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IL
PAPA AI FUTURI DIPLOMATICI DELLA SANTA SEDE (9
GIUGNO 2008) |
Ascolta
il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Fonte,
Radio Vaticana, 9 giugno 2008
Testimoniare
Dio prima che con le parole con il modo di vivere, anche
negli ambienti più lontani dalla fede: così il Papa ai
futuri diplomatici della Santa Sede
Benedetto
XVI invita i futuri diplomatici a servizio della Santa
Sede a testimoniare in ogni situazione e luogo la presenza
di un Dio che comprende e sa parlare all’uomo, anche in
contesti molto lontani dalla fede cristiana. In udienza
stamane dal Papa la comunità della Pontificia Accademia
Ecclesiastica. Il servizio di Roberta Gisotti.
Sono stati accolti nella Sala dei Papi i sacerdoti, una
trentina, che stanno formandosi nella Pontificia Accademia
Ecclesiastica per entrare nel Corpo diplomatico della
Santa Sede, presso le nunziature o la Segretaria di Stato.
Un ministero apostolico che “domanda competenze che non
si possono improvvisare”, ha premesso Benedetto XVI:
“Nel vostro quotidiano lavoro verrete a contatto
con realtà ecclesiali da comprendere e sostenere; vivrete
spesso lontano dalla vostra terra di origine in Paesi che
imparerete a conoscere e ad amare; dovrete accostare il
mondo della diplomazia bilaterale e multilaterale, ed
essere pronti ad offrire non solo l’apporto della vostra
esperienza diplomatica, ma anche, e soprattutto, la vostra
testimonianza sacerdotale”.
Ma non basta – ha sottolineato il Papa – “la
necessaria e doverosa preparazione giuridica, teologica e
diplomatica” per suscitare in voi “una accogliente
premura pastorale verso tutti"; “quel che più
conta – ha detto – è che improntiate la vostra vita e
la vostra attività ad un amore fedele a Cristo”:
“Qualsiasi lavoro svolgerete nella Chiesa,
preoccupatevi di essere sempre veri suoi amici, amici
fedeli che lo hanno incontrato e hanno imparato ad amarlo
al di sopra di ogni altra cosa”.
Solo la comunione con Gesù può infatti assicurare
“la serenità e la pace anche nei momenti più complessi
e difficili”:
“Immersa nel vortice di una attività frenetica,
l’umanità corre spesso il pericolo di smarrire il senso
dell’esistenza, mentre una certa cultura contemporanea
pone in dubbio ogni valore assoluto, e persino la
possibilità di conoscere la verità e il bene”.
Dunque “ancor prima che con le vostre parole” –
ha raccomandato Benedetto XVI ai sacerdoti futuri
diplomatici – proclamate il “Vangelo dell’amore”
“con il vostro modo di vivere”, “in ambienti talora
molto lontani dall’esperienza cristiana”:
“Annunciate
la Verità che è Cristo. La preghiera, la meditazione e
l’ascolto della Parola di Dio siano per voi pane
quotidiano”.
DISCORSO
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
ALLA
COMUNITÀ DELLA PONTIFICIA
ACCADEMIA ECCLESIASTICA
Sala dei Papi
Lunedì, 9 giugno 2008
Venerato
Fratello,
cari Sacerdoti della Pontificia Accademia Ecclesiastica,
sono
lieto di accogliervi e rivolgo a ciascuno di voi il mio
cordiale benvenuto. Saluto, in primo luogo, il vostro
Presidente, Monsignor Beniamino Stella, e lo ringrazio per
i devoti sentimenti che mi ha manifestato a nome di tutti.
Saluto i suoi Collaboratori e, con speciale affetto,
saluto voi, cari Alunni. Il nostro incontro ha luogo in
questo mese di giugno, in cui è particolarmente viva nel
popolo cristiano la devozione al Sacro Cuore di Gesù,
fornace inesauribile a cui attingere amore e misericordia
da testimoniare e diffondere tra tutti i membri del Popolo
di Dio. A questa fonte dobbiamo abbeverarci anzitutto noi,
sacerdoti, per poter comunicare agli altri la tenerezza
divina, nello svolgimento dei diversi ministeri che la
Provvidenza ci affida.
Ognuno di
voi, cari Sacerdoti, cresca sempre più nella conoscenza
di questo divino amore: solo così potrete portare a
compimento, con una fedeltà senza compromessi, la
missione alla quale vi state preparando in questi anni di
studio. Il ministero apostolico e diplomatico a servizio
della Santa Sede, che espleterete laddove sarete inviati,
domanda competenze che non si possono improvvisare: fate
tesoro pertanto di questo periodo della vostra formazione
per essere poi in grado di affrontare in modo adeguato
ogni situazione. Nel vostro quotidiano lavoro verrete a
contatto con realtà ecclesiali da comprendere e
sostenere; vivrete spesso lontano dalla vostra terra di
origine in Paesi che imparerete a conoscere e ad amare;
dovrete accostare il mondo della diplomazia bilaterale e
multilaterale, ed essere pronti ad offrire non solo
l’apporto della vostra esperienza diplomatica, ma anche,
e soprattutto, la vostra testimonianza sacerdotale. Per
questo, oltre la necessaria e doverosa preparazione
giuridica, teologica e diplomatica, quel che più conta è
che improntiate la vostra vita e la vostra attività ad un
amore fedele a Cristo e alla Chiesa, che susciti in voi
una accogliente premura pastorale verso tutti.
Per
adempiere fedelmente a questo compito, cercate fin d’ora
di “vivere nella fede del Figlio di Dio” (Gal
2, 20), sforzatevi cioè di essere Pastori secondo il
cuore di Cristo, che intrattengono con Lui un quotidiano
ed intimo colloquio. E’ l’unità con Gesù il segreto
dell’autentico successo del ministero di ogni sacerdote.
Qualsiasi lavoro svolgerete nella Chiesa, preoccupatevi di
essere sempre veri suoi amici, amici fedeli che lo hanno
incontrato e hanno imparato ad amarlo al di sopra di ogni
altra cosa. La comunione con Lui, il divin Maestro delle
nostre anime, vi assicurerà la serenità e la pace anche
nei momenti più complessi e difficili.
Immersa
nel vortice di una attività frenetica, l’umanità corre
spesso il pericolo di smarrire il senso dell’esistenza,
mentre una certa cultura contemporanea pone in dubbio ogni
valore assoluto, e persino la possibilità di conoscere la
verità e il bene. Per questo c’è bisogno di
testimoniare la presenza di Dio, di un Dio che comprenda
l’uomo e sappia parlare al suo cuore. Vostro compito sarà
proprio quello di proclamare con il vostro modo di vivere,
ancor prima che con le vostre parole, l’annuncio gioioso
e consolante del Vangelo dell’amore in ambienti talora
molto lontani dall’esperienza cristiana. Siate, dunque,
ogni giorno ascoltatori docili della Parola di Dio, vivete
in essa e di essa, così da renderla presente nella vostra
attività sacerdotale. Annunciate la Verità che è
Cristo. La preghiera, la meditazione e l’ascolto della
Parola di Dio siano per voi pane quotidiano. Se crescerà
in voi la comunione con Gesù, se vivrete di Lui e non
solo per Lui, irradierete il suo amore e la sua gioia
attorno a voi.
Accanto
all’ascolto quotidiano della Parola di Dio, la
Celebrazione dell’Eucaristia sia il cuore e il centro di
ogni vostra giornata e di tutto il vostro ministero. Il
sacerdote, come ogni battezzato, vive della comunione
eucaristica con il Signore. Non ci si può accostare
quotidianamente al Signore, pronunciare le tremende e
stupende parole “Questo è il mio Corpo, questo è il
mio Sangue”, non si può prendere tra le mani il Corpo e
il Sangue del Signore, senza lasciarsi afferrare da Lui,
senza lasciarsi conquistare dal suo fascino, senza
permettere che il suo amore infinito ci cambi
interiormente. L’Eucaristia diventi per voi scuola di
vita, nella quale il sacrificio di Gesù sulla Croce vi
insegni a fare di voi stessi un totale dono ai fratelli.
Il Rappresentante pontificio, nello svolgimento della sua
missione, è chiamato ad offrire questa testimonianza di
accoglienza verso il prossimo, frutto di un'unione
costante con Cristo.
Cari
Sacerdoti dell’Accademia Ecclesiastica, grazie
nuovamente per questa vostra visita, che mi permette di
sottolineare l’importanza del ruolo e della funzione dei
Nunzi Apostolici, offrendomi al tempo stesso l’occasione
di ringraziare tutti coloro che lavorano nelle Nunziature
e nel servizio diplomatico della Santa Sede. Un
particolare saluto ed augurio formulo a quanti tra voi
stanno per lasciare l’Accademia e per assumere il loro
primo incarico: il Signore vi sostenga e vi accompagni con
la sua grazia. Tutti vi affido, cari fratelli, alla
protezione della Santa Madre di Dio, modello e conforto
per quanti tendono alla santità e si dedicano alla causa
del Regno. Veglino su di voi il Patrono dell’Accademia
Ecclesiastica, sant’Antonio Abate, san Pietro e san
Paolo, del quale ci apprestiamo a celebrare un anno
giubilare in occasione del bimillennario della nascita. Vi
accompagni sempre anche la mia preghiera e la Benedizione,
che imparto di cuore a ciascuno di voi, alle Reverende
Suore, al Personale dell’Accademia e a tutti i vostri
cari.
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