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SANTA
MESSA CON I MALATI (15 SETTEMBRE 2008)
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il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio
Vaticana 15 settembre 2008
La
Messa con i malati. Il Papa: "cercate il sorriso di
Maria, vero riflesso della tenerezza di Dio, sorgente di
speranza invincibile"
Il
Papa questa mattina ha compiuto l’ultima tappa del
Cammino del Giubileo recandosi in visita presso
l’Oratorio dove Bernadette ha ricevuto la Prima
Comunione. Poi ha presieduto la Messa con i malati sul
sagrato della Basilica di Nostra Signora del Rosario di
Lourdes. Ce ne parla Sergio Centofanti.
(canto)
A Lourdes il primo posto spetta ai malati: così, in
questa visita pastorale, non poteva mancare una Messa
dedicata proprio a loro. Tanti volti, tante storie di
sofferenze, spesso silenziose, ma anche tanta luce
misteriosa in quel buio. Il Papa dona ai malati
l’abbraccio della Vergine Addolorata, di cui la Chiesa
celebra oggi la memoria. Anche Maria ha pianto ai piedi
della Croce. “La sua riservatezza, tuttavia –
sottolinea il Pontefice - ci impedisce di misurare
l’abisso del suo dolore”. E “come per il suo Figlio
Gesù, è possibile affermare che questa sofferenza ha
portato anche lei alla perfezione così da renderla capace
di accogliere la nuova missione spirituale che il Figlio
le affida … divenire la Madre di Cristo nelle sue
membra”. Poi ha proseguito:
"Marie est aujourd'hui dans la
joie et la gloire de la Résurrection ...Maria è oggi
nella gioia e nella gloria della Risurrezione. Le lacrime
versate ai piedi della Croce si sono trasformate in un
sorriso che nulla ormai spegnerà, pur rimanendo intatta
la sua compassione materna verso di noi… Maria ama
ciascuno dei suoi figli, concentrando in particolare la
sua attenzione su coloro che, come il Figlio suo
nell’ora della Passione, sono in preda alla sofferenza;
li ama semplicemente perché sono suoi figli, secondo la
volontà di Cristo sulla Croce".
Il Papa affida ai sofferenti il sorriso di Maria
“vero riflesso della tenerezza di Dio” e “sorgente
di una speranza invincibile”, “affinché in esso
possano trovare conforto e sollievo” laddove il dolore
“scuote le più ferme certezze e giunge a far disperare
del senso e del valore della vita”. “Cercare il
sorriso di Maria – spiega - non è questione di
sentimentalismo devoto o antiquato” né “pio
infantilismo” ma è per “coloro che hanno la maturità
spirituale più elevata e sanno per questo riconoscere la
loro debolezza e la loro povertà davanti a Dio”. Quindi
Benedetto XVI eleva una richiesta:
"Je souhaiterais dire, humblement, à ceux qui
souffrent ...
Vorrei dire, umilmente, a coloro che soffrono e a
coloro che lottano e sono tentati di voltare le spalle
alla vita: volgetevi a Maria! Nel sorriso della Vergine si
trova misteriosamente nascosta la forza per proseguire il
combattimento contro la malattia e in favore della vita.
Presso di lei si trova ugualmente la grazia di accettare
senza paura né amarezza il congedo da questo mondo,
nell’ora voluta da Dio".
“Per ciascuno la sofferenza è sempre una straniera
– ha sottolineato - La sua presenza non è mai
addomesticabile. Per questo è difficile sopportarla, e più
difficile ancora – come hanno fatto certi grandi
testimoni della santità di Cristo – accoglierla come
parte integrante della propria vocazione, o accettare,
secondo l’espressione di Bernadette, di “tutto
soffrire in silenzio per piacere a Gesù”.
Il Papa ricorda che Cristo è il vero medico: ma “per
guarirci egli non resta fuori dalla sofferenza che si
sperimenta; la allevia venendo ad abitare in colui che è
colpito dalla malattia, per sopportarla e viverla con lui.
La presenza di Cristo viene a rompere l’isolamento che
il dolore provoca. L’uomo non porta più da solo la sua
prova ma, in quanto membro sofferente di Cristo, viene
conformato a Lui che si offre al Padre, e in Lui partecipa
al parto della nuova creazione”.
Infine Benedetto XVI ha voluto esprimere la sua
gratitudine per quanti si prodigano per i malati e in
particolare il suo grazie è andato ai barellieri e agli
accompagnatori che durante tutto l'anno vengono in
pellegrinaggio a Lourdes con i sofferenti: "Sono le
braccia della Chiesa, umile serva".
(canto)
SANTA MESSA CON
I MALATI
OMELIA
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
Sagrato della
Basilica Notre-Dame du Rosaire
Lourdes, lunedì 15 settembre 2008
Cari
Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio,
cari malati, cari accompagnatori e infermieri,
cari fratelli e sorelle!
Abbiamo celebrato
ieri la Croce di Cristo, strumento della nostra
salvezza, che ci rivela in pienezza la misericordia del
nostro Dio. La Croce è, in effetti, il luogo in cui si
manifesta in modo perfetto la compassione di Dio per il
nostro mondo. Oggi, celebrando la memoria della Beata
Vergine Addolorata, contempliamo Maria che condivide la
compassione del Figlio per i peccatori. Come affermava san
Bernardo, la Madre di Cristo è entrata nella Passione del
Figlio mediante la sua compassione (cfr Omelia per la
Domenica nell’Ottava dell’Assunzione). Ai piedi
della Croce si realizza la profezia di Simeone: il suo
cuore di Madre è trafitto (cfr Lc 2,35) dal
supplizio inflitto all’Innocente, nato dalla sua carne.
Come Gesù ha pianto (cfr Gv 11,35), così anche
Maria ha certamente pianto davanti al corpo torturato del
Figlio. La sua riservatezza, tuttavia, ci impedisce di
misurare l’abisso del suo dolore; la profondità di
questa afflizione è soltanto suggerita dal simbolo
tradizionale delle sette spade. Come per il suo Figlio Gesù,
è possibile affermare che questa sofferenza ha portato
anche lei alla perfezione (cfr Eb 2, 10), così da
renderla capace di accogliere la nuova missione spirituale
che il Figlio le affida immediatamente prima di
“emettere lo spirito” (cfr Gv 19,30): divenire
la Madre di Cristo nelle sue membra. In quest’ora,
attraverso la figura del discepolo amato, Gesù presenta
ciascuno dei suoi discepoli alla Madre dicendole: “Ecco
tuo figlio” (cfr Gv 19, 26-27).
Maria è
oggi nella gioia e nella gloria della Risurrezione. Le
lacrime versate ai piedi della Croce si sono trasformate
in un sorriso che nulla ormai spegnerà, pur rimanendo
intatta la sua compassione materna verso di noi.
L’intervento soccorrevole della Vergine Maria nel corso
della storia lo attesta e non cessa di suscitare verso di
lei, nel Popolo di Dio, una confidenza incrollabile: la
preghiera del Memorare (“Ricordati”)
esprime molto bene questo sentimento. Maria ama ciascuno
dei suoi figli, concentrando in particolare la sua
attenzione su coloro che, come il Figlio suo nell’ora
della Passione, sono in preda alla sofferenza; li ama
semplicemente perché sono suoi figli, secondo la volontà
di Cristo sulla Croce.
Il
Salmista, intravedendo da lontano questo legame materno
che unisce la Madre di Cristo e il popolo credente,
profetizza a riguardo della Vergine Maria: “i più
ricchi del popolo cercheranno il tuo sorriso” (Sal 44,13).
Così, sollecitati dalla Parola ispirata della Scrittura,
i cristiani da sempre hanno cercato il sorriso di Nostra
Signora, quel sorriso che gli artisti, nel Medioevo, hanno
saputo così prodigiosamente rappresentare e valorizzare.
Questo sorriso di Maria è per tutti: esso tuttavia si
indirizza in modo speciale verso coloro che soffrono,
affinché in esso possano trovare conforto e sollievo.
Cercare il sorriso di Maria non è questione di
sentimentalismo devoto o antiquato; è piuttosto la giusta
espressione della relazione viva e profondamente umana che
ci lega a Colei che Cristo ci ha donato come Madre.
Desiderare
di contemplare questo sorriso della Vergine non è affatto
un lasciarsi dominare da una immaginazione incontrollata.
La Scrittura stessa ci svela tale sorriso sulle labbra di
Maria quando ella canta il Magnificat: “L’anima mia
magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio
Salvatore” (Lc 1,46-47). Quando la Vergine
Maria rende grazie al Signore, ci prende a suoi testimoni.
Maria condivide, come per anticipazione, con i futuri
figli che siamo noi la gioia che abita nel suo cuore,
affinché tale gioia diventi anche nostra. Ogni
proclamazione del Magnificat fa di noi dei
testimoni del suo sorriso. Qui a Lourdes, nel corso
dell’apparizione del 3 marzo 1858, Bernadette contemplò
in maniera del tutto speciale questo sorriso di Maria. Fu
questa la prima risposta che la Bella Signora diede alla
giovane veggente che voleva conoscere la sua identità.
Prima di presentarsi a lei, qualche giorno dopo, come “l’Immacolata
Concezione”, Maria le fece conoscere innanzitutto il
suo sorriso, quasi fosse questa la porta d’accesso più
appropriata alla rivelazione del suo mistero.
Nel
sorriso della più eminente fra tutte le creature, a noi
rivolta, si riflette la nostra dignità di figli di Dio,
una dignità che non abbandona mai chi è malato. Quel
sorriso, vero riflesso della tenerezza di Dio, è la
sorgente di una speranza invincibile. Lo sappiamo
purtroppo: la sofferenza prolungata rompe gli equilibri
meglio consolidati di una vita, scuote le più ferme
certezze della fiducia e giunge a volte a far addirittura
disperare del senso e del valore della vita. Vi sono
combattimenti che l’uomo non può sostenere da solo,
senza l’aiuto della grazia divina. Quando la parola non
sa più trovare espressioni adeguate, s’afferma il
bisogno di una presenza amorevole: cerchiamo allora la
vicinanza non soltanto di coloro che condividono il nostro
stesso sangue o che ci sono legati con i vincoli
dell’amicizia, ma la vicinanza anche di coloro che ci
sono intimi per il legame della fede. Chi potrebbe esserci
più intimo di Cristo e della sua santa Madre,
l’Immacolata? Più di chiunque altro, essi sono capaci
di comprenderci e di cogliere la durezza del combattimento
ingaggiato contro il male e la sofferenza. La Lettera
agli Ebrei afferma, a proposito di Cristo, che egli
non è incapace di “compatire le nostre debolezze,
essendo stato lui stesso provato in ogni cosa” (Eb
4,15). Vorrei dire, umilmente, a coloro che soffrono e
a coloro che lottano e sono tentati di voltare le spalle
alla vita: volgetevi a Maria! Nel sorriso della Vergine si
trova misteriosamente nascosta la forza per proseguire il
combattimento contro la malattia e in favore della vita.
Presso di lei si trova ugualmente la grazia di accettare
senza paura né amarezza il congedo da questo mondo,
nell’ora voluta da Dio.
Quanto
era giusta l’intuizione di quella bella figura
spirituale francese che fu Dom Jean-Baptiste Chautard, il
quale ne L’anima di ogni apostolato proponeva al
cristiano fervoroso frequenti “incontri di sguardo
con la Vergine Maria” ! Sì, cercare il sorriso
della Vergine Maria non è un pio infantilismo; è
l’ispirazione, dice il Salmo 44, di coloro che sono “i
più ricchi del popolo”(v. 13). “I più
ricchi”, s’intende, nell’ordine della fede,
coloro che hanno la maturità spirituale più elevata e
sanno per questo riconoscere la loro debolezza e la loro
povertà davanti a Dio. In quella manifestazione molto
semplice di tenerezza che è il sorriso, percepiamo che la
nostra unica ricchezza è l’amore che Dio ha per noi e
che passa attraverso il cuore di colei che è diventata
nostra Madre. Cercare questo sorriso significa
innanzitutto cogliere la gratuità dell’amore; significa
pure saper suscitare questo sorriso col nostro impegno di
vivere secondo la parola del suo Figlio diletto, così
come il bambino cerca di suscitare il sorriso della madre
facendo ciò che a lei piace. E noi sappiamo ciò che
piace a Maria grazie alle parole che lei stessa rivolse ai
servi di Cana: “Fate quello che vi dirà” (cfr Gv
2,5)
Il
sorriso di Maria è una sorgente di acqua viva. “Chi
crede in me, ha detto Gesù, fiumi d’acqua viva
sgorgheranno dal suo seno” (Gv 7,38). Maria
è colei che ha creduto e, dal suo seno, sono sgorgati
fiumi d’acqua viva che vengono ad irrigare la storia
degli uomini. La sorgente indicata, qui a Lourdes, da
Maria a Bernadette è l’umile segno di questa realtà
spirituale. Dal suo cuore di credente e di madre sgorga
un’acqua viva che purifica e guarisce. Immergendosi
nelle piscine di Lourdes, quanti sono coloro che hanno
scoperto e sperimentato la dolce maternità della Vergine
Maria, attaccandosi a lei per meglio attaccarsi al
Signore! Nella sequenza liturgica di questa festa della
Beata Vergine Addolorata, Maria è onorata sotto il titolo
di “Fons amoris”, “Sorgente d’amore”. Dal
cuore di Maria scaturisce, in effetti, un amore gratuito
che suscita una risposta filiale, chiamata ad affinarsi
senza posa. Come ogni madre, e meglio di ogni madre, Maria
è l’educatrice dell’amore. E’ per questo che tanti
malati vengono qui, a Lourdes, per dissetarsi a questa “Sorgente
d’amore” e per lasciarsi condurre all’unica
sorgente della salvezza, il Figlio suo, Gesù Salvatore.
Cristo
dispensa la sua salvezza attraverso i Sacramenti e, in
modo speciale, alle persone che soffrono di malattie o che
sono portatrici di un handicap, attraverso la grazia
dell’Unzione degli infermi. Per ciascuno la sofferenza
è sempre una straniera. La sua presenza non è mai
addomesticabile. Per questo è difficile sopportarla, e più
difficile ancora – come hanno fatto certi grandi
testimoni della santità di Cristo – accoglierla come
parte integrante della propria vocazione, o accettare,
secondo l’espressione di Bernadette, di “tutto
soffrire in silenzio per piacere a Gesù” Per poter
dire ciò è necessario aver già percorso un lungo
cammino in unione con Gesù. In compenso, è possibile già
subito rimettersi alla misericordia di Dio così come essa
si manifesta mediante la grazia del Sacramento dei malati.
Bernadette stessa, nel corso di un’esistenza spesso
segnata dalla malattia, ricevette questo Sacramento
quattro volte. La grazia propria del Sacramento consiste
nell’accogliere in sé Cristo medico. Cristo tuttavia
non è medico alla maniera del mondo. Per guarirci, egli
non resta fuori della sofferenza che si sperimenta; la
allevia venendo ad abitare in colui che è colpito dalla
malattia, per sopportarla e viverla con lui. La presenza
di Cristo viene a rompere l’isolamento che il dolore
provoca. L’uomo non porta più da solo la sua prova ma,
in quanto membro sofferente di Cristo, viene conformato a
Lui che si offre al Padre, e in Lui partecipa al parto
della nuova creazione.
Senza
l’aiuto del Signore, il giogo della malattia e della
sofferenza è crudelmente pesante. Nel ricevere il
Sacramento dei malati, noi non desideriamo portare altro
giogo che quello di Cristo, forti della promessa che Egli
ci ha fatto, che cioè il suo giogo sarà facile da
portare e il suo peso leggero (cfr Mt 11,30).
Invito le persone che riceveranno l’Unzione dei malati
nel corso di questa Messa a entrare in una simile
speranza.
Il
Concilio Vaticano II ha presentato Maria come la figura
nella quale è riassunto tutto il mistero della Chiesa (cfr
LG, 63-65). La sua vicenda personale ripropone il
profilo della Chiesa, che è invitata ad essere attenta
quanto lei alle persone che soffrono. Rivolgo un saluto
affettuoso ai componenti del Servizio sanitario e
infermieristico, come pure a tutte le persone che, a
titoli diversi, negli ospedali e in altre istituzioni,
contribuiscono alla cura dei malati con competenza e
generosità. Ugualmente al personale di accoglienza, ai
barellieri e agli accompagnatori che, provenendo da tutte
le diocesi di Francia ed anche da più lontano, si
prodigano lungo tutto l’anno intorno ai malati che
vengono in pellegrinaggio a Lourdes, vorrei dire quanto il
loro servizio è prezioso. Essi sono le braccia della
Chiesa, umile serva. Desidero infine incoraggiare coloro
che, in nome della loro fede, accolgono e visitano i
malati, in particolare nelle cappellanie degli ospedali,
nelle parrocchie o, come qui, nei santuari. Possiate
sentire sempre in questa importante e delicata
missione il sostegno efficace e fraterno delle vostre
comunità! A questo riguardo, saluto e ringrazio
particolarmente i miei fratelli nell’episcopato, i
vescovi francesi, i vescovi stranieri e tutti i preti che
accompagnano i malati e gli uomini toccati dalla
sofferenza nel mondo. Grazie per il vostro servizio al
Signore sofferente.
Il
servizio di carità che voi rendete è un servizio
mariano. Maria vi affida il suo sorriso, affinché
diventiate voi stessi, nella fedeltà al Figlio suo,
sorgenti di acqua viva. Quello che voi fate, lo fate a
nome della Chiesa, di cui Maria è l’immagine più pura.
Possiate voi portare il suo sorriso a tutti!
Concludendo,
desidero unirmi alla preghiera dei pellegrini e dei malati
e riprendere insieme con voi uno stralcio della preghiera
a Maria per la celebrazione di questo Giubileo:
“Poiché
tu sei il sorriso di Dio, il riflesso della luce di
Cristo, la dimora dello Spirito Santo,
poiché
tu hai scelto Bernadette nella sua miseria, tu che
sei la stella del mattino, la porta del cielo e la prima
creatura risorta,
Nostra
Signora di Lourdes”, con i nostri fratelli e le
nostre sorelle i cui cuori e i cui corpi sono dolenti,
noi ti preghiamo!
©
Copyright 2008 - Libreria Editrice Vaticana
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