|
VISITA
ALLA PARROCCHIA DI SAN GIOVANNI DELLA CROCE (11
MARZO 2010) |
Radio
Vaticana, 11 marzo 2010
Benedetto
XVI sul Sacramento della Riconciliazione: tocca i cuori
col conforto divino in un mondo che ha perso il senso di
Dio e del peccato
“Tornare
al confessionale, come luogo nel quale celebrare il
Sacramento della Riconciliazione, ma anche come luogo in
cui ‘abitare’ più spesso, perché il fedele possa
trovare misericordia, consiglio e conforto, sentirsi amato
e compreso da Dio”. E’ lo scenario che Benedetto XVI
ha indicato ai sacerdoti nell’udienza concessa ai
partecipanti al Corso sul Foro interno promosso dalla
Penitenzieria Apostolica. Il Papa ha invitato a mostrare
“la bellezza e la grandezza della bontà del Signore”
alla gente di oggi, tentata da un relativismo che offusca
le coscienze. Il servizio di Alessandro De Carolis:
Se sbiadisce l’esperienza di Dio, si dissolve il
senso del peccato: e questa è la realtà che si respira
oggi in modo diffuso. Ma se le persone sono aiutate
all’incontro con Dio come a un “dialogo di salvezza”
con un Padre buono che le ama, ecco che la conversione del
cuore porta a un diverso stile di vita, alla rinuncia al
male. Mediatore e strumento per eccellenza di questo
incontro sono il sacerdote e il Sacramento della
Riconciliazione. Su questi punti, Benedetto XVI ha
costruito la sua riflessione al cospetto degli esperti e
dei sacerdoti che hanno partecipato al Corso annuale della
Penitenzieria Apostolica sul Foro interno, ricevuti in
udienza:
“La ‘crisi’ del Sacramento della Penitenza, di
cui spesso si parla, interpella anzitutto i sacerdoti e la
loro grande responsabilità di educare il Popolo di Dio
alle radicali esigenze del Vangelo. In particolare, chiede
loro di dedicarsi generosamente all’ascolto delle
confessioni sacramentali; di guidare con coraggio il
gregge, perché non si conformi alla mentalità di questo
mondo, ma sappia compiere scelte anche controcorrente,
evitando accomodamenti o compromessi”.
Compromessi che sono tipici dell’attuale “contesto
culturale segnato”, ha constatato il Papa...
“…dalla
mentalità edonistica e relativistica, che tende a
cancellare Dio dall’orizzonte della vita, non favorisce
l’acquisizione di un quadro chiaro di valori di
riferimento e non aiuta a discernere il bene dal male e a
maturare un giusto senso del peccato. Non dobbiamo
dimenticare, infatti, che c’è una sorta di circolo
vizioso tra l’offuscamento dell’esperienza di Dio e la
perdita del senso del peccato”.
Ed
è in antitesi a queste derive della coscienza personale e
collettiva che, ha affermato il Pontefice, deve stagliarsi
la figura del sacerdote. Il modello cui ispirarsi è San
Giovanni Maria Vianney dal quale, ha indicato, si può
imparare “una inesauribile fiducia nel Sacramento della
Penitenza” e rafforzare quelle attitudini che sono
l’essenza del sacerdozio: spirito di orazione, povertà
evangelica, “rapporto personale e intimo con Cristo”,
celebrazione della Messa. Ma anche, ha aggiunto Benedetto
XVI, “un’intensa dimensione penitenziale personale”:
“La coscienza del proprio limite ed il bisogno di
ricorrere alla Misericordia Divina per chiedere perdono,
per convertire il cuore e per essere sostenuti nel cammino
di santità, sono fondamentali nella vita del sacerdote:
solo chi per primo ne ha sperimentato la grandezza può
essere convinto annunciatore e amministratore della
Misericordia di Dio”.
Per questo, ha ribadito il Papa, “è importante che
il sacerdote abbia una permanente tensione ascetica,
nutrita dalla comunione con Dio, e si dedichi ad un
costante aggiornamento nello studio della teologia morale
e delle scienze umane”:
“Nelle condizioni di libertà in cui oggi è
possibile esercitare il ministero sacerdotale, è
necessario che i presbiteri vivano in ‘modo alto’ la
propria risposta alla vocazione, perché soltanto chi
diventa ogni giorno presenza viva e chiara del Signore può
suscitare nei fedeli il senso del peccato, dare coraggio e
far nascere il desiderio del perdono di Dio”.
DISCORSO
DEL
SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI PARTECIPANTI AL CORSO SUL FORO INTERNO
PROMOSSO DALLA PENITENZIERIA APOSTOLICA
Sala Clementina
Giovedì, 11 marzo
2010
Cari
amici,
sono
lieto di incontrarvi e di rivolgere a ciascuno di voi il
mio benvenuto, in occasione dell’annuale Corso sul Foro
Interno, organizzato dalla Penitenzieria
Apostolica. Saluto cordialmente Mons. Fortunato
Baldelli, che, per la prima volta, come Penitenziere
Maggiore, ha guidato le vostre sessioni di studio e lo
ringrazio per le parole che mi ha indirizzato. Con lui
saluto Mons. Gianfranco Girotti, Reggente, il personale
della Penitenzieria e tutti voi che, con la partecipazione
a questa iniziativa, manifestate la forte esigenza di
approfondire una tematica essenziale per il ministero e la
vita dei presbiteri.
Il vostro
Corso si colloca, provvidenzialmente, nell’Anno
Sacerdotale, che ho indetto per il 150° anniversario
della nascita al Cielo di san Giovanni Maria Vianney, il
quale ha esercitato in modo eroico e fecondo il ministero
della Riconciliazione. Come ho affermato nella Lettera
d’indizione: “Tutti noi sacerdoti dovremmo sentire
che ci riguardano personalmente quelle parole che egli,
[il Curato d’Ars], metteva in bocca a Cristo: «Incaricherò
i miei ministri di annunciare ai peccatori che sono sempre
pronto a riceverli, che la mia Misericordia è infinita».
Dal Santo Curato d’Ars, noi sacerdoti possiamo imparare
non solo una inesauribile fiducia nel Sacramento della
Penitenza, che ci spinga a rimetterlo al centro delle
nostre preoccupazioni pastorali, ma anche il metodo del «dialogo
di salvezza» che in esso si deve svolgere”. Dove
affondano le radici dell’eroicità e della fecondità,
con cui San Giovanni Maria Vianney ha vissuto il proprio
ministero di confessore? Anzitutto in un’intensa
dimensione penitenziale personale. La coscienza del
proprio limite ed il bisogno di ricorrere alla
Misericordia Divina per chiedere perdono, per convertire
il cuore e per essere sostenuti nel cammino di santità,
sono fondamentali nella vita del sacerdote: solo chi per
primo ne ha sperimentato la grandezza può essere convinto
annunciatore e amministratore della Misericordia di Dio.
Ogni sacerdote diviene ministro della Penitenza per la
configurazione ontologica a Cristo, Sommo ed Eterno
Sacerdote, che riconcilia l’umanità con il Padre;
tuttavia, la fedeltà nell’amministrare il Sacramento
della Riconciliazione è affidata alla responsabilità del
presbitero.
Viviamo
in un contesto culturale segnato dalla mentalità
edonistica e relativistica, che tende a cancellare Dio
dall’orizzonte della vita, non favorisce
l’acquisizione di un quadro chiaro di valori di
riferimento e non aiuta a discernere il bene dal male e a
maturare un giusto senso del peccato. Questa situazione
rende ancora più urgente il servizio di amministratori
della Misericordia Divina. Non dobbiamo dimenticare,
infatti, che c’è una sorta di circolo vizioso tra
l’offuscamento dell’esperienza di Dio e la perdita del
senso del peccato. Tuttavia, se guardiamo al contesto
culturale in cui visse san Giovanni Maria Vianney, vediamo
che, per vari aspetti, non era così dissimile dal nostro.
Anche al suo tempo, infatti, esisteva una mentalità
ostile alla fede, espressa da forze che cercavano
addirittura di impedire l’esercizio del ministero. In
tali circostanze, il Santo Curato d’Ars fece “della
chiesa la sua casa”, per condurre gli uomini a Dio. Egli
visse con radicalità lo spirito di orazione, il rapporto
personale ed intimo con Cristo, la celebrazione della S.
Messa, l’Adorazione eucaristica e la povertà
evangelica, apparendo ai suoi contemporanei un segno così
evidente della presenza di Dio, da spingere tanti
penitenti ad accostarsi al suo confessionale. Nelle
condizioni di libertà in cui oggi è possibile esercitare
il ministero sacerdotale, è necessario che i presbiteri
vivano in “modo alto” la propria risposta alla
vocazione, perché soltanto chi diventa ogni giorno
presenza viva e chiara del Signore può suscitare nei
fedeli il senso del peccato, dare coraggio e far nascere
il desiderio del perdono di Dio.
Cari
confratelli, è necessario tornare al confessionale, come
luogo nel quale celebrare il Sacramento della
Riconciliazione, ma anche come luogo in cui “abitare”
più spesso, perché il fedele possa trovare misericordia,
consiglio e conforto, sentirsi amato e compreso da Dio e
sperimentare la presenza della Misericordia Divina,
accanto alla Presenza reale nell’Eucaristia. La
“crisi” del Sacramento della Penitenza, di cui spesso
si parla, interpella anzitutto i sacerdoti e la loro
grande responsabilità di educare il Popolo di Dio alle
radicali esigenze del Vangelo. In particolare, chiede loro
di dedicarsi generosamente all’ascolto delle confessioni
sacramentali; di guidare con coraggio il gregge, perché
non si conformi alla mentalità di questo mondo (cfr. Rm
12,2), ma sappia compiere scelte anche controcorrente,
evitando accomodamenti o compromessi. Per questo è
importante che il sacerdote abbia una permanente tensione
ascetica, nutrita dalla comunione con Dio, e si dedichi ad
un costante aggiornamento nello studio della teologia
morale e delle scienze umane.
San
Giovanni Maria Vianney sapeva instaurare con i penitenti
un vero e proprio “dialogo di salvezza”, mostrando la
bellezza e la grandezza della bontà del Signore e
suscitando quel desiderio di Dio e del Cielo, di cui i
santi sono i primi portatori. Egli affermava: “Il Buon
Dio sa tutto. Prima ancora che voi vi confessiate, sa già
che peccherete ancora e tuttavia vi perdona. Come è
grande l’Amore del nostro Dio, che si spinge fino a
dimenticare volontariamente l’avvenire, pur di
perdonarci” (Monnin A., Il Curato d’Ars. Vita di
Gian-Battista-Maria Vianney, vol. I, Torino 1870, p.
130). E’ compito del sacerdote favorire
quell’esperienza di “dialogo di salvezza”, che,
nascendo dalla certezza di essere amati da Dio, aiuta
l’uomo a riconoscere il proprio peccato e a introdursi,
progressivamente, in quella stabile dinamica di
conversione del cuore, che porta alla radicale rinuncia al
male e ad una vita secondo Dio (cfr Catechismo della
Chiesa Cattolica, n. 1431).
Cari
sacerdoti, quale straordinario ministero il Signore ci ha
affidato! Come nella Celebrazione Eucaristica Egli si pone
nelle mani del sacerdote per continuare ad essere presente
in mezzo al suo Popolo, analogamente, nel Sacramento della
Riconciliazione Egli si affida al sacerdote perché gli
uomini facciano l’esperienza dell’abbraccio con cui il
padre riaccoglie il figlio prodigo, riconsegnandogli la
dignità filiale e ricostituendolo pienamente erede (cfr Lc
15,11-32). La Vergine Maria e il Santo Curato d’Ars ci
aiutino a sperimentare nella nostra vita l’ampiezza, la
lunghezza, l’altezza e la profondità dell’Amore di
Dio (cfr Ef 3,18-19), per esserne fedeli e generosi
amministratori. Vi ringrazio tutti di cuore e volentieri
vi imparto la mia Benedizione.
©
Copyright 2010 - Libreria Editrice Vaticana
|
|