Radio Vaticana,
29 marzo 2007
Il
Papa al Forum dei giovani: nell'economia non
conta solo essere produttivi e competitivi. Occorre essere
testimoni della carità
In
questo tempo di grandi trasformazioni nel campo
dell’economia “non conta soltanto diventare più
‘competitivi’ e ‘produttivi’ occorre essere
‘testimoni della carità’”.
E’ quanto afferma il Papa in un messaggio inviato a
mons. Stanisław Ryłko,
presidente del pontificio Consiglio per i Laici, che sta
tenendo a Rocca di Papa, vicino
Roma, il IX Forum internazionale dei giovani sul tema
“Testimoni di Cristo nel mondo del lavoro”.
All’evento partecipano oltre 300 giovani delegati delle
Conferenze episcopali e di vari Movimenti e Associazioni
internazionali provenienti da tutto il mondo. Il servizio
di Sergio Centofanti.
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Il
Papa nel messaggio sottolinea che se, da una parte, i
progressi compiuti
in quest’epoca di grandi trasformazioni “hanno
suscitato nuove speranze nei giovani, dall’altra hanno
spesso creato in loro forme preoccupanti di emarginazione
e di sfruttamento, con crescenti situazioni di disagio
personale”. Sono infatti
“aumentate le difficoltà di reperire un’occupazione
lavorativa che risponda alle attitudini personali e agli
studi compiuti, con in più l’aggravio dell’incertezza
circa la possibilità di poter poi mantenere nel tempo un
pur modesto impiego. Il processo di globalizzazione
in atto nel mondo – prosegue il Pontefice - ha recato
con sé un’esigenza di mobilità che obbliga numerosi
giovani a emigrare e a vivere lontano dal Paese
d’origine e dalla propria famiglia. E questo – ha
aggiunto - ingenera in tanti un inquietante senso di
insicurezza, con indubbie
ripercussioni sulla capacità non solo di
immaginare e di mettere in atto un progetto per il futuro,
ma persino di impegnarsi concretamente nel matrimonio e
nella formazione di una famiglia”.
Il
Papa invita ad affrontare queste “problematiche
complesse e delicate”
alla luce della Dottrina sociale della Chiesa che
con numerosi documenti, sin dalla Rerum novarum
di Leone XIII nel 1891,
hanno richiamato “con forza la necessità di
valorizzare la dimensione umana del lavoro e di tutelare
la dignità della persona” in un contesto “di
liberalismo economico condizionato dalle pressioni del
mercato, dalla concorrenza e dalla competitività”. In
effetti – spiega Benedetto XVI – “il lavoro rientra
nel progetto di Dio sull'uomo … è partecipazione alla
sua opera creatrice e redentrice. E, pertanto, ogni
attività umana dovrebbe essere occasione e luogo di
crescita degli individui e della società, sviluppo dei
‘talenti’ personali da valorizzare e porre al servizio
ordinato del bene comune, in spirito di giustizia e di
solidarietà”. “Non conta soltanto diventare più «competitivi»
e «produttivi» - rileva Benedetto XVI - occorre essere
testimoni della carità”.
Il
Papa esorta i credenti a vivere “il lavoro come una
vocazione e una vera missione” con l’obiettivo di
costruire il Regno di Dio.
“Oggi, più che mai – leggiamo ancora nel
messaggio - è necessario e urgente proclamare ‘il
Vangelo del lavoro’, vivere
da cristiani nel mondo del lavoro e diventare apostoli fra
i lavoratori. Ma per compiere questa missione – aggiunge
il Papa - occorre restare uniti a Cristo con la preghiera
e un’intensa vita sacramentale, valorizzando a tale
scopo in maniera speciale la Domenica, che è Giorno
dedicato al Signore”.
Il
Papa incoraggia infine “i giovani a non perdersi
d’animo dinanzi alle difficoltà” e dà loro
appuntamento per domenica prossima, in Piazza San Pietro,
per la celebrazione della Domenica delle Palme e della
XXII Giornata Mondiale della Gioventù, ultima tappa di
preparazione alla GMG, che si terrà il prossimo anno a
Sidney, in Australia.
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MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE
Sono
particolarmente lieto di inviare il mio cordiale saluto a
Lei, Venerato Fratello, al Segretario, ai Collaboratori
del Pontificio Consiglio per i Laici e a quanti prendono
parte al IX Forum internazionale dei giovani sul tema
"Testimoni di Cristo nel mondo del lavoro",
che si tiene in questa settimana a Rocca di Papa. Con
particolare affetto mi rivolgo ai giovani delegati delle
Conferenze Episcopali e di vari Movimenti, Associazioni e
Comunità internazionali, provenienti dai cinque
Continenti ed impegnati in settori molto diversi. Estendo
il mio deferente pensiero agli autorevoli relatori, che
hanno accettato di recare all’incontro il contributo
della loro competenza e della loro esperienza.
Il tema
è quanto mai attuale e tiene conto delle trasformazioni
intervenute negli ultimi anni nel campo dell’economia,
della tecnologia e della comunicazione, che hanno
modificato radicalmente la fisionomia e le condizioni del
mercato del lavoro. I progressi compiuti, se da una parte
hanno suscitato nuove speranze nei giovani, dall’altra
hanno spesso creato in loro forme preoccupanti di
emarginazione e di sfruttamento, con crescenti situazioni
di disagio personale. A causa del rilevante divario tra
gli ambiti formativi e il mondo del lavoro, sono aumentate
le difficoltà di reperire un’occupazione lavorativa che
risponda alle attitudini personali e agli studi compiuti,
con in più l’aggravio dell’incertezza circa la
possibilità di poter poi mantenere nel tempo un pur
modesto impiego. Il processo di globalizzazione in atto
nel mondo ha recato con sé un’esigenza di mobilità che
obbliga numerosi giovani a emigrare e a vivere lontano dal
Paese d’origine e dalla propria famiglia. E questo
ingenera in tanti un inquietante senso di insicurezza, con
indubbie ripercussioni sulla capacità non solo di
immaginare e di mettere in atto un progetto per il futuro,
ma persino di impegnarsi concretamente nel matrimonio e
nella formazione di una famiglia. Si tratta di
problematiche complesse e delicate che devono essere
opportunamente affrontate, guardando alla realtà di oggi
e facendo riferimento alla Dottrina sociale, della quale
è offerta un’adeguata presentazione nel Catechismo
della Chiesa Cattolica e soprattutto nel Compendio
della Dottrina sociale della Chiesa.
Costante
è stata, in effetti, in questi anni l’attenzione della
Chiesa verso la questione sociale, ed in particolare verso
il lavoro. Basti ricordare l’Enciclica Laborem
exercens, pubblicata poco più di venticinque
anni fa, il 14 settembre 1981, dall’amato mio
predecessore Giovanni Paolo II. Essa ribadisce e
attualizza le grandi intuizioni sviluppate dai Sommi
Pontefici Leone XIII e Pio XI nelle Encicliche Rerum
novarum (1891) e Quadragesimo anno (1931),
entrambe scritte all'epoca della industrializzazione
dell'Europa. In un contesto di liberalismo economico
condizionato dalle pressioni del mercato, dalla
concorrenza e dalla competitività, questi documenti
pontifici richiamano con forza la necessità di
valorizzare la dimensione umana del lavoro e di tutelare
la dignità della persona: in effetti, il riferimento
ultimo di ogni attività umana non può che essere l'uomo,
creato a immagine e somiglianza di Dio. Un’approfondita
analisi della situazione, infatti, conduce a constatare
che il lavoro rientra nel progetto di Dio sull'uomo e che
esso è partecipazione alla sua opera creatrice e
redentrice. E, pertanto, ogni attività umana dovrebbe
essere occasione e luogo di crescita degli individui e
della società, sviluppo dei "talenti" personali
da valorizzare e porre al servizio ordinato del bene
comune, in spirito di giustizia e di solidarietà. Per i
credenti, poi, la finalità ultima del lavoro è la
costruzione del Regno di Dio.
Mentre
invito a far tesoro del dialogo e della riflessione di
questi giorni, auspico che quest’importante assemblea
giovanile costituisca per i partecipanti una fruttuosa
occasione di crescita spirituale ed ecclesiale, grazie
alla condivisione delle testimonianze e delle esperienze,
alla preghiera comune e alle liturgie celebrate insieme.
Oggi, più che mai, è necessario e urgente proclamare
"il Vangelo del lavoro", vivere da cristiani nel
mondo del lavoro e diventare apostoli fra i lavoratori. Ma
per compiere questa missione occorre restare uniti a
Cristo con la preghiera e un’intensa vita sacramentale,
valorizzando a tale scopo in maniera speciale la Domenica,
che è Giorno dedicato al Signore. Mentre incoraggio i
giovani a non perdersi d’animo dinanzi alle difficoltà,
do loro appuntamento per domenica prossima, in Piazza san
Pietro, ove si svolgerà la solenne celebrazione della
Domenica delle Palme e della XXII Giornata Mondiale della
Gioventù, ultima tappa di preparazione alla Giornata
Mondiale della Gioventù, che si terrà il prossimo anno a
Sidney, in Australia.
Quest’anno
il tema di riflessione è: "Come io vi ho amato,
così amatevi anche voi gli uni gli altri" (Gv
13,34). Ripeto in questa circostanza quanto ho scritto ai
giovani cristiani del mondo intero nel mio Messaggio per
la Giornata Mondiale della Gioventù, che si ravvivi cioè
nei giovani "la fiducia nell'amore vero, fedele e
forte; un amore che genera pace e gioia; un amore che lega
le persone, facendole sentire libere nel reciproco
rispetto" e capaci di sviluppare appieno le proprie
potenzialità. Non conta soltanto diventare più «competitivi»
e «produttivi», occorre essere «testimoni della carità».
Soltanto così, infatti, con il sostegno anche delle
rispettive parrocchie, movimenti e comunità, in cui è
possibile fare esperienza della grandezza e della vitalità
della Chiesa, i giovani di oggi saranno in grado di vivere
il lavoro come una vocazione e una vera missione. A tal
fine assicuro il mio orante ricordo e, invocando la
celeste protezione di Maria e di san Giuseppe, Patrono dei
lavoratori, di cuore invio a Lei, Venerato Fratello, a
quanti partecipano al Forum internazionale e a tutti i
giovani lavoratori cristiani una speciale Benedizione
Apostolica
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