|
DISCORSO
AI FARMACISTI CATTOLICI |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 29 ottobre 2007
Benedetto
XVI ai farmacisti cattolici: opponetevi alle cure che
attentano alla vita umana. Le case farmaceutiche
favoriscano l'accesso alle terapie per i più poveri
Le
scienze biomediche “devono essere al servizio
dell’uomo” e non viceversa: dunque, no all’uso delle
sperimentazioni farmaceutiche a scapito del bene della
persona curata e sì all’accesso solidale di cure per i
Paesi poveri come pure all’obiezione di coscienza,
quando essa impedisca di fornire prodotti abortivi o
mirati all’eutanasia. Sono alcuni dei punti che
Benedetto XVI ha messo in evidenza nell'udienza di questa
mattina ai farmacisti cattolici, impegnati in questi
giorni a Roma nel loro 25.mo Congresso internazionale. Il
servizio di Alessandro De Carolis:
Il farmacista riveste un ruolo delicato. Egli si
frappone tra l’uomo e la malattia che lo ha colpito e
lavora per sostenere il primo mentre cerca di debellare la
seconda. Ma in nessun caso, il malato deve fungere da
“cavia” per un progresso che sia solo della scienza e
non anche della persona. In altre parole, ad essere
“anestetizzata” non può mai essere la coscienza. Gli
spunti etici offerti dalla professione farmaceutica hanno
permesso a Benedetto XVI di ribadire la visione cristiana
del mondo della salute, della tutela della vita, della
solidarietà verso chi trova spesso sbarrato per questioni
di denaro l’accesso alle cure. Con i professionisti che
partecipano al Congresso intitolato “Le nuove frontiere
dell’azione farmaceutico”, il Papa ha osservato che
l’attuale sviluppo dell'arsenale medico e delle
possibilità terapeutiche che ne derivano “richiede che
i farmacisti riflettano sulle funzioni sempre più ampie
che sono chiamati ad avere, in particolare come
intermediari tra il medico ed il paziente”.
La vostra categoria, ha detto il Pontefice, svolge
“un ruolo educativo nei riguardi dei pazienti per un
giusto impiego dei medicinali” e soprattutto ha una
grande resonsabilità nel far “conoscere le implicazioni
etiche circa l'utilizzo di alcune medicine”. In questo
settore, ha proseguito Benedetto XVI, “non è possibile
anestetizzare la coscienza, ad esempio sugli effetti di
molecole aventi lo scopo di evitare l’annidamento di un
embrione o di ridurre la vita di una persona”. “Il
farmacista deve invitare ciascuno ad un sussulto d'umanità,
affinché qualsiasi persona sia protetta dal suo
concepimento fino alla sua morte naturale, e affinché le
medicine svolgano realmente il loro ruolo
terapeutico":
“D’autre part, nulle personne ne peut être
utilisée...
Nessuna persona può essere usata, in modo
sconsiderato, come un oggetto per la realizzazione di
sperimentazioni terapeutiche; esse devono svolgersi
secondo protocolli che rispettino le norme etiche
fondamentali. Qualsiasi intervento curativo o di
sperimentazione deve avere per prospettiva un eventuale
benessere della persona, e non soltanto la ricerca del
progresso scientifico. La ricerca di un bene per l'umanità
non può essere realizzata a scapito del bene delle
persone curate”.
Anche in ambito morale, ha incalzato Benedetto XVI,
“la vostra Federazione è invitata ad affrontare la
questione dell'obiezione di coscienza, che è un diritto -
ha sottolineato - che deve essere riconosciuto alla vostra
professione e che vi permetta di non collaborare,
direttamente o indirettamente, alla fornitura di prodotti
aventi per scopo scelte chiaramente immorali, come ad
esempio l’aborto e l’eutanasia”:
“Il convient aussi que les différentes structures
pharmaceutiques...
Occorre anche che le diverse strutture
farmaceutiche, dai laboratori ai centri ospedalieri, ai
dispensari, come pure tutti i nostri contemporanei,
avessero la preoccupazione della solidarietà nel settore
terapeutico, per permettere un accesso alle cure ed alle
medicine di prima necessità per tutti gli strati della
popolazione ed in tutti i Paesi, in particolare per le
persone più povere”.
Il Papa ha sollecitato i farmacisti cattolici a vivere
la professione secondo la fede e a sostenere umanamente e
moralmente i pazienti, aiutando nel contempo i giovani che
si avvicinano alle varie branche della professione “a
riflettere - ha detto - sulle implicazioni etiche sempre
più delicate delle loro attività e delle loro
decisioni”:
“Les sciences biomédicales sont au service de
l’homme...
Le scienze biomediche sono al servizio dell'uomo; se
così non fosse, avrebbero soltanto un carattere freddo ed
inumano. Ogni conoscenza scientifica nel settore sanitario
ed ogni passo terapeutico è al servizio dell'uomo malato,
considerato nel suo essere integrale, che deve essere un
partner attivo delle sue cure e rispettato nella sua
autonomia”.
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Signor
presidente,
cari amici,
sono
lieto di accogliervi, membri del congresso internazionale
dei farmacisti cattolici, in occasione del vostro
venticinquesimo congresso, che ha per tema: "Le
nuove frontiere dell'atto farmaceutico". Lo sviluppo
attuale dell'arsenale di medicine e delle possibilità
terapeutiche che ne derivano comporta che i farmacisti
riflettano sulle funzioni sempre più ampie che sono
chiamati a svolgere, in particolare quali intermediari fra
il medico e il paziente. Essi hanno un ruolo educativo
verso i pazienti per un uso corretto dell'assunzione dei
farmaci e soprattutto per far conoscere le implicazioni
etiche dell'utilizzazione di alcuni farmaci. In questo
ambito, non è possibile anestetizzare le coscienze, ad
esempio sugli effetti di molecole che hanno come fine
quello di evitare l'annidamento di un embrione o di
abbreviare la vita di una persona. Il farmacista deve
invitare ognuno a un sussulto di umanità, affinché ogni
essere sia tutelato dal suo concepimento fino alla sua
morte naturale e i farmaci svolgano veramente il loro
ruolo terapeutico. D'altro canto, nessuna persona può
essere utilizzata, in modo sconsiderato, come un oggetto,
per compiere esperimenti terapeutici; questi si devono
svolgere secondo i protocolli rispettando le norme etiche
fondamentali. Qualsiasi cura o sperimentazione deve avere
come prospettiva un eventuale miglioramento della persona,
e non solo la ricerca di avanzamenti scientifici. Il
perseguimento di un bene per l'umanità non può avvenire
a detrimento del bene dei pazienti. Nell'ambito morale, la
vostra federazione è invitata ad affrontare la questione
dell'obiezione di coscienza, che è un diritto che deve
essere riconosciuto alla vostra professione, permettendovi
di non collaborare, direttamente o indirettamente, alla
fornitura di prodotti aventi come fine scelte chiaramente
immorali, come ad esempio l'aborto e l'eutanasia.
È
inoltre opportuno che le diverse strutture farmaceutiche,
dai laboratori ai centri ospedalieri, e anche tutti i
nostri contemporanei, si preoccupino della solidarietà
nell'ambito terapeutico, per permettere l'accesso alle
cure e ai farmaci di prima necessità a tutte le fasce
della popolazione e in tutti i paesi, in particolare alle
persone più povere.
In quanto
farmacisti cattolici, che possiate, sotto la guida dello
Spirito Santo, attingere dalla vita di fede e
dall'insegnamento della Chiesa gli elementi che vi
guideranno nel vostro cammino professionale accanto ai
malati, che hanno bisogno di un sostegno umano e morale
per vivere nella speranza e per trovare le risorse
interiori che li aiuteranno giorno dopo giorno! Spetta a
voi aiutare i giovani che s'inseriscono nelle diverse
professioni farmaceutiche a riflettere sulle implicazioni
etiche sempre più delicate delle loro attività e delle
loro decisioni. A tal fine è importante che tutti i
professionisti cattolici dell'ambito della salute e le
persone di buona volontà si mobilitino e si riuniscano
per approfondire la loro formazione non solo sul piano
tecnico, ma anche in ciò che concerne le questioni di
bioetica, e per proporre tale formazione a tutti coloro
che svolgono questa professione. L'essere umano, poiché
è immagine di Dio, deve essere sempre al centro delle
ricerche e delle scelte in materia biomedica. Allo stesso
tempo, il principio naturale del dovere di prestare cure
al malato è fondamentale. Le scienze biomediche sono al
servizio dell'uomo; se così non avverrà, avranno un
carattere freddo e inumano. Ogni conoscenza scientifica
nell'ambito della salute e ogni azione terapeutica sono al
servizio dell'uomo malato, considerato nel suo essere
integrale, che deve partecipare attivamente alle cure
somministrategli ed essere rispettato nella sua autonomia.
Affidando
voi, come anche i malati che dovete curare,
all'intercessione di Nostra Signora e di sant'Alberto
Magno, imparto a voi e a tutti i membri della vostra
federazione e alle vostre famiglie, la benedizione
apostolica.
©
Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana
|
|