SANTA MESSA E
CANONIZZAZIONE
DI FRA ANTONIO DE SANT'ANNA GALVÃO, OFM
OMELIA
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
"Campo de
Marte", São Paulo
Venerdì, 11 maggio 2007
Signori
Cardinali,
Signor Arcivescovo di San Paolo
e Vescovi del Brasile e dell'America Latina,
Distinte Autorità,
Sorelle e Fratelli in Cristo!
"Benedirò
il Signore in ogni tempo, / sulla mia bocca sempre la sua
lode" (Sal 32, 2).
1.
Rallegriamoci nel Signore, in questo giorno in cui
contempliamo un'altra meraviglia di Dio che, per la sua
ammirevole provvidenza, ci permette di gustare un vestigio
della sua presenza in questo atto di donazione d'Amore
costituito dal Santo Sacrificio dell'Altare.
Sì, non
possiamo non lodare il nostro Dio. Lodiamolo tutti quanti,
popoli del Brasile e dell'America, cantiamo al Signore le
sue meraviglie, perché grandi cose ha fatto per noi.
Oggi, la Divina Sapienza ci consente di incontrarci
intorno al suo altare, in atteggiamento di lode e di
ringraziamento per averci concesso la grazia della
Canonizzazione di Fra Antonio di Sant'Anna Galvão.
Voglio
ringraziare per le affettuose parole dell'Arcivescovo di
San Paolo, S.E. Mons. Odilo Scherer, che s'è fatto voce
di voi tutti, e per la premura del suo predecessore, il
Cardinale Claudio Hummes, che con tanta dedizione si è
impegnato per la causa del P. Galvão. Ringrazio per la
presenza di ognuno e di ognuna di voi, sia degli abitanti
di questa grande città sia di coloro che sono venuti da
altre città e nazioni. Mi rallegro perché, attraverso i
mezzi di comunicazione, le mie parole e le espressioni del
mio affetto possono entrare in ogni casa e in ogni cuore.
Siatene certi: il Papa vi ama, e vi ama perché Gesù
Cristo vi ama.
In questa
solenne Celebrazione Eucaristica è stato proclamato il
Vangelo nel quale Gesù, in atteggiamento di interiore
trasporto, proclama: "Ti benedico, o Padre,
Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto
nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le
hai rivelate ai piccoli" (Mt 11, 25). Mi
sento perciò felice perché l'elevazione di Fra Galvão
agli altari rimarrà per sempre incorniciata nella
liturgia che quest'oggi la Chiesa ci offre.
Saluto
con affetto tutta la comunità francescana e, in modo
speciale, le monache concezioniste che, dal Monastero
della Luce, dalla Capitale dello Stato di San Paolo,
irradiano la spiritualità ed il carisma del primo
brasiliano elevato alla gloria degli altari.
2.
Rendiamo grazie a Dio per i continui benefici ottenuti
mediante il forte influsso evangelizzatore che lo Spirito
Santo ha impresso in tante anime attraverso Fra Galvão.
Il carisma francescano, evangelicamente vissuto, ha dato
frutti significativi attraverso la sua testimonianza di
ardente adoratore dell'Eucaristia, di prudente e sapiente
guida delle anime che lo cercavano e di grande devoto
dell'Immacolata Concezione di Maria, della quale si
considerava "figlio e schiavo perpetuo".
Dio ci
viene incontro, "cerca di conquistarci - fino
all'Ultima Cena, fino al Cuore trafitto sulla croce, fino
alle apparizioni del Risorto e alle grandi opere mediante
le quali Egli, attraverso l'azione degli Apostoli, ha
guidato il cammino della Chiesa nascente" (Lettera
Enc. Deus
caritas est, 17). Egli si rivela attraverso la sua
Parola, nei Sacramenti, specialmente nell'Eucaristia. La
vita della Chiesa, perciò, è essenzialmente eucaristica.
Il Signore, nella sua amorevole provvidenza, ci ha
lasciato un segno visibile della sua presenza.
Quando
contempliamo nella Santa Messa il Signore, innalzato dal
sacerdote, dopo la Consacrazione del pane e del vino,
oppure quando lo adoriamo con devozione esposto
nell'Ostensorio, rinnoviamo la nostra fede con profonda
umiltà, come faceva Fra Galvão in "laus perennis",
in costante atteggiamento di adorazione. Nella Sacra
Eucaristia è contenuto tutto il bene spirituale della
Chiesa, ossia, lo stesso Cristo nostra Pasqua, il Pane
vivo che è disceso dal Cielo vivificato dallo Spirito
Santo e vivificante perché dà la Vita agli uomini.
Questa misteriosa e ineffabile manifestazione dell'amore
di Dio per l'umanità occupa un luogo privilegiato nel
cuore dei cristiani. Essi devono poter conoscere la fede
della Chiesa, attraverso i suoi ministri ordinati, per
l'esemplarità con cui compiono i riti prescritti, che
indicano sempre nella liturgia eucaristica il centro di
tutta l'opera di evangelizzazione. I fedeli, a loro volta,
devono cercare di ricevere e venerare il Santissimo
Sacramento con pietà e devozione, desiderando accogliere
il Signore Gesù con fede, e sapendo ricorrere, ogni volta
che sarà necessario, al Sacramento della riconciliazione
per purificare l'anima da ogni peccato grave.
3.
Significativo è l'esempio di Fra Galvão per la sua
disponibilità al servizio del popolo, ogni qualvolta
veniva interpellato. Consigliere di fama, pacificatore
delle anime e delle famiglie, dispensatore della carità
specialmente verso i poveri e gli infermi. Era molto
ricercato per le confessioni, perché zelante, saggio e
prudente. Una caratteristica di colui che ama veramente è
il non voler che l'Amato venga offeso; la conversione dei
peccatori era, perciò, la grande passione del nostro
Santo. Suor Helena Maria, che è stata la prima "religiosa"
destinata a dar inizio al "Recolhimento de Nossa
Senhora da Conceição", ha testimoniato quello
che Fra Galvão aveva detto: "Pregate perché Dio
nostro Signore sollevi i peccatori con il suo braccio
forte dal miserabile abisso delle colpe in cui si trovano".
Possa questo delicato ammonimento servirci di stimolo per
riconoscere nella Divina Misericordia il cammino verso la
riconciliazione con Dio e con il prossimo e per la pace
delle nostre coscienze.
4. Uniti
con il Signore nella suprema comunione dell'Eucaristia e
riconciliati con Lui e con il nostro prossimo, saremo così
portatori di quella pace che il mondo non riesce a dare.
Potranno gli uomini e le donne di questo mondo trovare la
pace, se non saranno coscienti della necessità di
riconciliarsi con Dio, con il prossimo e con sé stessi?
Di alto significato è stato, in questo senso, quello che
l'Assemblea del Senato di San Paolo scrisse al Ministro
Provinciale dei Francescani alla fine del secolo XVIII,
definendo Fra Galvão un "uomo di pace e di carità".
Che cosa ci chiede il Signore? "Amatevi gli uni
gli altri, come io vi ho amati". Ma subito dopo
aggiunge: "Portate frutto, e che il vostro frutto
rimanga" (cfr Gv 15, 12.16). E quale
frutto ci chiede, se non quello di sapere amare,
ispirandoci all'esempio del Santo di Guaratinguetá?
La fama
della sua immensa carità non conosceva limiti. Persone di
tutta la geografia nazionale andavano da Fra Galvão, che
tutti accoglieva paternamente. Vi erano poveri, infermi
nel corpo e nello spirito, che imploravano il suo aiuto.
Gesù
apre il suo cuore e ci rivela il centro di tutto il suo
messaggio redentore: "Nessuno ha un amore più
grande di questo: dare la vita per i propri amici"
(Ibid., v. 13). Lui stesso amò fino a dare la
propria vita per noi sulla Croce. Anche l'azione della
Chiesa e dei cristiani nella società deve possedere
questa stessa ispirazione. Le iniziative di pastorale
sociale, se sono orientate verso il bene dei poveri e
degli infermi, portano in sé stesse questo sigillo
divino. Il Signore conta su di noi e ci chiama amici,
perché soltanto a coloro che amiamo in questo modo siamo
capaci di dare la vita offerta da Gesù mediante la sua
grazia.
Come
sappiamo, la V Conferenza Generale dell'Episcopato
Latinoamericano avrà come tema fondamentale: "Discepoli
e missionari di Gesù Cristo, perché in Lui i nostri
popoli abbiano la vita". Come non vedere, allora,
la necessità di ascoltare con fervore rinnovato la
chiamata, per poter rispondere generosamente alle sfide
che la Chiesa in Brasile e nell'America Latina è chiamata
ad affrontare?
5. "Venite
a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi
ristorerò", dice il Signore nel Vangelo (Mt
11, 28). Questa è la raccomandazione finale che Egli ci
rivolge. Come non vedere qui il sentimento paterno e
insieme materno di Dio per tutti i suoi figli? Maria, la
Madre di Dio e Madre nostra, si trova particolarmente
legata a noi in questo momento. Fra Galvão affermò con
voce profetica la verità dell'Immacolata Concezione.
Ella, la Tota Pulchra, la Vergine Purissima, che ha
concepito nel suo seno il Redentore degli uomini ed è
stata preservata da ogni macchia originale, vuole essere
il sigillo definitivo del nostro incontro con Dio, nostro
Salvatore. Non c'è frutto della grazia nella storia della
salvezza che non abbia come strumento necessario la
mediazione di Nostra Signora.
Di fatto,
questo nostro Santo si è donato in modo irrevocabile alla
Madre di Gesù fin dalla sua giovinezza, desiderando
appartenerle per sempre e scegliendo la Vergine Maria come
Madre e Protettrice delle sue figlie spirituali.
Carissimi
amici e amiche, che bell'esempio da seguire ci ha lasciato
Fra Galvão! Come suonano attuali per noi, che viviamo in
un'epoca così piena di edonismo, le parole scritte nella
formula della sua consacrazione: "Toglimi
piuttosto la vita, prima che io offenda il tuo benedetto
Figliuolo, mio Signore!". Sono parole forti, di
un'anima appassionata, parole che dovrebbero far parte
della normale vita di ogni cristiano, sia esso consacrato
o meno, e risvegliano desideri di fedeltà a Dio sia
dentro che fuori del matrimonio. Il mondo ha bisogno di
vite limpide, di anime chiare, di intelligenze semplici,
che rifiutino di essere considerate creature oggetto di
piacere. È necessario dire no a quei mezzi di
comunicazione sociale che mettono in ridicolo la santità
del matrimonio e la verginità prima del matrimonio.
È
proprio ora che ci è data nella Madonna la miglior difesa
contro i mali che affliggono la vita moderna; la devozione
mariana è la sicura garanzia di protezione materna e di
tutela nell'ora della tentazione. E quale non sarà questa
misteriosa presenza della Vergine Purissima, quando
invocheremo la protezione e l'aiuto della Senhora
Aparecida? Deponiamo nelle sue mani santissime la vita
dei sacerdoti e dei laici consacrati, dei seminaristi e di
tutti coloro che sono chiamati alla vita religiosa.
6. Cari
amici, consentitemi di finire ripensando alla Veglia di
Preghiera di Marienfeld, in Germania: dinanzi ad una
moltitudine di giovani, ho voluto qualificare i Santi
della nostra epoca come veri riformatori. E ho aggiunto:
"Soltanto dai Santi, soltanto da Dio viene la vera
rivoluzione, il cambiamento decisivo del mondo" (Omelia,
20/08/2005). Questo è l'invito che rivolgo oggi a tutti
voi, dal primo all'ultimo, in questa Eucaristia senza
confini. Dio disse: "Siate santi, come io sono
santo" (Lv 11, 44). Rendiamo grazie a Dio
Padre, a Dio Figlio, a Dio Spirito Santo, dai quali ci
vengono, per intercessione della Vergine Maria, tutte le
benedizioni del cielo; dai quali ci viene questo dono che,
insieme alla fede, è la più grande grazia che possa
essere concessa ad una creatura: il fermo desiderio di
raggiungere la pienezza della carità, nella convinzione
che la santità non solo è possibile ma anche necessaria
ad ognuno nel proprio stato di vita, per svelare al mondo
il vero volto di Cristo, nostro amico! Amen!
Radio
Vaticana, 11 maggio 2007
Il
Papa canonizza Frei Galvão, primo santo nato in Brasile,
uomo di pace e difensore dei poveri
Il
Papa, dunque, presiede oggi al Campo de Marte, a San
Paolo, la Messa per la Canonizzazione di Frei Antonio de
Sant’Anna Galvão, il primo santo nato in Brasile. Frei
Galvão, francescano, è vissuto tra il 1700 e il 1800:
uomo di pace e di carità, amato per il suo impegno a
favore dei poveri e degli emarginati, passava lunghe ore
al confessionale; al centro della sua vita spirituale
c'era l'Eucaristia. Sulla sua figura ascoltiamo la
postulatrice della Causa di Canonizzazione, suor Celia
Cadorin, intervistata da Alessandro Gisotti presso
il Monastero "da Luz" fatto costruire dal santo
e incluso dall'UNESCO nella lista dei siti appartenenti al
patrimonio culturale dell'umanità:
R. – Per me lui è la tenerezza di Dio. Le autorità
di San Paolo nel 1798 l’hanno definito come un uomo di
pace e di carità. Di pace, perché tutti volevano
confessarsi da lui, perchè aveva il dono di leggere i
cuori. Venivano da lontanissimo per questo. Per la pace
delle famiglie e per la carità, andava di notte a pagare
i debiti soprattutto degli schiavi, con i quali lui ha
fatto questo monastero. E' stato dolce e buono con tutti,
ma soprattutto con i poveri e con i malati. Chiede che le
infermiere siano scelte tra le più buone, le più dolci e
le più allegre. E’ interessante sottolineare anche
questo, perché se si va dal malato con una brutta faccia,
la malattia peggiora. Quindi, è bene sottolineare anche
queste piccole cose.
Sull’importanza per il Brasile della Canonizzazione di
Frei Galvão sentiamo il cardinale Cláudio Hummes,
prefetto della Congregazione per il Clero, arcivescovo
emerito di San Paolo, al microfono di Giovanni Peduto:
R. – La gente brasiliana, tutta la gente brasiliana,
anche quelli che non sono cattolici, ovviamente sono molto
orgogliosi di questa canonizzazione. Però, soprattutto i
cattolici sono felici perché è il primo santo nato in
Brasile. Noi abbiamo già santa Paolina e siamo molto
felici anche per santa Paolina, un’italiana che poi ha
vissuto in Brasile praticamente tutta la sua vita; lì ha
fondato la sua Congregazione. Però, Frei Galvão è il
primo santo brasiliano nativo. Abbiamo altre Cause di
Canonizzazione in corso in Vaticano che riguardano altri
brasiliani nativi: per esempio i martiri del Nordest del
Brasile. Allora, questo per la Chiesa in Brasile è
importante perché si riconoscono anche i frutti
dell’evangelizzazione. Nella cultura cattolica
latinoamericana e brasiliana, i santi hanno un posto molto
importante. E’ ovvio che noi non adoriamo i santi,
adoriamo soltanto Dio. Ma i santi, per la nostra gente,
hanno un’importanza molto grande in quanto intercessori
davanti a Dio. Noi sappiamo, e anche loro lo sanno, che
tutto viene da Dio attraverso Gesù Cristo, però i santi
sono degli intercessori.