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IL PAPA E I GATTI

L'arcivescovo di Genova, cardinale Tarcisio Bertone, in un'intervista rilasciata a Famiglia Cristiana conferma il grande amore del Papa Joseph Ratzinger per i gatti. "Parlava con i gatti, si fermava e diceva qualcosa in tedesco, probabilmente in dialetto bavarese; portava sempre qualcosa da mangiare ai gatti e se li tirava dietro nel cortile della Congregazione della dottrina per la fede", ricorda il porporato.

LE PASSIONI DI PAPA BENEDETTO XVI

Ama i gatti e preferisce l'aranciata, non e' mai stato un tipo granche' sportivo, suona il pianoforte e Mozart e Beethoven sono i suoi due musicisti preferiti: e' il ritratto in privato di Joseph Ratzinger, ricostruito sulla base delle confidenze di amici e collaboratori. La lettura e' stata, fin da ragazzino, la passione principale delll'illustre teologo tedesco. Prima di arrivare allo studio della teologia e dell'esegesi biblica, insieme alla filosofia e all'antropologia, Ratzinger si e' nutrito in gioventu' molto di letteratura, in particolare francese, prediligendo autori cattolici come Paul Claudel, George Bernanos e Francois Mauriac. 

Da ragazzino, Joseph Ratzinger comincio' a suonare il pianoforte, un passatempo condiviso con il fratello sacerdote Georg, piu' anziano di lui, il quale fin da giovane dirige cori parrocchiali. La famiglia Ratzinger ha sempre circondato la sua casa di gatti e crescendo Joseph non ha mai perso l'amore per i felini. Fino a quando ha abitato in Germania i gatti gli hanno fatto compagnia. Anche in Vaticano non ha trascurato questa sua passione.

 

FONTE: Il Messaggero

Papa Ratzinger il “gattaro” regala un micio al cardinale triste

CITTÀ DEL VATICANO - Papa Ratzinger da sempre ha una passione sviscerata per i gatti. È talmente affezionato ai felini da parlarci amorevolmente. Ed ora, raccontano fonti vaticane , il Pontefice ne avrebbe offerto uno in dono ad un amico cardinale un pò giù di morale. Sui gatti di Joseph Ratzinger, dal giorno in cui è salito alla Cattedra di Pietro, non è mai calata l'attenzione. Il cardinale Tarcisio Bertone ha raccontato che Ratzinger, da porporato «parlava con i gatti, si fermava e diceva qualcosa in tedesco, probabilmente in dialetto bavarese; portava sempre loro qualcosa e se li tirava dietro nel cortile della Congregazione della dottrina per la fede». Chi lo incontrava all'ingresso dell'ex Sant'Uffizio racconta di un cardinale Ratzinger in una insolita e simpatica veste, mentre camminava seguito da una fila di gatti in processione. 

Sui felini del Papa si è scatenata una vera e propria caccia. Un bel soriano di nome Chico è stato infine immortalato: ma è il gatto papale che vive in terra bavarese. «Di gatti ne abbiamo due, ma sono di porcellana», ha tagliato corto una volta Ingrid, la fedele “governante” di Papa Ratzinger. Di certo il Pontefice, almeno per ora, non ha seguito la tradizione di alcuni suoi predecessori che, anche da papi, non hanno voluto privarsi dell'affetto delle loro bestiole. Paolo VI, ricorda chi lo conobbe da vicino, portò in Vaticano il suo bel gattone. Più indietro nel tempo, Pio XII portò nel Palazzo apostolico i suoi due cardellini.

Il Messaggero, 11 maggio 2005

martedì, maggio 10, 2005
 

Il persiano Fritz contro il soriano di Libero

"Il gatto del Papa sono io"

Intervista al gatto del Papa


di Andrea Tornielli

 «Meaoooow…. Meaooooow…». Gli occhi sono sbarrati e mi scrutano attentamente. Lo sguardo felino mi avverte, senza profferire nemmeno una parola, che non è il caso di tirare fuori dalla tasca il registratore portatile. No, dovrò cavarmela con il block notes. Davanti a me, nella poltrona rivestita di damasco rosso scuro, nella biblioteca dell’appartamento di rappresentanza papale, c’è Fritz (anzi, monsignor Fritz, come qui tutti hanno cominciato a chiamarlo), un persiano sornione e intelligente di quattro anni, l’amico fidato di Benedetto XVI. È con lui che il nuovo Papa si confida, dialoga. Sì, perché – come aveva rivelato nelle scorse settimane un cardinale vicino a Ratzinger – i gatti riescono a capire il Pontefice e lui riesce a farsi capire da loro, parlando in dialetto bavarese.
Questa intervista inizia con una telefonata, alle 6 del mattino di ieri. Dall’altro capo del telefono c’è il portavoce vaticano Joaquìn Navarro-Valls. Mi dice: «Hai letto il quotidiano Libero?». Rispondo che a quell’ora non avevo letto né Libero né nessun altro giornale. «Hanno fotografato un gatto bavarese scrivendo che è il gatto del Papa. Ma non è vero. Anch’io sono stato svegliato all’alba, da una telefonata del Segretario di Stato. Mi ha detto che il Santo Padre è molto arrabbiato. Quel gatto non solo non è suo, ma non gli ha neanche mai rivolto la parola… Abbiamo deciso di offrirti la possibilità di un’intervista con il vero gatto del Papa, Fritz. Ma a condizioni ben precise: devi inviare prima una traccia di domande con i temi che intendi trattare, poi vieni in Vaticano e lo incontri. E poi devi farci rivedere il testo…».

Ovviamente accetto. E chi non lo farebbe? M’imbarco sul primo volo per Roma. C’è una macchina del Vaticano che mi attende e mi porta Oltretevere. Accanto al conducente, la guardia svizzera Hans Peter Gruber, c’è il professor Hanrich Vibrissen, glottologo dell’università di Frisinga, esperto di linguaggio. È lui che mi permetterà di dialogare con il gatto, con il permesso del Papa. Un gentiluomo di Sua Santità mi accoglie nel cortile di San Damaso, con lui c’è anche monsignor James Harvey, il Prefetto della Casa Pontificia. Saliamo fino alla terza Loggia. Finalmente entro nella biblioteca privata di Sua Santità. Alle 11 in punto arriva Fritz, scortato da due alabardieri svizzeri e da un maggiordomo che gli porge delle barrette di kitkat. Mi presento, lui si presenta: «Meooouw….». E’ visibilmente scocciato. Ecco il nostro dialogo, trascritto grazie all’interprete bavarese.

«Questo modo di fare giornalismo mi infastidisce – attacca il vero gatto del Papa – e mi dispiace che quel quotidiano abbia come vicedirettore un giornalista così cattolico come il dottor Renato Farina. Questa volta vorre che non fosse farina del suo sacco – se mi si passa la battuta – o che avesse detto “gatto” senza averlo nel sacco… Il Papa l’ha presa male!».
Posso chiedereLe com’è diventato il gatto del Papa?
«Non ho problemi a dirglielo. Durante L’ultimo incontro interreligioso di Assisi un imam iraniano, Almaah Kalem Selim, ha discusso di gatti con l’allora cardinale Ratzinger e gli ha molto esaltato le caratteristiche della razza persiana. Così, il porporato ha pensato bene di adottarmi. Sono il quarto figlio di Cicciabella, una gatta persiana ma naturalizzata romana che vive tuttora in un attico nei pressi di Piazza San Giovanni. La contessa Von Bulov, insieme alle principesse Alba Thurn und Taxis e Agemone Beolchini Bollati Viendalmare Fustenberg mi hanno consegnato al cardinale tre anni fa. Da allora vivo con lui…».
Com’è il vostro rapporto?
«Non è affatto un rapporto tra padrone e bestia. È piuttosto un rapporto di amicizia: parliamo di molte cose, anche di teologia…».
Scusi, ma lei sa anche la teologia?
«Questa domanda è un’offesa alla sua intelligenza, caro dottore. Lei pensa che potrei essere il gatto domestico di Ratzinger senza masticare un po’ di San Tommaso, Hans Urs von Balthasar o Romano Guardini? Suvvia! È stato il mio stesso principale a iscrivermi a un corso presso la Pontificia Università della Santa Croce, quella dell’Opus Dei, nella quale mi sono laureato a pieni voti l’anno scorso, con una tesi sulla “Vita cristiana e scatto felino nell’esperienza di San Giovanni della Croce”».
Complimenti! Senta, posso chiederle qualcosa sul conclave che ha eletto Benedetto XVI?
«Of course not…».
Ma come, parla anche l’inglese?
«Secondo lei come farei altrimenti? Guardi che non è facile fare il gatto domestico del Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e poi del Papa. Ah, tra l’altro, io ovviamente sapevo in anticipo che Ratzinger avrebbe nominato un americano alla guida dell’ex Sant’Uffizio…».
Mi dica però perché non può dirmi nulla sul conclave…
«Perché ho dovuto giurare anch’io di mantenere il segreto, ecco perché. Ho visto diversi cardinali a pranzo e a cena con Ratzinger, ho sentito che cosa si dicevano. Una volta hanno chiesto pure un mio parere…».
Questo almeno me lo potrà dire. Che cosa ha risposto?
«Ho detto soltanto che il pre-conclave mi sembrava una gran cagnara. E così ho suggerito il silenzio stampa. Mi sembra che abbiano accolto la proposta».
Può dirmi ora come passa le giornate qui in Vaticano?
«Ho parecchi impegni. La mattina ci sono le udienze: sa, i gatti di Roma sono tanti, ci sono randagi, orfani, vedove, cuccioli in difficoltà… Cerco di aiutare tutti, finché posso. Poi verso mezzogiorno c’è il consueto briefing con il cardellino Titti, il migliore amico del cardinale Segretario di Stato, e con Muschio, la capretta australiana del cardinale camerlengo, che vive nei giardini vaticani. Esaminiamo i problemi dei nostri simili che vivono Oltretevere, sbrighiamo la corrispondenza, ci scambiamo delle idee…».
Posso sapere come la pensa rispetto ad alcuni temi «caldi» per il mondo cattolico oggi?
«Spari pure. Ma sappia che per la posizione che occupo non so se potrò risponderle…».

Collegialità nella Chiesa?
«Su questo le mie idee coincidono con quelle del Papa. Ce ne vorrebbe di più». Sacerdozio femminile?
«Non lo dica a nessuno. Ma sono sempre stato favorevole. Pensi che per questo sono stato anche messo formalmente sotto accusa da Tortuga, la tartaruga ultracentenaria del cardinale Ottaviani, che vive tuttora negli scantinati dell’ex Sant’Uffizio».
Dialogo con l’islam?
«Essendo persiano, ho delle idee molto particolari, ma preferisco non rispondere».
Referendum sulla fecondazione artificiale?
«Sono favorevole all’omologa, ma condanno l’eterologa: ogni cucciolo ha diritto di sapere di chi è figlio».
Può dirmi chi è il gatto Chicco che oggi il quotidiano Libero ha messo in prima pagina?
«Un millantatore in cerca di pubblicità. Uno che il Papa l’avrà visto si e no due volte e comunque non ci ha mai parlato».
Intende fare qualcosa?
«Ho dato mandato ai legali della Sacra Rota di querelare il quotidiano e smentire quell’articolo. Ma non ho fiducia nella giustizia italiana…».

Squilla un telefonino, il maggiordomo si avvicina e dice qualcosa nell’orecchio del gatto. Lui si alza di scatto, allunga la coda, stiracchia le zampe, si liscia un po’ il pelo. Poi mi guarda e mi dice: «Mi deve scusare, dottore, devo andare. Titti, il cardellino di Sodano è preoccupato: le agenzie di stampa hanno rilanciato le dichiarazioni di molti massmediologi e storici del giornalismo che osannano la scelta di Libero di sbattere il falso gatto in prima pagina. Ci dobbiamo vedere subito, forse prepareremo un comunicato che sarà diffuso dalla Sala Stampa della Santa Sede… Comunque la ringrazio per la sua professionalità. Se per caso è a Roma ed è libero venerdì, passi alla Libreria Editrice Vaticana, perché c’è la presentazione di un mio saggio».

Come si intitola?

«A passo felpato verso il Cielo…».

di Andrea Tornielli

 

Chico, ecco il gatto del Papa SECONDO LIBERO

- Fonte: libero -


Il gatto del Papa secondo 'Libero'

Dottrina della fede, riflessioni su brani del Vangelo e scrittore di tanti libri. Molto si conosce del nuovo Papa Benedetto XVI, ma cosa si può dire dell'uomo Joseph Ratzinger? Nato a Marktl am Inn in Baviera 78 anni fa da famiglia contadina, un fratello e una sorella. Questi sono i dati biografici, ma poi c'è una grande passione: i gatti. Si chiama Chico il grosso soriano che tante volte il cardinale Ratzinger ha tenuto in braccio e coccolato. Lo scrive il quotidiano Libero che dedica al felino papale un ampio reportage. Chico, il gatto di Papa Benedetto XVI, ha quasi sette anni ed è diventato una celebrità tanto che il suo "valore" è stato quantificato intorno ai 200mila euro, una cifra che supera i 188mila euro della Golf del cardinale Ratzinger venduta all'asta alcuni giorni fa. Pelo chiaro e striature marroni, il soriano non risiede in Vaticano, ma abita in casa della famiglia dei signori Rupert e Therese Hofbauer a pochi metri dalla villa che il nuovo Papa si era costruito negli anni Sessanta a Pentling.

 

 

 

 

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