Radio
Vaticana, 14 aprile 2007
Sarà
nelle librerie da lunedì prossimo il libro di Benedetto XVI “Gesù
di Nazaret”. Il cardinale Schönborn:
il desiderio del Papa
non
è di sucitare dibattiti ma di
avvicinare di più alla figura di Cristo. Una
riflessione di padre Lombardi
Presentare
Cristo come “una figura storicamente sensata e
convincente”. E’ questo l’assunto di partenza del
libro-evento “Gesù di Nazaret”
scritto da Benedetto XVI e presentato ieri pomeriggio
nell’Aula Nuova del Sinodo in Vaticano. Il cardinale
arcivescovo di Vienna, Cristoph
Schönborn ne ha
illustrato i passaggi salienti davanti a una folla di
giornalisti e alla presenza di molte autorità della Curia
e del mondo politico e culturale. Ad alimentare la
riflessione, gli interventi del filosofo Massimo
Cacciari e del prof.
Daniele Garrone, decano
della Facoltà Valdese di Teologia per Roma. Il servizio
di Alessandro De Carolis:
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Sulla
copertina delle 350 mila copie che solo in Italia saranno
in libreria da lunedì prossimo, giorno dell’80.mo
compleanno del Papa, il nome dell’autore scritto in
caratteri più piccoli è quello che dà l’esatta
dimensione dell’opera: Joseph
Ratzinger. C’è un’intera
vita di ricerca spirituale di un credente - prima ancora
di un esegeta certamente e sommamente esperto, poi
divenuto un Pontefice - dietro le oltre 400 pagine che
compongono il libro “Gesù di Nazaret”:
prima parte di un’opera dedicata alla riflessione sulla
figura di Cristo - dal Battesimo nel Giordano alla
Trasfigurazione sul Tabor -
che nelle intenzioni di Benedetto XVI verrà
completata appena possibile da un secondo volume
riguardante l’infanzia di Gesù e il mistero della sua
morte e della sua risurrezione. Dopo “un lungo cammino
interiore”, ha ricordato il cardinale e discepolo del
prof. Ratzinger, Cristoph
Schönborn, presto milioni di
lettori del mondo - e le traduzioni saranno in una
trentina di lingue - potranno rivivere il viaggio di Joseph
Ratzinger sulle orme di Gesù.
Il libro, è noto, si propone di dimostrare se si sappia
“qualcosa davvero di sicuro sull’uomo della
Galilea”. Ma in che modo argomenta questa dimostrazione?
Il cardinale Schönborn lo ha
spiegato anzitutto con una provocazione: “Sul pubblico
mercato mediatico - ha detto -
si mettono in vendita, senza pausa,
‘scoperte’ apparentemente nuove, che dovrebbero
rivelare una storia completamente diversa di Gesù di Nazaret”.
La rappresentazione biblica ed ecclesiale della figura di
Gesù, ha ironizzato l’arcivescovo di Vienna, sarebbe
così “una truffa da preti e un imbroglio della Chiesa.
La ‘verità’ su Gesù verrebbe
soffocata da oscuri cospiratori, localizzati con
particolare preferenza in Vaticano”. Viceversa, le
affermazioni che il teologo Ratzinger
fa nel suo libro vengono, ha sostenuto il cardinale Schönborn,
da una persona di assoluta “dimestichezza” con la
scienza biblica. Dimestichezza dalla
quale scaturisce una fondamentale convinzione: quella di
“potere avere fiducia nei Vangeli” e che dunque si
possa presentare Gesù di Nazaret
come una ”figura storicamente sensata e convincente”:
“Le
innumerevoli immagini fantasiose di Gesù come di un
rivoluzionario, un mite riformatore sociale, come l'amante
segreto di Maria Maddalena ecc.,
si possono tranquillamente depositare nell'ossario della
storia. Ma il grande quesito permane pur sempre: Gesù è
in sé coerente? La comprensione che egli ha di sé, della
sua identità, non è un enorme sbaglio che la cristianità
segue da 2000 anni? L'ebraismo e l'islam si scandalizzano
proprio di questa pretesa. Dare ad essa
una risposta è la vera sfida che si pone oggi al
successore di Pietro (e di Paolo) nell'areòpago
del pubblico odierno”.
Usando
il metodo storico-critico e superandolo in una prospettiva
teologica e in una direzione pastorale, il libro del Papa
si sofferma sul perché non sia solo un atto di fede ma
anche di “logica” comprendere l’umanità e la
divinità del Gesù Verbo di Dio. Come pure la portata
socialmente rivoluzionaria del suo messaggio. Per esempio,
quando Gesù con la Parabola del Buon
Samaritano rovescia dilatandolo il concetto di
“prossimo”, invitando l’uomo non tanto a definire
chi sia il suo prossimo – connazionale o amico - ma a
trovare il “coraggio” di farsi prossimo di chiunque
altro. O quando insegna agli uomini a mettere Dio
prima del bisogno materiale, pure importante, poiché
– scrive – “laddove questo ordine di beni non viene
rispettato, ma rovesciato non ne consegue più la
giustizia, non si bada più all’uomo che soffre, ma si
creano dissesto e distruzione anche nell’ambito dei beni
materiali”. E il fallito tentativo marxista di
trasformare il “deserto in pane”, o le sperequazioni
negli aiuti occidentali ai Paesi in via di sviluppo, sono
lì a dimostrarlo:
“L’autore
dice: ‘Qui sorge però la
grande domanda che ci accompagnerà per tutto questo
libro: ma che cosa ha portato Gesù veramente, se non ha
portato la pace nel mondo, il benessere per tutti, un
mondo migliore? Che cosa ha portato? La risposta è molto
semplice: Dio. Ha portato Dio’.
Questo è tutto? ‘Solo la
nostra durezza di cuore ci fa ritenere che ciò sia poco’
(…) ‘È questo il presupposto per i comandamenti
dell'amore del prossimo. Senza il primato di Dio, la
dignità dell'uomo non regge a lungo’”.
Di
fronte alle argomentazioni che il teologo Ratzinger
produce nel suo libro – che sono una
ideale replica alle considerazioni su Gesù
riportate in un volume del 1993 da un ebreo, il rabbino Neusner
- il filosofo e sindaco di Venezia, Cacciari,
si è fatto in certo modo portavoce delle questioni che
oggi interessano il pensiero laico nel momento in cui esso
si confronta con la dimensione cristiana. Lo ha fatto in
maniera problematica, soffermandosi, fra gli altri, su un
punto che da sempre, guardando a Gesù, è terreno di
incontro-scontro tra fede e ragione:
“Tutto
il libro di Ratzinger ruota
intorno a questa idea: io sono la Verità. Questo problema
interroga e inquieta per forza la ragione. Però qui vi è
un ulteriore problema, un ulteriore dramma, perchè Gesù
di sé non dice soltanto di essere la Verità, ma anche la
Via (...) Questo è il dramma che da allora inquieta la
stessa ricerca filosofica: capire Verità e Via come uno,
nella loro differenza”.
Per
l’altro relatore, il teologo valdese Daniele Garrone,
la possibilità di vedere assieme un cardinale, un
protestante e un esponente della ricerca filosofica laica,
è un segno molto positivo di quanto prodotto dal Vaticano
II ad oggi. Il fatto di essere stato invitato a commentare
il libro di un Papa, ha osservato:
“Non
è un invito banale, perché credo che la sostanza
dell’ecumenismo sia questo: sapere che io dove cerco il
volto di Dio, che è la nostra comune passione, trovo
sempre un altro davvero altro, che lo cerca come me, che
pone le domande che pongo io, e posso sentirmi con lui un
altro cristiano, che incontro sulla strada che Gesù ha
percorso e percorre verso di noi”.
Dunque,
ha concluso, il cardinale Schonborn:
“Al
di là dello splendore delle analisi, di tutte le
ricchezze di intuizioni e di prospettive di cui questo
libro è straricco, tutto è mosso dalla passione
trattenuta per Colui che egli ora ha l'incarico di
rappresentare sulla terra. Il suo libro è ora sull'Agorà
del 'mercato pubblico',
si offre al dibattito negli areopaghi della nostra società.
Il semplice desiderio del suo autore non è, in primo
luogo, di suscitare dibattiti, anche se egli sa che le
contraddizioni non mancheranno. Egli vuole solo una cosa:
‘Che possa crescere una relazione vitale con Lui,
con Gesù di Nazareth’”.
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A
moderare l'attesa conferenza stampa di ieri pomeriggio è
stato il direttore della Sala Stampa Vaticana, e nostro
direttore generale, padre
Federico Lombardi. Ecco la riflessione suscitata in
lui dal libro di Benedetto XVI "Gesù di Nazaret":
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Quando
una persona compie gli anni, di solito gli si fa un
regalo. Il Papa compie 80 anni, ma il regalo ce
lo ha fatto lui. Il suo libro su Gesù, annunciato
da alcuni mesi, è finalmente nelle nostre mani.
E’
il frutto di una vita di riflessione, di ricerca
culturale, di meditazione, di esperienza pastorale, nella
fede cristiana. Leggendolo, comprendiamo perché abbia
voluto portarlo a compimento con tanta determinazione,
nonostante gli impegni di estrema responsabilità per la
Chiesa universale che sono sopraggiunti, negli ultimi due
anni, a dominare l’orizzonte delle sue giornate.
La
vita, la mente e il cuore di questo credente, che è oggi
il nostro Papa, continuano ad essere centrati su ciò che
è sempre stato ed evidentemente continua ad essere per
lui il primo necessario: conoscere e ascoltare Gesù per
entrare in un rapporto vivo e profondo con Lui; capire che
cosa Gesù ci ha voluto portare: la conoscenza di Dio.
Paradossalmente,
mentre egli stesso ci dice che questo libro non è un
documento del magistero papale, ma il frutto del suo
personale impegno teologico, abbiamo la chiara impressione
che leggendo queste pagine abbiamo una chiave preziosa per
comprendere meglio molti aspetti del suo pontificato: le
sue omelie, le sue catechesi del mercoledì, lo stile del
suo governo e dell’ordine della sua vita, in certo senso
anche le priorità e diverse scelte del suo governo.
Sappiamo meglio chi è il Papa, che cosa è veramente
essenziale per lui, e quindi che cosa vuol dire a noi, a
tutti i credenti in Gesù Cristo, agli uomini e alle donne
di oggi. Gliene siamo profondamente grati.
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Radio
Vaticana, 13 aprile 2007
Con
il libro Gesù di Nazaret, il Papa ci offre un
approfondimento sul Cristo amico dell’umanità
sofferente alla ricerca dell’eterno: così, ai nostri
microfoni, il cardinale segretario di Stato, Tarcisio
Bertone. Gli auguri di Romano Prodi
Oggi
pomeriggio la presentazione dell’atteso libro di
Benedetto XVI, Gesù di Nazaret. La pubblicazione del
volume avviene a pochi giorni dall’80.mo genetliaco del
Papa, il prossimo 16 aprile. Per celebrare l’evento, il
Pontefice presiederà una Messa in Piazza San Pietro
domenica 15 aprile. Fra meno di una settimana, poi, il 19
aprile, Benedetto XVI festeggerà il suo secondo
anniversario di elezione alla Cattedra di Pietro. Ma
torniamo alla presentazione di oggi pomeriggio. Alla
conferenza stampa, nell’Aula nuova del Sinodo alle ore
16, prenderanno parte il cardinale Christoph Schönborn,
arcivescovo di Vienna, che è stato ricevuto ieri dal
Santo Padre, il prof. Daniele Garrone, decano della Facoltà
Valdese di Teologia di Roma e il prof. Massimo Cacciari,
ordinario di Estetica all’Università Vita-Salute San
Raffaele di Milano. Coordinerà gli interventi padre
Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa
Sede. Con questo libro, dunque, Benedetto XVI va al cuore
della fede. Ecco la riflessione del cardinale segretario
di Stato, Tarcisio Bertone, intervistato da Alessandro
Gisotti: 
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R. – Senza dubbio, la figura di Cristo, anzi, la
Rivelazione di Cristo è il fondamento della nostra fede
è al centro – come ha detto un autore – è la leva
della storia. E di fronte al dibattito odierno, che si è
ri-infuocato proprio sulla figura di Cristo, sulla
personalità di Gesù di Nazaret, un dibattito che a volte
è fuorviante anche per l’ignoranza di tante persone che
si attribuiscono il diritto, la competenza di parlare –
purtroppo – di ciò che non conoscono, il Papa ci dà la
sua visione di Cristo. Il Papa è un appassionato di
Cristo, è un profondo conoscitore di Gesù Cristo e del
cristianesimo. Ricordiamo il suo primo libro,
“Introduzione al cristianesimo”, che si potrebbe
ancora leggere con frutto. E oggi ci offre questo
panorama, questo approfondimento sulla figura di Cristo.
Cristo come cifra di interpretazione della vita, dei
destini di ogni persona umana e dei destini dell’umanità.
E quindi, anche come amico di questa umanità in cammino,
di questa umanità tormentata, di questa umanità – però
– assetata di eterno e di cose che diano senso alla
vita.
D. – Eminenza, lei conosce da tanti anni Joseph
Ratzinger. Quale tratto del carattere del Santo Padre la
colpisce di più?
R. – La sua amabilità, la sua mitezza, la sua finezza,
il suo rispetto per ogni persona, la sua capacità di
ascolto e la sua capacità di personalizzare ogni
rapporto: non solo con i collaboratori, coloro che sono
vissuti accanto a lui per tanti anni, ma anche adesso
vediamo nelle udienze generali con coloro che lo salutano
anche in un attimo fuggente, il Papa ha un ascolto e ha
una parola adatta a ogni persona, come se fosse un vero
amico.
D. – L’80.mo compleanno di Benedetto XVI cade quasi in
coincidenza con il secondo anniversario del suo
Pontificato. Quale bilancio si può fare di questi primi
due anni?
R. – Il bilancio del Pontificato di Papa Benedetto si
potrebbe trarre da diversi punti di vista, da diversi
punti di osservazione, da diversi profili. Pensiamo, ad
esempio, a quello dei suoi discorsi: i discorsi
all’udienza generale, i discorsi fatti con i giovani,
con i bambini della Prima Comunione. Quindi direi che sono
discorsi dalla pienezza del cuore, dalla profondità del
cuore, tenendo presente che il Papa ha detto che il suo
compito è quello di difendere la fede dei semplici. Ed
egli continua a svolgere questa missione, soprattutto con
i più puri di cuore, i semplici di cuore, indirizzandoli
a questo incontro con Cristo che è la chiave di
risoluzione, di trasfigurazione della nostra vita. Il
bilancio lo si può fare anche sotto un altro profilo: il
profilo – per esempio – dei viaggi apostolici
pastorali del Santo Padre. Ricordo il viaggio in Spagna,
il viaggio in Polonia, anzitutto, per ringraziare quella
grande terra di averci dato Giovanni Paolo II, e ricordo
allora la visita ad Auschwitz, con quella sua riflessione
sulla presenza di Dio, sull’assenza di Dio in quel luogo
così drammatico della storia umana. Il viaggio in
Germania, con i grandi discorsi sulla presenza di Dio
nella società di oggi; il viaggio in Spagna con i
messaggi sulla famiglia. Il viaggio in cui io lo ho
accompagnato: è stato il primo viaggio che ho potuto
compiere con Papa Benedetto, in Turchia, con il grande
dialogo interreligioso e con quell’esempio di
disponibilità ad incontrare tutti e a ricomprendere, a
riassumere i sentimenti più alti di ogni persona umana,
di ogni comunità, di ogni nazione, anche di ogni gruppo
religioso. Mi sembra che questi siano messaggi permanenti,
sostanziali che il Papa lascia, che possono fruttificare
nei prossimi anni del suo Pontificato.
D. – Il Santo Padre compie 80 anni. Qual è l’augurio
che si sente di rivolgere al Papa di cui lei è il più
stretto collaboratore?
R. – L’augurio è anzitutto l’augurio di una buona
salute, l’augurio di avere la grazia e la consolazione
dello Spirito in questa missione immane che è stato
chiamato a compiere dal 19 aprile del 2005; ma l’augurio
anche di essere ascoltato come si merita, l’augurio di
essere compreso nei suoi messaggi più tipicamente
evangelici. Proprio nel suo accompagnare l’uomo, ogni
uomo e donna, ogni comunità umana in questo cammino per
dare senso alla propria vita e per preparare
all’incontro con Cristo che è nostro unico e universale
Salvatore.
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E, in questi giorni, sono tantissimi gli indirizzi
d’auguri che giungono al Papa da tutto il mondo per il
suo 80.mo compleanno. Non mancano i messaggi di autorità
politiche ed istituzionali. Ecco gli auguri del presidente
del Consiglio italiano, Romano Prodi, intervistato
da Massimiliano Menichetti: 
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R. – Seguendo il Salmo 90, quando si è arrivati ad 80
anni si è arrivati alla sapienza del cuore ed è proprio
di questa sapienza che abbiamo bisogno. Il mio augurio,
quindi, è che proprio questa sapienza venga applicata
nelle grandi sfide che abbiamo di fronte e cioè il
problema della pace e della guerra in questo mondo così
disastrato; il problema della miseria e della ricchezza,
anche qui un mondo pieno di tragedie ed ingiustizie; e il
dialogo tra religioni, tra culture. Abbiamo proprio
bisogno – davvero – di sapienza del cuore.
D. – Che cosa l’ha colpita di più di questi due anni
di Pontificato?
R. – Il suo primo messaggio, forte, della Deus caritas
est, e cioè il primato della carità cristiana in tutta
la regola della nostra vita. Questa è la cosa più
importante, perché dalla Chiesa ci attendiamo questo
grandissimo messaggio di amore, di conciliazione e di
fratellanza.
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