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DISCORSO
AGLI UNIVERSITARI DELLA FUCI (9 NOVEMBRE 2007) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 9 novembre 2007
Benedetto XVI
agli universitari cattolici della FUCI: cercare il sapere
non contrasta con la fede, ma combatte le derive arroganti
e violente di certa cultura
Lo studio
è una “provvidenziale opportunità per avanzare nel
cammino della fede”: permette all’intelligenza di
aprire l’uomo al mistero di Dio e dunque di chiuderlo
all’ottusità di comportamenti “improntati
all’arroganza e alla violenza”. Con queste
affermazioni Benedetto XVI ha accolto in udienza i circa
120 rappresentanti della FUCI, la Federazione degli
universitari cattolici italiani, che celebra quest’anno
i 110 anni di fondazione. Il servizio di Alessandro De
Carolis:
“Credere nello studio”: questa frase racchiude ben
più dello slogan che a prima vista sembra esprimere.
Unisce due ambiti molto spesso considerati
pregiudizialmente in contrasto fra loro, ma che sin
dall’inizio del suo Pontificato Benedetto XVI ha cercato
e cerca di conciliare: la fede e la ricerca del sapere.
Non perché si ha fede si deve rinunciare a cercare
liberamente la verità, e non perché si cerca la verità
con libertà si deve rinunciare alla fede, è il pensiero
del Papa. Al crocevia di queste due tensioni si pongono i
centodieci anni di esperienza che fanno la storia e lo
spirito della FUCI. Essere e lavorare da cristiani nel
mondo della cultura, nella società e nella Chiesa: questo
è il valore della Federazione degli universitari
cattolici italiani, che ha contribuito a formare - ha
ricordato il Papa – “intere generazioni di cristiani
esemplari”. Tra le molte centinaia, spiccano figure
d’eccellenza che rispondono ai nomi dei Beati
Piergiorgio Frassati e Alberto Marvelli, di due vittime
del terrorismo come lo statista Aldo Moro e il prof.
Vittorio Bachelet, di un Pontefice, Paolo VI.
“Credere nello studio”, ha affermato Benedetto XVI,
“vuol dire riconoscere che lo studio e la ricerca –
specialmente durante gli anni dell’Università –
posseggono un’intrinseca forza di allargamento degli
orizzonti dell’intelligenza umana, purché lo studio
accademico conservi un profilo esigente, rigoroso, serio,
metodico e progressivo”. Proprio nell’ambito della
trasmissione del sapere, ha proseguito il Papa, la FUCI
“può esprimere appieno anche oggi il suo antico e
sempre attuale carisma:
“E cioè la convinta testimonianza della
‘possibile amicizia’ tra l’intelligenza e la fede,
che comporta lo sforzo incessante di coniugare la
maturazione nella fede con la crescita nello studio e
l’acquisizione del sapere scientifico (...) In effetti,
perchè ritenere che chi ha fede debba rinunciare alla
ricerca libera della verità, e chi cerca liberamente la
verità debba rinunciare alla fede? E’ invece possibile,
proprio durante gli studi universitari e grazie ad essi,
realizzare un’autentica maturazione umana, scientifica e
spirituale”.
Lo studio costituisce, al tempo stesso - ha osservato
ancora il Papa - una provvidenziale opportunità per
avanzare nel cammino della fede, perché l’intelligenza
ben coltivata apre il cuore dell’uomo all’ascolto
della voce di Dio, evidenziando l’importanza del
discernimento e dell’umiltà. Benedetto XVI ha
rammentato l’invito rivolto ai giovani italiani
dell’Agorà di Loreto, ai primi di settembre: quello di
“non seguire la strada dell’orgoglio, bensì quella di
un realistico senso della vita aperto alla dimensione
trascendente”:
“Oggi, come in passato, chi vuole essere discepolo
di Cristo è chiamato ad andare controcorrente, a non
lasciarsi attrarre da richiami interessati e suadenti che
provengono da diversi pulpiti dove sono propagandati
comportamenti improntati all’arroganza e alla violenza,
alla prepotenza e alla conquista del successo con ogni
mezzo. Si registra nell’attuale società una corsa
talora sfrenata all’apparire e all’avere a scapito
purtroppo dell’essere, e la Chiesa, maestra di umanità,
non si stanca di esortare specialmente le nuove
generazioni, alle quali voi appartenete, a restare
vigilanti e a non temere di scegliere vie
‘alternative’ che solo Cristo sa indicare”.
Il Papa ha concluso l’udienza alla FUCI con questa
esortazione: impegnatevi “onestamente nello studio,
coltivando un maturo senso di responsabilità ed un
interesse condiviso per il bene comune”.
DISCORSO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
Cari
giovani amici della FUCI,
mi è
particolarmente gradita questa vostra visita, che compite
al termine delle celebrazioni per il centodecimo
anniversario della nascita della vostra Associazione, la
FUCI, Federazione Universitaria Cattolica Italiana.
Rivolgo a ciascuno di voi il mio saluto cordiale,
incominciando dai Presidenti Nazionali e dall’Assistente
Ecclesiastico Centrale, e li ringrazio per le parole che
mi hanno rivolto a vostro nome. Saluto Monsignor Giuseppe
Betori, Segretario Generale della Conferenza Episcopale
Italiana, e Mons. Domenico Sigalini, Vescovo di Palestrina
ed Assistente Ecclesiastico Generale dell'Azione Cattolica
Italiana, che vi hanno accompagnato in questa Udienza e
che con la loro presenza testimoniano il forte radicamento
della FUCI nella Chiesa che è in Italia. Saluto gli
Assistenti diocesani e i membri della Fondazione FUCI. A
tutti e a ciascuno rinnovo l’apprezzamento della Chiesa
per il lavoro che la vostra Associazione svolge nel mondo
universitario al servizio del Vangelo.
La FUCI
celebra i suoi 110 anni: un’occasione propizia per
guardare al cammino percorso e alle prospettive future. La
custodia della memoria storica rappresenta un prezioso
valore perché, nel considerare la validità e la
consistenza delle proprie radici, si è più facilmente
spinti a proseguire con entusiasmo l’itinerario avviato.
In questa lieta circostanza, riprendo volentieri le parole
che dieci anni or sono ebbe a rivolgervi il mio venerato e
amato predecessore Giovanni Paolo II, in occasione del
vostro centenario: «La storia di questi 100 anni – egli
disse - sta proprio a confermare che la vicenda della FUCI
costituisce un significativo capitolo nella vita della
Chiesa in Italia, in particolare in quel vasto e
multiforme movimento laicale che ha avuto nell’Azione
Cattolica il suo asse portante» (Insegnamenti di
Giovanni Paolo II, XIX,1 [1996], p. 1110).
Come non
riconoscere che la FUCI ha contribuito alla formazione di
intere generazioni di cristiani esemplari, che hanno
saputo tradurre nella vita e con la vita il
Vangelo, impegnandosi sul piano culturale, civile, sociale
ed ecclesiale? Penso, in primo luogo, ai beati Piergiorgio
Frassati e Alberto Marvelli, vostri coetanei; ricordo
personalità illustri come Aldo Moro e Vittorio Bachelet,
entrambi barbaramente uccisi; né posso dimenticare il mio
venerato predecessore Paolo VI, che fu attento e
coraggioso Assistente ecclesiastico centrale della FUCI
nei difficili anni del fascismo, e poi Mons. Emilio Guano
e Mons. Franco Costa. I recenti dieci anni sono stati
inoltre caratterizzati dal deciso impegno della FUCI di
riscoprire la propria dimensione universitaria. Dopo non
pochi dibattiti e accese discussioni, a metà degli anni
Novanta, in Italia si è posto mano ad una radicale
riforma del sistema accademico, che ora presenta una nuova
fisionomia, carica di promettenti prospettive insieme però
ad elementi che suscitano una legittima preoccupazione. E
voi, sia nei recenti Congressi che sulle pagine della
rivista Ricerca, vi siete costantemente preoccupati
della nuova configurazione degli studi accademici, delle
relative modifiche legislative, del tema della
partecipazione studentesca e dei modi in cui le dinamiche
globali della comunicazione incidono sulla formazione e
sulla trasmissione del sapere.
E’
proprio in questo ambito che la FUCI può esprimere
appieno anche oggi il suo antico e sempre attuale carisma:
e cioè la convinta testimonianza della "possibile
amicizia" tra l’intelligenza e la fede, che
comporta lo sforzo incessante di coniugare la maturazione
nella fede con la crescita nello studio e l’acquisizione
del sapere scientifico. In questo contesto acquista
significativo valore l’espressione a voi cara:
"credere nello studio". In effetti, perchè
ritenere che chi ha fede debba rinunciare alla ricerca
libera della verità, e chi cerca liberamente la verità
debba rinunciare alla fede? E’ invece possibile, proprio
durante gli studi universitari e grazie ad essi,
realizzare un’autentica maturazione umana, scientifica e
spirituale. "Credere nello studio" vuol dire
riconoscere che lo studio e la ricerca – specialmente
durante gli anni dell’Università – posseggono
un’intrinseca forza di allargamento degli orizzonti
dell’intelligenza umana, purché lo studio accademico
conservi un profilo esigente, rigoroso, serio, metodico e
progressivo. A queste condizioni, anzi, esso rappresenta
un vantaggio per la formazione globale della persona
umana, come soleva dire il beato Giuseppe Tovini,
osservando che con lo studio i giovani non sarebbero mai
stati poveri, mentre senza lo studio non sarebbero mai
stati ricchi.
Lo studio
costituisce, al tempo stesso, una provvidenziale
opportunità per avanzare nel cammino della fede, perché
l’intelligenza ben coltivata apre il cuore dell’uomo
all’ascolto della voce di Dio, evidenziando
l’importanza del discernimento e dell’umiltà. Proprio
al valore dell’umiltà mi riferivo nella recente Agorà
di Loreto, quando esortavo i giovani italiani a non
seguire la strada dell’orgoglio, bensì quella di un
realistico senso della vita aperto alla dimensione
trascendente. Oggi, come in passato, chi vuole essere
discepolo di Cristo è chiamato ad andare controcorrente,
a non lasciarsi attrarre da richiami interessati e
suadenti che provengono da diversi pulpiti dove sono
propagandati comportamenti improntati all’arroganza e
alla violenza, alla prepotenza e alla conquista del
successo con ogni mezzo. Si registra nell’attuale società
una corsa talora sfrenata all’apparire e all’avere a
scapito purtroppo dell’essere, e la Chiesa, maestra di
umanità, non si stanca di esortare specialmente le nuove
generazioni, alle quali voi appartenete, a restare
vigilanti e a non temere di scegliere vie
"alternative" che solo Cristo sa indicare.
Sì, cari
amici, Gesù chiama tutti i suoi amici a improntare la
loro esistenza ad un modo di vivere sobrio e solidale, a
tessere relazioni affettive sincere e gratuite con gli
altri. A voi, cari giovani studenti, chiede di impegnarvi
onestamente nello studio, coltivando un maturo senso di
responsabilità ed un interesse condiviso per il bene
comune. Gli anni dell’Università siano pertanto
palestra di convinta e coraggiosa testimonianza
evangelica. E per realizzare questa vostra missione,
cercate di coltivare un’intima amicizia con il divino
Maestro, ponendovi alla scuola di Maria, Sede della
Sapienza. Alla sua materna intercessione vi affido e,
mentre vi assicuro un ricordo nella preghiera, imparto di
cuore a tutti con affetto una speciale Benedizione
apostolica, che volentieri estendo alle vostre famiglie e
alle persone a voi care.
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