|
VIAGGIO
APOSTOLICO IN FRANCIA (12-15 SETTEMBRE 2008)
|
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana, 12 settembre 2008
Benedetto
XVI in Francia come "testimone di un Dio che ama e
salva" affronta il tema della laicità positiva. I
giovani, la sua "preoccupazione più grande"
Benedetto
XVI ha iniziato oggi il suo viaggio pastorale in Francia
in occasione del 150.mo anniversario delle apparizioni di
Lourdes. Il Pontefice è arrivato stamani poco dopo le
11.00 all’aeroporto di Orly accolto con grande cordialità
dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Il servizio della
nostra inviata Francesca Sabatinelli:
Benedetto XVI è per la prima volta da Papa, in
Francia, Paese “molto spesso" al centro della sua
preghiera. Nel suo saluto pronunciato all’Eliseo davanti
al presidente Sarkozy e alle autorità francesi, il Santo
Padre traccia subito il profondo significato del suo
viaggio in una terra della quale non si può dimenticare
“tutto ciò che essa ha apportato alla Chiesa nel corso
di venti secoli”. Il 150.mo delle apparizioni a Lourdes
è l’asse portante di questa visita nata per – spiega
– unirsi “ai pellegrini del mondo che in questo anno
convergono verso il santuario mariano”. Questo viaggio
è l’occasione per il Papa di rivisitare Parigi, città
ben conosciuta dal cardinale Ratzinger, e di ribadire,
ricordando le parole del presidente Sarkozy a Roma nel
dicembre scorso, le profonde radici cristiane
dell’Europa e della Francia, Paese che “fin dalle sue
origini ha ricevuto il messaggio del Vangelo” e la cui
Chiesa vi ha svolto “un ruolo civilizzatore”. Ai
rapporti tra Chiesa e Stato, al problema delle relazioni
tra sfera politica e sfera religiosa, temi al centro delle
riflessioni di molti francesi, la risposta, spiega il
Papa, è stata offerta da Cristo quando disse: “Rendete
a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di
Dio”:
“L’Église en France jouit actuellement d’un régime
de liberté. …“.
La Chiesa in Francia gode attualmente di un regime
di libertà. La diffidenza del passato si è trasformata
poco a poco in un dialogo sereno e positivo, che si
consolida sempre di più".
Benedetto XVI spiega che la buona volontà è
reciproca. Alcuni territori di dialogo sono aperti,
occorre percorrerli, e partendo dall’espressione di
“laicità positiva”, usata da Sarkozy, il Papa è
convinto che, “in questo momento storico, in cui le
culture si intrecciano tra loro sempre più, sia
necessaria una nuova riflessione sul vero significato e
sull’importanza della laicità”:
“Il est en effet fondamental, d’une part,
d’insister sur la distinction entre le politique …
E’ fondamentale da una parte, insistere sulla
distinzione tra l’ambito politico e quello religioso al
fine di tutelare sia la libertà religiosa dei cittadini
che la responsabilità dello Stato verso di essi e,
dall’altra parte, prendere una più chiara coscienza
della funzione insostituibile della religione per la
formazione delle coscienze e del contributo che essa può
apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un
consenso etico di fondo nella società".
Il Papa si sforza di essere seminatore di carità e di
speranza, in una società come quella di oggi che ne ha
bisogno perché afflitta da “poche aspirazioni
spirituali e poche certezze materiali”. Benedetto XVI
non nasconde le sue preoccupazioni, la più grande rivolta
ai giovani: per loro è sempre più difficile trovare un
orientamento, soffrono di una perdita di riferimenti nella
vita familiare, sperimentano i limiti di un comunitarismo
religioso condizionante. Ma l’ansia del Papa si rivolge
anche alla situazione sociale del mondo occidentale,
“segnata purtroppo da una tacita progressione della
distanza tra ricchi e poveri”. Le giuste soluzioni però
ci sono, il Papa le indica: l’azione della Chiesa, che
“cerca di provvedere alle necessità immediate”, ma
accanto deve esserci lo Stato, istituzione alla quale
spetta di “legiferare per sradicare la ingiustizie”.
E’ anche il momento, prosegue, di proteggere e
rispettare il pianeta, di fare “proposte più
costruttive per garantire il benessere delle generazioni
future”. Per la Francia, in qualità di presidente di
turno dell’Unione Europea, questi mesi sono
l’occasione di testimoniare l’attaccamento ai diritti
dell’uomo e alla loro promozione per il bene
dell’individuo e della società:
“Lorsque l'Européen verra et expérimentera
personnellement que les droits …”.
Quando il cittadino europeo vedrà e sperimenterà
personalmente che i diritti inalienabili della persona
umana, dal concepimento fino alla morte naturale, come
anche quelli relativi all’educazione libera, alla vita
familiare, al lavoro, senza
dimenticare naturalmente i diritti religiosi, quando
dunque, il cittadino europeo si renderà conto che questi
diritti, che costituiscono un tutto indissociabile, sono
promossi e rispettati, allora comprenderà pienamente la
grandezza dell’edificio dell’Unione e ne diverrà un
attivo artefice".
In questi tempi tutto questo non è facile, il momento
è incerto, in particolare, di fronte al pericolo del
riemergere di vecchie diffidenze, tensioni e
contrapposizioni tra Nazioni:
“La France, historiquement sensible à la réconciliation
des peuples …
La Francia, storicamente sensibile alla
riconciliazione tra i popoli, è chiamata ad aiutare
l’Europa a costruire la pace dentro i suoi confini e nel
mondo intero".
E’ dunque importante, conclude il Papa, promuovere
un’unità che non può e non vuole divenire uniformità,
ma che è capace di garantire il rispetto delle differenze
nazionali e delle diverse tradizioni culturali, che
costituiscono una ricchezza nella sinfonia europea, nella
coscienza che "la stessa identità nazionale non si
realizza se non nell'apertura verso gli altri popoli e
attraverso la solidarietà con essi".
Nel suo discorso di benvenuto al Papa, il presidente
Sarkozy definisce la sua visita un evento eccezionale per
tutti i cattolici francesi e riprende i concetti espressi
a San Giovanni in Laterano spiegando il perché del suo
richiamo ad una laicità positiva. Dialogare con le
religioni è legittimo per la democrazia e rispettoso nei
confronti della laicità. Dalle religioni, e dunque dal
cristianesimo, non può non partire una riflessione non
soltanto su Dio, ma anche sull’uomo e dunque sulla
società, sulla natura. Sarebbe una follia, precisa
Sarkozy, privarcene e una colpa contro la cultura e il
pensiero. La laicità positiva è la risposta in un
momento di ripiegamento su se stessi, in un’epoca in cui
le democrazie si trovano di fronte alla sfida di dover
rispondere ai problemi che si presentano. La laicità
positiva, la laicità aperta, è un invito al dialogo,
alla tolleranza e al rispetto, un incoraggiamento per le
religioni, come per tutte le correnti di pensiero. In
conclusione, il presidente ribadisce l’importanza delle
religioni per rispondere ai bisogni di speranza degli
uomini. La ricerca di spiritualità non è un pericolo per
la democrazia, non è un pericolo per la laicità.
CERIMONIA DI
BENVENUTO
INCONTRO CON LE AUTORITÀ
DELLO STATO ALL'ELYSÉE
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Parigi,
Eliseo
Venerdì 12 settembre
2008
Signor
Presidente,
Signore e Signori,
cari amici!
Ponendo
piede per la prima volta sul suolo di Francia dopo che la
Provvidenza mi ha chiamato alla Sede di Pietro, mi sento
commosso e onorato per l’accoglienza calorosa che mi
avete riservato. A Lei, Signor Presidente, sono
particolarmente grato per il cordiale invito fattomi a
visitare il Suo Paese, così come per le gentili parole di
benvenuto che mi ha ora rivolto. Come non ricordare la
visita che Vostra Eccellenza mi ha reso in Vaticano nove
mesi or sono? Attraverso la Sua persona, saluto tutti
coloro che abitano questo Paese dalla storia millenaria,
dal presente ricco di eventi e dal futuro promettente.
Sappiano che la Francia è molto spesso al centro della
preghiera del Papa, il quale non può dimenticare tutto ciò
che essa ha apportato alla Chiesa nel corso di venti
secoli! La ragione principale del mio viaggio è la
celebrazione del 150° anniversario delle apparizioni
della Vergine Maria a Lourdes. Desidero unirmi alla folla
degli innumerevoli pellegrini del mondo intero, che nel
corso di quest’anno convergono verso il santuario
mariano, animati dalla fede e dall’amore. È una fede,
è un amore che vengo a celebrare qui, nel vostro Paese,
nel corso delle quattro giornate di grazia che mi sarà
dato di passarvi.
Il mio
pellegrinaggio a Lourdes doveva prevedere una sosta a
Parigi. La vostra capitale mi è familiare e la conosco
molto bene. In essa ho sovente sostato e, nel corso degli
anni, in ragione dei miei studi e delle mie precedenti
mansioni, vi ho intrecciato buone amicizie umane e
intellettuali. Vi ritorno quindi con gioia, lieto
dell’occasione che mi è così offerta di rendere
omaggio all’imponente patrimonio di cultura e di fede
che ha plasmato il vostro Paese in modo splendido durante
secoli e che ha offerto al mondo grandi figure di
servitori della Nazione e della Chiesa, il cui
insegnamento ed esempio hanno naturalmente oltrepassato i
confini geografici e nazionali per contrassegnare il
divenire del mondo. In occasione della Sua visita a Roma,
Signor Presidente, Ella ha ricordato che le radici della
Francia - come quelle dell’Europa – sono cristiane.
Basta la storia a dimostrarlo: fin dalle origini il Suo
Paese ha ricevuto il messaggio del Vangelo. Se i documenti
fanno a volte difetto, resta comunque il fatto che
l’esistenza di comunità cristiane nella Gallia è
attestata in data molto antica: non si può ricordare
senza emozione che la città di Lione aveva un Vescovo già
nella metà del II secolo e che sant’Ireneo, l’autore
dell’Adversus haereses, vi rese una testimonianza
eloquente del vigore del pensiero cristiano. Ora, sant’Ireneo
era venuto da Smirne per predicare la fede nel Cristo
risorto. Lione aveva dunque un Vescovo la cui lingua
materna era il greco: vi può essere un segno più bello
della natura e della destinazione universale del messaggio
cristiano? La Chiesa, impiantata in epoca antica nel Suo
Paese, vi ha svolto un ruolo civilizzatore al quale mi
piace rendere omaggio in questo luogo. Ella stessa vi ha
fatto allusione nel Suo discorso al Palazzo del Laterano
nel dicembre scorso e di nuovo oggi. Trasmissione della
cultura antica attraverso monaci, professori e copisti,
formazione dei cuori e degli spiriti all’amore del
povero, aiuto ai più sprovveduti mediante la fondazione
di numerose Congregazioni religiose, il contributo dei
cristiani al consolidarsi delle istituzioni della Gallia,
poi della Francia, è troppo conosciuto perché mi ci
dilunghi. Le migliaia di cappelle, di chiese, di abbazie,
e di cattedrali che adornano il cuore delle città o la
solitudine delle campagne dicono abbastanza su come gli
antichi padri nella fede hanno voluto onorare Colui che
aveva loro donato la vita e che ci conserva
nell’esistenza.
Numerose
persone, anche qui in Francia, si sono soffermate a
riflettere sui rapporti tra Chiesa e Stato. In verità,
sul problema delle relazioni tra sfera politica e sfera
religiosa Cristo aveva già offerto il criterio di fondo
in base al quale trovare una giusta soluzione. Lo fece
quando, rispondendo ad una domanda che gli era stata
posta, affermò: “Rendete a Cesare ciò che è di
Cesare e a Dio ciò che è di Dio” (Mc
12,17). La Chiesa in Francia gode attualmente di un regime
di libertà. La diffidenza del passato si è trasformata
poco a poco in un dialogo sereno e positivo, che si
consolida sempre di più. Un nuovo strumento di dialogo
esiste dal 2002 ed io ho grande fiducia nel suo lavoro,
perché la buona volontà è reciproca. Sappiamo che
restano ancora aperti certi territori di dialogo che
dovremo percorrere e bonificare poco a poco con
determinazione e pazienza. Lei ha del resto utilizzato,
Signor Presidente, la bella espressione di “laicità
positiva” per qualificare questa comprensione più
aperta. In questo momento storico in cui le culture si
incrociano tra loro sempre di più, sono profondamente
convinto che una nuova riflessione sul vero significato e
sull’importanza della laicità è divenuta necessaria.
E’ fondamentale infatti, da una parte, insistere sulla
distinzione tra l’ambito politico e quello religioso al
fine di tutelare sia la libertà religiosa dei cittadini
che la responsabilità dello Stato verso di essi e,
dall’altra parte, prendere una più chiara coscienza
della funzione insostituibile della religione per la
formazione delle coscienze e del contributo che essa può
apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un
consenso etico di fondo nella società.
Il Papa,
testimone di un Dio che ama e che salva, si sforza di
essere un seminatore di carità e di speranza. Ogni umana
società ha bisogno di speranza e questa necessità è
ancora più forte nel mondo d’oggi che offre poche
aspirazioni spirituali e poche certezze materiali. I
giovani sono la mia preoccupazione più grande. Alcuni di
loro faticano a trovare un orientamento che loro convenga
o soffrono di una perdita di riferimenti nella loro
famiglia. Altri ancora sperimentano i limiti di un
comunitarismo religioso condizionante. Messi a volte ai
margini e spesso abbandonati a se stessi, sono fragili e
devono affrontare da soli una realtà che li supera. E’
dunque necessario offrire loro un solido quadro educativo
e incoraggiarli a rispettare e ad aiutare gli altri, così
che arrivino serenamente all’età matura. La Chiesa, in
questo campo, può recare il suo contributo specifico.
Anche la situazione sociale del mondo occidentale, segnata
purtroppo da una tacita progressione della distanza tra
ricchi e poveri, mi preoccupa. Sono certo che è possibile
trovare soluzioni giuste che, andando oltre l’aiuto
immediato necessario, giungano al cuore dei problemi
nell’intento di proteggere i deboli e di promuovere la
loro dignità. Attraverso le sue numerose istituzioni e
iniziative la Chiesa, come del resto numerose associazioni
nel Suo Paese, cerca spesso di provvedere alle necessità
immediate, ma è allo Stato che spetta di legiferare per
sradicare le ingiustizie. In una cornice molto più larga,
Signor Presidente, mi dà pensiero anche lo stato del
nostro pianeta. Con grande generosità Dio ci ha affidato
il mondo da Lui creato. E’ urgente imparare a
rispettarlo e a proteggerlo meglio. Mi sembra che sia
venuto il momento di fare delle proposte più costruttive
per garantire il benessere delle generazioni future.
L’esercizio
della Presidenza dell’Unione Europea costituisce per il
Suo Paese l’occasione di testimoniare l’attaccamento
della Francia, secondo la sua nobile tradizione, ai
diritti dell’uomo e alla loro promozione per il bene
dell’individuo e della società. Quando il cittadino
europeo vedrà e sperimenterà personalmente che i diritti
inalienabili della persona umana, dal concepimento fino
alla morte naturale, come anche quelli relativi
all’educazione libera, alla vita familiare, al lavoro,
senza dimenticare naturalmente i diritti religiosi, quando
dunque il cittadino europeo si renderà conto che questi
diritti, che costituiscono un tutto indissociabile, sono
promossi e rispettati, allora comprenderà pienamente la
grandezza dell’edificio dell’Unione e ne diverrà un
attivo artefice. Il compito che Le incombe, Signor
Presidente, non è facile. I tempi sono incerti ed è una
impresa ardua trovare la strada buona in mezzo ai meandri
del quotidiano sociale ed economico, nazionale e
internazionale. In particolare, di fronte al pericolo del
riemergere di vecchie diffidenze, tensioni e
contrapposizioni tra Nazioni, di cui oggi siamo
preoccupati testimoni, la Francia, storicamente sensibile
alla riconciliazione tra i popoli, è chiamata ad aiutare
l’Europa a costruire la pace dentro i suoi confini e nel
mondo intero. E’ importante, a tale riguardo, promuovere
un’unità che non può e non vuole divenire uniformità,
ma che è capace di garantire il rispetto delle differenze
nazionali e delle diverse tradizioni culturali, che
costituiscono una ricchezza nella sinfonia europea,
rammentando, d’altra parte, che “la stessa identità
nazionale non si realizza se non nell’apertura verso gli
altri popoli e attraverso la solidarietà con essi”.
Esprimo la mia fiducia che il Suo Paese contribuirà
sempre di più a far progredire questo secolo verso la
serenità, l’armonia e la pace.
Signor
Presidente, cari amici, desidero ancora una volta
esprimervi la mia gratitudine per questo incontro. Vi
assicuro che non mancherò di pregare intensamente per la
vostra bella Nazione, affinché Dio le conceda pace e
prosperità, libertà e unità, uguaglianza e fraternità.
Affido questi voti all’intercessione materna della
Vergine Maria, Patrona principale della Francia. Che Dio
benedica la Francia e tutti i Francesi!
©
Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana
|
|