa e suo corpo.
I Padri della Chiesa hanno lungamente meditato
sulla relazione tra l'origine di Eva dal fianco di
Adamo dormiente (cfr Gn 2,21-23) e della
nuova Eva, la Chiesa, dal fianco aperto di Cristo,
immerso nel sonno della morte: dal costato
trafitto, racconta Giovanni, uscì sangue ed acqua
(cfr Gv 19,34), simbolo dei sacramenti.(30)
Uno sguardo contemplativo « a colui che hanno
trafitto » (Gv 19,37) ci porta a
considerare il legame causale tra il sacrificio di
Cristo, l'Eucaristia e la Chiesa. La Chiesa, in
effetti, « vive dell'Eucaristia ».(31) Poiché
in essa si rende presente il sacrificio redentore
di Cristo, si deve innanzitutto riconoscere che «
c'è un influsso causale dell'Eucaristia alle
origini stesse della Chiesa ».(32) L'Eucaristia
è Cristo che si dona a noi, edificandoci
continuamente come suo corpo. Pertanto, nella
suggestiva circolarità tra Eucaristia che edifica
la Chiesa e Chiesa stessa che fa l'Eucaristia,(33)
la causalità primaria è quella espressa nella
prima formula: la Chiesa può celebrare e adorare
il mistero di Cristo presente nell'Eucaristia
proprio perché Cristo stesso si è donato per
primo ad essa nel sacrificio della Croce. La
possibilità per la Chiesa di « fare »
l'Eucaristia è tutta radicata nella donazione che
Cristo le ha fatto di se stesso. Anche qui
scopriamo un aspetto convincente della formula di
san Giovanni: « Egli ci ha amati per primo » (1
Gv 4,19). Così anche noi in ogni celebrazione
confessiamo il primato del dono di Cristo.
L'influsso causale dell'Eucaristia all'origine
della Chiesa rivela in definitiva la precedenza
non solo cronologica ma anche ontologica del suo
averci amati « per primo ». Egli è per
l'eternità colui che ci ama per primo.
Eucaristia
e comunione ecclesiale
15.
L'Eucaristia, dunque, è costitutiva dell'essere e
dell'agire della Chiesa. Per questo l'antichità
cristiana designava con le stesse parole Corpus
Christi il Corpo nato dalla Vergine Maria, il
Corpo eucaristico e il Corpo ecclesiale di
Cristo.(34) Questo dato ben presente nella
tradizione ci aiuta ad accrescere in noi la
consapevolezza dell'inseparabilità tra Cristo e
la Chiesa. Il Signore Gesù, offrendo se stesso in
sacrificio per noi, ha efficacemente preannunciato
nel suo dono il mistero della Chiesa. È
significativo che la seconda preghiera
eucaristica, invocando il Paraclito, formuli in
questo modo la preghiera per l'unità della
Chiesa: « per la comunione al corpo e al
sangue di Cristo lo Spirito Santo ci riunisca in
un solo corpo ». Questo passaggio fa ben
comprendere come la res del Sacramento
eucaristico sia l'unità dei fedeli nella
comunione ecclesiale. L'Eucaristia si mostra così
alla radice della Chiesa come mistero di
comunione.(35)
Sulla
relazione tra Eucaristia e communio aveva
già attirato l'attenzione il servo di Dio
Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Ecclesia
de Eucharistia. Egli ha parlato del
memoriale di Cristo come della « suprema
manifestazione sacramentale della comunione nella
Chiesa ».(36) L'unità della comunione ecclesiale
si rivela concretamente nelle comunità cristiane
e si rinnova nell'atto eucaristico che le unisce e
le differenzia in Chiese particolari, « in
quibus et ex quibus una et unica Ecclesia
catholica exsistit ».(37) Proprio la realtà
dell'unica Eucaristia che viene celebrata in ogni
Diocesi intorno al proprio Vescovo ci fa
comprendere come le stesse Chiese particolari
sussistano in e ex Ecclesia.
Infatti, « l'unicità e indivisibilità del Corpo
eucaristico del Signore implica l'unicità del suo
Corpo mistico, che è la Chiesa una ed
indivisibile. Dal centro eucaristico sorge la
necessaria apertura di ogni comunità celebrante,
di ogni Chiesa particolare: attratta tra le
braccia aperte del Signore, essa viene inserita
nel suo Corpo, unico ed indiviso ».(38) Per
questo motivo nella celebrazione dell'Eucaristia,
ogni fedele si trova nella sua Chiesa, cioè
nella Chiesa di Cristo. In questa prospettiva
eucaristica, adeguatamente compresa, la comunione
ecclesiale si rivela realtà per natura sua
cattolica.(39) Sottolineare questa radice
eucaristica della comunione ecclesiale può
contribuire efficacemente anche al dialogo
ecumenico con le Chiese e con le Comunità
ecclesiali non in piena comunione con la Sede di
Pietro. Infatti, l'Eucaristia stabilisce
obiettivamente un forte legame di unità tra la
Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse, che hanno
conservato la genuina e integra natura del mistero
dell'Eucaristia. Al tempo stesso, il rilievo dato
al carattere ecclesiale dell'Eucaristia può
diventare elemento privilegiato nel dialogo anche
con le Comunità nate dalla Riforma.(40)
Eucaristia
e Sacramenti
Sacramentalità
della Chiesa
16.
Il Concilio
Vaticano II ha ricordato che « tutti i
Sacramenti, come pure tutti i ministeri
ecclesiastici e le opere d'apostolato, sono
strettamente uniti alla sacra Eucaristia e ad essa
sono ordinati. Infatti, nella santissima
Eucaristia è racchiuso tutto il bene spirituale
della Chiesa, cioè lo stesso Cristo, nostra
Pasqua e pane vivo che, mediante la sua carne
vivificata dallo Spirito Santo e vivificante, dà
vita agli uomini, i quali sono in tal modo
invitati e indotti a offrire assieme a Lui se
stessi, il proprio lavoro e tutte le cose create
».(41) Questa relazione intima dell'Eucaristia
con tutti gli altri Sacramenti e con l'esistenza
cristiana è compresa nella sua radice quando si
contempla il mistero della Chiesa stessa come
sacramento.(42) A questo proposito il Concilio
Vaticano II ha affermato che « la Chiesa è,
in Cristo, in qualche modo il sacramento, ossia il
segno e lo strumento dell'intima unione con Dio e
dell'unità di tutto il genere umano ».(43) Essa,
in quanto « popolo – come dice san Cipriano –
adunato dall'unità del Padre, del Figlio e dello
Spirito Santo »,(44) è sacramento della
comunione trinitaria.
Il
fatto che la Chiesa sia « sacramento universale
di salvezza »(45) mostra come l'« economia »
sacramentale determini ultimamente il modo in cui
Cristo, unico Salvatore, mediante lo Spirito
raggiunge la nostra esistenza nella specificità
delle sue circostanze. La Chiesa si riceve e
insieme si esprime nei sette Sacramenti,
attraverso i quali la grazia di Dio influenza
concretamente l'esistenza dei fedeli affinché
tutta la vita, redenta da Cristo, diventi culto
gradito a Dio. In questa prospettiva desidero qui
sottolineare alcuni elementi, messi in evidenza
dai Padri sinodali, che possono aiutare a cogliere
la relazione di tutti i Sacramenti con il Mistero
eucaristico.
I.
Eucaristia e iniziazione cristiana
Eucaristia,
pienezza dell'iniziazione cristiana
17.
Se davvero l'Eucaristia è fonte e culmine della
vita e della missione della Chiesa, ne consegue
innanzitutto che il cammino di iniziazione
cristiana ha come suo punto di riferimento la
possibilità di accedere a tale sacramento. A
questo proposito, come hanno detto i Padri
sinodali, dobbiamo chiederci se nelle nostre
comunità cristiane sia sufficientemente percepito
lo stretto legame tra Battesimo, Confermazione ed
Eucaristia.(46) Non bisogna mai dimenticare,
infatti, che veniamo battezzati e cresimati in
ordine all'Eucaristia. Tale dato implica l'impegno
di favorire nella prassi pastorale una
comprensione più unitaria del percorso di
iniziazione cristiana. Il sacramento del
Battesimo, con il quale siamo resi conformi a
Cristo,(47) incorporati nella Chiesa e resi figli
di Dio, costituisce la porta di accesso a tutti i
Sacramenti. Con esso veniamo inseriti nell'unico
Corpo di Cristo (cfr 1 Cor 12,13), popolo
sacerdotale. Tuttavia è la partecipazione al
Sacrificio eucaristico a perfezionare in noi
quanto ci è donato nel Battesimo. Anche i doni
dello Spirito sono dati per l'edificazione del
Corpo di Cristo (1 Cor 12) e per la
maggiore testimonianza evangelica nel mondo.(48)
Pertanto la santissima Eucaristia porta a pienezza
l'iniziazione cristiana e si pone come centro e
fine di tutta la vita sacramentale.(49)
L'ordine
dei Sacramenti dell'iniziazione
18.
A questo riguardo è necessario porre attenzione
al tema dell'ordine dei Sacramenti
dell'iniziazione. Nella Chiesa vi sono tradizioni
differenti. Tale diversità si manifesta con
evidenza nelle consuetudini ecclesiali
dell'Oriente,(50) e nella stessa prassi
occidentale per quanto concerne l'iniziazione
degli adulti,(51) rispetto a quella dei
bambini.(52) Tuttavia tali differenziazioni non
sono propriamente di ordine dogmatico, ma di
carattere pastorale. Concretamente, è necessario
verificare quale prassi possa in effetti aiutare
meglio i fedeli a mettere al centro il sacramento
dell'Eucaristia, come realtà cui tutta
l'iniziazione tende. In stretta collaborazione con
i competenti Dicasteri della Curia Romana le
Conferenze Episcopali verifichino l'efficacia
degli attuali percorsi di iniziazione, affinché
il cristiano dall'azione educativa delle nostre
comunità sia aiutato a maturare sempre di più,
giungendo ad assumere nella sua vita
un'impostazione autenticamente eucaristica, così
da essere in grado di dare ragione della propria
speranza in modo adeguato per il nostro tempo (cfr
1Pt 3,15).
Iniziazione,
comunità ecclesiale e famiglia
19.
Occorre tenere sempre presente che l'intera
iniziazione cristiana è cammino di conversione da
compiere con l'aiuto di Dio ed in costante
riferimento alla comunità ecclesiale, sia quando
è l'adulto a chiedere di entrare nella Chiesa,
come avviene nei luoghi di prima evangelizzazione
e in tante zone secolarizzate, oppure quando i
genitori chiedono i Sacramenti per i loro figli. A
questo proposito, desidero portare l'attenzione
soprattutto sul rapporto tra iniziazione cristiana
e famiglia. Nell'opera pastorale si deve associare
sempre la famiglia cristiana all'itinerario di
iniziazione. Ricevere il Battesimo, la Cresima ed
accostarsi per la prima volta all'Eucaristia sono
momenti decisivi non solo per la persona che li
riceve ma anche per l'intera famiglia, la quale
deve essere sostenuta nel suo compito educativo
dalla comunità ecclesiale, nelle sue varie
componenti.(53) Qui vorrei sottolineare la
rilevanza della prima Comunione. In tantissimi
fedeli questo giorno rimane giustamente impresso
nella memoria come il primo momento in cui, seppur
ancora in modo iniziale, si è percepita
l'importanza dell'incontro personale con Gesù. La
pastorale parrocchiale deve valorizzare
adeguatamente questa occasione così
significativa.
II.
Eucaristia e sacramento della Riconciliazione
Loro
nesso intrinseco
20.
Giustamente, i Padri sinodali hanno affermato che
l'amore all'Eucaristia porta ad apprezzare sempre
più anche il sacramento della Riconciliazione
(54). A causa del legame tra questi sacramenti,
un'autentica catechesi riguardo al senso
dell'Eucaristia non può essere disgiunta dalla
proposta di un cammino penitenziale (cfr 1 Cor 11,27-29).
Certo, constatiamo come nel nostro tempo i fedeli
si trovino immersi in una cultura che tende a
cancellare il senso del peccato (55), favorendo un
atteggiamento superficiale, che porta a
dimenticare la necessità di essere in grazia di
Dio per accostarsi degnamente alla comunione
sacramentale (56). In realtà, perdere la
coscienza del peccato comporta sempre anche una
certa superficialità nell'intendere l'amore
stesso di Dio. Giova molto ai fedeli richiamare
quegli elementi che, all'interno del rito della
santa Messa, esplicitano la coscienza del proprio
peccato e, contemporaneamente, della misericordia
di Dio (57). Inoltre, la relazione tra Eucaristia
e Riconciliazione ci ricorda che il peccato non è
mai una realtà esclusivamente individuale; esso
comporta sempre anche una ferita all'interno della
comunione ecclesiale, nella quale siamo inseriti
grazie al Battesimo. Per questo la
Riconciliazione, come dicevano i Padri della
Chiesa, è laboriosus quidam baptismus,(58)
sottolineando in tal modo che l'esito del cammino
di conversione è anche il ristabilimento della
piena comunione ecclesiale, che si esprime nel
riaccostarsi all'Eucaristia.(59)
Alcune
attenzioni pastorali
21.
Il Sinodo ha ricordato che è compito pastorale
del Vescovo promuovere nella propria Diocesi un
deciso recupero della pedagogia della conversione
che nasce dalla Eucaristia e favorire tra i fedeli
la confessione frequente. Tutti i sacerdoti si
dedichino con generosità, impegno e competenza
all'amministrazione del sacramento della
Riconciliazione.(60) A questo proposito si deve
fare attenzione a che i confessionali nelle nostre
chiese siano ben visibili ed espressivi del
significato di questo Sacramento. Chiedo ai
Pastori di vigilare attentamente sulla
celebrazione del sacramento della Riconciliazione,
limitando la prassi dell'assoluzione generale
esclusivamente ai casi previsti,(61) essendo solo
quella personale la forma ordinaria.(62) Di fronte
alla necessità di riscoprire il perdono
sacramentale, in tutte le Diocesi vi sia sempre il
Penitenziere.(63) Infine, alla nuova presa di
coscienza della relazione tra Eucaristia e
Riconciliazione può essere di valido aiuto una
equilibrata ed approfondita prassi dell'indulgenza,
lucrata per sé o per i defunti. Con essa si
ottiene « la remissione davanti a Dio della pena
temporale
per
i peccati, già rimessi quanto alla colpa ».(64)
L'uso delle indulgenze ci aiuta a comprendere che
con le nostre sole forze non saremmo capaci di
riparare al male compiuto e che i peccati di
ciascuno recano danno a tutta la comunità;
inoltre, la pratica dell'indulgenza, implicando
oltre alla dottrina degli infiniti meriti di
Cristo anche quella della comunione dei santi, ci
dice « quanto intimamente siamo uniti in Cristo
gli uni con gli altri e quanto la vita
soprannaturale di ciascuno possa giovare agli
altri ».(65) Poiché la sua stessa forma prevede,
tra le condizioni, l'accostarsi alla confessione e
alla comunione sacramentale, la sua pratica può
sostenere efficacemente i fedeli nel cammino di
conversione e nella scoperta della centralità
dell'Eucaristia nella vita cristiana.
III.
Eucaristia e Unzione degli infermi
22.
Gesù non ha soltanto inviato i suoi discepoli a
curare gli infermi (cfr Mt 10,8; Lc
9,2; 10,9), ma ha anche istituito per loro uno
specifico sacramento: l'Unzione degli infermi.(66)
La Lettera di Giacomo ci attesta la
presenza di questo gesto sacramentale già nella
prima comunità cristiana (cfr 5,14-16). Se
l'Eucaristia mostra come le sofferenze e la morte
di Cristo siano state trasformate in amore,
l'Unzione degli infermi, da parte sua, associa il
sofferente all'offerta che Cristo ha fatto di sé
per la salvezza di tutti, così che anch'egli
possa, nel mistero della comunione dei santi,
partecipare alla redenzione del mondo. La
relazione tra questi Sacramenti si manifesta,
inoltre, di fronte all'aggravarsi della malattia:
« A coloro che stanno per lasciare questa vita,
la Chiesa offre, oltre all'Unzione degli infermi,
l'Eucaristia come viatico ».(67) Nel passaggio al
Padre, la comunione al Corpo e al Sangue di Cristo
si manifesta come seme di vita eterna e potenza di
risurrezione: « Chi mangia la mia carne e beve il
mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò
nell'ultimo giorno » (Gv 6,54). Poiché il
Santo Viatico schiude all'infermo la pienezza del
mistero pasquale, è necessario assicurarne la
pratica.(68) L'attenzione e la cura pastorale
verso coloro che si trovano nella malattia ridonda
sicuramente a vantaggio spirituale di tutta la
comunità, sapendo che quanto avremo fatto al più
piccolo lo avremo fatto a Gesù stesso (cfr Mt 25,40).
IV.
Eucaristia e sacramento dell'Ordine
In
persona Christi capitis
23.
Il nesso intrinseco fra Eucaristia e sacramento
dell'Ordine risulta dalle parole stesse di Gesù
nel Cenacolo: « Fate questo in memoria di me » (Lc
22,19). Gesù, infatti, alla vigilia della sua
morte, ha istituito l'Eucaristia e fondato allo
stesso tempo il sacerdozio della Nuova Alleanza.
Egli è sacerdote, vittima ed altare: mediatore
tra Dio Padre ed il popolo (cfr Eb 5,5-10),
vittima di espiazione (cfr 1 Gv 2,2; 4,10)
che offre se stessa sull'altare della croce.
Nessuno può dire « questo è il mio corpo » e
« questo è il calice del mio sangue » se non
nel nome e nella persona di Cristo, unico sommo
sacerdote della nuova ed eterna Alleanza (cfr
Eb 8-9). Il Sinodo dei Vescovi già in altre
assemblee aveva messo a tema il Sacerdozio
ordinato, sia per quanto riguarda l'identità del
ministero(69) sia per la formazione dei
candidati.(70) In questa circostanza, alla luce
del dialogo avvenuto all'interno dell'ultima
Assemblea sinodale, mi preme richiamare alcuni
valori relativi al rapporto tra Sacramento
eucaristico e Ordine. Innanzitutto è necessario
ribadire che il legame tra l'Ordine sacro e
l'Eucaristia è visibile proprio nella Messa
presieduta dal Vescovo o dal presbitero in
persona di Cristo capo.
La
dottrina della Chiesa fa dell'ordinazione
sacerdotale la condizione imprescindibile per la
celebrazione valida dell'Eucaristia.(71) Infatti,
« nel servizio ecclesiale del ministro ordinato
è Cristo stesso che è presente alla sua Chiesa,
in quanto Capo del suo corpo, Pastore del suo
gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore
».(72) Certamente il ministro ordinato « agisce
anche a nome di tutta la Chiesa allorché presenta
a Dio la preghiera della Chiesa e soprattutto
quando offre il sacrificio eucaristico ».(73) È
necessario, pertanto, che i sacerdoti abbiano
coscienza che tutto il loro ministero non deve mai
mettere in primo piano loro stessi o le loro
opinioni, ma Gesù Cristo. Contraddice l'identità
sacerdotale ogni tentativo di porre se stessi come
protagonisti dell'azione liturgica. Il sacerdote
è più che mai servo e deve impegnarsi
continuamente ad essere segno che, come strumento
docile nelle mani di Cristo, rimanda a Lui. Ciò
si esprime particolarmente nell'umiltà con la
quale il sacerdote guida l'azione liturgica, in
obbedienza al rito, corrispondendovi con il cuore
e la mente, evitando tutto ciò che possa dare la
sensazione di un proprio inopportuno protagonismo.
Raccomando, pertanto, al clero di approfondire
sempre la coscienza del proprio ministero
eucaristico come umile servizio a Cristo e alla
sua Chiesa. Il sacerdozio, come diceva sant'Agostino,
è amoris officium,(74) è l'ufficio del
buon pastore, che offre la vita per le pecore (cfr
Gv 10,14-15).
Eucaristia
e celibato sacerdotale
24.
I Padri sinodali hanno voluto sottolineare che il
sacerdozio ministeriale richiede, attraverso
l'Ordinazione, la piena configurazione a Cristo.
Pur nel rispetto della differente prassi e
tradizione orientale, è necessario ribadire il
senso profondo del celibato sacerdotale, ritenuto
giustamente una ricchezza inestimabile, e
confermato anche dalla prassi orientale di
scegliere i Vescovi solo tra coloro che vivono nel
celibato e che tiene in grande onore la scelta del
celibato operata da numerosi presbiteri. In tale
scelta del sacerdote, infatti, trovano peculiare
espressione la dedizione che lo conforma a Cristo
e l'offerta esclusiva di se stesso per il Regno di
Dio.(75) Il fatto che Cristo stesso, sacerdote in
eterno, abbia vissuto la sua missione fino al
sacrificio della croce nello stato di verginità
costituisce il punto di riferimento sicuro per
cogliere il senso della tradizione della Chiesa
latina a questo proposito. Pertanto, non è
sufficiente comprendere il celibato sacerdotale in
termini meramente funzionali. In realtà, esso
rappresenta una speciale conformazione allo stile
di vita di Cristo stesso. Tale scelta è
innanzitutto sponsale; è immedesimazione con il
cuore di Cristo Sposo che dà la vita per la sua
Sposa. In unità con la grande tradizione
ecclesiale, con il Concilio
Vaticano II (76) e con i Sommi
Pontefici miei predecessori (77), ribadisco la
bellezza e l'importanza di una vita sacerdotale
vissuta nel celibato come segno espressivo della
dedizione totale ed esclusiva a Cristo, alla
Chiesa e al Regno di Dio, e ne confermo quindi
l'obbligatorietà per la tradizione latina. Il
celibato sacerdotale vissuto con maturità,
letizia e dedizione è una grandissima benedizione
per la Chiesa e per la stessa società.
Scarsità
di clero e pastorale vocazionale
25.
A proposito del legame tra sacramento dell'Ordine
ed Eucaristia, il Sinodo si è soffermato sulla
situazione di disagio che si viene a creare in
diverse Diocesi quando ci si trova a dover fare i
conti con la scarsità di sacerdoti. Ciò accade
non solo in alcune zone di prima evangelizzazione,
ma anche in molti Paesi di lunga tradizione
cristiana. Certamente giova alla soluzione del
problema una più equa distribuzione del clero.
Occorre dunque un lavoro di sensibilizzazione
capillare. I Vescovi coinvolgano nelle necessità
pastorali gli Istituti di Vita Consacrata e le
nuove realtà ecclesiali, nel rispetto del carisma
loro proprio, e sollecitino tutti i membri del
clero a una più grande disponibilità per servire
la Chiesa là dove ve ne sia bisogno, anche a
costo di sacrificio.(78) Inoltre, all'interno del
Sinodo si è anche discusso sulle attenzioni
pastorali da mettere in atto per favorire,
soprattutto nei giovani, l'apertura interiore alla
vocazione sacerdotale. Tale situazione non può
trovare soluzione in semplici accorgimenti
pragmatici. Si deve evitare che i Vescovi, spinti
da pur comprensibili preoccupazioni funzionali per
la mancanza di clero, non svolgano un adeguato
discernimento vocazionale e ammettano alla
formazione specifica e all'ordinazione candidati
che non possiedono le caratteristiche necessarie
per il servizio sacerdotale.(79) Un clero non
sufficientemente formato, ammesso all'ordinazione
senza il doveroso discernimento, difficilmente
potrà offrire una testimonianza atta a suscitare
in altri il desiderio di corrispondere con
generosità alla chiamata di Cristo. La pastorale
vocazionale, in realtà, deve coinvolgere tutta la
comunità cristiana in ogni suo ambito.(80)
Ovviamente, in questo capillare lavoro pastorale
è inclusa anche l'opera di sensibilizzazione
delle famiglie, spesso indifferenti se non
addirittura contrarie all'ipotesi della vocazione
sacerdotale. Si aprano con generosità al dono
della vita ed educhino i figli ad essere
disponibili alla volontà di Dio. In sintesi,
occorre soprattutto avere il coraggio di proporre
ai giovani la radicalità della sequela di Cristo
mostrandone il fascino.
Gratitudine
e speranza
26.
Infine, è necessario avere maggiore fede e
speranza nella iniziativa divina. Anche se in
alcune regioni si registra scarsità di clero, non
deve mai venire meno la fiducia che Cristo
continui a suscitare uomini, i quali, abbandonata
ogni altra occupazione, si dedichino totalmente
alla celebrazione dei sacri misteri, alla
predicazione del Vangelo e al ministero pastorale.
In questa circostanza desidero dare voce alla
gratitudine della Chiesa intera per tutti i
Vescovi e i presbiteri, che svolgono con fedele
dedizione ed impegno la propria missione.
Naturalmente il ringraziamento della Chiesa va
anche ai diaconi, cui sono imposte le mani « non
per il sacerdozio ma per il servizio ».(81) Come
ha raccomandato l'Assemblea del Sinodo, uno
speciale grazie rivolgo ai presbiteri fidei
donum, che con competenza e generosa dedizione
edificano la comunità annunciandole la Parola di
Dio e spezzando il Pane della vita, senza
risparmiare energie nel servizio alla missione
della Chiesa.(82) Occorre ringraziare Dio per i
tanti sacerdoti che hanno sofferto fino al
sacrificio della vita per servire Cristo. In essi
si rivela con l'eloquenza dei fatti che cosa
significhi essere sacerdote sino in fondo. Si
tratta di testimonianze commoventi che possono
ispirare tanti giovani a seguire a loro volta
Cristo ed a spendere la loro vita per gli altri,
trovando proprio così la vita vera.
V.
Eucaristia e Matrimonio
Eucaristia,
sacramento sponsale
27.
L'Eucaristia, sacramento della carità, mostra un
particolare rapporto con l'amore tra l'uomo e la
donna, uniti in matrimonio. Approfondire questo
legame è una necessità propria del nostro
tempo.(83) Il Papa Giovanni Paolo II ha avuto più
volte l'occasione di affermare il carattere
sponsale dell'Eucaristia ed il suo rapporto
peculiare con il sacramento del Matrimonio: «
L'Eucaristia è il sacramento della nostra
redenzione. È il sacramento dello Sposo, della
Sposa ».(84) Del resto, « tutta la vita
cristiana porta il segno dell'amore sponsale di
Cristo e della Chiesa. Già il Battesimo, che
introduce nel Popolo di Dio, è un mistero
nuziale: è per così dire il lavacro delle nozze
che precede il banchetto delle nozze, l'Eucaristia
».(85) L'Eucaristia corrobora in modo
inesauribile l'unità e l'amore indissolubili di
ogni Matrimonio cristiano. In esso, in forza del
sacramento, il vincolo coniugale è
intrinsecamente connesso all'unità eucaristica
tra Cristo sposo e la Chiesa sposa (cfr Ef 5,31-32).
Il reciproco consenso che marito e moglie si
scambiano in Cristo, e che li costituisce in
comunità di vita e di amore, ha anch'esso una
dimensione eucaristica. Infatti, nella teologia
paolina, l'amore sponsale è segno sacramentale
dell'amore di Cristo per la sua Chiesa, un amore
che ha il suo punto culminante nella Croce,
espressione delle sue « nozze » con l'umanità
e, al contempo, origine e centro dell'Eucaristia.
Per questo la Chiesa manifesta una particolare
vicinanza spirituale a tutti coloro che hanno
fondato la loro famiglia sul sacramento del
Matrimonio.(86) La famiglia – chiesa
domestica(87) – è un ambito primario della vita
della Chiesa, specialmente per il ruolo decisivo
nei confronti dell'educazione cristiana dei
figli.(88) In questo contesto il Sinodo ha
raccomandato anche di riconoscere la singolare
missione della donna nella famiglia e nella società,
una missione che va difesa, salvaguardata e
promossa.(89) Il suo essere sposa e madre
costituisce una realtà imprescindibile che non
deve mai essere svilita.
Eucaristia
e unicità del matrimonio
28.
È propriamente alla luce di questa relazione
intrinseca tra matrimonio, famiglia ed Eucaristia
che è possibile considerare alcuni problemi
pastorali. Il legame fedele, indissolubile ed
esclusivo che unisce Cristo e la Chiesa, e che
trova espressione sacramentale nell'Eucaristia, si
incontra con il dato antropologico originario per
cui l'uomo deve essere unito in modo definitivo ad
una sola donna e viceversa (cfr Gn 2,24;
Mt 19,5). In questo orizzonte di pensieri, il
Sinodo dei Vescovi ha affrontato il tema della
prassi pastorale nei confronti di chi incontra
l'annuncio del Vangelo provenendo da culture in
cui è praticata la poligamia. Coloro che si
trovano in una tale situazione e che si aprono
alla fede cristiana devono essere aiutati ad
integrare il loro progetto umano nella novità
radicale di Cristo. Nel percorso di catecumenato,
Cristo li raggiunge nella loro condizione
specifica e li chiama alla piena verità
dell'amore passando attraverso le rinunce
necessarie, in vista della comunione ecclesiale
perfetta. La Chiesa li accompagna con una
pastorale piena di dolcezza e insieme di
fermezza,(90) soprattutto mostrando loro la luce
che dai misteri cristiani si riverbera sulla
natura e sugli affetti umani.
Eucaristia
e indissolubilità del matrimonio
29.
Se l'Eucaristia esprime l'irreversibilità
dell'amore di Dio in Cristo per la sua Chiesa, si
comprende perché essa implichi, in relazione al
sacramento del Matrimonio, quella indissolubilità
alla quale ogni vero amore non può che
anelare.(91) Più che giustificata quindi
l'attenzione pastorale che il Sinodo ha riservato
alle situazioni dolorose in cui si trovano non
pochi fedeli che, dopo aver celebrato il
sacramento del Matrimonio, hanno divorziato e
contratto nuove nozze. Si tratta di un problema
pastorale spinoso e complesso, una vera piaga
dell'odierno contesto sociale che intacca in
misura crescente gli stessi ambienti cattolici. I
Pastori, per amore della verità, sono obbligati a
discernere bene le diverse situazioni, per aiutare
spiritualmente nei modi adeguati i fedeli
coinvolti.(92) Il Sinodo dei Vescovi ha confermato
la prassi della Chiesa, fondata sulla Sacra
Scrittura (cfr Mc 10,2-12), di non
ammettere ai Sacramenti i divorziati risposati,
perché il loro stato e la loro condizione di vita
oggettivamente contraddicono quell'unione di amore
tra Cristo e la Chiesa che è significata ed
attuata nell'Eucaristia. I divorziati risposati,
tuttavia, nonostante la loro situazione,
continuano ad appartenere alla Chiesa, che li
segue con speciale attenzione, nel desiderio che
coltivino, per quanto possibile, uno stile
cristiano di vita attraverso la partecipazione
alla santa Messa, pur senza ricevere la Comunione,
l'ascolto della Parola di Dio, l'Adorazione
eucaristica, la preghiera, la partecipazione alla
vita comunitaria, il dialogo confidente con un
sacerdote o un maestro di vita spirituale, la
dedizione alla carità vissuta, le opere di
penitenza, l'impegno educativo verso i figli.
Là
dove sorgono legittimamente dei dubbi sulla
validità del Matrimonio sacramentale contratto,
si deve intraprendere quanto è necessario per
verificarne la fondatezza. Bisogna poi assicurare,
nel pieno rispetto del diritto canonico,(93) la
presenza sul territorio dei tribunali
ecclesiastici, il loro carattere pastorale, la
loro corretta e pronta attività.(94) Occorre che
in ogni Diocesi ci sia un numero sufficiente di
persone preparate per il sollecito funzionamento
dei tribunali ecclesiastici. Ricordo che « è un
obbligo grave quello di rendere l'operato
istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più
vicino ai fedeli ».(95) È necessario, tuttavia,
evitare di intendere la preoccupazione pastorale
come se fosse in contrapposizione col diritto. Si
deve piuttosto partire dal presupposto che
fondamentale punto d'incontro tra diritto e
pastorale è l'amore per la verità: questa
infatti non è mai astratta, ma « si integra
nell'itinerario umano e cristiano di ogni fedele
».(96) Infine, là dove non viene riconosciuta la
nullità del vincolo matrimoniale e si danno
condizioni oggettive che di fatto rendono la
convivenza irreversibile, la Chiesa incoraggia
questi fedeli a impegnarsi a vivere la loro
relazione secondo le esigenze della legge di Dio,
come amici, come fratello e sorella; così
potranno riaccostarsi alla mensa eucaristica, con
le attenzioni previste dalla provata prassi
ecclesiale. Tale cammino, perché sia possibile e
porti frutti, deve essere sostenuto dall'aiuto dei
pastori e da adeguate iniziative ecclesiali,
evitando, in ogni caso, di benedire queste
relazioni, perché tra i fedeli non sorgano
confusioni circa il valore del Matrimonio.(97)
Data
la complessità del contesto culturale in cui vive
la Chiesa in molti Paesi, il Sinodo ha, poi,
raccomandato di avere la massima cura pastorale
nella formazione dei nubendi e nella previa
verifica delle loro convinzioni circa gli impegni
irrinunciabili per la validità del sacramento del
Matrimonio. Un serio discernimento a questo
riguardo potrà evitare che impulsi emotivi o
ragioni superficiali inducano i due giovani ad
assumere responsabilità che non sapranno poi
onorare.(98) Troppo grande è il bene che la
Chiesa e l'intera società s'attendono dal
matrimonio e dalla famiglia su di esso fondata per
non impegnarsi a fondo in questo specifico ambito
pastorale. Matrimonio e famiglia sono istituzioni
che devono essere promosse e difese da ogni
possibile equivoco sulla loro verità, perché
ogni danno arrecato ad esse è di fatto una ferita
che si arreca alla convivenza umana come tale.
Eucaristia
ed Escatologia
Eucaristia:
dono all'uomo in cammino
30.
Se è vero che i Sacramenti sono una realtà che
appartiene alla Chiesa pellegrinante nel tempo(99)
verso la piena manifestazione della vittoria di
Cristo risorto, è tuttavia altrettanto vero che,
specialmente nella liturgia eucaristica, ci è
dato di pregustare il compimento escatologico
verso cui ogni uomo e tutta la creazione sono in
cammino (cfr Rm 8,19 ss.). L'uomo è creato
per la felicità vera ed eterna, che solo l'amore
di Dio può dare. Ma la nostra libertà ferita si
smarrirebbe, se non fosse possibile già fin d'ora
sperimentare qualcosa del compimento futuro. Del
resto, ogni uomo per poter camminare nella
direzione giusta ha bisogno di essere orientato
verso il traguardo finale. Questa meta ultima, in
realtà, è lo stesso Cristo Signore vincitore del
peccato e della morte, che si rende presente a noi
in modo speciale nella Celebrazione eucaristica.
Così, pur essendo noi ancora « stranieri e
pellegrini » (1 Pt 2,11) in questo mondo,
nella fede già partecipiamo alla pienezza della
vita risorta. Il banchetto eucaristico, rivelando
la sua dimensione fortemente escatologica, viene
in aiuto alla nostra libertà in cammino.
Il
banchetto escatologico
31.
Riflettendo su questo mistero, possiamo dire che
con la sua venuta Gesù si è posto in rapporto
con l'attesa presente nel popolo di Israele,
nell'intera umanità ed in fondo nella stessa
creazione. Con il dono di se stesso, Egli ha
obiettivamente inaugurato il tempo escatologico.
Cristo è venuto per chiamare a raccolta il Popolo
di Dio disperso (cfr Gv 11,52),
manifestando chiaramente l'intenzione di radunare
la comunità dell'alleanza, per portare a
compimento le promesse di Dio fatte agli antichi
padri (cfr Ger 23,3; 31,10; Lc
1,55.70). Nella chiamata dei Dodici, da porre in
relazione con le dodici tribù di Israele, e nel
mandato loro affidato nell'Ultima Cena, prima
della sua Passione redentrice, di celebrare il suo
memoriale, Gesù ha mostrato di voler trasferire
all'intera comunità da Lui fondata il compito di
essere, nella storia, segno e strumento del raduno
escatologico, in Lui iniziato. Pertanto, in ogni
Celebrazione eucaristica si realizza
sacramentalmente il radunarsi escatologico del
Popolo di Dio. Il banchetto eucaristico è per noi
reale anticipazione del banchetto finale,
preannunziato dai Profeti (cfr Is 25,6-9) e
descritto nel Nuovo Testamento come « le nozze
dell'Agnello » (Ap 19,7.9), da celebrarsi
nella gioia della comunione dei santi.(100)
Preghiera
per i defunti
32.
La Celebrazione eucaristica, nella quale
annunciamo la morte del Signore, proclamiamo la
sua risurrezione, nell'attesa della sua venuta, è
pegno della gloria futura in cui anche i nostri
corpi saranno glorificati. Celebrando il Memoriale
della nostra salvezza si rafforza in noi la
speranza della risurrezione della carne e della
possibilità di incontrare di nuovo, faccia a
faccia, coloro che ci hanno preceduto nel segno
della fede. In questo orizzonte, insieme ai Padri
sinodali, vorrei ricordare a tutti i fedeli
l'importanza della preghiera di suffragio per i
defunti, in particolare della celebrazione di
sante Messe per loro,(101) affinché, purificati,
possano giungere alla visione beatifica di Dio.
Riscoprendo la dimensione escatologica insita
nell'Eucaristia, celebrata ed adorata, siamo così
sostenuti nel nostro cammino e confortati nella
speranza della gloria (cfr Rm 5,2; Tt 2,13).
L'Eucaristia
e la Vergine Maria
33.
Dalla relazione tra l'Eucaristia e i singoli
Sacramenti, e dal significato escatologico dei
santi Misteri emerge nel suo insieme il profilo
dell'esistenza cristiana, chiamata ad essere in
ogni istante culto spirituale, offerta di se
stessa gradita a Dio. E se è vero che noi tutti
siamo ancora in cammino verso il pieno compimento
della nostra speranza, questo non toglie che si
possa già ora con gratitudine riconoscere che
quanto Dio ci ha donato trova perfetta
realizzazione nella Vergine Maria, Madre di Dio e
Madre nostra: la sua Assunzione al cielo in corpo
ed anima è per noi segno di sicura speranza, in
quanto indica a noi, pellegrini nel tempo, quella
meta escatologica che il sacramento
dell'Eucaristia ci fa fin d'ora pregustare.
In
Maria Santissima vediamo perfettamente attuata
anche la modalità sacramentale con cui Dio
raggiunge e coinvolge nella sua iniziativa
salvifica la creatura umana. Dall'Annunciazione
alla Pentecoste, Maria di Nazareth appare come la
persona la cui libertà è totalmente disponibile
alla volontà di Dio. La sua Immacolata Concezione
si rivela propriamente nella docilità
incondizionata alla Parola divina. La fede
obbediente è la forma che la sua vita assume in
ogni istante di fronte all'azione di Dio. Vergine
in ascolto, ella vive in piena sintonia con la
volontà divina; serba nel suo cuore le parole che
le vengono da Dio e, componendole come in un
mosaico, impara a comprenderle più a fondo (cfr
Lc 2,19.51); Maria è la grande Credente che,
piena di fiducia, si mette nelle mani di Dio,
abbandonandosi alla sua volontà.(102) Tale
mistero si intensifica fino ad arrivare al pieno
coinvolgimento nella missione redentrice di Gesù.
Come ha affermato il Concilio Vaticano II, « la
beata Vergine avanzò nella pellegrinazione della
fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio
sino alla croce, dove, non senza un disegno
divino, se ne stette (cfr Gv 19,25)
soffrendo profondamente col suo Unigenito e
associandosi con animo materno al sacrificio di
Lui, amorosamente consenziente all'immolazione
della vittima da lei generata; e finalmente, dallo
stesso Gesù morente in croce fu data quale madre
al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo
figlio ».(103) Dall'Annunciazione fino alla
Croce, Maria è colei che accoglie la Parola
fattasi carne in lei e giunta fino ad ammutolire
nel silenzio della morte. È lei, infine, che
riceve nelle sue braccia il corpo donato, ormai
esanime, di Colui che davvero ha amato i suoi «
sino alla fine » (Gv 13,1).
Per
questo, ogni volta che nella Liturgia eucaristica
ci accostiamo al Corpo e al Sangue di Cristo, ci
rivolgiamo anche a Lei che, aderendovi pienamente,
ha accolto per tutta la Chiesa il sacrificio di
Cristo. Giustamente i Padri sinodali hanno
affermato che « Maria inaugura la partecipazione
della Chiesa al sacrificio del Redentore ».(104)
Ella è l'Immacolata che accoglie
incondizionatamente il dono di Dio e, in tal modo,
viene associata all'opera della salvezza. Maria di
Nazareth, icona della Chiesa nascente, è il
modello di come ciascuno di noi è chiamato ad
accogliere il dono che Gesù fa di se stesso
nell'Eucaristia.
SECONDA
PARTE
EUCARISTIA,
MISTERO DA CELEBRARE
«
In verità, in verità vi dico: non Mosè vi ha
dato il pane dal cielo,
ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo, quello
vero » (Gv 6,32)
Lex
orandi e lex credendi
34.
Il Sinodo dei Vescovi ha riflettuto molto sulla
relazione intrinseca tra fede eucaristica e
celebrazione, mettendo in evidenza il nesso tra
lex orandi e lex credendi e
sottolineando il primato dell'azione liturgica.
È necessario vivere l'Eucaristia come mistero
della fede autenticamente celebrato, nella chiara
consapevolezza che « l'intellectus fidei
è sempre originariamente in rapporto con l'azione
liturgica della Chiesa ».(105) In questo ambito,
la riflessione teologica non può mai prescindere
dall'ordine sacramentale istituito da Cristo
stesso. Dall'altra parte, l'azione liturgica non
può mai essere considerata genericamente, a
prescindere dal mistero della fede. La sorgente
della nostra fede e della liturgia eucaristica,
infatti, è il medesimo evento: il dono che Cristo
ha fatto di se stesso nel Mistero pasquale.
Bellezza
e liturgia
35.
Il rapporto tra mistero creduto e celebrato si
manifesta in modo peculiare nel valore teologico e
liturgico della bellezza. La liturgia, infatti,
come del resto la Rivelazione cristiana, ha un
intrinseco legame con la bellezza: è veritatis
splendor. Nella liturgia rifulge il Mistero
pasquale mediante il quale Cristo stesso ci attrae
a sé e ci chiama alla comunione. In Gesù, come
soleva dire san Bonaventura, contempliamo la
bellezza e il fulgore delle origini.(106) Tale
attributo cui facciamo riferimento non è mero
estetismo, ma modalità con cui la verità
dell'amore di Dio in Cristo ci raggiunge, ci
affascina e ci rapisce, facendoci uscire da noi
stessi e attraendoci così verso la nostra vera
vocazione: l'amore.(107) Già nella creazione Dio
si lascia intravedere nella bellezza e
nell'armonia del cosmo (cfr Sap 13,5; Rm
1,19-20). Nell'Antico Testamento poi troviamo ampi
segni del fulgore della potenza di Dio, che si
manifesta con la sua gloria attraverso i prodigi
operati in mezzo al popolo eletto (cfr Es
14; 16,10; 24,12-18; Nm 14,20-23). Nel
Nuovo Testamento si compie definitivamente questa
epifania di bellezza nella rivelazione di Dio in
Gesù Cristo: (108) Egli è la piena
manifestazione della gloria divina. Nella
glorificazione del Figlio risplende e si comunica
la gloria del Padre (cfr Gv 1,14; 8,54;
12,28; 17,1). Tuttavia, questa bellezza non è una
semplice armonia di forme; « il più bello tra i
figli dell'uomo » (Sal 45 [44],3) è anche
misteriosamente colui che « non ha apparenza né
bellezza per attirare i nostri sguardi » (Is
53,2). Gesù Cristo ci mostra come la verità
dell'amore sa trasfigurare anche l'oscuro mistero
della morte nella luce irradiante della
risurrezione. Qui il fulgore della gloria di Dio
supera ogni bellezza intramondana. La vera
bellezza è l'amore di Dio che si è
definitivamente a noi rivelato nel Mistero
pasquale.
La
bellezza della liturgia è parte di questo
mistero; essa è espressione altissima della
gloria di Dio e costituisce, in un certo senso, un
affacciarsi del Cielo sulla terra. Il memoriale
del sacrificio redentore porta in se stesso i
tratti di quella bellezza di Gesù di cui Pietro,
Giacomo e Giovanni ci hanno dato testimonianza,
quando il Maestro, in cammino verso Gerusalemme,
volle trasfigurarsi davanti a loro (cfr Mc 9,2).
La bellezza, pertanto, non è un fattore
decorativo dell'azione liturgica; ne è piuttosto
elemento costitutivo, in quanto è attributo di
Dio stesso e della sua rivelazione. Tutto ciò
deve renderci consapevoli di quale attenzione si
debba avere perché l'azione liturgica risplenda
secondo la sua natura propria.
La
Celebrazione eucaristica opera del « Christus
totus »
Christus
totus in capite et in corpore
36.
La bellezza intrinseca della liturgia ha come
soggetto proprio il Cristo risorto e glorificato
nello Spirito Santo, che include la Chiesa nel suo
agire.(109) In questa prospettiva è assai
suggestivo richiamare alla mente le parole di
sant'Agostino che in modo efficace descrivono
questa dinamica di fede propria dell'Eucaristia.
Il grande Santo di Ippona, proprio in riferimento
al Mistero eucaristico, mette in rilievo come
Cristo stesso ci assimili a sé: « Quel pane che
voi vedete sull'altare, santificato con la parola
di Dio, è il corpo di Cristo. Il calice, o meglio
quel che il calice contiene, santificato con le
parole di Dio, è sangue di Cristo. Con questi
[segni] Cristo Signore ha voluto affidarci il suo
corpo e il suo sangue, che ha sparso per noi per
la remissione dei peccati. Se voi li avete
ricevuti bene, voi stessi siete quel che avete
ricevuto ».(110) Pertanto « non soltanto siamo
diventati cristiani, ma siamo diventati Cristo
stesso ».(111) Da qui possiamo contemplare la
misteriosa azione di Dio che comporta l'unità
profonda tra noi e il Signore Gesù: « Non
bisogna credere infatti che il Cristo sia nel capo
senza essere anche nel corpo, ma egli è tutto
intero nel capo e nel corpo ».(112)
Eucaristia
e Cristo risorto
37.
Poiché la liturgia eucaristica è essenzialmente
actio Dei che ci coinvolge in Gesù per mezzo
dello Spirito, il suo fondamento non è a
disposizione del nostro arbitrio e non può subire
il ricatto delle mode del momento. Anche qui vale
l'irrefragabile affermazione di san Paolo: «
Nessuno può porre un fondamento diverso da quello
che già vi si trova, che è Gesù Cristo » (1
Cor 3,11). È ancora l'Apostolo delle genti ad
assicurarci che, in riferimento all'Eucaristia,
egli non ci comunica una sua personale dottrina,
ma quello che a sua volta ha ricevuto (cfr 1
Cor 11,23). La celebrazione dell'Eucaristia
implica, infatti, la Tradizione viva. La Chiesa
celebra il Sacrificio eucaristico in obbedienza al
comando di Cristo, a partire dall'esperienza del
Risorto e dall'effusione dello Spirito Santo. Per
questo motivo, la comunità cristiana, fin dagli
inizi, si riunisce per la fractio panis nel
Giorno del Signore. Il giorno in cui Cristo è
risorto dai morti, la Domenica, è anche il primo
giorno della settimana, quello in cui la
tradizione veterotestamentaria vedeva l'inizio
della creazione. Il giorno della creazione è ora
diventato il giorno della « creazione nuova »,
il giorno della nostra liberazione nel quale
facciamo memoria di Cristo morto e risorto.(113)
Ars
celebrandi
38.
Nei lavori sinodali è stata più volte
raccomandata la necessità di superare ogni
possibile separazione tra l'ars celebrandi,
cioè l'arte di celebrare rettamente, e la
partecipazione piena, attiva e fruttuosa di tutti
i fedeli. In effetti, il primo modo con cui si
favorisce la partecipazione del Popolo di Dio al
Rito sacro è la celebrazione adeguata del Rito
stesso. L'ars celebrandi è la migliore
condizione per l'actuosa participatio.(114)
L'ars celebrandi scaturisce dall'obbedienza
fedele alle norme liturgiche nella loro
completezza, poiché è proprio questo modo di
celebrare ad assicurare da duemila anni la vita di
fede di tutti i credenti, i quali sono chiamati a
vivere la celebrazione in quanto Popolo di Dio,
sacerdozio regale, nazione santa (cfr 1 Pt
2,4-5.9).(115)
Il
Vescovo, liturgo per eccellenza
39.
Se è vero che tutto il Popolo di Dio partecipa
alla Liturgia eucaristica, tuttavia in relazione
alla corretta ars celebrandi un compito
imprescindibile spetta a coloro che hanno ricevuto
il sacramento dell'Ordine. Vescovi, sacerdoti e
diaconi, ciascuno secondo il proprio grado, devono
considerare la celebrazione come loro principale
dovere.(116) Innanzitutto il Vescovo diocesano:
egli infatti, quale « primo dispensatore dei
misteri di Dio nella Chiesa particolare a lui
affidata, è la guida, il promotore e il custode
di tutta la vita liturgica ».(117) Tutto ciò è
decisivo per la vita della Chiesa particolare non
solo in quanto la comunione con il Vescovo è la
condizione perché ogni celebrazione sul
territorio sia legittima, ma anche perché egli
stesso è il liturgo per eccellenza della propria
Chiesa.(118) A lui spetta salvaguardare la
concorde unità delle celebrazioni nella sua
Diocesi. Pertanto deve essere « impegno del
Vescovo fare in modo che i presbiteri, i diaconi e
i fedeli comprendano sempre più il senso
autentico dei riti e dei testi liturgici e così
siano condotti ad un'attiva e fruttuosa
celebrazione dell'Eucaristia ».(119) In
particolare, esorto a fare quanto è necessario
perché le celebrazioni liturgiche svolte dal
Vescovo nella Chiesa cattedrale avvengano nel
pieno rispetto dell'ars celebrandi, in modo
che possano essere considerate come modello da
tutte le chiese sparse sul territorio.(120)
Il
rispetto dei libri liturgici e della ricchezza dei
segni
40.
Sottolineando l'importanza dell'ars celebrandi,
si pone in luce di conseguenza il valore delle
norme liturgiche.(121) L'ars celebrandi
deve favorire il senso del sacro e l'utilizzo di
quelle forme esteriori che educano a tale senso,
come, ad esempio, l'armonia del rito, delle vesti
liturgiche, dell'arredo e del luogo sacro. La
celebrazione eucaristica trova giovamento là dove
i sacerdoti e i responsabili della pastorale
liturgica si impegnano a fare conoscere i vigenti
libri liturgici e le relative norme, mettendo in
evidenza le grandi ricchezze dell'Ordinamento
Generale del Messale Romano e dell'Ordinamento
delle Letture della Messa. Nelle comunità
ecclesiali si dà forse per scontata la loro
conoscenza ed il loro giusto apprezzamento, ma
spesso così non è. In realtà, sono testi in cui
sono contenute ricchezze che custodiscono ed
esprimono la fede e il cammino del Popolo di Dio
lungo i due millenni della sua storia. Altrettanto
importante per una giusta ars celebrandi è
l'attenzione verso tutte le forme di linguaggio
previste dalla liturgia: parola e canto, gesti e
silenzi, movimento del corpo, colori liturgici dei
paramenti. La liturgia, in effetti, possiede per
sua natura una varietà di registri di
comunicazione che le consentono di mirare al
coinvolgimento di tutto l'essere umano. La
semplicità dei gesti e la sobrietà dei segni
posti nell'ordine e nei tempi previsti comunicano
e coinvolgono di più che l'artificiosità di
aggiunte inopportune. L'attenzione e l'obbedienza
alla struttura propria del rito, mentre esprimono
il riconoscimento del carattere di dono
dell'Eucaristia, manifestano la volontà del
ministro di accogliere con docile gratitudine tale
ineffabile dono.
Arte
al servizio della celebrazione
41.
Il legame profondo tra la bellezza e la liturgia
deve farci considerare con attenzione tutte le
espressioni artistiche poste al servizio della
celebrazione.(122) Una componente importante
dell'arte sacra è certamente l'architettura
delle chiese,(123) nelle quali deve risaltare
l'unità tra gli elementi propri del presbiterio:
altare, crocifisso, tabernacolo, ambone, sede. A
tale proposito si deve tenere presente che lo
scopo dell'architettura sacra è di offrire alla
Chiesa che celebra i misteri della fede, in
particolare l'Eucaristia, lo spazio più adatto
all'adeguato svolgimento della sua azione
liturgica.(124) Infatti, la natura del tempio
cristiano è definita dall'azione liturgica
stessa, che implica il radunarsi dei fedeli (ecclesia),
i quali sono le pietre vive del tempio (cfr 1
Pt 2,5).
Lo
stesso principio vale per tutta l'arte sacra in
genere, specialmente la pittura e la scultura,
nelle quali l'iconografia religiosa deve essere
orientata alla mistagogia sacramentale.
Un'approfondita conoscenza delle forme che l'arte
sacra ha saputo produrre lungo i secoli può
essere di grande aiuto per coloro che, di fronte a
architetti e artisti, hanno la responsabilità
della committenza di opere artistiche legate
all'azione liturgica. Perciò è indispensabile
che nella formazione dei seminaristi e dei
sacerdoti sia inclusa, come disciplina importante,
la storia dell'arte con speciale riferimento agli
edifici di culto alla luce delle norme liturgiche.
In definitiva, è necessario che in tutto quello
che riguarda l'Eucaristia vi sia gusto per la
bellezza. Rispetto e cura dovranno aversi anche
per i paramenti, gli arredi, i vasi sacri, affinché,
collegati in modo organico e ordinato tra loro,
alimentino lo stupore per il mistero di Dio,
manifestino l'unità della fede e rafforzino la
devozione.(125)
Il
canto liturgico
42.
Nell'ars celebrandi un posto di rilievo
viene occupato dal canto liturgico.(126) A ragione
sant'Agostino in un suo famoso sermone afferma: «
L'uomo nuovo sa qual è il cantico nuovo. Il
cantare è espressione di gioia e, se pensiamo a
ciò con un po' più di attenzione, è espressione
di amore ».(127) Il Popolo di Dio radunato per la
celebrazione canta le lodi di Dio. La Chiesa,
nella sua bimillenaria storia, ha creato, e
continua a creare, musica e canti che
costituiscono un patrimonio di fede e di amore che
non deve andare perduto. Davvero, in liturgia non
possiamo dire che un canto vale l'altro. A tale
proposito, occorre evitare la generica
improvvisazione o l'introduzione di generi
musicali non rispettosi del senso della liturgia.
In quanto elemento liturgico, il canto deve
integrarsi nella forma propria della
celebrazione.(128) Di conseguenza tutto – nel
testo, nella melodia, nell'esecuzione – deve
corrispondere al senso del mistero celebrato, alle
parti del rito e ai tempi liturgici.(129) Infine,
pur tenendo conto dei diversi orientamenti e delle
differenti tradizioni assai lodevoli, desidero,
come è stato chiesto dai Padri sinodali, che
venga adeguatamente valorizzato il canto
gregoriano,(130) in quanto canto proprio della
liturgia romana.(131)
La
struttura della celebrazione eucaristica
43.
Dopo aver ricordato gli elementi portanti dell'ars
celebrandi emersi nei lavori sinodali, vorrei
richiamare l'attenzione più specificamente su
alcune parti della struttura della Celebrazione
eucaristica, che nel nostro tempo necessitano di
una particolare cura, al fine di restare fedeli
all'intenzione profonda del rinnovamento liturgico
voluto dal Concilio Vaticano II, in continuità
con tutta la grande tradizione ecclesiale.
Unità
intrinseca dell'azione liturgica
44.
Prima di tutto è necessario riflettere sull'unità
intrinseca del rito della santa Messa. Bisogna
evitare che, sia nelle catechesi che nella modalità
di celebrazione, si dia adito ad una visione
giustapposta delle due parti del rito. Liturgia
della Parola e liturgia eucaristica - oltre ai
riti di introduzione e di conclusione - « sono
così strettamente congiunte tra loro da formare
un unico atto di culto ».(132) Infatti, esiste un
legame intrinseco tra la Parola di Dio e
l'Eucaristia. Ascoltando la Parola di Dio nasce o
si rafforza la fede (cfr Rm 10,17);
nell'Eucaristia il Verbo fatto carne si dà a noi
come cibo spirituale.(133) Così « dalle due
mense della Parola di Dio e del Corpo di Cristo la
Chiesa riceve ed offre ai fedeli il Pane di vita
».(134) Pertanto, si deve costantemente tener
presente che la Parola di Dio, dalla Chiesa letta
e annunziata nella liturgia, conduce
all'Eucaristia come al suo fine connaturale.
La
liturgia della Parola
45.
Insieme al Sinodo, chiedo che la liturgia della
Parola sia sempre debitamente preparata e vissuta.
Pertanto, raccomando vivamente che nelle liturgie
si ponga grande attenzione alla proclamazione
della Parola di Dio da parte di lettori ben
preparati. Non dimentichiamo mai che « quando
nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura, Dio
stesso parla al suo popolo e Cristo, presente
nella sua Parola, annunzia il Vangelo ».(135) Se
le circostanze lo rendono opportuno, si può
pensare a poche parole di introduzione che aiutino
i fedeli a prenderne rinnovata coscienza. La
Parola di Dio per essere ben compresa deve essere
ascoltata ed accolta con spirito ecclesiale e
nella consapevolezza della sua unità con il
Sacramento eucaristico. Infatti, la Parola che
annunciamo ed ascoltiamo è il Verbo fatto carne (cfr
Gv 1,14) ed ha un intrinseco riferimento alla
persona di Cristo e alla modalità sacramentale
della sua permanenza. Cristo non parla nel passato
ma nel nostro presente, come Egli è presente
nell'azione liturgica. In questo orizzonte
sacramentale della rivelazione cristiana,(136) la
conoscenza e lo studio della Parola di Dio ci
permettono di apprezzare, celebrare e vivere
meglio l'Eucaristia. Anche qui si rivela in tutta
la sua verità l'affermazione secondo cui «
l'ignoranza della Scrittura è ignoranza di Cristo
».(137)
A
questo scopo è necessario che i fedeli siano
aiutati ad apprezzare i tesori della Sacra
Scrittura presenti nel lezionario attraverso
iniziative pastorali, celebrazioni della Parola e
la lettura orante (lectio divina). Inoltre,
non si dimentichi di promuovere le forme di
preghiera confermate dalla tradizione: la Liturgia
delle Ore, soprattutto le Lodi, i Vespri, la
Compieta e anche le celebrazioni vigiliari. La
preghiera dei Salmi, le letture bibliche e quelle
della grande tradizione presentate nell'Ufficio
divino possono condurre ad un'approfondita
esperienza dell'avvenimento di Cristo e
dell'economia della salvezza, che a sua volta può
arricchire la comprensione e la partecipazione
alla Celebrazione eucaristica.(138)
L'omelia
46.
In relazione all'importanza della Parola di Dio si
pone la necessità di migliorare la qualità
dell'omelia. Essa infatti « è parte dell'azione
liturgica »; (139) ha il compito di favorire una
più piena comprensione ed efficacia della Parola
di Dio nella vita dei fedeli. Per questo i
ministri ordinati devono « preparare
accuratamente l'omelia, basandosi su una
conoscenza adeguata della Sacra Scrittura ».(140)
Si evitino omelie generiche o astratte. In
particolare, chiedo ai ministri di fare in modo
che l'omelia ponga la Parola di Dio proclamata in
stretta relazione con la celebrazione
sacramentale(141) e con la vita della comunità,
in modo tale che la Parola di Dio sia realmente
sostegno e vita della Chiesa.(142) Si tenga
presente, pertanto, lo scopo catechetico ed
esortativo dell'omelia. Si ritiene opportuno che,
partendo dal lezionario triennale, siano
sapientemente proposte ai fedeli omelie tematiche
che, lungo l'anno liturgico, trattino i grandi
temi della fede cristiana, attingendo a quanto
proposto autorevolmente dal Magistero nei quattro
‘pilastri' del Catechismo della Chiesa
Cattolica e nel recente Compendio: la
professione della fede, la celebrazione del
mistero cristiano, la vita in Cristo, la preghiera
cristiana.(143)
Presentazione
dei doni
47.
I Padri sinodali hanno richiamato l'attenzione
anche sulla presentazione dei doni. Non si tratta
semplicemente di un sorta di « intervallo » tra
la liturgia della Parola e quella eucaristica. Ciò
farebbe venir meno, tra l'altro, il senso
dell'unico rito composto di due parti connesse. In
questo gesto umile e semplice si manifesta, in
realtà, un significato molto grande: nel pane e
nel vino che portiamo all'altare tutta la
creazione è assunta da Cristo Redentore per
essere trasformata e presentata al Padre.(144) In
questa prospettiva portiamo all'altare anche tutta
la sofferenza e il dolore del mondo, nella
certezza che tutto è prezioso agli occhi di Dio.
Questo gesto, per essere vissuto nel suo autentico
significato, non ha bisogno di essere enfatizzato
con complicazioni inopportune. Esso permette di
valorizzare l'originaria partecipazione che Dio
chiede all'uomo per portare a compimento l'opera
divina in lui e dare in tal modo senso pieno al
lavoro umano, che attraverso la Celebrazione
eucaristica viene unito al sacrificio redentore di
Cristo.
La
preghiera eucaristica
48.
La preghiera eucaristica è « momento centrale e
culminante dell'intera celebrazione ».(145) La
sua importanza merita di essere adeguatamente
sottolineata. Le differenti preghiere eucaristiche
contenute nel Messale ci sono tramandate dalla
Tradizione viva della Chiesa e si distinguono per
una ricchezza teologica e spirituale inesauribile.
I fedeli devono essere messi in grado di
apprezzarla. L'Ordinamento Generale del Messale
Romano ci aiuta in questo ricordandoci gli
elementi fondamentali di ogni preghiera
eucaristica: azione di grazie, acclamazione,
epiclesi, racconto dell'istituzione,
consacrazione, anamnesi, offerta, intercessione e
dossologia conclusiva.(146) In particolare, la
spiritualità eucaristica e la riflessione
teologica vengono illuminate se si contempla la
profonda unità nell'anafora tra l'invocazione
dello Spirito Santo e il racconto
dell'istituzione,(147) in cui « si compie il
sacrificio che Cristo stesso istituì nell'Ultima
Cena ».(148) Infatti, « la Chiesa implora con
speciali invocazioni la potenza dello Spirito
Santo, perché i doni offerti dagli uomini siano
consacrati, cioè diventino il Corpo e il Sangue
di Cristo, e perché la vittima immacolata, che si
riceve nella Comunione, giovi per la salvezza di
coloro che vi parteciperanno ».(149)
Scambio
della pace
49.
L'Eucaristia è per sua natura Sacramento della
pace. Questa dimensione del Mistero eucaristico
trova nella Celebrazione liturgica specifica
espressione nel rito dello scambio della pace. Si
tratta indubbiamente di un segno di grande valore
(cfr Gv 14,27). Nel nostro tempo, così
spaventosamente carico di conflitti, questo gesto
acquista, anche dal punto di vista della
sensibilità comune, un particolare rilievo in
quanto la Chiesa avverte sempre più come compito
proprio quello di implorare dal Signore il dono
della pace e dell'unità per se stessa e per
l'intera famiglia umana. La pace è certamente un
anelito insopprimibile, presente nel cuore di
ciascuno. La Chiesa si fa voce della domanda di
pace e di riconciliazione che sale dall'animo di
ogni persona di buona volontà, rivolgendola a
Colui che « è la nostra pace » (Ef 2,14)
e che può rappacificare popoli e persone, anche
dove falliscono i tentativi umani. Da tutto ciò
si comprende l'intensità con cui spesso il rito
della pace è sentito nella Celebrazione
liturgica. A questo proposito, tuttavia, durante
il Sinodo dei Vescovi è stata rilevata
l'opportunità di moderare questo gesto, che può
assumere espressioni eccessive, suscitando qualche
confusione nell'assemblea proprio prima della
Comunione. È bene ricordare come non tolga nulla
all'alto valore del gesto la sobrietà necessaria
a mantenere un clima adatto alla celebrazione, per
esempio facendo in modo di limitare lo scambio
della pace a chi sta più vicino.(150)
Distribuzione
e ricezione dell'Eucaristia
50.
Un altro momento della celebrazione a cui è
necessario accennare è la distribuzione e la
ricezione della santa Comunione. Chiedo a tutti,
in particolare ai ministri ordinati e a coloro
che, adeguatamente preparati, in caso di reale
necessità, vengono autorizzati al ministero della
distribuzione dell'Eucaristia, di fare il
possibile perché il gesto nella sua semplicità
corrisponda al suo valore di incontro personale
con il Signore Gesù nel Sacramento. Per quanto
riguarda le prescrizioni per la corretta prassi
rimando ai documenti recentemente emanati.(151)
Tutte le comunità cristiane si attengano
fedelmente alle norme vigenti, vedendo in esse
l'espressione della fede e dell'amore che tutti
dobbiamo avere nei confronti di questo sublime
Sacramento. Inoltre, non venga trascurato il tempo
prezioso del ringraziamento dopo la Comunione:
oltre all'esecuzione di un canto opportuno, assai
utile può essere anche il rimanere raccolti in
silenzio.(152)
A
questo proposito, vorrei richiamare l'attenzione
ad un problema pastorale in cui frequentemente
accade di imbattersi nel nostro tempo. Mi
riferisco al fatto che in alcune circostanze, come
ad esempio nelle sante Messe celebrate in
occasione di matrimoni, funerali o eventi
analoghi, sono presenti alla celebrazione, oltre
ai fedeli praticanti, anche altri che magari da
anni non si accostano all'altare, o forse si
trovano in una situazione di vita che non permette
l'accesso ai Sacramenti. Altre volte capita che
siano presenti persone di altre confessioni
cristiane o addirittura di altre religioni.
Circostanze simili si verificano anche in chiese
che sono meta di visitatori, soprattutto nelle
grandi città d'arte. Si comprende la necessità
che si trovino allora modi brevi ed incisivi per
richiamare tutti al senso della comunione
sacramentale e alle condizioni per la sua
ricezione. Laddove vi siano situazioni in cui non
sia possibile garantire la doverosa chiarezza sul
significato dell'Eucaristia, si deve valutare
l'opportunità di sostituire la Celebrazione
eucaristica con una celebrazione della Parola di
Dio.(153)
Il
congedo: « Ite, missa est »
51.
Infine, vorrei soffermarmi su quanto i Padri
sinodali hanno detto circa il saluto di congedo al
termine della Celebrazione eucaristica. Dopo la
benedizione, il diacono o il sacerdote congeda il
popolo con le parole: Ite, missa est. In
questo saluto ci è dato di cogliere il rapporto
tra la Messa celebrata e la missione cristiana nel
mondo. Nell'antichità « missa »
significava semplicemente « dimissione ».
Tuttavia essa ha trovato nell'uso cristiano un
significato sempre più profondo. L'espressione «
dimissione », in realtà, si trasforma in «
missione ». Questo saluto esprime sinteticamente
la natura missionaria della Chiesa. Pertanto, è
bene aiutare il Popolo di Dio ad approfondire
questa dimensione costitutiva della vita
ecclesiale, traendone spunto dalla liturgia. In
questa prospettiva può essere utile disporre di
testi, opportunamente approvati, per l'orazione
sul popolo e la benedizione finale che esplicitino
tale legame.(154)
Actuosa
participatio
Autentica
partecipazione
52.
Il Concilio Vaticano II aveva posto giustamente
una particolare enfasi sulla partecipazione
attiva, piena e fruttuosa dell'intero Popolo di
Dio alla Celebrazione eucaristica.(155)
Certamente, il rinnovamento attuato in questi anni
ha favorito notevoli progressi nella direzione
auspicata dai Padri conciliari. Tuttavia, non
dobbiamo nasconderci il fatto che a volte si è
manifestata qualche incomprensione precisamente
circa il senso di questa partecipazione. Conviene
pertanto mettere in chiaro che con tale parola non
si intende fare riferimento ad una semplice
attività esterna durante la celebrazione. In
realtà, l'attiva partecipazione auspicata dal
Concilio deve essere compresa in termini più
sostanziali, a partire da una più grande
consapevolezza del mistero che viene celebrato e
del suo rapporto con l'esistenza quotidiana.
Ancora pienamente valida è la raccomandazione
della Costituzione conciliare Sacrosanctum
Concilium, che esortava i fedeli a non
assistere alla liturgia eucaristica « come
estranei o muti spettatori », ma a partecipare «
all'azione sacra consapevolmente, piamente e
attivamente ».(156) Il Concilio proseguiva
sviluppando la riflessione: i fedeli « formati
dalla Parola di Dio, si nutrano alla mensa del
Corpo del Signore; rendano grazie a Dio; offrendo
la vittima senza macchia, non soltanto per le mani
del sacerdote, ma insieme con lui, imparino ad
offrire se stessi, e di giorno in giorno, per
mezzo di Cristo Mediatore siano perfezionati
nell'unità con Dio e tra di loro ».(157)
Partecipazione
e ministero sacerdotale
53.
La bellezza e l'armonia dell'azione liturgica
trovano una significativa espressione nell'ordine
con cui ciascuno è chiamato a partecipare
attivamente. Ciò comporta il riconoscimento dei
diversi ruoli gerarchici implicati nella
celebrazione stessa. È utile ricordare che la
partecipazione attiva ad essa non coincide di per
sé con lo svolgimento di un ministero
particolare. Soprattutto non giova alla causa
della partecipazione attiva dei fedeli una
confusione che venisse ingenerata dalla incapacità
di distinguere, nella comunione ecclesiale, i
diversi compiti spettanti a ciascuno.(158) In
particolare, è necessario che vi sia chiarezza
riguardo ai compiti specifici del sacerdote. Egli
è in modo insostituibile, come attesta la
tradizione della Chiesa, colui che presiede
l'intera Celebrazione eucaristica, dal saluto
iniziale alla benedizione finale. In forza
dell'Ordine sacro ricevuto, egli rappresenta Gesù
Cristo, capo della Chiesa e, nel modo suo proprio,
anche la Chiesa stessa.(159) Ogni celebrazione
dell'Eucaristia, infatti, è guidata dal Vescovo,
« o personalmente, o per mezzo dei presbiteri
suoi collaboratori ».(160) Egli è coadiuvato dal
diacono, il quale ha nella celebrazione alcuni
compiti specifici: preparare l'altare e prestare
servizio al sacerdote, annunciare il Vangelo,
eventualmente tenere l'omelia, proporre ai fedeli
le intenzioni della preghiera universale,
distribuire ai fedeli l'Eucaristia.(161) In
relazione a questi ministeri, legati al sacramento
dell'Ordine, si pongono anche altri ministeri per
il servizio liturgico, lodevolmente svolti da
religiosi e laici preparati.(162)
Celebrazione
eucaristica e inculturazione
54.
A partire dalle affermazioni fondamentali del
Concilio Vaticano II, è stata sottolineata più
volte l'importanza della partecipazione attiva dei
fedeli al Sacrificio eucaristico. Per favorire
questo coinvolgimento si può fare spazio ad
alcuni adattamenti appropriati ai diversi contesti
e alle differenti culture.(163) Il fatto che vi
siano stati alcuni abusi non oscura la chiarezza
di questo principio, che deve essere mantenuto
secondo le reali necessità della Chiesa, la quale
vive e celebra il medesimo mistero di Cristo in
situazioni culturali differenti. Il Signore Gesù,
infatti, proprio nel mistero dell'Incarnazione,
nascendo da donna come perfetto uomo (cfr Gal
4,4), si è posto in diretto rapporto non soltanto
con le attese presenti all'interno dell'Antico
Testamento, ma anche con quelle coltivate da tutti
i popoli. Con ciò Egli ha mostrato che Dio
intende raggiungerci nel nostro contesto vitale.
Pertanto, per una più efficace partecipazione dei
fedeli ai santi Misteri è utile la prosecuzione
del processo di inculturazione nell'ambito della
Celebrazione eucaristica, tenendo conto delle
possibilità di adattamento offerte dall'Ordinamento
Generale del Messale Romano,(164) interpretate
alla luce dei criteri fissati dalla IV Istruzione
della Congregazione per il Culto Divino e la
Disciplina dei Sacramenti Varietates legitimae
del 25 gennaio 1994 (165), e dalle direttive
espresse dal Papa Giovanni Paolo II nelle
Esortazioni postsinodali Ecclesia
in Africa, Ecclesia
in America, Ecclesia
in Asia, Ecclesia
in Oceania, Ecclesia
in Europa.(166) A questo scopo raccomando
alle Conferenze episcopali di agire favorendo il
giusto equilibrio tra criteri e direttive già
emanate e nuovi adattamenti,(167) sempre in
accordo con la Sede Apostolica.
Condizioni
personali per una « actuosa participatio »
55.
Considerando il tema dell'actuosa participatio
dei fedeli al sacro rito, i Padri sinodali hanno
dato rilievo anche alle condizioni personali in
cui ciascuno deve trovarsi per una fruttuosa
partecipazione.(168) Una di queste è certamente
lo spirito di costante conversione che deve
caratterizzare la vita di tutti i fedeli. Non ci
si può aspettare una partecipazione attiva alla
liturgia eucaristica, se ci si accosta ad essa
superficialmente, senza prima interrogarsi sulla
propria vita. Favoriscono tale disposizione
interiore, ad esempio, il raccoglimento ed il
silenzio, almeno qualche istante prima dell'inizio
della liturgia, il digiuno e, quando necessario,
la Confessione sacramentale. Un cuore riconciliato
con Dio abilita alla vera partecipazione. In
particolare, occorre richiamare i fedeli al fatto
che un'actuosa participatio ai santi
Misteri non può aversi se non si cerca al tempo
stesso di prendere parte attivamente alla vita
ecclesiale nella sua integralità, che comprende
pure l'impegno missionario di portare l'amore di
Cristo dentro la società.
Senza
dubbio, la piena partecipazione all'Eucaristia si
ha quando ci si accosta anche personalmente
all'altare per ricevere la Comunione.(169)
Tuttavia, si deve fare attenzione a che questa
giusta affermazione non introduca un certo
automatismo tra i fedeli, quasi che per il solo
fatto di trovarsi in chiesa durante la liturgia si
abbia il diritto o forse anche il dovere di
accostarsi alla Mensa eucaristica. Anche quando
non è possibile accostarsi alla comunione
sacramentale, la partecipazione alla santa Messa
rimane necessaria, valida, significativa e
fruttuosa. È bene in queste circostanze coltivare
il desiderio della piena unione con Cristo con la
pratica, ad esempio, della comunione spirituale,
ricordata da Giovanni Paolo II (170) e
raccomandata da Santi maestri di vita
spirituale.(171)
Partecipazione
dei cristiani non cattolici
56.
Con il tema della partecipazione ci troviamo
inevitabilmente a trattare dei cristiani
appartenenti a Chiese o a Comunità ecclesiali che
non sono in piena comunione con la Chiesa
Cattolica. A questo proposito, si deve dire che
l'intrinseco legame esistente tra Eucaristia e
unità della Chiesa, da una parte, ci fa
desiderare ardentemente il giorno in cui potremo
celebrare insieme con tutti i credenti in Cristo
la divina Eucaristia ed esprimere così
visibilmente la pienezza dell'unità che Cristo ha
voluto per i suoi discepoli (cfr Gv 17,21).
Dall'altra parte, il rispetto che dobbiamo al
sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo ci
impedisce di farne un semplice « mezzo » da
usarsi indiscriminatamente per raggiungere questa
stessa unità.(172) L'Eucaristia, infatti, non
manifesta solo la nostra personale comunione con
Gesù Cristo, ma implica anche la piena
communio con la Chiesa. Questo è, pertanto,
il motivo per cui con dolore, ma non senza
speranza, chiediamo ai cristiani non cattolici di
comprendere e rispettare la nostra convinzione che
si rifà alla Bibbia e alla Tradizione. Noi
riteniamo che la Comunione eucaristica e la
comunione ecclesiale si appartengano così
intimamente da rendere generalmente impossibile
accedere all'una senza godere dell'altra, da parte
di cristiani non cattolici. Ancora più priva di
senso sarebbe una vera e propria concelebrazione
con ministri di Chiese o Comunità ecclesiali non
in piena comunione con la Chiesa Cattolica. Resta
tuttavia vero che, in vista dell'eterna salvezza,
vi è la possibilità dell'ammissione di singoli
cristiani non cattolici all'Eucaristia, al
sacramento della Penitenza e all'Unzione degli
infermi. Ciò suppone però il verificarsi di
determinate ed eccezionali situazioni connotate da
precise condizioni.(173) Esse sono indicate con
chiarezza nel Catechismo
della Chiesa Cattolica (174) e nel suo Compendio.(175)
È dovere di ciascuno attenervisi fedelmente.
Partecipazione
attraverso i mezzi di comunicazione
57.
A causa dello sviluppo formidabile dei mezzi di
comunicazione, negli ultimi decenni la parola «
partecipazione » ha acquistato un significato più
ampio che in passato. Tutti riconosciamo con
soddisfazione che questi strumenti offrono nuove
possibilità anche in riferimento alla
Celebrazione eucaristica.(176) Ciò richiede dagli
operatori pastorali del settore una specifica
preparazione ed un vivo senso di responsabilità.
Infatti, la santa Messa trasmessa alla televisione
inevitabilmente acquista un certo carattere di
esemplarità. Si deve fare perciò particolare
attenzione perché la celebrazione, oltre a
svolgersi in luoghi degni e ben preparati,
rispetti le norme liturgiche.
Infine,
quanto al valore della partecipazione alla santa
Messa resa possibile dai mezzi di comunicazione,
chi assiste a tali trasmissioni deve sapere che,
in condizioni normali, non adempie al precetto
festivo. Infatti, il linguaggio dell'immagine
rappresenta la realtà, ma non la riproduce in se
stessa.(177) Se è assai lodevole che anziani e
malati partecipino alla santa Messa festiva
attraverso le trasmissioni radiotelevisive, non
altrettanto potrebbe dirsi di chi, mediante tali
trasmissioni, volesse dispensarsi dall'andare in
chiesa per partecipare alla Celebrazione
eucaristica nell'assemblea della Chiesa viva.
«
Actuosa participatio » degli infermi
58.
Considerando la condizione di coloro che per
motivi di salute o di età non possono recarsi nei
luoghi di culto, vorrei richiamare l'attenzione di
tutta la comunità ecclesiale sulla necessità
pastorale di assicurare l'assistenza spirituale ai
malati, a quelli che restano nelle proprie case o
che si trovano in ospedale. Più volte nel Sinodo
dei Vescovi si è fatto cenno alla loro
condizione. Occorre fare in modo che questi nostri
fratelli possano accostarsi con frequenza alla
Comunione sacramentale. Rinforzando in tal modo il
rapporto con Cristo crocifisso e risorto, potranno
sentire la propria esistenza pienamente inserita
nella vita e nella missione della Chiesa mediante
l'offerta della propria sofferenza in unione col
sacrificio di nostro Signore. Un'attenzione
particolare deve essere riservata ai disabili; là
dove la loro condizione lo permette, la comunità
cristiana deve favorire la loro partecipazione
alla celebrazione nel luogo di culto. In
proposito, si faccia in modo che siano rimossi
negli edifici sacri eventuali ostacoli
architettonici che impediscono ai disabili
l'accesso. Infine, venga assicurata anche la
comunione eucaristica, per quanto possibile, ai
disabili mentali, battezzati e cresimati: essi
ricevono l'Eucaristia nella fede anche della
famiglia o della comunità che li accompagna.(178)
L'attenzione
per i carcerati
59.
La tradizione spirituale della Chiesa, sulla
scorta di una precisa parola di Cristo (cfr Mt 25,36),
ha individuato nella visita ai carcerati una delle
opere di misericordia corporale. Coloro che si
trovano in questa situazione hanno particolarmente
bisogno di essere visitati dal Signore stesso nel
sacramento dell'Eucaristia. Sperimentare la
vicinanza della comunità ecclesiale, partecipare
all'Eucaristia e ricevere la santa Comunione in un
periodo della vita così particolare e doloroso può
sicuramente contribuire alla qualità del proprio
cammino di fede e favorire il pieno ricupero
sociale della persona. Interpretando i desideri
espressi nell'Assemblea sinodale chiedo alle
Diocesi di fare in modo che, nei limiti del
possibile, vi sia un adeguato investimento di
forze nell'attività pastorale rivolta alla cura
spirituale dei detenuti.(179)
I
migranti e la partecipazione all'Eucaristia
60.
Toccando il problema di coloro che per diversi
motivi sono costretti a lasciare la propria terra,
il Sinodo ha espresso particolare gratitudine
verso quanti sono impegnati nella cura pastorale
dei migranti. In questo contesto, un'attenzione
specifica deve essere data a quei migranti che
appartengono alle Chiese cattoliche orientali e
per i quali, al distacco dalla propria casa, si
aggiunge la difficoltà di non poter partecipare
alla liturgia eucaristica secondo il proprio rito
di appartenenza. Per questo, dove è possibile,
venga loro concesso di essere assistiti dai
sacerdoti del loro rito. In ogni caso, chiedo ai
Vescovi di accogliere nella carità di Cristo
questi fratelli. L'incontro di fedeli di riti
diversi può diventare anche occasione di
vicendevole arricchimento. In particolare, penso
al giovamento che può derivare, soprattutto per
il clero, dalla conoscenza delle diverse
tradizioni.(180)
Le
grandi concelebrazioni
61.
L'Assemblea sinodale si è soffermata a
considerare la qualità della partecipazione nelle
grandi celebrazioni che avvengono in circostanze
particolari, in cui vi sono, oltre ad un grande
numero di fedeli, anche molti sacerdoti
concelebranti.(181) Da una parte, è facile
riconoscere il valore di questi momenti,
specialmente quando presiede il Vescovo attorniato
dal suo presbiterio e dai diaconi. Dall'altra, in
tali circostanze possono verificarsi problemi
quanto all'espressione sensibile dell'unità del
presbiterio, specialmente nella preghiera
eucaristica, e quanto alla distribuzione della
santa Comunione. Si deve evitare che tali grandi
concelebrazioni creino dispersione. A ciò si
provveda con strumenti adeguati di coordinamento e
sistemando il luogo di culto in modo da consentire
ai presbiteri e ai fedeli la piena e reale
partecipazione. Comunque, occorre tener presente
che si tratta di concelebrazioni d'indole
eccezionale e limitate a situazioni straordinarie.
La
lingua latina
62.
Quanto affermato non deve, tuttavia, mettere in
ombra il valore di queste grandi liturgie. Penso
in questo momento, in particolare, alle
celebrazioni che avvengono durante incontri
internazionali, oggi sempre più frequenti. Esse
devono essere giustamente valorizzate. Per meglio
esprimere l'unità e l'universalità della Chiesa,
vorrei raccomandare quanto suggerito dal Sinodo
dei Vescovi, in sintonia con le direttive del Concilio
Vaticano II: (182) eccettuate le letture,
l'omelia e la preghiera dei fedeli, è bene che
tali celebrazioni siano in lingua latina; così
pure siano recitate in latino le preghiere più
note(183) della tradizione della Chiesa ed
eventualmente eseguiti brani in canto gregoriano.
Più in generale, chiedo che i futuri sacerdoti,
fin dal tempo del seminario, siano preparati a
comprendere e a celebrare la santa Messa in
latino, nonché a utilizzare testi latini e a
eseguire il canto gregoriano; non si trascuri la
possibilità che gli stessi fedeli siano educati a
conoscere le più comuni preghiere in latino, come
anche a cantare in gregoriano certe parti della
liturgia.(184)
Celebrazioni
eucaristiche in piccoli gruppi
63.
Una situazione assai diversa è quella che si
viene a creare in alcune circostanze pastorali in
cui, proprio per una partecipazione più
consapevole, attiva e fruttuosa, si favoriscono le
celebrazioni in piccoli gruppi. Pur riconoscendo
la valenza formativa sottesa a queste scelte, è
necessario precisare che esse devono essere
armonizzate con l'insieme della proposta pastorale
della Diocesi. Infatti, tali esperienze
perderebbero il loro carattere pedagogico, se
fossero sentite in antagonismo o in parallelo
rispetto alla vita della Chiesa particolare. A
tale proposito, il Sinodo ha evidenziato alcuni
criteri ai quali attenersi: i piccoli gruppi
devono servire a unificare la comunità, non a
frammentarla; ciò deve trovare convalida nella
prassi concreta; questi gruppi devono favorire la
partecipazione fruttuosa dell'intera assemblea e
preservare, per quanto possibile, l'unità della
vita liturgica delle singole famiglie.(185)
La
celebrazione interiormente partecipata
Catechesi
mistagogica
64.
La grande tradizione liturgica della Chiesa ci
insegna che, per una fruttuosa partecipazione, è
necessario impegnarsi a corrispondere
personalmente al mistero che viene celebrato,
mediante l'offerta a Dio della propria vita, in
unità con il sacrificio di Cristo per la salvezza
del mondo intero. Per questo motivo, il Sinodo dei
Vescovi ha raccomandato di curare nei fedeli
l'intima concordanza delle disposizioni interiori
con i gesti e le parole. Se questa mancasse, le
nostre celebrazioni, per quanto animate,
rischierebbero la deriva del ritualismo. Pertanto
occorre promuovere un'educazione alla fede
eucaristica che disponga i fedeli a vivere
personalmente quanto viene celebrato. Di fronte
all'importanza essenziale di questa
participatio personale e consapevole, quali
possono essere gli strumenti formativi adeguati? I
Padri sinodali all'unanimità hanno indicato, al
riguardo, la strada di una catechesi a carattere
mistagogico, che porti i fedeli a addentrarsi
sempre meglio nei misteri che vengono
celebrati.(186) In particolare, per la relazione
tra ars celebrandi e actuosa
participatio si deve innanzitutto affermare
che « la migliore catechesi sull'Eucaristia è la
stessa Eucaristia ben celebrata ».(187) Per
natura sua, infatti, la liturgia ha una sua
efficacia pedagogica nell'introdurre i fedeli alla
conoscenza del mistero celebrato. Proprio per
questo, nella tradizione più antica della Chiesa
il cammino formativo del cristiano, pur senza
trascurare l'intelligenza sistematica dei
contenuti della fede, assumeva sempre un carattere
esperienziale in cui determinante era l'incontro
vivo e persuasivo con Cristo annunciato da
autentici testimoni. In questo senso, colui che
introduce ai misteri è innanzitutto il testimone.
Tale incontro certamente si approfondisce nella
catechesi e trova la sua fonte e il suo culmine
nella celebrazione dell'Eucaristia. Da questa
struttura fondamentale dell'esperienza cristiana
prende le mosse l'esigenza di un itinerario
mistagogico, in cui devono sempre essere tenuti
presenti tre elementi.
a)
Si tratta innanzitutto della interpretazione
dei riti alla luce degli eventi salvifici, in
conformità con la tradizione viva della Chiesa.
In effetti, la celebrazione dell'Eucaristia, nella
sua infinita ricchezza, contiene continui
riferimenti alla storia della salvezza. In Cristo
crocifisso e risorto ci è dato di celebrare
davvero il centro ricapitolatore di tutta la realtà
(cfr Ef 1,10). Fin dall'inizio la comunità
cristiana ha letto gli avvenimenti della vita di
Gesù, ed in particolare del mistero pasquale, in
relazione a tutto il percorso veterotestamentario.
b)
La catechesi mistagogica si dovrà preoccupare,
inoltre, di introdurre al senso dei segni
contenuti nei riti. Questo compito è
particolarmente urgente in un'epoca fortemente
tecnicizzata come l'attuale, in cui c'è il
rischio di perdere la capacità percettiva in
relazione ai segni e ai simboli. Più che
informare, la catechesi mistagogica dovrà
risvegliare ed educare la sensibilità dei fedeli
per il linguaggio dei segni e dei gesti che, uniti
alla parola, costituiscono il rito.
c)
Infine, la catechesi mistagogica deve preoccuparsi
di mostrare il significato dei riti in
relazione alla vita cristiana in tutte le sue
dimensioni, di lavoro e di impegno, di pensieri e
di affetti, di attività e di riposo. È parte
dell'itinerario mistagogico porre in evidenza il
nesso dei misteri celebrati nel rito con la
responsabilità missionaria dei fedeli. In tal
senso, l'esito maturo della mistagogia è la
consapevolezza che la propria esistenza viene
progressivamente trasformata dai santi Misteri
celebrati. Scopo di tutta l'educazione cristiana,
del resto, è di formare il fedele, come « uomo
nuovo », ad una fede adulta, che lo renda capace
di testimoniare nel proprio ambiente la speranza
cristiana da cui è animato.
Per
poter svolgere all'interno delle nostre comunità
ecclesiali un tale compito educativo occorre avere
formatori adeguatamente preparati. Certamente
tutto il Popolo di Dio deve sentirsi impegnato in
questa formazione. Ogni comunità cristiana è
chiamata ad essere luogo di introduzione
pedagogica ai misteri che si celebrano nella fede.
A questo riguardo, i Padri durante il Sinodo hanno
sottolineato l'opportunità di un maggior
coinvolgimento delle Comunità di vita consacrata,
dei movimenti e delle aggregazioni che, in forza
dei loro propri carismi, possono arrecare nuovo
slancio alla formazione cristiana.(188) Anche nel
nostro tempo lo Spirito Santo non lesina certo
l'effusione dei suoi doni per sostenere la
missione apostolica della Chiesa, a cui spetta di
diffondere la fede e di educarla fino alla sua
maturità.(189)
La
riverenza verso l'Eucaristia
65.
Un segnale convincente dell'efficacia che la
catechesi eucaristica ha sui fedeli è sicuramente
la crescita in loro del senso del mistero di Dio
presente tra noi. Ciò può essere verificato
attraverso specifiche manifestazioni di riverenza
verso l'Eucaristia, a cui il percorso mistagogico
deve introdurre i fedeli.(190) Penso, in senso
generale, all'importanza dei gesti e della
postura, come l'inginocchiarsi durante i momenti
salienti della preghiera eucaristica.
Nell'adeguarsi alla legittima diversità di segni
che si compiono nel contesto delle differenti
culture, ciascuno viva ed esprima la
consapevolezza di trovarsi in ogni celebrazione
davanti alla maestà infinita di Dio, che ci
raggiunge in modo umile nei segni sacramentali.
Adorazione
e pietà eucaristica
Il
rapporto intrinseco tra celebrazione e adorazione
66.
Uno dei momenti più intensi del Sinodo è stato
quando ci siamo recati nella Basilica di San
Pietro, insieme a tanti fedeli per l'adorazione
eucaristica. Con tale gesto di preghiera,
l'Assemblea dei Vescovi ha inteso richiamare
l'attenzione, non solo con le parole,
sull'importanza della relazione intrinseca tra
Celebrazione eucaristica e adorazione. In questo
significativo aspetto della fede della Chiesa si
trova uno degli elementi decisivi del cammino
ecclesiale, compiuto dopo il rinnovamento
liturgico voluto dal Concilio
Vaticano II. Mentre la riforma muoveva i primi
passi, a volte l'intrinseco rapporto tra la santa
Messa e l'adorazione del Ss.mo Sacramento non fu
abbastanza chiaramente percepito. Un'obiezione
allora diffusa prendeva spunto, ad esempio, dal
rilievo secondo cui il Pane eucaristico non ci
sarebbe stato dato per essere contemplato, ma per
essere mangiato. In realtà, alla luce
dell'esperienza di preghiera della Chiesa, tale
contrapposizione si rivelava priva di ogni
fondamento. Già Agostino aveva detto: « nemo
autem illam carnem manducat, nisi prius adoraverit;
peccemus non adorando – Nessuno mangia
questa carne senza prima adorarla; peccheremmo se
non la adorassimo ».(191) Nell'Eucaristia,
infatti, il Figlio di Dio ci viene incontro e
desidera unirsi a noi; l'adorazione eucaristica
non è che l'ovvio sviluppo della Celebrazione
eucaristica, la quale è in se stessa il più
grande atto d'adorazione della Chiesa.(192)
Ricevere l'Eucaristia significa porsi in
atteggiamento di adorazione verso Colui che
riceviamo. Proprio così e soltanto così
diventiamo una cosa sola con Lui e pregustiamo in
anticipo, in qualche modo, la bellezza della
liturgia celeste. L'atto di adorazione al di fuori
della santa Messa prolunga ed intensifica quanto
s'è fatto nella Celebrazione liturgica stessa.
Infatti, « soltanto nell'adorazione può maturare
un'accoglienza profonda e vera. E proprio in
questo atto personale di incontro col Signore
matura poi anche la missione sociale che
nell'Eucaristia è racchiusa e che vuole rompere
le barriere non solo tra il Signore e noi, ma
anche e soprattutto le barriere che ci separano
gli uni dagli altri ».(193)
La
pratica dell'adorazione eucaristica
67.
Insieme all'Assemblea sinodale, pertanto,
raccomando vivamente ai Pastori della Chiesa e al
Popolo di Dio la pratica dell'adorazione
eucaristica, sia personale che comunitaria.(194) A
questo proposito, di grande giovamento sarà
un'adeguata catechesi in cui si spieghi ai fedeli
l'importanza di questo atto di culto che permette
di vivere più profondamente e con maggiore frutto
la stessa Celebrazione liturgica. Nel limite del
possibile, poi, soprattutto nei centri più
popolosi, converrà individuare chiese od oratori
da riservare appositamente all'adorazione
perpetua. Inoltre, raccomando che nella formazione
catechistica, ed in particolare negli itinerari di
preparazione alla Prima Comunione, si introducano
i fanciulli al senso e alla bellezza di sostare in
compagnia di Gesù, coltivando lo stupore per la
sua presenza nell'Eucaristia.
Vorrei
qui esprimere ammirazione e sostegno a tutti
quegli Istituti di vita consacrata i cui membri
dedicano una parte significativa del loro tempo
all'adorazione eucaristica. In tal modo essi
offrono a tutti l'esempio di persone che si
lasciano plasmare dalla presenza reale del
Signore. Desidero ugualmente incoraggiare quelle
associazioni di fedeli, come anche le
Confraternite, che assumono questa pratica come
loro speciale impegno, diventando così fermento
di contemplazione per tutta la Chiesa e richiamo
alla centralità di Cristo per la vita dei singoli
e delle comunità.
Forme
di devozione eucaristica
68.
Il rapporto personale che il singolo fedele
instaura con Gesù, presente nell'Eucaristia, lo
rimanda sempre all'insieme della comunione
ecclesiale, alimentando in lui la consapevolezza
della sua appartenenza al Corpo di Cristo. Per
questo, oltre ad invitare i singoli fedeli a
trovare personalmente del tempo da trascorrere in
preghiera davanti al Sacramento dell'altare,
ritengo doveroso sollecitare le stesse parrocchie
e gli altri gruppi ecclesiali a promuovere momenti
di adorazione comunitaria. Ovviamente, conservano
tutto il loro valore le già esistenti forme di
devozione eucaristica. Penso, ad esempio, alle
processioni eucaristiche, soprattutto alla
tradizionale processione nella solennità del
Corpus Domini, alla pia pratica delle Quarant'ore,
ai Congressi eucaristici locali, nazionali e
internazionali, e alle altre iniziative analoghe.
Opportunamente aggiornate e adattate alle
circostanze diverse, tali forme di devozione
meritano di essere anche oggi coltivate.(195)
Il
luogo del tabernacolo nella chiesa
69.
In relazione all'importanza della custodia
eucaristica e dell'adorazione e riverenza nei
confronti del sacramento del Sacrificio di Cristo,
il Sinodo dei Vescovi si è interrogato riguardo
all'adeguata collocazione del tabernacolo
all'interno delle nostre chiese.(196) La sua
corretta posizione, infatti, aiuta a riconoscere
la presenza reale di Cristo nel Santissimo
Sacramento. È necessario pertanto che il luogo in
cui vengono conservate le specie eucaristiche sia
facilmente individuabile, grazie anche alla
lampada perenne, da chiunque entri in chiesa. A
tale fine, occorre tenere conto della disposizione
architettonica dell'edificio sacro: nelle chiese
in cui non esiste la cappella del Santissimo
Sacramento e permane l'altare maggiore con il
tabernacolo, è opportuno continuare ad avvalersi
di tale struttura per la conservazione ed
adorazione dell'Eucaristia, evitando di collocarvi
innanzi la sede del celebrante. Nelle nuove chiese
è bene predisporre la cappella del Santissimo in
prossimità del presbiterio; ove ciò non sia
possibile, è preferibile situare il tabernacolo
nel presbiterio, in luogo sufficientemente
elevato, al centro della zona absidale, oppure in
altro punto ove sia ugualmente ben visibile. Tali
accorgimenti concorrono a conferire dignità al
tabernacolo, che deve sempre essere curato anche
sotto il profilo artistico. Ovviamente è
necessario tener conto di quanto afferma in
proposito l'Ordinamento Generale del Messale
Romano.(197) Il giudizio ultimo su questa
materia spetta comunque al Vescovo diocesano.
TERZA
PARTE
EUCARISTIA,
MISTERO DA VIVERE
«
Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io
vivo per il Padre,
così anche colui che mangia di me vivrà per me
» (Gv 6,57)
Forma
eucaristica della vita cristiana
Il
culto spirituale – logiké latreía (Rm
12,1)
70.
Il Signore Gesù, fattosi per noi cibo di verità
e di amore, parlando del dono della sua vita ci
assicura che « chi mangia di questo pane vivrà
in eterno » (Gv 6,51). Ma questa « vita
eterna » inizia in noi già in questo tempo
attraverso il cambiamento che il dono eucaristico
genera in noi: « Colui che mangia di me vivrà
per me » (Gv 6,57). Queste parole di Gesù
ci fanno capire come il mistero « creduto » e «
celebrato » possegga in sé un dinamismo che ne
fa principio di vita nuova in noi e forma
dell'esistenza cristiana. Comunicando al Corpo e
al Sangue di Gesù Cristo, infatti, veniamo resi
partecipi della vita divina in modo sempre più
adulto e consapevole. Vale anche qui quanto sant'Agostino,
nelle sue Confessioni, dice del Logos
eterno, cibo dell'anima: mettendo in rilievo il
carattere paradossale di questo cibo, il santo
Dottore immagina di sentirsi dire: « Sono il cibo
dei grandi: cresci e mi mangerai. E non io sarò
assimilato a te come cibo della tua carne, ma tu
sarai assimilato a me ».(198) Infatti non è
l'alimento eucaristico che si trasforma in noi, ma
siamo noi che veniamo da esso misteriosamente
cambiati. Cristo ci nutre unendoci a sé; « ci
attira dentro di sé ».(199)
La
Celebrazione eucaristica appare qui in tutta la
sua forza quale fonte e culmine dell'esistenza
ecclesiale, in quanto esprime, nello stesso tempo,
sia la genesi che il compimento del nuovo e
definitivo culto, la logiké latreía.(200)
Le parole di san Paolo ai Romani a questo
proposito sono la formulazione più sintetica di
come l'Eucaristia trasformi tutta la nostra vita
in culto spirituale gradito a Dio: « Vi esorto
dunque, fratelli, per la misericordia di Dio, ad
offrire i vostri corpi come sacrificio vivente,
santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto
spirituale » (Rm 12,1). In questa
esortazione emerge l'immagine del nuovo culto come
offerta totale della propria persona in comunione
con tutta la Chiesa. L'insistenza dell'Apostolo
sull'offerta dei nostri corpi sottolinea l'umana
concretezza di un culto tutt'altro che
disincarnato. Ancora il Santo di Ippona a questo
proposito ci ricorda che « questo è il
sacrificio dei cristiani, l'essere cioè molti e
un solo corpo in Cristo. La Chiesa celebra questo
mistero col Sacramento dell'altare, che i fedeli
ben conoscono, e nel quale le si mostra
chiaramente che nella cosa che si offre essa
stessa è offerta ».(201) La dottrina cattolica,
infatti, afferma che l'Eucaristia, in quanto
sacrificio di Cristo, è anche sacrificio della
Chiesa, e quindi dei fedeli.(202) L'insistenza sul
sacrificio – « fare sacro » – dice qui tutta
la densità esistenziale implicata nella
trasformazione della nostra realtà umana
afferrata da Cristo (cfr Fil 3,12).
Efficacia
onnicomprensiva del culto eucaristico
71.
Il nuovo culto cristiano abbraccia ogni aspetto
dell'esistenza, trasfigurandola: « Sia dunque che
mangiate sia che beviate, sia che facciate
qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di
Dio » (1 Cor 10,31). In ogni atto della
vita il cristiano è chiamato ad esprimere il vero
culto a Dio. Da qui prende forma la natura
intrinsecamente eucaristica della vita cristiana.
In quanto coinvolge la realtà umana del credente
nella sua concretezza quotidiana, l'Eucaristia
rende possibile, giorno dopo giorno, la
progressiva trasfigurazione dell'uomo chiamato per
grazia ad essere ad immagine del Figlio di Dio (cfr
Rm 8,29s). Non c'è nulla di autenticamente
umano – pensieri ed affetti, parole ed opere –
che non trovi nel sacramento dell'Eucaristia la
forma adeguata per essere vissuto in pienezza. Qui
emerge tutto il valore antropologico della novità
radicale portata da Cristo con l'Eucaristia: il
culto a Dio nell'esistenza umana non è relegabile
ad un momento particolare e privato, ma per natura
sua tende a pervadere ogni aspetto della realtà
dell'individuo. Il culto gradito a Dio diviene così
un nuovo modo di vivere tutte le circostanze
dell'esistenza in cui ogni particolare viene
esaltato, in quanto vissuto dentro il rapporto con
Cristo e come offerta a Dio. La gloria di Dio è
l'uomo vivente (cfr 1 Cor 10,31). E la vita
dell'uomo è la visione di Dio.(203)
«
Iuxta dominicam viventes » –
Vivere secondo la domenica
72.
Questa radicale novità che l'Eucaristia introduce
nella vita dell'uomo si è rivelata alla coscienza
cristiana fin dall'inizio. I fedeli hanno subito
percepito il profondo influsso che la Celebrazione
eucaristica esercitava sullo stile della loro
vita. Sant'Ignazio di Antiochia esprimeva questa
verità qualificando i cristiani come « coloro
che sono giunti alla nuova speranza », e li
presentava come coloro che vivono « secondo la
domenica » (iuxta dominicam viventes).(204)
Questa formula del grande martire antiocheno mette
chiaramente in luce il nesso tra la realtà
eucaristica e l'esistenza cristiana nella sua
quotidianità. La consuetudine caratteristica dei
cristiani di riunirsi nel primo giorno dopo il
sabato per celebrare la risurrezione di Cristo –
secondo il racconto di san Giustino martire(205)
– è anche il dato che definisce la forma
dell'esistenza rinnovata dall'incontro con Cristo.
La formula di sant'Ignazio – « Vivere secondo
la domenica » – sottolinea pure il valore
paradigmatico che questo giorno santo possiede per
ogni altro giorno della settimana. Esso, infatti,
non si distingue in base alla semplice sospensione
delle attività solite, come una sorta di
parentesi all'interno del ritmo usuale dei giorni.
I cristiani hanno sempre sentito questo giorno
come il primo della settimana, perché in esso si
fa memoria della radicale novità portata da
Cristo. Pertanto, la domenica è il giorno in cui
il cristiano ritrova quella forma eucaristica
della sua esistenza secondo la quale è chiamato a
vivere costantemente. « Vivere secondo la
domenica » vuol dire vivere nella consapevolezza
della liberazione portata da Cristo e svolgere la
propria esistenza come offerta di se stessi a Dio,
perché la sua vittoria si manifesti pienamente a
tutti gli uomini attraverso una condotta
intimamente rinnovata.
Vivere
il precetto festivo
73.
I Padri sinodali, consapevoli di questo principio
nuovo di vita che l'Eucaristia pone nel cristiano,
hanno ribadito l'importanza per tutti i fedeli del
precetto domenicale come fonte di libertà
autentica, per poter vivere ogni altro giorno
secondo quanto hanno celebrato nel « giorno del
Signore ». La vita di fede, infatti, è in
pericolo quando non si avverte più il desiderio
di partecipare alla Celebrazione eucaristica in
cui si fa memoria della vittoria pasquale.
Partecipare all'assemblea liturgica domenicale,
insieme a tutti i fratelli e le sorelle con i
quali si forma un solo corpo in Cristo Gesù, è
richiesto dalla coscienza cristiana e al tempo
stesso forma la coscienza cristiana. Smarrire il
senso della domenica come giorno del Signore da
santificare è sintomo di una perdita del senso
autentico della libertà cristiana, la libertà
dei figli di Dio (206). Rimangono preziose, a
questo riguardo, le osservazioni fatte dal mio
venerato predecessore, Giovanni Paolo II, nella
Lettera apostolica Dies
Domini (207), a proposito delle diverse
dimensioni della domenica per i cristiani: essa è
Dies Domini, in riferimento all'opera della
creazione; Dies Christi in quanto giorno
della nuova creazione e del dono che il Signore
Risorto fa dello Spirito Santo; Dies Ecclesiae
come giorno in cui la comunità cristiana si
ritrova per la celebrazione; Dies hominis
come giorno di gioia, riposo e carità fraterna.
Un
tale giorno, pertanto, si manifesta come festa
primordiale, nella quale ogni fedele,
nell'ambiente in cui vive, può farsi annunziatore
e custode del senso del tempo. Da questo giorno,
in effetti, scaturisce il senso cristiano
dell'esistenza ed un nuovo modo di vivere il
tempo, le relazioni, il lavoro, la vita e la
morte. È bene, dunque, che nel giorno del Signore
le realtà ecclesiali organizzino, intorno alla
Celebrazione eucaristica domenicale,
manifestazioni proprie della comunità cristiana:
incontri amichevoli, iniziative per la formazione
nella fede di bambini, giovani e adulti,
pellegrinaggi, opere di carità e momenti diversi
di preghiera. A motivo di questi valori così
importanti – per quanto giustamente il sabato
sera sin dai Primi Vespri appartenga già alla
Domenica e sia permesso adempiere in esso al
precetto domenicale – è necessario rammentare
che è la domenica in se stessa che merita di
essere santificata, perché non finisca per
risultare un giorno « vuoto di Dio ».(208)
Il
senso del riposo e del lavoro
74.
Infine, è particolarmente urgente in questo
nostro tempo ricordare che il giorno del Signore
è anche il giorno del riposo dal lavoro. Ci
auguriamo vivamente che esso sia riconosciuto come
tale anche dalla società civile, così che sia
possibile essere liberi dalle attività
lavorative, senza venire per questo penalizzati. I
cristiani, infatti, non senza rapporto con il
significato del sabato nella tradizione ebraica,
hanno visto nel giorno del Signore anche il giorno
del riposo dalla fatica quotidiana. Ciò ha un suo
preciso senso, perché costituisce una relativizzazione
del lavoro, che viene finalizzato all'uomo: il
lavoro è per l'uomo e non l'uomo per il lavoro.
È facile intuire la tutela che da ciò viene
offerta all'uomo stesso, che risulta così
emancipato da una possibile forma di schiavitù.
Come ho avuto modo di affermare, « il lavoro
riveste primaria importanza per la realizzazione
dell'uomo e per lo sviluppo della società, e per
questo occorre che esso sia sempre organizzato e
svolto nel pieno rispetto dell'umana dignità e al
servizio del bene comune. Al tempo stesso, è
indispensabile che l'uomo non si lasci asservire
dal lavoro, che non lo idolatri, pretendendo di
trovare in esso il senso ultimo e definitivo della
vita » (209). È nel giorno consacrato a Dio che
l'uomo comprende il senso della sua esistenza ed
anche dell'attività lavorativa.(210)
Assemblee
domenicali in assenza di sacerdote
75.
Riscoprendo il significato della Celebrazione
domenicale per la vita del cristiano, è spontaneo
porsi il problema di quelle comunità cristiane in
cui manca il sacerdote e dove, di conseguenza, non
è possibile celebrare la santa Messa nel Giorno
del Signore. Occorre dire, a questo proposito, che
ci troviamo di fronte a situazioni assai
diversificate tra loro. Il Sinodo ha raccomandato
innanzitutto ai fedeli di recarsi in una delle
chiese della Diocesi in cui è garantita la
presenza del sacerdote, anche quando ciò richiede
un certo sacrificio (211). Là dove, invece, le
grandi distanze rendono praticamente impossibile
la partecipazione all'Eucaristia domenicale, è
importante che le comunità cristiane si radunino
ugualmente per lodare il Signore e fare memoria
del Giorno a Lui dedicato. Ciò dovrà tuttavia
avvenire nel contesto di un'adeguata istruzione
circa la differenza tra la santa Messa e le
assemblee domenicali in attesa di sacerdote. La
cura pastorale della Chiesa si deve esprimere in
questo caso nel vigilare perché la liturgia della
Parola, organizzata sotto la guida di un diacono o
di un responsabile della comunità al quale tale
ministero sia stato regolarmente affidato
dall'autorità competente, si compia secondo un
rituale specifico elaborato dalle Conferenze
episcopali e a tale scopo da esse approvato (212).
Ricordo che spetta agli Ordinari concedere la
facoltà di distribuire la comunione in tali
liturgie, valutando attentamente la convenienza di
una certa scelta. Inoltre, si deve fare in modo
che tali assemblee non ingenerino confusione sul
ruolo centrale del sacerdote e sulla componente
sacramentale nella vita della Chiesa. L'importanza
del ruolo dei laici, che vanno giustamente
ringraziati per la loro generosità al servizio
delle comunità cristiane, non deve mai occultare
il ministero insostituibile dei sacerdoti per la
vita della Chiesa.(213) Pertanto, si vigili
attentamente a che le assemblee in attesa di
sacerdote non diano adito a visioni
ecclesiologiche non aderenti alla verità del
Vangelo e alla tradizione della Chiesa. Piuttosto
dovrebbero essere occasioni privilegiate di
preghiera a Dio perché mandi santi sacerdoti
secondo il suo cuore. Toccante, a questo
proposito, quanto scriveva il Papa Giovanni Paolo
II nella Lettera
ai Sacerdoti per il Giovedì Santo 1979,
ricordando quei luoghi dove la gente, privata del
sacerdote da parte del regime dittatoriale, si
riuniva in una chiesa o in un santuario, metteva
sull'altare la stola ancora conservata e recitava
le preghiera della liturgia eucaristica fermandosi
in silenzio « al momento che corrisponde alla
transustanziazione », a testimonianza di quanto
« ardentemente essi desiderano di udire le parole
che solo le labbra di un sacerdote possono
efficacemente pronunciare ».(214) Proprio in
questa prospettiva, considerato il bene
incomparabile derivante dalla celebrazione del
Sacrificio eucaristico, chiedo a tutti i sacerdoti
una fattiva e concreta disponibilità a visitare
il più spesso possibile le comunità affidate
alla loro cura pastorale, perché non rimangano
troppo tempo senza il Sacramento della carità.
Una
forma eucaristica dell'esistenza cristiana,
l'appartenenza ecclesiale
76.
L'importanza della domenica come Dies Ecclesiae
ci richiama alla relazione intrinseca tra la
vittoria di Gesù sul male e sulla morte e la
nostra appartenenza al suo Corpo ecclesiale. Ogni
cristiano, infatti, nel Giorno del Signore ritrova
anche la dimensione comunitaria della propria
esistenza redenta. Partecipare all'azione
liturgica, comunicare al Corpo e al Sangue di
Cristo vuol dire nello stesso tempo rendere sempre
più intima e profonda la propria appartenenza a
Colui che è morto per noi (cfr 1 Cor 6,19s;
7,23). Veramente chi mangia di Cristo vive per
Lui. In relazione al Mistero eucaristico si
comprende il senso profondo della communio
sanctorum. La comunione ha sempre ed
inseparabilmente una connotazione verticale ed una
orizzontale: comunione con Dio e comunione con i
fratelli e le sorelle. Le due dimensioni si
incontrano misteriosamente nel dono eucaristico.
« Dove si distrugge la comunione con Dio, che è
comunione col Padre, col Figlio e con lo Spirito
Santo, si distrugge anche la radice e la sorgente
della comunione fra di noi. E dove non viene
vissuta la comunione fra di noi, anche la
comunione col Dio Trinitario non è viva e vera ».(215)
Chiamati, pertanto, ad essere membra di Cristo e
dunque membra gli uni degli altri (cfr 1 Cor 12,27),
noi costituiamo una realtà ontologicamente
fondata nel Battesimo e alimentata
dall'Eucaristia, una realtà che chiede di trovare
riscontro sensibile nella vita delle nostre
comunità.
La
forma eucaristica dell'esistenza cristiana è
indubbiamente una forma ecclesiale e comunitaria.
Attraverso la Diocesi e le parrocchie, quali
strutture portanti della Chiesa in un particolare
territorio, ogni fedele può fare esperienza
concreta della sua appartenenza al Corpo di
Cristo. Associazioni, movimenti ecclesiali e nuove
comunità – con la vivacità dei loro carismi
donati dallo Spirito Santo per il nostro tempo –
come pure gli Istituti di vita consacrata, hanno
il compito di offrire un loro specifico contributo
per favorire nei fedeli la percezione di questo
loro essere del Signore (cfr Rm
14,8). Il fenomeno della secolarizzazione, che
contiene non a caso caratteri fortemente
individualistici, ottiene i suoi effetti deleteri
soprattutto nelle persone che si isolano e per
scarso senso di appartenenza. Il cristianesimo,
fin dal suo inizio, implica sempre una compagnia,
una trama di rapporti vivificati continuamente
dall'ascolto della Parola, dalla Celebrazione
eucaristica e animati dallo Spirito Santo.
Spiritualità
e cultura eucaristica
77.
I Padri sinodali hanno significativamente
affermato che « i fedeli cristiani hanno bisogno
di una più profonda comprensione delle relazioni
tra l'Eucaristia e la vita quotidiana. La
spiritualità eucaristica non è soltanto
partecipazione alla Messa e devozione al
Santissimo Sacramento. Essa abbraccia la vita
intera » (216). Questo rilievo riveste per tutti
noi oggi particolare significato. Occorre
riconoscere che uno degli effetti più gravi della
secolarizzazione poc'anzi menzionata sta nell'aver
relegato la fede cristiana ai margini
dell'esistenza, come se essa fosse inutile per
quanto riguarda lo svolgimento concreto della vita
degli uomini. Il fallimento di questo modo di
vivere « come se Dio non ci fosse » è ora
davanti a tutti. Oggi c'è bisogno di riscoprire
che Gesù Cristo non è una semplice convinzione
privata o una dottrina astratta, ma una persona
reale il cui inserimento nella storia è capace di
rinnovare la vita di tutti. Per questo
l'Eucaristia come fonte e culmine della vita e
missione della Chiesa si deve tradurre in
spiritualità, in vita « secondo lo Spirito » (Rm
8,4s; cfr Gal 5,16.25). È significativo
che san Paolo, nel passo della Lettera ai
Romani in cui invita a vivere il nuovo culto
spirituale, richiami contemporaneamente alla
necessità del cambiamento del proprio modo di
vivere e di pensare: « Non conformatevi alla
mentalità di questo secolo, ma trasformatevi,
rinnovando la vostra mente, per poter discernere
la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui
gradito e perfetto » (12,2). In tal modo,
l'Apostolo delle genti sottolinea il legame tra il
vero culto spirituale e la necessità di un nuovo
modo di percepire l'esistenza e di condurre la
vita. È parte integrante della forma eucaristica
della vita cristiana il rinnovamento di mentalità,
« affinché non siamo più come fanciulli
sballottati dalle onde e portati qua e là da
qualsiasi vento di dottrina » (Ef 4,14).
Eucaristia
ed evangelizzazione delle culture
78.
Da quanto affermato consegue che il Mistero
eucaristico ci mette in dialogo con le
differenti culture, ma anche in un certo senso
le sfida (217). Occorre riconoscere il
carattere interculturale di questo nuovo culto, di
questa logiké latreía. La presenza di Gesù
Cristo e l'effusione dello Spirito Santo sono
eventi che possono stabilmente confrontarsi con
ogni realtà culturale, per fermentarla
evangelicamente. Ciò comporta conseguentemente
l'impegno di promuovere con convinzione
l'evangelizzazione delle culture, nella
consapevolezza che Cristo stesso è la verità di
ogni uomo e di tutta la storia umana. L'Eucaristia
diviene criterio di valorizzazione di tutto ciò
che il cristiano incontra nelle varie espressioni
culturali. In questo importante processo possiamo
sentire quanto mai significative le parole di san
Paolo che invita nella sua Prima Lettera ai
Tessalonicesi a « esaminare ogni cosa e a
tenere ciò che è buono » (cfr 5,21).
Eucaristia
e fedeli laici
79.
In Cristo, Capo della Chiesa suo Corpo, tutti i
cristiani formano « la stirpe eletta, il
sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che
Dio si è acquistato perché proclami le opere
meravigliose di Lui » (1 Pt 2,9).
L'Eucaristia, come mistero da vivere, si offre a
ciascuno di noi nella condizione in cui egli si
trova, facendo diventare la sua situazione
esistenziale luogo in cui vivere quotidianamente
la novità cristiana. Se il Sacrificio eucaristico
alimenta ed accresce in noi quanto ci è già dato
nel Battesimo per il quale tutti siamo chiamati
alla santità (218), allora questo deve emergere e
mostrarsi proprio nelle situazioni o stati di vita
in cui ogni cristiano si trova. Si diviene giorno
per giorno culto gradito a Dio vivendo la propria
vita come vocazione. A partire dalla convocazione
liturgica, è lo stesso sacramento dell'Eucaristia
ad impegnarci nella realtà quotidiana perché
tutto sia fatto a gloria di Dio.
E
poiché il mondo è « il campo » (Mt
13,38) in cui Dio pone i suoi figli come buon
seme, i cristiani laici, in forza del Battesimo e
della Cresima, e corroborati dall'Eucaristia, sono
chiamati a vivere la novità radicale portata da
Cristo proprio all'interno delle comuni condizioni
della vita.(219) Essi devono coltivare il
desiderio che l'Eucaristia incida sempre più
profondamente nella loro esistenza quotidiana,
portandoli ad essere testimoni riconoscibili nel
proprio ambiente di lavoro e nella società
tutta.(220) Un particolare incoraggiamento rivolgo
alle famiglie, perché traggano ispirazione e
forza da questo Sacramento. L'amore tra l'uomo e
la donna, l'accoglienza della vita, il compito
educativo si rivelano quali ambiti privilegiati in
cui l'Eucaristia può mostrare la sua capacità di
trasformare e portare a pienezza di significato
l'esistenza.(221) I Pastori non manchino mai di
sostenere, educare ed incoraggiare i fedeli laici
a vivere pienamente la propria vocazione alla
santità dentro quel mondo che Dio ha tanto amato
da dare il suo Figlio perché ne diventasse la
salvezza (cfr Gv 3,16).
Eucaristia
e spiritualità sacerdotale
80.
La forma eucaristica dell'esistenza cristiana si
manifesta indubbiamente in modo particolare nello
stato di vita sacerdotale. La spiritualità
sacerdotale è intrinsecamente eucaristica. Il
seme di una tale spiritualità si trova già nelle
parole che il Vescovo pronuncia nella liturgia
dell'Ordinazione: « Ricevi le offerte del popolo
santo per il Sacrificio eucaristico. Renditi conto
di ciò che farai, imita ciò che celebrerai,
conforma la tua vita al mistero della croce di
Cristo Signore ».(222) Per dare alla sua
esistenza una sempre più compiuta forma
eucaristica, il sacerdote, già nel periodo di
formazione e poi negli anni successivi, deve fare
ampio spazio alla vita spirituale.(223) Egli è
chiamato a essere continuamente un autentico
ricercatore di Dio, pur restando al contempo
vicino alle preoccupazioni degli uomini. Una vita
spirituale intensa gli permetterà di entrare più
profondamente in comunione con il Signore e
l'aiuterà a lasciarsi possedere dall'amore di
Dio, divenendone testimone in ogni circostanza
anche difficile e buia. A tale scopo, insieme con
i Padri del Sinodo, raccomando ai sacerdoti « la
celebrazione quotidiana della santa Messa, anche
quando non ci fosse partecipazione di fedeli ».(224)
Tale raccomandazione si accorda innanzitutto con
il valore oggettivamente infinito di ogni
Celebrazione eucaristica; e trae poi motivo dalla
sua singolare efficacia spirituale, perché, se
vissuta con attenzione e fede, la santa Messa è
formativa nel senso più profondo del termine, in
quanto promuove la conformazione a Cristo e
rinsalda il sacerdote nella sua vocazione.
Eucaristia
e vita consacrata
81.
Nel contesto della relazione tra l'Eucaristia e le
diverse vocazioni ecclesiali risplende in
particolare « la testimonianza profetica delle
consacrate e dei consacrati, che trovano nella
Celebrazione eucaristica e nell'adorazione la
forza per la sequela radicale di Cristo
obbediente, povero e casto ».(225) I consacrati e
le consacrate, pur svolgendo molti servizi nel
campo della formazione umana e della cura dei
poveri, nell'insegnamento o nell'assistenza dei
malati, sanno che lo scopo principale della loro
vita è « la contemplazione delle verità divine
e la costante unione con Dio ».(226) Il
contributo essenziale che la Chiesa si aspetta
dalla vita consacrata è molto più in ordine
all'essere che al fare. In questo contesto vorrei
richiamare l'importanza della testimonianza
verginale proprio in relazione al mistero
dell'Eucaristia. Infatti, oltre al legame con il
celibato sacerdotale, il Mistero eucaristico
manifesta un intrinseco rapporto con la verginità
consacrata, in quanto questa è espressione della
dedizione esclusiva della Chiesa a Cristo, che
essa accoglie come suo Sposo con fedeltà radicale
e feconda.(227) Nell'Eucaristia la verginità
consacrata trova ispirazione ed alimento per la
sua dedizione totale a Cristo. Dall'Eucaristia
inoltre essa trae conforto e spinta per essere,
anche nel nostro tempo, segno dell'amore gratuito
e fecondo che Dio ha verso l'umanità. Infine,
mediante la sua specifica testimonianza, la vita
consacrata diviene oggettivamente richiamo e
anticipazione di quelle « nozze dell'Agnello » (Ap
19,7.9), in cui è posta la meta di tutta la
storia della salvezza. In tal senso essa
costituisce un efficace rimando a quell'orizzonte
escatologico di cui ogni uomo ha bisogno per poter
orientare le proprie scelte e decisioni di vita.
Eucaristia
e trasformazione morale
82.
Scoprendo la bellezza della forma eucaristica
dell'esistenza cristiana siamo portati anche a
riflettere sulle energie morali che da tale forma
vengono attivate a sostegno dell'autentica libertà
propria dei figli di Dio. Intendo con ciò
riprendere una tematica emersa nel Sinodo riguardo
al legame tra forma eucaristica dell'esistenza
e trasformazione morale. Il Papa Giovanni
Paolo II aveva affermato che la vita morale «
possiede il valore di un « culto spirituale » (Rm
12,1; cfr Fil 3,3), attinto e
alimentato da quella inesauribile sorgente di
santità e di glorificazione di Dio che sono i
Sacramenti, in specie l'Eucaristia: infatti,
partecipando al Sacrificio della Croce, il
cristiano comunica con l'amore di donazione di
Cristo ed è abilitato e impegnato a vivere questa
stessa carità in tutti i suoi atteggiamenti e
comportamenti di vita ».(228) In definitiva, «
nel « culto » stesso, nella comunione
eucaristica è contenuto l'essere amati e l'amare
a propria volta gli altri. Un'Eucaristia che non
si traduca in amore concretamente praticato è in
se stessa frammentata ».(229)
Questo
richiamo alla valenza morale del culto spirituale
non va interpretato in chiave moralistica. È
innanzitutto la felice scoperta del dinamismo
dell'amore nel cuore di chi accoglie il dono del
Signore, si abbandona a Lui e trova la vera libertà.
La trasformazione morale, implicata nel nuovo
culto istituito da Cristo, è una tensione e un
desiderio cordiale di voler corrispondere
all'amore del Signore con tutto il proprio essere,
pur nella consapevolezza della propria fragilità.
Ciò di cui parliamo ben si rispecchia nel
racconto evangelico relativo a Zaccheo (cfr Lc 19,1-10).
Dopo aver ospitato Gesù nella sua casa, il
pubblicano si ritrova completamente trasformato:
decide di dare metà dei suoi averi ai poveri e di
restituire quattro volte tanto a coloro ai quali
ha rubato. La tensione morale che nasce
dall'ospitare Gesù nella nostra vita scaturisce
dalla gratitudine per aver sperimentato
l'immeritata vicinanza del Signore.
Coerenza
eucaristica
83.
È importante rilevare ciò che i Padri sinodali
hanno qualificato come coerenza eucaristica,
a cui la nostra esistenza è oggettivamente
chiamata. Il culto gradito a Dio, infatti, non è
mai atto meramente privato, senza conseguenze
sulle nostre relazioni sociali: esso richiede la
pubblica testimonianza della propria fede. Ciò
vale ovviamente per tutti i battezzati, ma si
impone con particolare urgenza nei confronti di
coloro che, per la posizione sociale o politica
che occupano, devono prendere decisioni a
proposito di valori fondamentali, come il rispetto
e la difesa della vita umana, dal concepimento
fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul
matrimonio tra uomo e donna, la libertà di
educazione dei figli e la promozione del bene
comune in tutte le sue forme.(230) Tali valori non
sono negoziabili. Pertanto, i politici e i
legislatori cattolici, consapevoli della loro
grave responsabilità sociale, devono sentirsi
particolarmente interpellati dalla loro coscienza,
rettamente formata, a presentare e sostenere leggi
ispirate ai valori fondati nella natura
umana.(231) Ciò ha peraltro un nesso obiettivo
con l'Eucaristia (cfr 1 Cor 11,27-29). I
Vescovi sono tenuti a richiamare costantemente
tali valori; ciò fa parte della loro
responsabilità nei confronti del gregge loro
affidato.(232)
Eucaristia,
mistero da annunciare
Eucaristia
e missione
84.
Nell'omelia durante la Celebrazione eucaristica
con cui ho dato inizio solenne al mio ministero
sulla Cattedra di Pietro ho detto: « Non vi è
niente di più bello che essere raggiunti,
sorpresi dal Vangelo, da Cristo. Non vi è niente
di più bello che conoscere Lui e comunicare agli
altri l'amicizia con Lui ».(233) Questa
affermazione acquista una più forte intensità se
pensiamo al Mistero eucaristico. In effetti, non
possiamo tenere per noi l'amore che celebriamo nel
Sacramento. Esso chiede per sua natura di essere
comunicato a tutti. Ciò di cui il mondo ha
bisogno è l'amore di Dio, è incontrare Cristo e
credere in Lui. Per questo l'Eucaristia non è
solo fonte e culmine della vita della Chiesa; lo
è anche della sua missione: « Una Chiesa
autenticamente eucaristica è una Chiesa
missionaria ».(234) Anche noi dobbiamo poter dire
ai nostri fratelli con convinzione: « Quello che
abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a
voi, perché anche voi siate in comunione con noi!
» (1 Gv 1,3). Veramente non c'è niente di
più bello che incontrare e comunicare Cristo a
tutti. La stessa istituzione dell'Eucaristia, del
resto, anticipa ciò che costituisce il cuore
della missione di Gesù: Egli è l'inviato del
Padre per la redenzione del mondo (cfr Gv
3,16- 17; Rm 8,32). Nell'Ultima Cena Gesù
affida ai suoi discepoli il Sacramento che
attualizza il sacrificio da Lui fatto di se stesso
in obbedienza al Padre per la salvezza di tutti
noi. Non possiamo accostarci alla Mensa
eucaristica senza lasciarci trascinare nel
movimento della missione che, prendendo avvio dal
Cuore stesso di Dio, mira a raggiungere tutti gli
uomini. Pertanto, è parte costitutiva della forma
eucaristica dell'esistenza cristiana la tensione
missionaria.
Eucaristia
e testimonianza
85.
La prima e fondamentale missione che ci viene dai
santi Misteri che celebriamo è di rendere
testimonianza con la nostra vita. Lo stupore per
il dono che Dio ci ha fatto in Cristo imprime alla
nostra esistenza un dinamismo nuovo impegnandoci
ad essere testimoni del suo amore. Diveniamo
testimoni quando, attraverso le nostre azioni,
parole e modo di essere, un Altro appare e si
comunica. Si può dire che la testimonianza è il
mezzo con cui la verità dell'amore di Dio
raggiunge l'uomo nella storia, invitandolo ad
accogliere liberamente questa novità radicale.
Nella testimonianza Dio si espone, per così dire,
al rischio della libertà dell'uomo. Gesù stesso
è il testimone fedele e verace (cfr Ap
1,5; 3,14); è venuto per rendere testimonianza
alla verità (cfr Gv 18,37). In quest'ordine
di riflessioni mi preme riprendere un concetto
caro ai primi cristiani, ma che colpisce anche
noi, cristiani di oggi: la testimonianza fino al
dono di se stessi, fino al martirio, è sempre
stata considerata nella storia della Chiesa il
culmine del nuovo culto spirituale: « Offrite i
vostri corpi » (Rm 12,1). Si pensi, ad
esempio, al racconto del martirio di san Policarpo
di Smirne, discepolo di san Giovanni: tutta la
drammatica vicenda è descritta come liturgia,
anzi come un divenire Eucaristia del martire
stesso.(235) Pensiamo anche alla coscienza
eucaristica che Ignazio di Antiochia esprime in
vista del suo martirio: egli si considera «
frumento di Dio » e desidera di diventare nel
martirio « pane puro di Cristo ».(236) Il
cristiano che offre la sua vita nel martirio entra
nella piena comunione con la Pasqua di Gesù
Cristo e così diviene egli stesso con Lui
Eucaristia. Ancora oggi non mancano alla Chiesa
martiri in cui si manifesta in modo supremo
l'amore di Dio. Anche quando non ci viene chiesta
la prova del martirio, tuttavia, sappiamo che il
culto gradito a Dio postula intimamente questa
disponibilità(237) e trova la sua realizzazione
nella lieta e convinta testimonianza, di fronte al
mondo, di una vita cristiana coerente negli ambiti
dove il Signore ci chiama ad annunciarlo.
Cristo
Gesù, unico Salvatore
86.
Sottolineare il rapporto intrinseco tra Eucaristia
e missione ci fa riscoprire anche il contenuto
ultimo del nostro annuncio. Quanto più nel cuore
del popolo cristiano sarà vivo l'amore per
l'Eucaristia, tanto più gli sarà chiaro il
compito della missione: portare Cristo. Non
solo un'idea o un'etica a Lui ispirata, ma il dono
della sua stessa Persona. Chi non comunica la
verità dell'Amore al fratello non ha ancora dato
abbastanza. L'Eucaristia come sacramento della
nostra salvezza ci richiama così inevitabilmente
all'unicità di Cristo e della salvezza da Lui
compiuta a prezzo del suo sangue. Pertanto, dal
Mistero eucaristico, creduto e celebrato, sorge
l'esigenza di educare costantemente tutti al
lavoro missionario il cui centro è l'annuncio di
Gesù, unico Salvatore.(238) Ciò impedirà di
ridurre in chiave meramente sociologica la
decisiva opera di promozione umana sempre
implicata in ogni autentico processo di
evangelizzazione.
Libertà
di culto
87.
In questo contesto, desidero dare voce a quanto
hanno affermato i Padri durante l'Assemblea
sinodale riguardo alle gravi difficoltà che
investono la missione di quelle comunità
cristiane che vivono in condizioni di minoranza o
addirittura di privazione della libertà
religiosa.(239) Dobbiamo rendere veramente grazie
al Signore per tutti i Vescovi, sacerdoti, persone
consacrate e laici, che si prodigano
nell'annunciare il Vangelo e vivono la loro fede
mettendo a repentaglio la propria vita. Non sono
poche le regioni del mondo nelle quali il solo
recarsi in Chiesa costituisce un'eroica
testimonianza che espone la vita del soggetto
all'emarginazione e alla violenza. Anche in questa
circostanza voglio confermare la solidarietà di
tutta la Chiesa con coloro che soffrono per la
mancanza di libertà di culto. Là dove manca la
libertà religiosa, lo sappiamo, manca in
definitiva la libertà più significativa, poiché
nella fede l'uomo esprime l'intima decisione
riguardo al senso ultimo della propria esistenza.
Preghiamo, pertanto, che si allarghino gli spazi
della libertà religiosa in tutti gli Stati,
affinché i cristiani, come pure i membri delle
altre religioni, possano liberamente vivere le
loro convinzioni, personalmente e in comunità.
Eucaristia,
mistero da offrire al mondo
Eucaristia,
pane spezzato per la vita del mondo
88.
« Il pane che io darò è la mia carne per la
vita del mondo » (Gv 6,51). Con queste
parole il Signore rivela il vero significato del
dono della propria vita per tutti gli uomini. Esse
ci mostrano anche l'intima compassione che Egli ha
per ogni persona. In effetti, tante volte i
Vangeli ci riportano i sentimenti di Gesù nei
confronti degli uomini, in special modo dei
sofferenti e dei peccatori (cfr Mt 20,34;
Mc 6,34; Lc 19,41). Egli esprime
attraverso un sentimento profondamente umano
l'intenzione salvifica di Dio per ogni uomo,
affinché raggiunga la vita vera. Ogni
Celebrazione eucaristica attualizza
sacramentalmente il dono che Gesù ha fatto della
propria vita sulla Croce per noi e per il mondo
intero. Al tempo stesso, nell'Eucaristia Gesù fa
di noi testimoni della compassione di Dio per ogni
fratello e sorella. Nasce così intorno al Mistero
eucaristico il servizio della carità nei
confronti del prossimo, che « consiste appunto
nel fatto che io amo, in Dio e con Dio, anche la
persona che non gradisco o neanche conosco. Questo
può realizzarsi solo a partire dall'intimo
incontro con Dio, un incontro che è diventato
comunione di volontà arrivando fino a toccare il
sentimento. Allora imparo a guardare quest'altra
persona non più soltanto con i miei occhi e con i
miei sentimenti, ma secondo la prospettiva di Gesù
Cristo ».(240) In tal modo riconosco, nelle
persone che avvicino, fratelli e sorelle per i
quali il Signore ha dato la sua vita amandoli «
fino alla fine » (Gv 13,1). Di
conseguenza, le nostre comunità, quando celebrano
l'Eucaristia, devono prendere sempre più
coscienza che il sacrificio di Cristo è per tutti
e pertanto l'Eucaristia spinge ogni credente in
Lui a farsi « pane spezzato » per gli altri, e
dunque ad impegnarsi per un mondo più giusto e
fraterno. Pensando alla moltiplicazione dei pani e
dei pesci, dobbiamo riconoscere che Cristo ancora
oggi continua ad esortare i suoi discepoli ad
impegnarsi in prima persona: « Date loro voi
stessi da mangiare » (Mt 14,16). Davvero
la vocazione di ciascuno di noi è quella di
essere, insieme a Gesù, pane spezzato per la
vita del mondo.
Le
implicazioni sociali del Mistero eucaristico
89.
L'unione con Cristo che si realizza nel Sacramento
ci abilita anche ad una novità di rapporti
sociali: « la « mistica » del Sacramento ha un
carattere sociale ». Infatti, « l'unione con
Cristo è allo stesso tempo unione con tutti gli
altri ai quali Egli si dona. Io non posso avere
Cristo solo per me; posso appartenergli soltanto
in unione con tutti quelli che sono diventati o
diventeranno suoi ».(241) A questo proposito è
necessario esplicitare la relazione tra Mistero
eucaristico e impegno sociale. L'Eucaristia è
sacramento di comunione tra fratelli e sorelle che
accettano di riconciliarsi in Cristo, il quale ha
fatto di ebrei e pagani un popolo solo, abbattendo
il muro di inimicizia che li separava (cfr Ef 2,14).
Solo questa costante tensione alla riconciliazione
consente di comunicare degnamente al Corpo e al
Sangue di Cristo (cfr Mt 5,23-24).(242)
Attraverso il memoriale del suo sacrificio, Egli
rafforza la comunione tra i fratelli e, in
particolare, sollecita coloro che sono in
conflitto ad affrettare la loro riconciliazione
aprendosi al dialogo e all'impegno per la
giustizia. È fuori dubbio che condizioni per
costruire una vera pace siano la restaurazione
della giustizia, la riconciliazione e il
perdono.(243) Da questa consapevolezza nasce la
volontà di trasformare anche le strutture
ingiuste per ristabilire il rispetto della dignità
dell'uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio.
È attraverso lo svolgimento concreto di questa
responsabilità che l'Eucaristia diventa nella
vita ciò che essa significa nella celebrazione.
Come ho avuto modo di affermare, non è compito
proprio della Chiesa quello di prendere nelle sue
mani la battaglia politica per realizzare la
società più giusta possibile; tuttavia, essa non
può e non deve neanche restare ai margini della
lotta per la giustizia. La Chiesa « deve
inserirsi in essa per via dell'argomentazione
razionale e deve risvegliare le forze spirituali,
senza le quali la giustizia, che sempre richiede
anche rinunzie, non può affermarsi e prosperare
».(244)
Nella
prospettiva della responsabilità sociale di tutti
i cristiani i Padri sinodali hanno ricordato che
il sacrificio di Cristo è mistero di liberazione
che ci interpella e provoca continuamente. Rivolgo
pertanto un appello a tutti i fedeli ad essere
realmente operatori di pace e di giustizia: « Chi
partecipa all'Eucaristia, infatti, deve impegnarsi
a costruire la pace nel nostro mondo segnato da
molte violenze e guerre, e oggi in modo
particolare, dal terrorismo, dalla corruzione
economica e dallo sfruttamento sessuale ».(245)
Tutti problemi, questi, che a loro volta generano
altri fenomeni avvilenti che destano viva
preoccupazione. Noi sappiamo che queste situazioni
non possono essere affrontate in modo
superficiale. Proprio in forza del Mistero che
celebriamo, occorre denunciare le circostanze che
sono in contrasto con la dignità dell'uomo, per
il quale Cristo ha versato il suo sangue,
affermando così l'alto valore di ogni singola
persona.
Il
cibo della verità e l'indigenza dell'uomo
90.
Non possiamo rimanere inattivi di fronte a certi
processi di globalizzazione che non di rado fanno
crescere a dismisura lo scarto tra ricchi e poveri
a livello mondiale. Dobbiamo denunciare chi
dilapida le ricchezze della terra, provocando
disuguaglianze che gridano verso il cielo (cfr
Gc 5,4). Ad esempio, è impossibile tacere di
fronte alle « immagini sconvolgenti dei grandi
campi di profughi o di rifugiati – in diverse
parti del mondo – raccolti in condizioni di
fortuna, per scampare a sorte peggiore, ma di
tutto bisognosi. Non sono, questi esseri umani,
nostri fratelli e sorelle? Non sono i loro bambini
venuti al mondo con le stesse legittime attese di
felicità degli altri? ».(246) Il Signore Gesù,
Pane di vita eterna, ci sprona e ci rende attenti
alle situazioni di indigenza in cui versa ancora
gran parte dell'umanità: sono situazioni la cui
causa implica spesso una chiara ed inquietante
responsabilità degli uomini. Infatti, « sulla
base di dati statistici disponibili si può
affermare che meno della metà delle immense somme
globalmente destinate agli armamenti sarebbe più
che sufficiente per togliere stabilmente
dall'indigenza lo sterminato esercito dei poveri.
La coscienza umana ne è interpellata. Alle
popolazioni che vivono sotto la soglia della
povertà, più a causa di situazioni dipendenti
dai rapporti internazionali politici, commerciali
e culturali, che non a motivo di circostanze
incontrollabili, il nostro comune impegno nella
verità può e deve dare nuova speranza ».(247)
Il
cibo della verità ci spinge a denunciare le
situazioni indegne dell'uomo, in cui si muore per
mancanza di cibo a causa dell'ingiustizia e dello
sfruttamento, e ci dona nuova forza e coraggio per
lavorare senza sosta all'edificazione della civiltà
dell'amore. Dall'inizio i cristiani si sono
preoccupati di condividere i loro beni (cfr At
4,32) e di aiutare i poveri (cfr Rm 15,26).
L'elemosina che si raccoglie nelle assemblee
liturgiche ne è un vivo ricordo, ma è anche una
necessità assai attuale. Le istituzioni
ecclesiali di beneficenza, in particolare la
Caritas a vari livelli, svolgono il prezioso
servizio di aiutare le persone in necessità,
soprattutto i più poveri. Traendo ispirazione
dall'Eucaristia, che è il sacramento della carità,
esse ne divengono l'espressione concreta; meritano
perciò ogni plauso ed incoraggiamento per il loro
impegno solidale nel mondo.
La
dottrina sociale della Chiesa
91.
Il mistero dell'Eucaristia ci abilita e ci spinge
ad un impegno coraggioso nelle strutture di questo
mondo per portarvi quella novità di rapporti che
ha nel dono di Dio la sua fonte inesauribile. La
preghiera, che ripetiamo in ogni santa Messa: «
Dacci oggi il nostro pane quotidiano », ci
obbliga a fare tutto il possibile, in
collaborazione con le istituzioni internazionali,
statali, private, perché cessi o perlomeno
diminuisca nel mondo lo scandalo della fame e
della sottoalimentazione di cui soffrono tanti
milioni di persone, soprattutto nei Paesi in via
di sviluppo. Il cristiano laico in particolare,
formato alla scuola dell'Eucaristia, è chiamato
ad assumere direttamente la propria responsabilità
politica e sociale. Perché egli possa svolgere
adeguatamente i suoi compiti occorre prepararlo
attraverso una concreta educazione alla carità e
alla giustizia. Per questo, come è stato
richiesto dal Sinodo, è necessario che nelle
Diocesi e nelle comunità cristiane venga fatta
conoscere e promossa la dottrina sociale della
Chiesa.(248) In questo prezioso patrimonio,
proveniente dalla più antica tradizione
ecclesiale, troviamo gli elementi che orientano
con profonda sapienza il comportamento dei
cristiani di fronte alle questioni sociali
scottanti. Questa dottrina, maturata durante tutta
la storia della Chiesa, si caratterizza per
realismo ed equilibrio, aiutando così ad evitare
fuorvianti compromessi o vacue utopie.
Santificazione
del mondo e salvaguardia del creato
92.
Infine, per sviluppare una spiritualità
eucaristica profonda, capace di incidere
significativamente anche nel tessuto sociale, è
necessario che il popolo cristiano, che rende
grazie per mezzo dell'Eucaristia, abbia coscienza
di farlo in nome dell'intera creazione, aspirando
così alla santificazione del mondo e lavorando
intensamente a tal fine.(249) L'Eucaristia stessa
getta una luce potente sulla storia umana e su
tutto il cosmo. In questa prospettiva sacramentale
impariamo, giorno per giorno, che ogni evento
ecclesiale possiede il carattere di segno,
attraverso il quale Dio comunica se stesso e ci
interpella. In tal maniera, la forma eucaristica
dell'esistenza può davvero favorire un autentico
cambiamento di mentalità nel modo con cui
leggiamo la storia ed il mondo. La liturgia stessa
ci educa a tutto questo, quando, durante la
presentazione dei doni, il sacerdote rivolge a Dio
una preghiera di benedizione e di richiesta in
relazione al pane e al vino, « frutto della terra
», « della vite » e del « lavoro dell'uomo ».
Con queste parole, oltre che coinvolgere
nell'offerta a Dio tutta l'attività e la fatica
umana, il rito ci spinge a considerare la terra
come creazione di Dio, che produce per noi ciò di
cui abbiamo bisogno per il nostro sostentamento.
Essa non è una realtà neutrale, mera materia da
utilizzare indifferentemente secondo l'umano
istinto. Piuttosto si colloca all'interno del
disegno buono di Dio, per il quale tutti noi siamo
chiamati ad essere figli e figlie nell'unico
Figlio di Dio, Gesù Cristo (cfr Ef 1,4-12).
Le giuste preoccupazioni per le condizioni
ecologiche in cui versa il creato in tante parti
del mondo trovano conforto nella prospettiva della
speranza cristiana, che ci impegna ad operare
responsabilmente per la salvaguardia del
creato.(250) Nel rapporto tra l'Eucaristia e il
cosmo, infatti, scopriamo l'unità del disegno di
Dio e siamo portati a cogliere la profonda
relazione tra la creazione e la « nuova creazione
», inaugurata nella risurrezione di Cristo, nuovo
Adamo. Ad essa noi partecipiamo già ora in forza
del Battesimo (cfr Col 2,12s) e così alla
nostra vita cristiana, nutrita dall'Eucaristia, si
apre la prospettiva del mondo nuovo, del nuovo
cielo e della nuova terra, dove la nuova
Gerusalemme scende dal cielo, da Dio, « pronta
come una sposa adorna per il suo sposo » (Ap
21,2).
Utilità
di un Compendio eucaristico
93.
Al termine di queste riflessioni, in cui ho voluto
soffermarmi sugli orientamenti emersi nel Sinodo,
desidero accogliere anche la richiesta che i Padri
hanno avanzato per aiutare il popolo cristiano a
credere, celebrare e vivere sempre meglio il
Mistero eucaristico. A cura dei competenti
Dicasteri sarà pubblicato un Compendio,
che raccoglierà testi del Catechismo della Chiesa
Cattolica, orazioni, spiegazioni delle Preghiere
Eucaristiche del Messale e quant'altro possa
rivelarsi utile per la corretta comprensione,
celebrazione e adorazione del Sacramento
dell'altare.(251) Mi auguro che questo strumento
possa contribuire a fare sì che il memoriale
della Pasqua del Signore diventi ogni giorno di più
fonte e culmine della vita e della missione della
Chiesa. Ciò stimolerà ogni fedele a fare della
propria vita un vero culto spirituale.
CONCLUSIONE
94.
Cari fratelli e sorelle, l'Eucaristia è
all'origine di ogni forma di santità ed ognuno di
noi è chiamato a pienezza di vita nello Spirito
Santo. Quanti santi hanno reso autentica la
propria vita grazie alla loro pietà eucaristica!
Da sant'Ignazio d'Antiochia a sant'Agostino, da
sant'Antonio Abate a san Benedetto, da san
Francesco d'Assisi a san Tommaso d'Aquino, da
santa Chiara d'Assisi a santa Caterina da Siena,
da san Pasquale Baylon a san Pier Giuliano Eymard,
da sant'Alfonso M. de' Liguori al beato Charles de
Foucauld, da san Giovanni Maria Vianney a santa
Teresa di Lisieux, da san Pio da Pietrelcina alla
beata Teresa di Calcutta, dal beato Piergiorgio
Frassati al beato Ivan Merz, per fare solo alcuni
dei tantissimi nomi, la santità ha sempre trovato
il suo centro nel Sacramento dell'Eucaristia.
È
perciò necessario che nella Chiesa questo
santissimo Mistero sia veramente creduto,
devotamente celebrato e intensamente vissuto. Il
dono che Gesù fa di sé nel Sacramento memoriale
della sua passione ci attesta che la riuscita
della nostra vita sta nella partecipazione alla
vita trinitaria, che in Lui ci è offerta in modo
definitivo ed efficace. La celebrazione e
l'adorazione dell'Eucaristia permettono di
accostarci all'amore di Dio e di aderirvi
personalmente fino all'unione con l'amato Signore.
L'offerta della nostra vita, la comunione con
tutta la comunità dei credenti e la solidarietà
con ogni uomo sono aspetti imprescindibili della
« logiké latreía », del culto
spirituale, santo e gradito a Dio (cfr Rm 12,1),
in cui tutta la nostra concreta realtà umana è
trasformata a gloria di Dio. Invito pertanto tutti
i pastori a porre la massima attenzione nella
promozione di una spiritualità cristiana
autenticamente eucaristica. I presbiteri, i
diaconi e tutti coloro che svolgono un ministero
eucaristico possano sempre trarre da questi stessi
servizi, adempiuti con cura e costante
preparazione, forza e stimolo per il proprio
personale e comunitario cammino di santificazione.
Esorto tutti i laici, le famiglie in particolare,
a trovare continuamente nel Sacramento dell'amore
di Cristo l'energia per trasformare la propria
vita in un segno autentico della presenza del
Signore risorto. Chiedo a tutti i consacrati e
consacrate di mostrare con la propria esistenza
eucaristica lo splendore e la bellezza di
appartenere totalmente al Signore.
95.
All'inizio del quarto secolo il culto cristiano
era ancora proibito dalle autorità imperiali.
Alcuni cristiani del Nord Africa, che si sentivano
impegnati alla celebrazione del Giorno del
Signore, sfidarono la proibizione. Furono
martirizzati mentre dichiaravano che non era loro
possibile vivere senza l'Eucaristia, cibo del
Signore: sine dominico non possumus.(252)
Questi martiri di Abitine, uniti a tanti Santi e
Beati che hanno fatto dell'Eucaristia il centro
della loro vita, intercedano per noi e ci
insegnino la fedeltà all'incontro con Cristo
risorto. Anche noi non possiamo vivere senza
partecipare al Sacramento della nostra salvezza e
desideriamo essere iuxta dominicam viventes,
tradurre cioè nella vita quello che celebriamo
nel Giorno del Signore. Questo giorno, in effetti,
è il giorno della nostra definitiva liberazione.
C'è da meravigliarsi se desideriamo che ogni
giorno sia vissuto secondo la novità introdotta
da Cristo con il mistero dell'Eucaristia?
96.
Maria Santissima, Vergine immacolata, arca della
nuova ed eterna alleanza, ci accompagni in questo
cammino incontro al Signore che viene. In Lei
troviamo realizzata l'essenza della Chiesa nel
modo più perfetto. La Chiesa vede in Maria, «
Donna eucaristica » – come l'ha chiamata il
Servo di Dio Giovanni Paolo II (253) –, la
propria icona meglio riuscita e la contempla come
modello insostituibile di vita eucaristica. Per
questo, predisponendosi ad accogliere
sull’altare il « verum Corpus natum de Maria
Virgine », il sacerdote, a nome
dell'assemblea liturgica, afferma con le parole
del canone: « Ricordiamo e veneriamo anzitutto la
gloriosa e sempre Vergine Maria, Madre del nostro
Dio e Signore Gesù Cristo » (254). Il suo santo
nome è invocato e venerato anche nei canoni delle
tradizioni orientali cristiane. I fedeli, per
parte loro, « raccomandano a Maria, Madre della
Chiesa, la loro esistenza ed il loro lavoro.
Sforzandosi di avere gli stessi sentimenti di
Maria, aiutano tutta la comunità a vivere in
offerta viva, gradita al Padre » (255). Lei è la
Tota pulchra, la Tutta bella, poiché in
Lei risplende il fulgore della gloria di Dio. La
bellezza della liturgia celeste, che deve
riflettersi anche nelle nostre assemblee, trova in
Lei uno specchio fedele. Da Lei dobbiamo imparare
a diventare noi stessi persone eucaristiche ed
ecclesiali per poter anche noi, secondo la parola
di san Paolo, presentarci "immacolati"
al cospetto del Signore, così come Egli ci ha
voluto fin dal principio (cfr Col 1,21; Ef
1,4) (256).
97.
Per intercessione della Beata Vergine Maria, lo
Spirito Santo accenda in noi lo stesso ardore che
sperimentarono i discepoli di Emmaus (cfr Lc
24,13-35) e rinnovi nella nostra vita lo stupore
eucaristico per lo splendore e la bellezza che
rifulgono nel rito liturgico, segno efficace della
stessa bellezza infinita del mistero santo di Dio.
Quei discepoli si alzarono e ritornarono in fretta
a Gerusalemme per condividere la gioia con i
fratelli e le sorelle nella fede. La vera gioia
infatti è riconoscere che il Signore rimane tra
noi, compagno fedele del nostro cammino.
L'Eucaristia ci fa scoprire che Cristo, morto e
risorto, si mostra nostro contemporaneo nel
mistero della Chiesa, suo Corpo. Di questo mistero
d'amore siamo resi testimoni. Auguriamoci
vicendevolmente di andare colmi di gioia e di
meraviglia all'incontro con la santa Eucaristia,
per sperimentare e annunciare agli altri la verità
della parola con cui Gesù si è congedato dai
suoi discepoli: « Io sono con voi tutti i giorni
fino alla fine del mondo » (Mt 28,20).
Dato
a Roma, presso San Pietro, il 22 febbraio 2007,
festa della Cattedra di San Pietro Apostolo,
secondo del mio Pontificato.
BENEDICTUS
PP. XVI

(1)
Cfr S. Tommaso D'Aquino, Summa Theologiae III,
q. 73, a. 3.
(2)
S. Agostino, In Iohannis Evangelium Tractatus,
26.5: PL 35, 1609.
(3)
Benedetto XVI, Discorso
ai partecipanti all'Assemblea Plenaria della
Congregazione per la Dottrina della fede (10
febbraio 2006) : AAS 98 (2006), 255.
(4)
Cfr Benedetto XVI, Discorso
ai Membri del Consiglio Ordinario della Segreteria
Generale del Sinodo dei Vescovi (1 giugno
2006): L'Osservatore Romano, 2 giugno 2006,
p. 5.
(5)
Cfr Propositio 2.
(6)
Mi riferisco qui alla necessità di una
ermeneutica della continuità anche in riferimento
ad una corretta lettura dello sviluppo liturgico
dopo il Concilio Vaticano II: cfr Benedetto XVI, Discorso
alla Curia Romana (22 dicembre 2005): AAS
98 (2006), 44-45.
(7)
Cfr AAS 97 (2005), 337-352.
(8)
Cfr Anno
dell'Eucaristia: suggerimenti e proposte
(15 ottobre 2004): L'Osservatore Romano, 15
ottobre 2004, Supplemento.
(9)
Cfr AAS 95 (2003), 433-475. Si ricordi
anche l'Istr. della Congregazione per il Culto
Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Redemptionis
Sacramentum (25 marzo 2004): AAS 96
(2004), 549-601, voluta espressamente da Giovanni
Paolo II.
(10)
Solo per ricordare i principali: Conc. Ecum. di
Trento, Doctrina et canones de ss. Missae
sacrificio, DS 1738-1759; Leone XIII,
Lett. enc. Mirae caritatis (28 maggio
1902): ASS (1903), 115-136; Pio XII, Lett.
enc. Mediator
Dei (20 novembre 1947): AAS 39
(1947), 521-595; Paolo VI, Lett. enc. Mysterium
fidei (3 settembre 1965): AAS 57
(1965), 753-774; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia
de Eucharistia (17 aprile 2003): AAS 95
(2003), 433-475; Congregazione per il Culto Divino
e la Disciplina dei Sacramenti, Istr.
Eucharisticum mysterium (25 maggio 1967):
AAS 59 (1967), 539-573; Istr. Liturgiam
authenticam (28 marzo 2001): AAS 93
(2001), 685-726.
(11)
Cfr Propositio 1.
(12)
N. 14: AAS 98 (2006), 229.
(13)
Catechismo
della Chiesa Cattolica, 1327.
(14)
Propositio 16.
(15)
Benedetto XVI, Omelia
in occasione dell'insediamento sulla Cattedra
Romana (7 maggio 2005): AAS 97 (2005),
752.
(16)
Cfr Propositio 4.
(17)
De Trinitate, VIII, 8, 12: CCL 50,
287.
(18)
Lett. enc. Deus
caritas est (25 dicembre 2005), 12: AAS
98 (2006), 228.
(19)
Cfr Propositio 3.
(20)
Breviario Romano, Inno all'Ufficio delle
Letture della solennità del Corpus Domini.
(21)
Benedetto XVI, Lett. enc. Deus
caritas est, (25 dicembre 2005), 13:
AAS 98 (2006), 228.
(22)
Cfr Benedetto XVI, Omelia
sulla Spianata di Marienfeld (21 Agosto 2005):
AAS 97 (2005), 891-892.
(23)
Cfr Propositio 3.
(24)
Cfr Messale Romano, Preghiera Eucaristica IV.
(25)
Catechesi XXIII, 7: PG 33, 1114 s.
(26)
Cfr Sul Sacerdozio, VI, 4: PG 48,
681.
(27)
Ibidem, III, 4: PG 48, 642.
(28)
Propositio 22.
(29)
Cfr Propositio 42: « Questo incontro
eucaristico si realizza nello Spirito Santo che ci
trasforma e santifica. Egli risveglia nel
discepolo la volontà decisa di annunciare agli
altri, con audacia, quanto si è ascoltato e
vissuto, per condurre anche loro allo stesso
incontro con Cristo. In questo modo, il discepolo,
inviato dalla Chiesa, si apre ad una missione
senza frontiere ».
(30)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen
gentium, 3; ad esempio, si veda S.
Giovanni Crisostomo, Catechesi 3,13-19: SC
50,174-177.
(31)
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia
de Eucharistia (17 aprile 2003), 1: AAS
95 (2003), 433.
(32)
Ibidem, 21: AAS 95 (2003), 447.
(33)
Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptor
hominis (4 marzo 1979), 20: AAS 71
(1979), 309-316; Lett. ap. Dominicae
Cenae (24 febbraio 1980), 4: AAS 72
(1980), 119-121.
(34)
Cfr Propositio 5.
(35)
S. Tommaso D'Aquino, Summa Theologiae, III,
q. 80, a 4.
(36)
N. 38: AAS 95 (2003), 458.
(37)
Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen
gentium, 23.
(38)
Congregazione per la Dottrina della fede, Lettera
su alcuni aspetti della Chiesa intesa come
comunione Communionis
Notio (28 maggio 1992), 11: AAS 85
(1993), 844-845.
(39)
Propositio 5: « Il termine “cattolico”
esprime l'universalità proveniente dall'unità
che l'Eucaristia, celebrata in ogni Chiesa,
favorisce ed edifica. Le Chiese particolari nella
Chiesa universale hanno così, nell'Eucaristia, il
compito di rendere visibile la loro propria unità
e la loro diversità. Questo legame di amore
fraterno lascia trasparire la comunione
trinitaria. I concili e i sinodi esprimono nella
storia quest'aspetto fraterno della Chiesa ».
(40)
Cfr ibidem.
(41)
Decr. sul ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum
Ordinis, 5.
(42)
Cfr Propositio 14.
(43)
Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen
gentium, 1.
(44)
De Orat. Dom., 23: PL 4, 553.
(45)
Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen
gentium, 48; cfr anche ibidem 9.
(46)
Cfr Propositio 13.
(47)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa
Lumen
gentium, 7.
(48)
Cfr ibidem, 11; Conc. Ecum. Vat. II, Decr.
sull'attività missionaria della Chiesa Ad
gentes, 9.13;
(49)
Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Dominicae
Cenae (24 febbraio 1980),7: AAS 72
(1980), 124-127; Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sul
ministero e la vita dei presbiteri Presbyterorum
Ordinis, 5.
(50)
Cfr Codice dei Canoni delle Chiese Orientali,
can. 710.
(51)
Cfr Rito dell'iniziazione cristiana degli
adulti, introd. gen. nn. 34-36.
(52)
Cfr Rito del Battesimo dei bambini, introd.
nn. 18-19.
(53)
Cfr Propositio 15.
(54)
Cfr Propositio 7; Giovanni Paolo II, Lett.
enc. Ecclesia
de Eucharistia (17 aprile 2003), 36:
AAS 95 (2003), 457-458.
(55)
Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Reconciliatio
et Paenitentia (2 dicembre 1984), 18: AAS
77 (1985), 224-228.
(56)
Cfr Catechismo
della Chiesa Cattolica, 1385.
(57)
Si pensi qui al Confiteor o alle parole del
sacerdote e dell'assemblea prima di accostarsi
all'altare: « Signore, non sono degno di
partecipare alla tua mensa ma dì soltanto una
parola ed io sarò salvato! ». Non è senza
significato che la liturgia preveda anche per il
sacerdote alcune preghiere molto belle,
consegnateci dalla tradizione, che richiamano al
bisogno di essere perdonati, come ad esempio
quella pronunciata sottovoce, prima di invitare i
fedeli alla comunione sacramentale: « per il
santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue
liberami da ogni colpa e da ogni male, fa che sia
sempre fedele alla tua legge e non sia mai
separato da te ».
(58)
Cfr S. Giovanni Damasceno, Sulla retta fede,
IV, 9: PG 94, 1124C; s. Gregorio Nazianzeno,
Discorso 39, 17: PG 36, 356A; Conc.
Ecum. di Trento, Doctrina de sacramento
paenitentiae, cap. 2: DS 1672.
(59)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa
Lumen
gentium, 11; Giovanni Paolo II, Esort. ap.
postsinodale Reconciliatio
et Paenitentia (2 dicembre 1984), 30: AAS
77 (1985), 256-257.
(60)
Cfr Propositio 7.
(61)
Cfr Giovanni Paolo II, Motu proprio Misericordia
Dei (7 aprile 2002): AAS 94 (2002),
452-459.
(62)
Insieme ai Padri sinodali ricordo che le
celebrazioni penitenziali non sacramentali,
menzionate nel rituale del sacramento della
Riconciliazione, possono essere utili per
incrementare lo spirito di conversione e di
comunione nelle comunità cristiane, preparando
così i cuori alla celebrazione del sacramento:
cfr Propositio 7.
(63)
Cfr Codice
di Diritto Canonico, can. 508.
(64)
Paolo VI, Cost. ap. Indulgentiarum
doctrina (1 gennaio 1967), Normae,
n.1: AAS 59 (1967), 21.
(65)
Ibidem, 9: AAS 59 (1967), 18-19.
(66)
Cfr Catechismo
della Chiesa Cattolica, 1499-1531.
(67)
Ibidem, 1524.
(68)
Cfr Propositio 44.
(69)
Cfr Sinodo dei Vescovi, II Assemblea Generale,
Documento sul sacerdozio ministeriale Ultimis
temporibus (30 novembre 1971): AAS 63
(1971), 898-942.
(70)
Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores
dabo vobis (25 marzo 1992), 42-69: AAS
84 (1992), 729-778.
(71)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa
Lumen
gentium, 10; Congregazione per la Dottrina
della Fede, Lettera circa alcune questioni
riguardanti il ministro dell'Eucaristia Sacerdotium
ministeriale (6 agosto 1983): AAS 75
(1983), 1001- 1009.
(72)
Catechismo
della Chiesa Cattolica, 1548.
(73)
Ibidem, 1552.
(74)
Cfr In Iohannis Evangelium Tractatus 123,5:
PL 35, 1967.
(75)
Cfr Propositio 11.
(76)
Cfr Decr. sul ministero e la vita dei presbiteri
Presbyterorum
Ordinis, 16.
(77)
Cfr Giovanni XXIII, Lett. enc. Sacerdotii
nostri primordia (1 agosto 1959): AAS 51
(1959), 545-579; Paolo VI, Lett. enc. Sacerdotalis
coelibatus (24 giugno 1967): AAS 59
(1967), 657-697; Giovanni Paolo II, Esort. ap.
postsinodale Pastores
dabo vobis (25 marzo 1992), 29: AAS
84 (1992), 703-705; Benedetto XVI, Discorso
alla Curia Romana (22 dicembre 2006): L'Osservatore
Romano, 23 dicembre 2006, p. 6.
(78)
Cfr Propositio 11.
(79)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sulla formazione
sacerdotale Optatam
totius, 6; Codice
di Diritto Canonico, can. 241, § 1 e can.
1029; Codice dei Canoni delle Chiese Orientali,
can. 342, § 1 e can. 758; Giovanni Paolo II,
Esort. ap. postsinodale Pastores
dabo vobis (25 marzo 1992) 11.34.50:
AAS 84 (1992), 673-675; 712-714; 746-748;
Congregazione per il Clero, Direttorio per il
ministero e la vita dei presbiteri Dives
Ecclesiae (31 marzo 1994), 58: LEV, 1994, pp.
56-58; Congregazione per l'educazione cattolica, Istruzione
circa i criteri di discernimento vocazionale
riguardo alle persone con tendenze omosessuali in
vista della loro ammissione al Seminario e agli
Ordini sacri (4 novembre 2005): AAS 97
(2005), 1007-1013.
(80)
Cfr Propositio 12; Giovanni Paolo II, Esort.
ap. postsinodale Pastores
dabo vobis (25 marzo 1992) 41: AAS 84
(1992), 726-729.
(81)
Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen
gentium, 29.
(82)
Cfr Propositio 38.
(83)
Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Familiaris
consortio (22 novembre 1981), 57: AAS 74
(1982), 149-150.
(84)
Lett. ap. Mulieris
dignitatem (15 agosto 1988), 26: AAS
80 (1988), 1715-1716.
(85)
Catechismo
della Chiesa Cattolica, 1617.
(86)
Cfr Propositio 8.
(87)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa
Lumen
gentium, 11.
(88)
Cfr Propositio 8.
(89)
Cfr Giovanni Paolo II, Lett. ap. Mulieris
dignitatem (15 agosto 1988): AAS 80
(1988), 1653-1729; Congregazione per la dottrina
della fede, Lettera
ai Vescovi della Chiesa cattolica sulla
collaborazione dell'uomo e della donna nella
Chiesa e nel mondo (31 maggio 2004): AAS
96 (2004), 671-687.
(90)
Cfr Propositio 9.
(91)
Cfr Catechismo
della Chiesa Cattolica, 1640.
(92)
Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Familiaris
consortio (22 novembre 1981), 84: AAS
74 (1982), 184-186; Congregazione per la Dottrina
della Fede, Lettera ai Vescovi della Chiesa
Cattolica circa la recezione della comunione
eucaristica da parte di fedeli divorziati
risposati Annus
Internationalis Familiae (14 settembre
1994): AAS 86 (1994), 974-979.
(93)
Cfr Pontificio Consiglio per i Testi legislativi,
Istruzione sulle norme da osservarsi nei tribunali
ecclesiastici nelle cause matrimoniali Dignitas
connubii (25 gennaio 2005), Città del
Vaticano, 2005.
(94)
Cfr Propositio 40.
(95)
Benedetto XVI, Discorso
al Tribunale della Rota Romana in occasione
dell'inaugurazione dell'anno giudiziario (28
gennaio 2006): AAS 98 (2006), 138.
(96)
Cfr Propositio 40.
(97)
Cfr ibidem.
(98)
Cfr ibidem.
(99)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa
Lumen
gentium, 48.
(100)
Cfr Propositio 3.
(101)
Vorrei qui richiamare le parole piene di speranza
e di conforto che troviamo nella Preghiera
eucaristica II: « ricordati dei nostri
fratelli che si sono addormentati nella speranza
della risurrezione e di tutti i defunti che si
affidano alla tua clemenza: ammettili a godere la
luce del tuo volto ».
(102)
Cfr Benedetto XVI, Omelia
(8 dicembre 2005): AAS 98 (2006), 15-16.
(103)
Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen
gentium, 58.
(104)
Propositio 4.
(105)
Relatio post disceptationem, 4: L'Osservatore
Romano, 14 ottobre 2005, p. 5.
(106)
Cfr Sermo 1, 7; 11, 10; 22, 7; 29, 76: Sermones
dominicales ad fidem codicum nunc denuo editi, Grottaferrata
1977, pp.135, 209 s., 292 s., 337; Benedetto XVI, Messaggio
ai Movimenti Ecclesiali e alle Nuove Comunità
(22 maggio 2006): AAS 98 (2006), 463.
(107)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa
nel mondo contemporaneo Gaudium
et spes, 22.
(108)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla divina
rivelazione Dei
Verbum, 2.4.
(109)
Propositio 33.
(110)
Sermo 227, 1: PL 38, 1099.
(111)
S. Agostino, In Iohannis Evangelium Tractatus
21, 8: PL 35, 1568.
(112)
Ibidem, 28,1: PL 35, 1622.
(113)
Cfr Propositio 30. Anche la santa Messa che
la Chiesa celebra durante la settimana, ed a cui i
fedeli sono invitati a partecipare, trova la sua
forma propria nel giorno del Signore, il giorno
della risurrezione di Cristo; Propositio 43.
(114)
Cfr Propositio 2.
(115)
Cfr Propositio 25
(116)
Cfr Propositio 19. La Propositio 25
specifica: « Un'autentica azione liturgica
esprime la sacralità del Mistero eucaristico.
Questa dovrebbe trasparire nelle parole e nelle
azioni del sacerdote celebrante, mentre egli
intercede presso Dio Padre sia con i fedeli sia
per loro ».
(117)
Ordinamento Generale del Messale Romano,
22; Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
liturgia Sacrosanctum
Concilium, 41; Congregazione per il Culto
Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Istr. Redemptionis
Sacramentum (25 marzo 2004),19-25: AAS 96
(2004), 555-557.
(118)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'ufficio
pastorale dei Vescovi nella Chiesa Christus
Dominus, 14; Cost. sulla sacra liturgia
Sacrosanctum
Concilium, 41.
(119)
Ordinamento Generale del Messale Romano,
22.
(120)
Cfr ibidem.
(121)
Cfr Propositio 25.
(122)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
liturgia Sacrosanctum
Concilium, 112-130.
(123)
Cfr Propositio 27.
(124)
Cfr ibidem.
(125)
Per tutto quanto riguarda questi aspetti occorre
attenersi fedelmente a quanto indicato nell'Ordinamento
Generale del Messale Romano, 319-351.
(126)
Cfr Ordinamento Generale del Messale Romano,
39-41; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
liturgia Sacrosanctum
Concilium, 112-118.
(127)
Sermo 34,1: PL 38, 210.
(128)
Cfr Propositio 25: « Come tutte le
espressioni artistiche anche il canto deve essere
intimamente armonizzato con la liturgia,
partecipare efficacemente al suo fine, ossia deve
esprimere la fede, la preghiera, lo stupore,
l'amore verso Gesù presente nell'Eucaristia ».
(129)
Cfr Propositio 29.
(130)
Cfr Propositio 36.
(131)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
liturgia Sacrosanctum
Concilium, 116; Ordinamento Generale
del Messale Romano, 41.
(132)
Ordinamento Generale del Messale Romano,
28; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
liturgia Sacrosanctum
Concilium, 56; Sacra Congregazione dei
Riti, Istr. Eucharisticum Mysterium (25
maggio 1967), 3: AAS 57 (1967), 540-543.
(133)
Cfr Propositio 18.
(134)
Ibidem.
(135)
Ordinamento Generale del Messale Romano,
29.
(136)
Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Fides
et Ratio (14 settembre 1998), 13: AAS
91 (1999), 15-16.
(137)
S. Gerolamo, Comm. in Is., Prol.: PL
24, 17; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla
divina Rivelazione Dei
Verbum, 25.
(138)
Cfr Propositio 31.
(139)
Ordinamento Generale del Messale Romano,
29; cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
liturgia Sacrosanctum
Concilium, 7.33.52.
(140)
Propositio 19.
(141)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
liturgia Sacrosanctum
Concilium, 52.
(142)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla divina
Rivelazione Dei
Verbum, 21.
(143)
A tale scopo il Sinodo ha esortato ad elaborare
sussidi pastorali, basati sul lezionario
triennale, che aiutino a legare in modo intrinseco
la proclamazione delle letture previste con la
dottrina della fede: cfr Propositio 19.
(144)
Cfr Propositio 20.
(145)
Ordinamento Generale del Messale Romano,
78.
(146)
Cfr ibidem, 78-79.
(147)
Cfr Propositio 22.
(148)
Ordinamento Generale del Messale Romano,
79d.
(149)
Ibidem, 79c.
(150)
Tenendo conto di consuetudini antiche e venerabili
e dei desideri espressi dai Padri sinodali, ho
chiesto ai competenti Dicasteri di studiare la
possibilità di collocare lo scambio della pace in
altro momento, ad esempio prima della
presentazione dei doni all'altare. Tale scelta,
peraltro, non mancherebbe di suscitare un
significativo richiamo all'ammonimento del Signore
sulla necessaria riconciliazione previa ad ogni
offerta a Dio (cfr Mt 5,23s): cfr
Propositio 23.
(151)
Cfr Congregazione per il Culto Divino e la
Disciplina dei Sacramenti, Istr. Redemptionis
Sacramentum (25 marzo 2004), 80-96: AAS
96 (2004), 574-577.
(152)
Cfr Propositio 34.
(153)
Cfr Propositio 35.
(154)
Cfr Propositio 24.
(155)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
liturgia Sacrosanctum
Concilium, 14-20; 30s; 48s; Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti, Istr. Redemptionis
Sacramentum (25 marzo 2004), 36-42: AAS
96 (2004), 561-564.
(156)
N. 48.
(157)
Ibidem.
(158)
Cfr Congregazione per il Clero e altri Dicasteri
della Curia Romana, Istr. su alcune questioni
circa la collaborazione dei laici nel ministero
dei sacerdoti Ecclesiae de mysterio (15
agosto 1997): AAS 89 (1997), 852-877.
(159)
Cfr Propositio 33.
(160)
Ordinamento Generale del Messale Romano,
92.
(161)
Cfr ibidem, 94.
(162)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'apostolato dei
laici Apostolicam
actuositatem, 24; Ordinamento Generale
del Messale Romano, nn. 95-111; Congregazione
per il Culto Divino e la Disciplina dei
Sacramenti, Istr. Redemptionis
Sacramentum (25 marzo 2004), 43-47: AAS
96 (2004), 564-566; Propositio 33: «
Questi ministeri devono essere introdotti secondo
uno specifico mandato e secondo le reali esigenze
della comunità che celebra. Le persone incaricate
di questi servizi liturgici laicali devono essere
scelte accuratamente, ben preparate e accompagnate
con una formazione permanente. La loro nomina deve
essere a tempo. Queste persone devono essere
conosciute dalla comunità e devono ricevere da
essa anche un grato riconoscimento ».
(163)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. sulla sacra
liturgia Sacrosanctum
Concilium, 37-42.
(164)
Cfr Ordinamento Generale del Messale Romano,
386-399.
(165)
AAS 87 (1995), 288-314.
(166)
Esort. ap. postsinodale Ecclesia
in Africa (14 settembre 1995), 55-71: AAS
88 (1996), 34-47; Esort. ap. postsinodale Ecclesia
in America (22 gennaio 1999),
16.40.64.70-72: AAS 91 (1999), 752-753;
775-776; 799; 805-809; Esort. ap. postsinodale Ecclesia
in Asia (6 novembre 1999), 21s.: AAS
92 (2000), 482-487; Esort. ap. postsinodale Ecclesia
in Oceania (22 novembre 2001), 16: AAS 94
(2002), 382-384; Esort. ap. postsinodale Ecclesia
in Europa (28 giugno 2003), 58-60: AAS
95 (2003), 685-686.
(167)
Cfr Propositio 26.
(168)
Cfr Propositio 35; Conc. Ecum. Vat. II,
Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum
Concilium, 11.
(169)
Cfr Catechismo
della Chiesa Cattolica, 1388; Conc. Ecum.
Vat. II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum
Concilium, 55.
(170)
Cfr Lett. enc. Ecclesia
de Eucharistia (17 aprile 2003), 34:
AAS 95 (2003), 456.
(171)
Quali, ad esempio, S. Tommaso d'Aquino, Summa.
Theologiae, III, q. 80, a. 1,2; S. Teresa di
Gesù, Cammino di perfezione, cap. 35. La
dottrina è stata autorevolmente confermata dal
Concilio di Trento, sess. XIII, c. VIII.
(172)
Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ut
unum sint (25 maggio 1995), 8: AAS
87 (1995), 925-926.
(173)
Cfr Propositio 41; Conc. Ecum. Vat. II,
Decr. sull'ecumenismo Unitatis
redintegratio, 8, 15; Giovanni Paolo II,
Lett. enc. Ut
unum sint (25 maggio 1995), 46: AAS 87
(1995), 948; Lett. enc. Ecclesia
de Eucharistia (17 aprile 2003), 45-46: AAS
95 (2003), 463-464; Codice
di Diritto Canonico, can. 844 §§ 3-4; Codice
dei Canoni delle Chiese Orientali, can. 671
§§ 3-4; Pontificio Consiglio per l'Unità dei
Cristiani, Directoire pour l'application des
principes et des normes sur l'œcuménisme (25
marzo 1993), 125, 129- 131: AAS 85 (1993),
1087, 1088-1089.
(174)
Cfr NN. 1398-1401.
(175)
Cfr N. 293.
(176)
Cfr Pontificio Consiglio delle Comunicazioni
Sociali, Istr. past. sulle Comunicazioni Sociali
nel 20(o) Anniversario della « Communio et
Progressio » Aetatis
novae (22 febbraio 1992): AAS 84
(1992), 447-468.
(177)
Cfr Propositio 29.
(178)
Cfr Propositio 44.
(179)
Cfr Propositio 48.
(180)
Tale conoscenza può essere effettuata anche negli
anni di formazione dei candidati al sacerdozio in
seminario attraverso opportune iniziative: cfr
Propositio 45.
(181)
Cfr Propositio 37.
(182)
Cfr Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum
Concilium, 36 e 54.
(183)
Propositio 36.
(184)
Cfr ibidem.
(185)
Cfr Propositio 32.
(186)
Cfr Propositio 14.
(187)
Propositio 19.
(188)
Cfr Propositio 14.
(189)
Cfr Benedetto XVI, Omelia
ai primi Vespri di Pentecoste (3 giugno 2006):
AAS 98 (2006), 509.
(190)
Cfr Propositio 34.
(191)
Enarrationes in Psalmos 98,9: CCL XXXIX,
1385; cfr Benedetto XVI, Discorso
alla Curia Romana (22 dicembre 2005): AAS
98 (2006), 44-45.
(192)
Cfr Propositio 6.
(193)
Benedetto XVI, Discorso
alla Curia Romana (22 dicembre 2005): AAS
98 (2006), 45.
(194)
Cfr Propositio 6; Congregazione per il
Culto divino e la Disciplina dei Sacramenti, Direttorio
su pietà popolare e liturgia (17 dicembre
2001), nn. 164-165, Città del Vaticano 2002, pp.137-139;
Sacra Congregazione dei Riti, Istr. Eucharisticum
Mysterium (25 maggio 1967): AAS 57
(1967), 539-573.
(195)
Cfr Relatio post disceptationem, 11: L'Osservatore
Romano, 14 ottobre 2005, p. 5.
(196)
Cfr Propositio 28.
(197)
Cfr n. 314.
(198)
VII, 10, 16: PL 32, 742.
(199)
Benedetto XVI, Omelia
sulla Spianata di Marienfeld, (21 agosto
2005): AAS 97 (2005), 892; cfr Omelia
nella Veglia di Pentecoste (3 giugno 2006): AAS
98 (2006), 505.
(200)
Cfr Relatio post disceptationem, 6, 47: L'Osservatore
Romano, 14 ottobre 2005, pp. 5-6;
Propositio 43.
(201)
De civitate Dei, X, 6: PL 41, 284.
(202)
Cfr Catechismo
della Chiesa Cattolica, 1368.
(203)
Cfr S. Ireneo, Contro le eresie IV, 20, 7: PG
7, 1037.
(204)
Epistola ai Magnesiani, 9,1: PG 5,
670.
(205)
Cfr I Apologia 67, 1-6; 66: PG 6,
430 s. 427. 430.
(206)
Cfr Propositio 30.
(207)
Cfr AAS 90 (1998), 713-766.
(208)
Propositio 30.
(209)
Omelia
(19 marzo 2006): AAS 98 (2006), 324.
(210)
Opportunamente nota al riguardo il Compendio
della dottrina sociale della Chiesa, 258:
« All'uomo, legato alla necessità del lavoro, il
riposo apre la prospettiva di una libertà più
piena, quella del sabato eterno (cfr Eb 4,9-10).
Il riposo consente agli uomini di ricordare e di
rivivere le opere di Dio, dalla Creazione alla
Redenzione, di riconoscersi essi stessi come opera
sua (cfr Ef 2,10), di rendere grazie della
propria vita e della propria sussistenza a Lui,
che ne è l'autore ».
(211)
Cfr Propositio 10.
(212)
Cfr ibidem.
(213)
Cfr Benedetto XVI, Discorso
ai Vescovi della Conferenza episcopale del Canada
– Quebec in visita ad limina Apostolorum (11
maggio 2006): L'Osservatore Romano, 12
maggio 2006, p. 5.
(214)
N. 10: AAS 71 (1979), 414-415.
(215)
Benedetto XVI, Udienza
generale del 29 marzo 2006: L'Osservatore
Romano, 30 marzo 2006, p. 4.
(216)
Propositio 39.
(217)
Cfr Relatio post disceptationem, 30: L'Osservatore
Romano, 14 ottobre 2005, p. 6.
(218)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa
Lumen
gentium, 39-42.
(219)
Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Christifideles
laici (30 dicembre 1988), 14.16: AAS 81
(1989) , 409-413; 416-418.
(220)Cfr
Propositio 39.
(221)
Cfr ibidem.
(222)
Pontificale Romano. Ordinazione del Vescovo,
dei Presbiteri e dei Diaconi, Rito
dell'ordinazione del presbitero, n. 150.
(223)
Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores
dabo vobis (25 marzo 1992), 19-33; 70-81:
AAS 84 (1992), 686-712; 778-800.
(224)
Propositio 38
(225)
Propositio 39. Cfr Giovanni Paolo II, Esort.
ap. postsinodale Vita
consecrata (25 marzo 1996), 95: AAS 88
(1996), 470-471.
(226)
Codice
di Diritto Canonico, can. 663, § 1.
(227)
Cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Vita
consecrata (25 marzo 1996), 34: AAS
88 (1996), 407-408.
(228)
Lett. enc. Veritatis
splendor (6 agosto 1993), 107: AAS
85 (1993), 1216-1217.
(229)
Benedetto XVI, Lett. enc. Deus
caritas est (25 dicembre 2005), 14: AAS
98 (2006), 229.
(230)
Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium
vitae (25 marzo 1995): AAS 87
(1995), 401-522; Benedetto XVI, Discorso
alla Pontificia Accademia per la vita (27
febbraio 2006): AAS 98 (2006), 264-265.
(231)
Cfr Congregazione per la dottrina della Fede, Nota
dottrinale circa alcune questioni riguardanti
l'impegno e il comportamento dei cattolici nella
vita politica (24 novembre 2002): AAS 96
(2004), 359-370.
(232)
Cfr Propositio 46.
(233)
AAS 97 (2005), 711.
(234)
Propositio 42.
(235)
Cfr Il martirio di Policarpo, XV,1: PG 5,
1039. 1042.
(236)
S. Ignazio di Antiochia, Ai Romani, IV,1: PG
5, 690.
(237)
Cfr Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa
Lumen
gentium, 42.
(238)
Cfr Propositio 42; Congregazione per la
Dottrina della Fede, Dich. sull'unicità e
l'universalità salvifica di Gesù Cristo e della
Chiesa Dominus
Iesus (6 agosto 2000), 13-15: AAS
92 (2000), 754-755.
(239)
Cfr Propositio 42
(240)
Benedetto XVI, Lett. enc. Deus
caritas est (25 dicembre 2005), 18: AAS
98 (2006), 232.
(241)
Ibidem, n. 14.
(242)
Non senza commozione durante l'Assemblea sinodale
abbiamo ascoltato testimonianze assai
significative sull'efficacia del sacramento
nell'opera di pacificazione. Al riguardo nella
Propositio 49 si afferma: « Grazie alle
Celebrazioni eucaristiche, popoli in conflitto
hanno potuto radunarsi attorno alla Parola di Dio,
ascoltare il suo annuncio profetico della
riconciliazione tramite il perdono gratuito,
ricevere la grazia della conversione che permette
la comunione allo stesso pane ed allo stesso
calice ».
(243)
Cfr Propositio 48.
(244)
Benedetto XVI, Lett. enc. Deus
caritas est (25 dicembre 2005), 28: AAS
98 (2006), 239.
(245)
Propositio 48.
(246)
Benedetto XVI, Discorso
al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa
Sede (9 gennaio 2006): AAS 98 (2006),
127.
(247)
Ibidem.
(248)
Cfr Propositio 48. Utilissimo a questo
proposito si rivela il Compendio
della dottrina sociale della Chiesa.
(249)
Cfr Propositio 43.
(250)
Cfr Propositio 47.
(251)
Cfr Propositio 17.
(252)
Martyrium Saturnini, Dativi et aliorum
plurimorum, 7,9,10: PL 8, 707.709-710.
(253)
Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Ecclesia
de Eucharistia (17 aprile 2003), 53: AAS
95 (2003), 469.
(254)
Preghiera Eucaristica I (Canone Romano).
(255)
Propositio 50.
(256)
Cfr Benedetto XVI, Omelia
(8 dicembre 2005): AAS 98 (2006), 15.
©
Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana