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VIAGGIO
APOSTOLICO IN FRANCIA (12-15 SETTEMBRE 2008)
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INCONTRO CON LA
DELEGAZIONE EBRAICA
DISCORSO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Radio
Vaticana, 13 settembre 2008
Essere
antisemiti significa essere anticristiani: così il Papa
alla comunità ebraica francese
Ieri
pomeriggio, alla vigilia dello shabbat, il Papa ha
salutato i rappresentanti della comunità ebraica francese
nella sede della nunziatura apostolica. Un incontro molto
cordiale: Benedetto XVI ha sottolineato che cattolici ed
ebrei a motivo di ciò che li unisce e a motivo di ciò
che li separa, hanno “una fratellanza da fortificare e
da vivere”, legame che costituisce “ un continuo
invito a conoscersi meglio e a rispettarsi”. Quindi ha
ribadito che “la Chiesa cattolica si sente impegnata a
rispettare l’Alleanza conclusa dal Dio di Abramo,
d’Isacco e di Giacobbe” in quanto anche essa “si
situa nell’Allenza eterna dell’Onnipotente, i cui
disegni sono senza pentimento, e rispetta i figli della
Promessa, i figli dell’Alleanza, come suoi amati
fratelli nella fede”.
Benedetto XVI ha ripetuto con forza le parole di Pio XI:
“Spiritualmente, noi siamo semiti”. “La Chiesa perciò
– ha aggiunto - si oppone ad ogni forma di
antisemitismo, di cui non v’è alcuna giustificazione
teologica accettabile” nella consapevolezza che
“essere antisemiti” significa “anche essere
anticristiani”. Il Papa ha poi reso ancora una volta un
“commosso omaggio a coloro che sono morti ingiustamente
e a coloro che si sono adoperati perché i nomi delle
vittime restassero presenti nel ricordo” ed esclama:
“Dio non dimentica!”. Infine, Benedetto XVI ha voluto
“richiamare il ruolo eminente svolto dagli Ebrei di
Francia per l’edificazione dell’intera Nazione e il
loro prestigioso apporto al suo patrimonio spirituale”
donando “grandi figure al mondo della politica, della
cultura, dell’arte”.
Parigi
Venerdì 12 settembre
2008
È con
piacere, cari amici, che vi ricevo stasera. È circostanza
felice che il nostro incontro si collochi alla vigilia
della celebrazione settimanale dello shabbat, il
giorno che da tempi immemorabili occupa un posto così
rilevante nella vita religiosa e culturale del popolo
d’Israele. Ogni pio ebreo santifica lo shabbat leggendo
le Scritture e recitando i Salmi. Cari amici, voi lo
sapete, anche la preghiera di Gesù era nutrita di Salmi.
Egli si recava regolarmente al Tempio e alla sinagoga. Vi
prese anche la parola in giorno di sabato. Volle lì
sottolineare con quale bontà l’eterno Dio si prenda
cura dell’uomo, anche nell’organizzazione del tempo.
Il Talmud Yoma (85b) non dice forse: “Il sabato
è donato a voi, ma voi non siete donati al sabato”?
Cristo ha chiesto al popolo dell’Alleanza di riconoscere
sempre l’inaudita grandezza e l’amore del Creatore di
tutti gli uomini. Cari amici, a motivo di ciò che ci
unisce e a motivo di ciò che ci separa, abbiamo una
fratellanza da fortificare e da vivere. E sappiamo che i
legami di fratellanza costituiscono un continuo invito a
conoscersi meglio e a rispettarsi.
Per sua
stessa natura la Chiesa cattolica si sente impegnata a
rispettare l’Alleanza conclusa dal Dio di Abramo,
d’Isacco e di Giacobbe. Essa pure infatti si situa
nell’Allenza eterna dell’Onnipotente, i cui disegni
sono senza pentimento, e rispetta i figli della Promessa,
i figli dell’Alleanza, come suoi amati fratelli nella
fede. Essa ripete con forza, attraverso la mia voce, le
parole del grande Papa Pio XI, mio venerato predecessore:
“Spiritualmente, noi siamo semiti” (Allocuzione a
dei pellegrini del Belgio, 6. 09. 1938). La Chiesa
perciò si oppone ad ogni forma di antisemitismo, di cui
non v’è alcuna giustificazione teologica accettabile.
Il teologo Henri de Lubac, in un’ora “di tenebre”,
come diceva Pio XII, comprese che essere antisemiti
significava anche essere anticristiani (cfr Un nuovo
fronte religioso, pubblicato nel 1942 in: Israele e
la Fede cristiana, p.136). Una volta ancora sento il
dovere di rendere un commosso omaggio a coloro che sono
morti ingiustamente e a coloro che si sono adoperati perché
i nomi delle vittime restassero presenti nel ricordo. Dio
non dimentica!
Non posso
tralasciare, in un’occasione come questa, di richiamare
il ruolo eminente svolto dagli Ebrei di Francia per
l’edificazione dell’intera Nazione e il loro
prestigioso apporto al suo patrimonio spirituale. Essi
hanno donato – e continuano a donare – grandi figure
al mondo della politica, della cultura, dell’arte. Formo
voti rispettosi e pieni d’affetto all’indirizzo di
ciascuno di loro e invoco con fervore su tutte le vostre
famiglie e su tutte le vostre comunità una particolare
Benedizione del Signore dei tempi e della storia. Shabbat
shalom !
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Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana
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