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OMELIA
NELLA FESTA DEL BATTESIMO (13 GENNAIO 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
13 gennaio 2008
Nella
Festa del Battesimo del Signore, Benedetto XVI impartisce
il primo sacramento a 13 neonati. All’Angelus, appello
ai giovani migranti per costruire una società più giusta
e fraterna
“Siate
per loro i primi testimoni di una fede autentica in
Dio”: così Benedetto XVI rivolto ai genitori
nell’odierna Festa del Battesimo del Signore, che chiude
il tempo del Natale. Nella splendida cornice della
Cappella Sistina il Papa ha presieduto stamane una
celebrazione eucaristica durante la quale ha amministrato
il Battesimo a 13 bambini, figli di dipendenti del
Vaticano. Appello del Santo Padre all’Angelus ai giovani
migranti “per costruire una società più giusta e
fraterna”. Il servizio di Roberta Gisotti:
(Canto d'ingresso)
Una festa della vita e della famiglia, sottolineata
dalla belle note della Cappella Pontificia Sistina, ma
anche dai gridolini e da qualche pianto dei neonati, otto
femminucce e cinque maschietti. “Gioia speciale” ha
espresso il Papa nell’impartire - per il terzo anno - il
primo sacramento della vita cristiana ai neonati, proprio
nel giorno del Battesimo del Signore, “uno dei momenti
più espressivi della nostra fede” - ha sottolineato
Benedetto XVI nell’omelia della Messa - dove troviamo il
mistero della vita”, della “vita umana” qui
rappresentata dai nascituri e della “vita divina”, che
Dio dona ai battezzati.
“Dio è vita” ha ricordato il Santo Padre,
richiamandosi alle stesse pitture della Cappella Sistina,
dove ha officiato il Rito dall’antico altare, appoggiato
al muro sotto il Giudizio Universale, anziché far
allestire al centro la pedana con un altare aggiunto;
questo “per non alterare - spiega una nota vaticana –
la bellezza e l’armonia di questo gioiello
architettonico”, preservando la sua originale struttura
celebrativa. Ciò ha comportato che in alcuni passaggi il
Papa si è trovato “con le spalle rivolte ai fedeli e lo
sguardo alla Croce, orientando cosi l’atteggiamento e la
disposizione di tutta l’assemblea”, pure utilizzando
il Messale ordinario.
In questo giorno – ha detto il Benedetto XVI –
“non sembri però fuori luogo accostare
“all’esperienza della vita, quella opposta e cioè la
realtà della morte”.
“Tutto ciò che ha inizio sulla terra prima o poi
finisce, come l’erba del campo, che spunta al mattino e
avvizzisce la sera”.
Solo con il Battesimo riceviamo una vita nuova, che ci
rende capaci di entrare “in relazione personale con il
Creatore” “per tutta l’eternità”, ma
sfortunatamente - ha osservato il Papa - l’uomo è
capace con il peccato di procurarsi una “morte
seconda”, che non è solo la fine dell’esistenza
terrena come la morte delle creature che non sono chiamate
all’eternità.
“.. in noi il peccato crea una voragine che
rischia di inghiottirci per sempre, se il Padre che è nei
cieli non ci tende la sua mano. Ecco, cari fratelli, il
mistero del Battesimo: Dio ha voluto salvarci andando lui
stesso fino in fondo all’abisso della morte”.
Questo “perché ogni uomo, anche chi è caduto tanto
in basso da non vedere più il cielo, possa trovare la
mano di Dio a cui aggrapparsi e risalire dalle tenebre a
rivedere la luce per la quale egli è fatto”.
“Tutti sentiamo, tutti percepiamo interiormente
che la nostra esistenza è un desiderio di vita che invoca
una pienezza, una salvezza. Questa pienezza di vita ci
viene data nel Battesimo.
Rivolto quindi ai genitori Benedetto XVI ha
raccomandato loro di impegnarsi a sviluppare nei figli
“la fede, la speranza e la carità, le virtù teologali
che sono proprie della vita nuova”, donata nel
sacramento del Battesimo. Serve presenza e affetto ma
soprattutto la preghiera, in ogni stagione della vita.
“Certo per crescere sani e forti, questi bambini e
bambine avranno bisogno di cure materiali e di tante
attenzioni; ciò però che sarà loro più necessario,
anzi indispensabile è conoscere, amare e servire
fedelmente Dio, per avere la vita eterna. Cari genitori,
siate per loro i primi testimoni di una fede autentica in
Dio!”.
(Canto)
Dedicato a “comprendere sempre più il dono del
Battesimo” anche l’Angelus del Papa, che ha invocato
la Madonna perché tutti i cristiani “si impegnino a
viverlo con coerenza”, testimoniando l’amore di Dio.
Dopo la preghiera mariana, Benedetto XVI ha richiamato
l’odierna Giornata del Migrante e del rifugiato, che
pone al centro i giovani, spinti da vari motivi a vivere
lontani dalle loro famiglie e dai loro Paesi. La
preoccupazione del Santo Padre è andata in particolare a
ragazze e minori, più a rischio, citando pure bambini e
adolescenti nati e cresciuti in campi profughi, che
“hanno diritto ad un futuro”.
“Esprimo il mio apprezzamento per quanti si
impegnano in favore dei giovani migranti, delle loro
famiglie e per la loro integrazione lavorativa e
scolastica; invito le comunità ecclesiali ad accogliere
con simpatia giovani e giovanissimi con i loro genitori,
cercando di comprenderne le storie e di favorirne
l’inserimento.”
Poi diretto ai “cari giovani migranti”, affidati
“tutti a Maria, Madre dell’intera umanità”:
“Impegnatevi a costruire insieme ai vostri coetanei
una società più giusta e fraterna, adempiendo i vostri
doveri, rispettando le leggi e non lasciandovi mai
trasportare dalla violenza”.
LE PAROLE DEL PAPA
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Cari
fratelli e sorelle,
l’odierna
celebrazione è sempre per me motivo di gioia
speciale. Amministrare il sacramento del Battesimo,
nel giorno della festa del Battesimo del Signore, è
infatti uno dei momenti più espressivi della nostra
fede, in cui possiamo quasi vedere, attraverso i
segni della liturgia, il mistero della vita. In
primo luogo, vita umana, rappresentata qui in
particolare da questi 13 bambini che sono il frutto
del vostro amore, cari genitori, ai quali rivolgo il
mio cordiale saluto, estendendolo ai padrini, alle
madrine e agli altri parenti ed amici presenti. C’è
poi il mistero della vita divina, che oggi Dio dona
a questi piccoli mediante la rinascita dall’acqua
e dallo Spirito Santo. Dio è vita, come è anche
stupendamente rappresentato da alcune pitture che
impreziosiscono questa Cappella Sistina.
Non
sembri però fuori luogo se accostiamo subito,
all’esperienza della vita, quella opposta e cioè
la realtà della morte. Tutto ciò che ha inizio
sulla terra prima o poi finisce, come l’erba del
campo, che spunta al mattino e avvizzisce la sera.
Però nel Battesimo il piccolo essere umano riceve
una vita nuova, la vita della grazia, che lo rende
capace di entrare in relazione personale con il
Creatore, e questo per sempre, per tutta l’eternità.
Sfortunatamente l’uomo è capace di spegnere
questa nuova vita con il suo peccato, riducendosi ad
una situazione che la Sacra Scrittura chiama
"morte seconda". Mentre nelle altre
creature, che non sono chiamate all’eternità, la
morte significa soltanto la fine dell’esistenza
sulla terra, in noi il peccato crea una voragine che
rischia di inghiottirci per sempre, se il Padre che
è nei cieli non ci tende la sua mano. Ecco, cari
fratelli, il mistero del Battesimo: Dio ha voluto
salvarci andando lui stesso fino in fondo
all’abisso della morte, perché ogni uomo, anche
chi è caduto tanto in basso da non vedere più il
cielo, possa trovare la mano di Dio a cui
aggrapparsi e risalire dalle tenebre a rivedere la
luce per la quale egli è fatto. Tutti sentiamo,
tutti percepiamo interiormente che la nostra
esistenza è un desiderio di vita che invoca una
pienezza, una salvezza. Questa pienezza di vita ci
viene data nel Battesimo.
Abbiamo
sentito poco fa il racconto del battesimo di Gesù
nel Giordano. Fu un battesimo diverso da quello che
questi bambini stanno per ricevere, ma non privo di
un profondo rapporto con esso. In fondo, tutto il
mistero di Cristo nel mondo si può riassumere con
questa parola, "battesimo", che in greco
significa "immersione". Il Figlio di Dio,
che condivide dall’eternità con il Padre e con lo
Spirito Santo la pienezza della vita, è stato
"immerso" nella nostra realtà di
peccatori, per renderci partecipi della sua stessa
vita: si è incarnato, è nato come noi, è
cresciuto come noi e, giunto all’età adulta, ha
manifestato la sua missione iniziando proprio con il
"battesimo di conversione" dato da
Giovanni il Battista. Il suo primo atto pubblico,
come abbiamo ascoltato poco fa, è stato scendere al
Giordano, confuso tra i peccatori penitenti, per
ricevere quel battesimo. Giovanni naturalmente non
voleva, ma Gesù insistette, perché quella era la
volontà del Padre (cfr Mt 3,13-15).
Perché
dunque il Padre ha voluto questo? Perché ha mandato
il suo Figlio unigenito nel mondo come Agnello a
prendere su di sé il peccato del mondo (cfr Gv
1,29)? Narra l’evangelista che, quando Gesù uscì
dall’acqua, scese su di lui lo Spirito Santo in
apparenza di colomba, mentre la voce del Padre dal
cielo lo proclamava "Figlio prediletto" (Mt
3,17). Fin da quel momento dunque Gesù fu rivelato
come Colui che è venuto a battezzare l’umanità
nello Spirito Santo: è venuto a portare agli uomini
la vita in abbondanza (cfr Gv 10,10), la vita
eterna, che risuscita l’essere umano e lo guarisce
interamente, corpo e spirito, restituendolo al
progetto originario per il quale è stato creato. Il
fine dell’esistenza di Cristo è stato appunto
donare all’umanità la vita di Dio, il suo Spirito
d’amore, perché ogni uomo possa attingere da
questa sorgente inesauribile di salvezza. Ecco perché
san Paolo scrive ai Romani che noi siamo stati
battezzati nella morte di Cristo per avere la sua
stessa vita di risorto (cfr Rm 6,3-4). Ecco
perché i genitori cristiani, come quest’oggi voi,
portano appena possibile i loro figli al fonte
battesimale, sapendo che la vita, che essi hanno
loro comunicato, invoca una pienezza, una salvezza
che solo Dio può dare. E in questo modo i genitori
diventano collaboratori di Dio nel trasmettere ai
loro figli non solo la vita fisica ma anche quella
spirituale.
Cari
genitori, insieme con voi ringrazio il Signore per
il dono di questi bambini ed invoco la sua
assistenza perché vi aiuti ad educarli e a
inserirli nel Corpo spirituale della Chiesa. Mentre
offrite loro ciò che è necessario alla crescita e
alla salute, voi, aiutati dai padrini, siete
impegnati a sviluppare in essi la fede, la speranza
e la carità, le virtù teologali che sono proprie
della vita nuova ad essi donata nel sacramento del
Battesimo. Assicurerete ciò con la vostra presenza,
con il vostro affetto; l’assicurerete prima di
tutto e soprattutto con la preghiera, presentandoli
quotidianamente a Dio, affidandoli a Lui in ogni
stagione della loro esistenza. Certo per crescere
sani e forti, questi bambini e bambine avranno
bisogno di cure materiali e di tante attenzioni; ciò
però che sarà loro più necessario, anzi
indispensabile è conoscere, amare e servire
fedelmente Dio, per avere la vita eterna. Cari
genitori, siate per loro i primi testimoni di una
fede autentica in Dio!
C’è
nel rito del Battesimo un segno eloquente, che
esprime proprio la trasmissione della fede ed è la
consegna, per ognuno dei battezzandi, di una candela
accesa alla fiamma del cero pasquale: è la luce di
Cristo risorto che voi vi impegnate a trasmettere ai
vostri figli. Così, di generazione in generazione,
noi cristiani ci trasmettiamo la luce di Cristo, in
modo che quando Egli ritornerà, possa trovarci con
questa fiamma ardente tra le mani. Nel corso del
rito io vi dirò: "A voi, genitori e padrini,
è affidato questo segno pasquale, fiamma che sempre
dovete alimentare". Alimentate sempre, cari
fratelli e sorelle, la fiamma della fede con
l’ascolto e la meditazione della Parola di Dio e
l’assidua comunione con Gesù Eucaristia. Vi
aiutino in questa stupenda, anche se non facile,
missione i santi Protettori dei quali questi tredici
bambini prenderanno i nomi. Aiutino, questi Santi,
soprattutto loro, i battezzandi, a corrispondere
alle vostre premure di genitori cristiani. Sia in
particolare la Vergine Maria ad accompagnare loro e
voi, cari genitori, ora e sempre. Amen!
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