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INAUGURATA
UNA NUOVA FONTANA (5
LUGLIO 2010) |
Radio Vaticana,
5 luglio 2010
Benedetto
XVI inaugura la centesima fontana nella Città del
Vaticano: è dedicata a san Giuseppe
“Grazie
per questo delicato e cortese pensiero!”: così
Benedetto XVI inaugurando, stamane, nei Giardini vaticani
la nuova fontana, realizzata dal Governatorato, intitolata
a San Giuseppe, in omaggio al nome di battesimo del Papa.
Il servizio di Roberta Gisotti.
Si tratta della centesima fontana, ad abbellire la Città
del Vaticano, installata “in un contesto naturale – ha
sottolineato Benedetto XVI - di singolare bellezza”:
“E’ un’opera che va ad incrementare il
patrimonio artistico di questo incantevole spazio verde
della Città del Vaticano, ricco di testimonianze
storico-artistiche di varie epoche.”
“Uno spazio vitale” – ha aggiunto il Santo Padre
- per i miei predecessori e anche per me, “un luogo che
volentieri frequento per trascorrere un po’ di tempo in
preghiera e in serena distensione”:
“Infatti, non solo i prati, i fiori, le piante,
gli alberi, ma anche le torri, le casine, i tempietti, le
fontane, le statue e le altre costruzioni fanno di questi
Giardini un unicum affascinante”.
Dedicata al padre terreno di Gesù,
una “figura cara e vicina al cuore del Popolo di Dio e
al mio cuore”, ha confidato Benedetto XVI:
“Questa bella fontana dedicata a san Giuseppe
costituisce un simbolico richiamo ai valori della
semplicità e dell’umiltà nel compiere quotidianamente
la volontà di Dio, valori che hanno contraddistinto la
vita silenziosa, ma preziosa del Custode del Redentore”.
La fontana - formata da due grandi
vasche ellittiche, di sei e otto metri, digradanti e
comunicanti, con al centro una palma - è arricchita da
sei formelle bronzee dell’artista bellunese Franco Murer,
dedicate ad altrettanti episodi della vita di san
Giuseppe, sui quali si è soffermato il Papa. Anzitutto lo
‘sposalizio’ tra Giuseppe e Maria, “un evento umano,
ma determinante nella storia della salvezza dell’umanità”
- ha ricordato il Papa - con “una connotazione
soprannaturale” che i due sposi “accettano con umiltà
e fiducia”. Poi il primo ‘sogno’ di Giuseppe,
turbato dopo aver scoperto la misteriosa maternità di
Maria, dove l’angelo gli fa comprendere ciò che avviene
per opera dello Spirito Santo:
“Affidarsi a Dio non significa attuare tutto
chiaro secondo i nostri criteri, non significa realizzare
ciò che noi abbiamo progettato; affidarsi a Dio vuol dire
svuotarsi di sé, rinunciare a se stessi, perché solo chi
accetta di perdersi per Dio può essere 'giusto' come san
Giuseppe, può conformare, cioè, la propria volontà a
quella di Dio e così realizzarsi”.
Quindi la ‘natività’, la ‘fuga in Egitto’, il
ritrovamento di Gesù nel tempio, il lavoro di Giuseppe
nell’officina di Nazareth, completano la narrazione
tratta dai Vangeli di Matteo e Luca.
Benedetto XVI ha ringraziato tutti quanti hanno
partecipato a realizzare la nuova fontana, riservando
“un pensiero speciale ai coniugi Hintze e al signor
Castrignano di Londra, che hanno finanziato l’opera,
insieme anche alle Suore del monastero di san Giuseppe di
Kyoto e a vari enti pubblici e privati del Trentino.
In questa occasione la Direzione
dei Servizi tecnici ha realizzato una collana di tre
volumi che illustrano - per la prima volta - le 100
fontane nei viali e nel bosco, nei palazzi e monumenti,
nelle piazze e nei Giardini Vaticani.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Piazzale del
Governatorato
Lunedì, 5 luglio 2010
Signori
Cardinali,
Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
Illustri Signori e Signore!
E’ per
me motivo di gioia inaugurare questa fontana nei Giardini
Vaticani, in un contesto naturale di singolare
bellezza. E’ un’opera che va ad incrementare il
patrimonio artistico di questo incantevole spazio verde
della Città
del Vaticano, ricco di testimonianze
storico-artistiche di varie epoche. Infatti, non solo i
prati, i fiori, le piante, gli alberi, ma anche le torri,
le casine, i tempietti, le fontane, le statue e le altre
costruzioni fanno di questi Giardini un unicum
affascinante. Essi sono stati per i miei Predecessori, e
sono anche per me uno spazio vitale, un luogo che
volentieri frequento per trascorrere un po’ di tempo in
preghiera e in serena distensione.
Nel
rivolgere a ciascuno di voi il mio cordiale saluto,
desidero manifestare viva riconoscenza per questo dono,
che mi avete offerto, dedicandolo a san Giuseppe. Grazie
per questo delicato e cortese pensiero! E’ stata
un'impresa impegnativa, che ha visto la collaborazione di
molti. Ringrazio anzitutto il Signor Cardinale Giovanni
Lajolo anche per le parole che mi ha rivolto e per
l'interessante presentazione dei lavori svolti. Con lui
ringrazio l’Arcivescovo Mons. Carlo Maria Viganò e il
Vescovo Mons. Giorgio Corbellini, rispettivamente
Segretario Generale e Vice-Segretario Generale del Governatorato.
Esprimo vivo apprezzamento alla Direzione
dei Servizi Tecnici, al progettista e allo scultore,
ai consulenti e alle maestranze, con un pensiero speciale
per i Coniugi Hintze e per il Signor Castrignano, di
Londra, che hanno generosamente finanziato l'opera, come
pure per le Suore del Monastero di San Giuseppe in Kyoto.
Una parola di gratitudine alla Provincia di Trento, ai
Comuni e alle Ditte trentine, per il loro contributo.
Questa
fontana è intitolata a san Giuseppe, figura cara e vicina
al cuore del Popolo di Dio e al mio cuore. I sei pannelli
di bronzo che la impreziosiscono, evocano altrettanti
momenti della sua vita. Desidero brevemente soffermarmi su
questi. Il primo pannello rappresenta lo sposalizio
tra Giuseppe e Maria; è un episodio che riveste grande
importanza. Giuseppe era della stirpe reale di Davide e,
in virtù del suo matrimonio con Maria, conferirà al
Figlio della Vergine – al Figlio di Dio – il titolo
legale di “figlio di Davide”, adempiendo così le
profezie. Lo sposalizio di Giuseppe e Maria è, perciò,
un evento umano, ma determinante nella storia di salvezza
dell’umanità, nella realizzazione delle promesse di
Dio; ha perciò anche una connotazione soprannaturale, che
i due protagonisti accettano con umiltà e fiducia.
Ben
presto per Giuseppe arriva il momento della prova, una
prova impegnativa per la sua fede. Promesso sposo di
Maria, prima di andare a vivere con lei, ne scopre la
misteriosa maternità e rimane turbato. L’evangelista
Matteo sottolinea che, essendo giusto, non voleva
ripudiarla, pertanto decise di licenziarla in segreto (cfr
Mt 1,19). Ma in sogno – come è
raffigurato nel secondo pannello - l’angelo gli fece
comprendere che ciò che avveniva in Maria era opera dello
Spirito Santo; e Giuseppe, fidandosi di Dio, acconsente e
coopera al piano della salvezza. Certo, l’intervento
divino nella sua vita non poteva non turbare il suo cuore.
Affidarsi a Dio non significa vedere tutto chiaro secondo
i nostri criteri, non significa realizzare ciò che noi
abbiamo progettato; affidarsi a Dio vuol dire svuotarsi di
sé, rinunciare a se stessi, perché solo chi accetta di
perdersi per Dio può essere “giusto” come san
Giuseppe, può conformare, cioè, la propria volontà a
quella di Dio e così realizzarsi.
Il
Vangelo, come sappiamo, non ha conservato alcuna parola di
Giuseppe, il quale svolge la sua attività nel silenzio.
E’ lo stile che lo caratterizza in tutta l’esistenza,
sia prima di trovarsi di fronte al mistero dell’azione
di Dio nella sua sposa, sia quando - consapevole di questo
mistero – è accanto a Maria nella Natività -
rappresentata nella terza formella. In quella santa notte,
a Betlemme, con Maria e il Bambino, c’è Giuseppe, al
quale il Padre Celeste ha affidato la cura quotidiana del
suo Figlio sulla terra, una cura svolta nell’umiltà e
nel silenzio.
Il quarto
pannello riproduce la scena drammatica della Fuga in
Egitto per sottrarsi alla violenza omicida di Erode.
Giuseppe è costretto a lasciare la sua terra con la sua
famiglia, in fretta: è un altro momento misterioso nella
sua vita; un’altra prova in cui gli è richiesta piena
fedeltà al disegno di Dio.
Poi, nei
Vangeli, Giuseppe appare solo in un altro episodio, quando
si reca a Gerusalemme e vive l’angoscia di smarrire il
figlio Gesù. San Luca descrive l’affannosa ricerca e la
meraviglia di ritrovarlo nel Tempio – come appare
nella quinta formella -, ma ancor più lo stupore di
sentire le misteriose parole: "Perché mi cercavate?
Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre
mio?" (Lc 2,49). E’ questa duplice domanda
del Figlio di Dio che ci aiuta a capire il mistero della
paternità di Giuseppe. Ricordando ai propri genitori il
primato di Colui che chiama "Padre mio", Gesù
afferma il primato della volontà di Dio su ogni altra
volontà, e rivela a Giuseppe la verità profonda del suo
ruolo: anch’egli è chiamato ad essere discepolo di Gesù,
dedicando l'esistenza al servizio del Figlio di Dio e
della Vergine Madre, in obbedienza al Padre Celeste.
Il sesto
pannello rappresenta il lavoro di Giuseppe
nell’officina di Nazaret. Accanto a lui ha lavorato Gesù.
Il Figlio di Dio è nascosto agli uomini e solo Maria e
Giuseppe custodiscono il suo mistero e lo vivono ogni
giorno: il Verbo incarnato cresce come uomo all’ombra
dei suoi genitori, ma, nello stesso tempo, questi
rimangono, a loro volta, nascosti in Cristo, nel suo
mistero, vivendo la loro vocazione.
Cari
fratelli e sorelle, questa bella fontana dedicata a san
Giuseppe costituisce un simbolico richiamo ai valori della
semplicità e dell’umiltà nel compiere quotidianamente
la volontà di Dio, valori che hanno contraddistinto la
vita silenziosa, ma preziosa del Custode del Redentore.
Alla sua intercessione affido le attese della Chiesa e del
mondo. Insieme alla Vergine Maria, sua sposa, egli guidi
sempre il mio e il vostro cammino, affinché possiamo
essere strumenti gioiosi di pace e di salvezza.
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
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