Già
nell'872 era stato candidato alla sede papale, ma
a causa di complicazioni politiche lasciò Roma e
la corte di Papa
Giovanni VIII nello stesso anno. Giovanni riunì
un sinodo, e a Formoso venne ordinato di fare
ritorno a Roma pena la scomunica
per aver ambito all'Arcivescovado di Bulgaria,
allo Scranno Papale, per essersi opposto
all'imperatore ed aver abbandonato la sua diocesi
senza il permesso del pontefice, aver rovinato i
conventi di Roma, prestato servizio divino
nonostante l'interdizione, e aver cospirato con
uomini e donne indegne per la distruzione della
sede papale. La condanna di Formoso e di altri
venne annunciata nel luglio dell'872. Nell'878
la sentenza di scomunica venne ritirata, dopo che
egli ebbe promesso di non fare mai più ritorno a
Roma e di non esercitare mai più le sue funzioni
sacerdotali.
Il
successore di Giovanni, Papa
Marino I, nell'883
lo reinsediò nella Diocesi di Porto (Ostia).
Successivamente ai regni di Marino, Adriano
III (884-885), e Stefano
VI (885-891), Formoso venne eletto Papa il 6
ottobre 891.
Formoso
fu costretto ad incoronare il duca Guido
di Spoleto, come Imperatore Romano,
nell'aprile 892.
Altre questioni del periodo furono che a Costantinopoli
il patriarca Fotio
era stato espulso e il Stefano
I, figlio dell'Imperatore Basilio
I, ne aveva preso il posto. Ci fu una
discussione tra gli Arcivescovi di Colonia
e Amburgo,
riguardo il Vescovato di Brema.
Nella contesa tra Oddone,
Conte di Parigi e Carlo
il Semplice, per la Corona francese, il Papa
si schierò con Carlo.
Formoso
persuase Arnulfo
di Carinzia ad avanzare su Roma e liberare l'Italia.
Nell'894,
Arnulfo soggiogò tutta la parte a nord del Po.
Guido morì nel dicembre, lasciando il figlio Lamberto
a prendersi cura della madre Agiltrude,
un'avversaria dei Carlovingi.
Nell'autunno dell'895
Arnulfo intraprese la sua seconda campagna
italiana, e nell'896
venne incoronato dal Papa a Roma. Il nuovo
imperatore si mosse contro Spoleto,
ma venne colpito da una paralisi mentre era in
marcia e non fu in grado di continuare la
campagna.
Nell'aprile
dell'896
Formoso morì. Gli successe Papa
Bonifacio VI.
Processo
al cadavere di Papa Formoso
Papa
Stefano VII, il successore di Bonifacio,
influenzato da Lamberto ed Agiltrude processò
Formoso nell'897,
in quello che venne chiamato il Sinodo
del cadavere. Il cadavere di Formoso venne
dissotterrato, vestito dei paramenti pontifici e
collocato su un trono per rispondere a tutte le
accuse che erano state avanzate da Giovanni VIII.
Il verdetto stabilì che il deceduto era stato
indegno del pontificato. Tutti i suoi atti e le
sue misure vennero annullati, e gli ordini da lui
conferiti vennero dichiarati non validi. Le vesti
papali vennero strappate dal suo corpo, le tre
dita della mano destra, usate dal Papa per le
consacrazioni, vennero tagliate e il cadavere
gettato nel Tevere.
Dopo la morte di Stefano il corpo venne reinumato
nella Basilica
di San Pietro. Ulteriori processi di questo
tipo contro persone decedute vennero vietati. Ma Papa
Sergio III (904-911) riapprovò le decisioni
contro Formoso, chiedendo il riordinamento dei
vescovi consacrati da Formoso, che a loro volta
avevano conferito l'ordine a molti altri
ecclesiastici, causando una grande confusione.
Successivamente la validità del lavoro di Formoso
venne ripristinata. La decisione di Sergio venne
ignorata dalla Chiesa, poiché questi fu un uomo
immorale, colpevole di aver commesso degli
omicidi.