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UDIENZA
ALLA PONTIFICIA ACCADEMIA ECCLESIASTICA (23 MAGGIO 2009) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Il
Papa ai futuri diplomatici della Santa Sede: preoccupatevi
della santità non della carriera o del plauso della gente
C’è
un “codice” che permette ai cristiani di decifrare le
problematiche del mondo: il Vangelo. A questo codice
Benedetto XVI ha invitato a fare costante riferimento
parlando agli allievi della Pontificia Accademia
Ecclesiastica, i futuri sacerdoti destinati al servizio
diplomatico della Santa Sede. Il Papa li ha sollecitati a
coltivare una forte identità spirituale per non cedere
alle lusinghe di una comoda carriera o lasciarsi deviare,
ha detto, da “logiche troppo terrene”. Il servizio di Alessandro
De Carolis:
Essere nel mondo senza essere del mondo. Se ci sono
uomini, all’interno della Chiesa, per i quali la
sapienza di questa frase è “tagliata” su misura,
questi sono senza dubbio i sacerdoti che lavorano nelle
nunziature apostoliche sparse nel mondo. Un servizio di
grande importanza e al contempo - ha riconosciuto con
schiettezza Benedetto XVI – esposto al rischio di una
contaminazione quando la saldezza spirituale dovesse
entrare in conflitto con logiche che non appartengono a
chi è di Cristo:
“In effetti, il servizio nelle nunziature
apostoliche si può considerare, in qualche misura, come
una specifica vocazione sacerdotale, un ministero
pastorale che comporta un particolare inserimento nel
mondo e nelle sue problematiche spesso assai complesse, di
carattere sociale e politico. E' allora importante che
impariate a decifrarle, sapendo che il 'codice', per così
dire, di analisi e di comprensione di queste dinamiche non
può essere che il Vangelo e il perenne Magistero della
Chiesa”.
Dunque, pienamente formati “alla lettura attenta
delle realtà umane e sociali”, ma anche pienamente
“intimi” di Gesù: su questi pilastri, ha proseguito
il Papa, si regge l’architrave di questo particolare
impegno. L’essere "uomini di intensa preghiera”,
ha indicato Benedetto XVI ai giovani di fronte a sé, vi
aiuterà a superare solitudini e incomprensioni e a non
perdere di vista l’essenzialità del servizio:
“Quella capacità di dialogo con la modernità che
vi è richiesta, nonché il contatto con le persone e le
istituzioni che esse rappresentano, esigono una robusta
struttura interiore e una solidità spirituale in grado di
salvaguardare e anzi di evidenziare sempre meglio la
vostra identità cristiana e sacerdotale. Solo così
potrete evitare di risentire degli effetti negativi della
mentalità mondana, e non vi lascerete attrarre né
contaminare da logiche troppo terrene”.
Il Pontefice ha invitato gli allievi della Pontificia
Accademia Ecclesiastica a vivere con particolare intensità
l’Anno sacerdotale che inizierà il prossimo 19 giugno.
“Valorizzate al massimo questa opportunità - ha detto
loro - per essere sacerdoti secondo il cuore di Cristo,
come san Giovanni Maria Vianney”:
“Il
Signore ci vuole santi, cioè tutti ‘suoi’, non
preoccupati di costruirci una carriera umanamente
interessante o comoda, non alla ricerca del plauso e del
successo della gente, ma interamente dediti al bene delle
anime, disposti a compiere fino in fondo il nostro dovere
con la consapevolezza di essere 'servi inutili', lieti di
poter offrire il nostro povero apporto alla diffusione del
Vangelo”.
PAROLE
DEL PAPA
Venerato
Fratello nell'Episcopato,
cari
fratelli sacerdoti!
E' per me
una gioia rinnovata accogliere e salutare tutti voi,
venuti anche quest'anno per manifestare al Successore di
Pietro la testimonianza del vostro affetto e della vostra
fedeltà. Saluto il Presidente della Pontificia Accademia
Ecclesiastica, Mons. Beniamino Stella, e lo ringrazio per
le parole che mi ha cortesemente rivolto, come pure per il
servizio che svolge con grande dedizione. Saluto i suoi
collaboratori, le Suore Francescane Missionarie di Gesù
Bambino, e voi tutti, che in questi anni della vostra
giovinezza sacerdotale vi state preparando a servire la
Chiesa e il suo Pastore universale, in un singolare
ministero, quale è appunto quello svolto nelle
Rappresentanze Pontificie.
In
effetti, il servizio nelle Nunziature Apostoliche si può
considerare, in qualche misura, come una specifica
vocazione sacerdotale, un ministero pastorale che comporta
un particolare inserimento nel mondo e nelle sue
problematiche spesso assai complesse, di carattere sociale
e politico. E' allora importante che impariate a
decifrarle, sapendo che il "codice", per così
dire, di analisi e di comprensione di queste dinamiche non
può essere che il Vangelo e il perenne Magistero della
Chiesa. Occorre che vi formiate alla lettura attenta delle
realtà umane e sociali, a partire da una certa sensibilità
personale, che ogni servitore della Santa Sede deve
possedere, e usufruendo di una esperienza specifica da
acquisire durante questi anni. Inoltre, quella capacità
di dialogo con la modernità che vi è richiesta, nonché
il contatto con le persone e le istituzioni che esse
rappresentano, esigono una robusta struttura interiore e
una solidità spirituale in grado di salvaguardare e anzi
di evidenziare sempre meglio la vostra identità cristiana
e sacerdotale. Solo così potrete evitare di risentire
degli effetti negativi della mentalità mondana, e non vi
lascerete attrarre né contaminare da logiche troppo
terrene.
Poiché
è il Signore stesso che vi domanda di svolgere nella
Chiesa questa missione, attraverso la chiamata del vostro
Vescovo che vi segnala e vi pone a disposizione della
Santa Sede, è al Signore stesso che dovete sempre e
soprattutto far riferimento. Nei momenti di oscurità e di
difficoltà interiore, volgete il vostro sguardo verso
Cristo che un giorno vi ha fissati con amore e vi ha
chiamati a stare con Lui e ad occuparvi, alla sua scuola,
del suo Regno. Ricordate sempre che è essenziale e
fondamentale per il ministero sacerdotale, in qualunque
modo lo si eserciti, mantenere un legame personale con Gesù.
Egli ci vuole suoi "amici", amici che cercano la
sua intimità, seguono i suoi insegnamenti e si impegnano
a farlo conoscere ed amare da tutti. Il Signore ci vuole
santi, cioè tutti "suoi", non preoccupati di
costruirci una carriera umanamente interessante o comoda,
non alla ricerca del plauso e del successo della gente, ma
interamente dediti al bene delle anime, disposti a
compiere fino in fondo il nostro dovere con la
consapevolezza di essere "servi inutili", lieti
di poter offrire il nostro povero apporto alla diffusione
del Vangelo.
Cari
sacerdoti, siate, in primo luogo, uomini di intensa
preghiera, che coltivano una comunione di amore e di vita
con il Signore. Senza questa solida base spirituale come
sarebbe possibile perseverare nel vostro ministero? Chi
così lavora nella vigna del Signore sa che quanto viene
realizzato con dedizione, con sacrificio e per amore, non
va mai perduto. E se talora ci è dato di assaporare il
calice della solitudine, dell'incomprensione e della
sofferenza, se il servizio ci risulta talora pesante e la
croce qualche volta dura da portare, ci sostenga e ci sia
di conforto la certezza che Dio sa rendere tutto fecondo.
Noi sappiamo che la dimensione della croce, ben
simboleggiata nella parabola del chicco di grano che
sepolto in terra muore per dare frutto - immagine usata da
Gesù poco prima della sua passione - è parte essenziale
della vita di ogni uomo e di ogni missione apostolica. In
ogni situazione dobbiamo offrire la lieta testimonianza
della nostra adesione al Vangelo, accogliendo l'invito
dell'apostolo Paolo a vantarci solamente della croce di
Cristo, con l'unica ambizione di completare in noi stessi
ciò che manca della passione del Signore, a favore del
suo Corpo che è la Chiesa (cfr Col 1,24).
Occasione
quanto mai preziosa per rinnovare e rafforzare la vostra
risposta generosa alla chiamata del Signore, per
intensificare la vostra relazione con Lui, è l'Anno
Sacerdotale, che avrà inizio il prossimo 19 giugno,
solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù e Giornata di
santificazione sacerdotale. Valorizzate al massimo questa
opportunità per essere sacerdoti secondo il cuore di
Cristo, come san Giovanni Maria Vianney, il santo Curato
d'Ars, del quale ci apprestiamo a celebrare il 150º
anniversario della morte. Alla sua intercessione e a
quella di sant'Antonio Abate, Patrono dell'Accademia,
affido questi voti ed auspici. Vegli materna su di voi e
vi protegga Maria, Madre della Chiesa. Quanto a me, mentre
vi ringrazio per la vostra odierna visita, vi assicuro il
mio speciale ricordo nella preghiera, e imparto di cuore
la Benedizione Apostolica a ciascuno di voi, alle
reverende Suore, al personale della Casa e a tutti coloro
che vi sono cari.
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