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FESTA
DELLA PRESENTAZIONE (3 FEBBRAIO 2006) |
Radio Vaticana,
3 febbraio 2006005
IRRADIATE
SEMPRE E IN OGNI LUOGO L’AMORE DI CRISTO: QUESTO
L’INVITO DEL PAPA AI CONSACRATI DURANTE LA MESSA NELLA
BASILICA VATICANA PER
LA FESTA DELLA
PRESENTAZIONE. NELLA SUA OMELIA BENEDETTO XVI HA
SOTTOLINEATO CHE CRISTO OBBEDIENTE È IL CAMMINO SICURO
PER GIUNGERE ALLA VERITÀ
“Come
ceri accesi, irradiate sempre e in ogni luogo l’amore di
Cristo, luce del mondo”.
E’ l’invito che ieri pomeriggio Benedetto XVI, durante
la celebrazione della festa della Presentazione di Gesù
al Tempio, presieduta nella Basilica Vaticana, ha rivolto
alle persone consacrate. In una San Pietro gremita,
suggestiva la liturgia della luce che ha dato inizio alla
Santa Messa. Il servizio di Tiziana Campisi.
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(musica)
E’
luce per illuminare le genti, Gesù; la luce che ha
rischiarato l’umanità e che centinaia di consacrati,
simbolicamente, hanno voluto far brillare da tante candele
nella festa della Presentazione del Signore al Tempio.
E’ la celebrazione dell’incontro del Messia con il suo
popolo, il mediatore che unisce Dio e l’uomo. Nella
solenne Messa presieduta nella Basilica di San Pietro,
Benedetto XVI ha voluto sottolineare questa immagine:
Cristo è colui che abolisce le distanze, elimina ogni
divisione ed abbatte ogni muro di separazione. Ma è anche
colui che percorre la via dell’obbedienza e con lui
Maria:
“Portando
il Figlio a Gerusalemme,
la Vergine Madre
lo offre a Dio come vero Agnello che toglie i peccati del
mondo; lo porge a Simeone e ad Anna quale annuncio di
redenzione; lo presenta a tutti come luce per un cammino
sicuro sulla via della verità e dell’amore”.
Per
la Chiesa
, ha spiegato poi il Papa, la festa della Presentazione è
un’opportunità per lodare il Signore e ringraziarlo del
dono inestimabile che la vita consacrata, nelle sue
differenti forme, rappresenta. Essa è segno della
presenza del Regno di Dio in mezzo a noi:
“Come,
infatti, la vita di Gesù, nella sua obbedienza e
dedizione al Padre, è parabola vivente del ‘Dio con
noi’, così la concreta dedizione delle persone
consacrate a Dio e ai fratelli diventa segno eloquente
della presenza del Regno di Dio per il mondo di oggi…;
la loro completa consegna nelle mani di Cristo e della
Chiesa è un annuncio forte e chiaro della presenza di Dio
in un linguaggio comprensibile anche ai nostri
contemporanei”.
Li
ha definiti sentinelle che scorgono e annunciano la vita
nuova già presente nella storia, i consacrati, Benedetto
XVI, e a loro ha rivolto questo augurio:
“Il
Signore rinnovi ogni giorno in voi e in tutte le persone
consacrate la risposta gioiosa al suo amore gratuito e
fedele. Cari fratelli e sorelle, come ceri accesi,
irradiate sempre e in ogni luogo l’amore di Cristo, luce
del mondo”.
E
al termine dell’omelia il tradizionale rito di
ringraziamento a Dio dei consacrati:
“Voi,
qui presenti, consacrati al servizio di Dio, in una
stupenda varietà di vocazioni ecclesiali, rinnovate
l’impegno di seguire Cristo obbediente, povero e casto,
affinché, per la vostra testimonianza evangelica, splenda
nella Chiesa e illumini il mondo Cristo Signore, luce
delle genti”.
(musica)
Quindi
ha preso la parola un religioso:
“Grazie,
Padre, per il dono di Cristo, figlio della tua Ancella,
servo obbediente fino alla morte. Con gioia confermiamo
oggi il nostro impegno di obbedienza al Vangelo, alla voce
della Chiesa, alla nostra regola di vita”.
(musica)
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GIORNATA DELLA
VITA CONSACRATA
OMELIA
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Basilica
Vaticana
Giovedì, 2 febbraio 2006
Cari
fratelli e sorelle!
L’odierna
festa della Presentazione al tempio di Gesù, a quaranta
giorni dalla sua nascita, pone davanti ai nostri occhi un
momento particolare della vita della santa Famiglia:
secondo la legge mosaica, il piccolo Gesù viene portato
da Maria e Giuseppe nel tempio di Gerusalemme per essere
offerto al Signore (cfr Lc 2,22). Simeone ed Anna,
ispirati da Dio, riconoscono in quel Bambino il Messia
tanto atteso e profetizzano su di Lui. Siamo in presenza
di un mistero, semplice e solenne al tempo stesso, nel
quale la santa Chiesa celebra Cristo, il Consacrato del
Padre, primogenito della nuova umanità.
La
suggestiva processione dei ceri all’inizio della nostra
celebrazione ci ha fatto rivivere il maestoso ingresso,
cantato nel Salmo responsoriale, di Colui che è “il re
della gloria”, “il Signore potente in battaglia” (Sal
23,7.8). Ma chi è il Dio potente che entra nel tempio? È
un Bambino; è il Bambino Gesù, tra le braccia di sua
madre, la Vergine Maria. La santa Famiglia compie quanto
prescriveva la Legge: la purificazione della madre,
l’offerta del primogenito a Dio e il suo riscatto
mediante un sacrificio. Nella prima Lettura abbiamo
ascoltato l’oracolo del profeta Malachia: “Subito
entrerà nel suo tempio il Signore” (Mal 3,1).
Queste parole comunicano tutta l’intensità del
desiderio che ha animato l’attesa da parte del popolo
ebreo nel corso dei secoli. Entra finalmente nella sua
casa “l’angelo dell’alleanza” e si sottomette alla
Legge: viene a Gerusalemme per entrare in atteggiamento di
obbedienza nella casa di Dio.
Il
significato di questo gesto acquista una prospettiva ancor
più ampia nel brano della Lettera agli Ebrei, proclamato
come seconda Lettura. Qui ci viene presentato Cristo, il
mediatore che unisce Dio e l’uomo abolendo le distanze,
eliminando ogni divisione e abbattendo ogni muro di
separazione. Cristo viene come nuovo “sommo sacerdote misericordioso
e fedele nelle cose che riguardano Dio, allo scopo di
espiare i peccati del popolo” (Eb 2,17). Notiamo
così che la mediazione con Dio non si attua più nella
santità-separazione del sacerdozio antico, ma nella
solidarietà liberante con gli uomini. Egli inizia, ancora
Bambino, a camminare sulla via dell’obbedienza, che
percorrerà fino in fondo. Lo pone ben in luce la Lettera
agli Ebrei: “Nei giorni della sua vita terrena offrì
preghiere e suppliche… a colui che poteva liberarlo da
morte ... Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza dalle
cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza
eterna per tutti coloro che gli obbediscono” (cfr Eb
5,7-9).
La prima
persona che si associa a Cristo sulla via
dell’obbedienza, della fede provata e del dolore
condiviso è sua madre Maria. Il testo evangelico ce la
mostra nell’atto di offrire il Figlio: un’offerta
incondizionata che la coinvolge in prima persona: Maria è
Madre di Colui che è “gloria del suo popolo Israele”
e “luce per illuminare le genti”, ma anche “segno di
contraddizione” (cfr Lc 2,32.34). E lei stessa,
nella sua anima immacolata, dovrà essere trafitta dalla
spada del dolore, mostrando così che il suo ruolo nella
storia della salvezza non si esaurisce nel mistero
dell’Incarnazione, ma si completa nell’amorosa e
dolorosa partecipazione alla morte e alla risurrezione del
Figlio suo. Portando il Figlio a Gerusalemme, la Vergine
Madre lo offre a Dio come vero Agnello che toglie i
peccati del mondo; lo porge a Simeone e ad Anna quale
annuncio di redenzione; lo presenta a tutti come luce per
un cammino sicuro sulla via della verità e dell’amore.
Le parole
che in quest’incontro affiorano sulle labbra del vecchio
Simeone - “I miei occhi han visto la tua salvezza” (Lc
2, 30) - trovano eco nell’animo della profetessa Anna.
Queste persone giuste e pie, avvolte dalla luce di Cristo,
possono contemplare nel Bambino Gesù “il conforto
d’Israele” (Lc 2,25). La loro attesa si
trasforma così in luce che rischiara la storia. Simeone
è portatore di un’antica speranza e lo Spirito
del Signore parla al suo cuore: per questo può
contemplare colui che molti profeti e re avevano
desiderato vedere, Cristo, luce che illumina le genti. In
quel Bambino riconosce il Salvatore, ma intuisce nello
Spirito che intorno a Lui si giocheranno i destini
dell’umanità, e che dovrà soffrire molto da parte di
quanti lo rifiuteranno; ne proclama l’identità e la
missione di Messia con le parole che formano uno degli
inni della Chiesa nascente, dal quale si sprigiona tutta
l’esultanza comunitaria ed escatologica dell’attesa
salvifica realizzata. L’entusiasmo è così grande che
vivere e morire sono la stessa cosa, e la “luce” e la
“gloria” diventano una rivelazione universale. Anna è
“profetessa”, donna saggia e pia che interpreta il
senso profondo degli eventi storici e del messaggio di Dio
in essi celato. Per questo può “lodare Dio” e parlare
“del Bambino a tutti coloro che aspettavano la
redenzione di Gerusalemme” (Lc 2, 38). La lunga
vedovanza dedita al culto nel tempio, la fedeltà
ai digiuni settimanali, la partecipazione all’attesa di
quanti anelavano il riscatto d’Israele si concludono
nell’incontro con il Bambino Gesù.
Cari
fratelli e sorelle, in questa festa della Presentazione
del Signore la Chiesa celebra la Giornata della Vita
Consacrata. Si tratta di un’opportuna occasione per
lodare il Signore e ringraziarlo del dono inestimabile che
la vita consacrata nelle sue differenti forme rappresenta;
è al tempo stesso uno stimolo a promuovere in tutto il
popolo di Dio la conoscenza e la stima per chi è
totalmente consacrato a Dio. Come, infatti, la vita di Gesù,
nella sua obbedienza e dedizione al Padre, è parabola
vivente del “Dio con noi”, così la concreta dedizione
delle persone consacrate a Dio e ai fratelli diventa segno
eloquente della presenza del Regno di Dio per il mondo di
oggi. Il loro modo di vivere e di operare è in grado di
manifestare senza attenuazioni la piena appartenenza
all’unico Signore; la loro completa consegna nelle mani
di Cristo e della Chiesa è un annuncio forte e chiaro
della presenza di Dio in un linguaggio comprensibile anche
ai nostri contemporanei. È questo il primo servizio che
la vita consacrata rende alla Chiesa e al mondo.
All’interno del Popolo di Dio essi sono come sentinelle
che scorgono e annunciano la vita nuova già presente
nella storia.
Mi
rivolgo ora in modo speciale a voi, cari fratelli e
sorelle che avete abbracciato la vocazione di speciale
consacrazione, per salutarvi con affetto e ringraziarvi di
cuore per la vostra presenza. Un saluto speciale rivolgo a
Mons. Franc Rodé, Prefetto della Congregazione per gli
Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita
Apostolica, e ai suoi collaboratori, che concelebrano con
me in questa Santa Messa. Il Signore rinnovi ogni giorno
in voi e in tutte le persone consacrate la risposta
gioiosa al suo amore gratuito e fedele. Cari fratelli e
sorelle, come ceri accesi, irradiate sempre e in ogni
luogo l’amore di Cristo, luce del mondo. Maria
Santissima, la Donna consacrata, vi aiuti a vivere appieno
questa vostra speciale vocazione e missione nella Chiesa
per la salvezza del mondo.
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