|
MESSAGGIO
PER LA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE
VOCAZIONI |
Radio Vaticana,
30 marzo 2006
LA
CHIESA HA BISOGNO DI SACERDOTI E DI CONSACRATI PER LA SUA
MISSIONE DI SANTIFICAZIONE DEL MONDO: COSI’ IL PAPA NEL
SUO MESSAGGIO PER LA GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE
VOCAZIONI DEL 7 MAGGIO 2006
Quella
del sacerdote è una “missione insostituibile” perché
rende manifesta e prolunga, all’interno della Chiesa, la
presenza stessa di Gesù. Lo afferma Benedetto XVI nel suo
primo Messaggio per la Giornata mondiale per le vocazioni,
che si celebrerà il prossimo 7 maggio. Il Papa ha messo
in grande risalto anche la scelta della vita religiosa:
forma eminente, ha detto, della consacrazione ricevuta nel
Battesimo. La sintesi del Messaggio nel servizio di
Alessandro De Carolis.
**********
L’insegnamento
viene dal Vangelo ed è intramontabile: è la preghiera il
segreto per far nascere vocazioni in ogni stagione della
Chiesa. Anche oggi, dunque, il bisogno di invocare da Dio
“operai per la sua messe” è avvertito “vivamente”
e “non sorprende che, laddove si prega con fervore,
fioriscano le vocazioni”. Sono le considerazioni finali
di Benedetto XVI nel suo Messaggio dedicato a chi ha
scelto la sequela di Cristo o sta ancora discernendo la
propria strada. Il Papa afferma in modo rassicurante che
“per rispondere alla chiamata di Dio e mettersi in
cammino non è necessario essere perfetti”. La
“fragilità e i limiti umani – spiega – non
rappresentano un ostacolo, a condizione che contribuiscano
a renderci consapevoli del fatto che abbiamo bisogno della
grazia redentrice di Dio”.
Seguire
Dio come sacerdote o consacrato è una prospettiva
“davvero affascinante”, scrive Benedetto XVI, che
riconosce pure come il fascino dell’adozione divina sia
oggi “difficile da percepire” sotto “il peso di due
millenni di storia”. Tuttavia, prosegue il Pontefice,
davanti agli occhi di chi si sente chiamato da Dio restano
gli esempi di quei “tanti uomini e donne” che, nel
corso dei secoli, “trasformati dall’amore divino,
hanno consacrato le proprie esistenze alla causa del
Regno”. Nella loro chiamata, nota il Papa, si coglie la
“molteplicità delle vocazioni sempre presenti nella
Chiesa”, modellate sull’esempio della Vergine. Ma
tutti i cristiani, osserva poco oltre Benedetto XVI, sono
“stirpe eletta”, il popolo di Dio. A tutti è rivolta
la chiamata alla santità, che è “universale” per sua
natura. La Chiesa stessa, ribadisce il Pontefice, “è
santa, anche se i suoi membri hanno bisogno di essere
purificati” affinché la santità possa risplendere in
loro “fino al suo pieno fulgore”.
All’interno
del popolo di Dio, spicca quindi la chiamata al
sacerdozio, come segno della “paternità” di Dio verso
le sue creature. Per questo, “la missione del sacerdote
nella Chiesa è insostituibile” e anche se in alcune
zone del mondo la Chiesa patisce la scarsità di clero,
“non deve mai venire meno – sottolinea il Papa – la
certezza che Cristo continua a suscitare uomini”
impegnati, sulla scia degli Apostoli, alla predicazione
del Vangelo, all’insegnamento della Parola,
all’amministrazione dei Sacramenti. Il messaggio si
conclude con l’elogio di Benedetto XVI per la vocazione,
definita “speciale”, alla vita consacrata, che attira
uomini e donne “alla sequela totale ed esclusiva di
Cristo”, attraverso il servizio ai poveri, ai malati, ai
giovani.
**********
DISCORSO
DEL PAPA
-
FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Venerati
Fratelli nell'Episcopato,
Cari fratelli e sorelle!
La
celebrazione della prossima Giornata Mondiale di Preghiera
per le Vocazioni mi offre l'occasione per invitare tutto
il Popolo di Dio a riflettere sul tema della Vocazione
nel mistero della Chiesa. Scrive l’apostolo Paolo:
"Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù
Cristo ... In lui ci ha scelti prima della creazione del
mondo ... predestinandoci a essere suoi figli adottivi per
opera di Gesù Cristo" (Ef 1,3-5). Prima della
creazione del mondo, prima della nostra venuta
all'esistenza, il Padre celeste ci ha scelti
personalmente, per chiamarci ad entrare in relazione
filiale con Lui, mediante Gesù, Verbo incarnato, sotto la
guida dello Spirito Santo. Morendo per noi, Gesù ci ha
introdotti nel mistero dell'amore del Padre, amore che
totalmente lo avvolge e che Egli offre a tutti noi. In
questo modo, uniti a Gesù, che è il Capo, noi formiamo
un solo corpo, la Chiesa.
Il peso
di due millenni di storia rende difficile percepire la
novità del mistero affascinante dell'adozione divina, che
è al centro dell'insegnamento di san Paolo. Il Padre,
ricorda l’Apostolo, "ci ha fatto conoscere il
mistero della sua volontà ..., il disegno cioè di
ricapitolare in Cristo tutte le cose" (Ef
1,9-10). Ed aggiunge, non senza entusiasmo: "Noi
sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano
Dio, che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché
quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anche
predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio
suo, perché egli sia il primogenito tra molti
fratelli" (Rm 8,28-29). La prospettiva è
davvero affascinante: siamo chiamati a vivere da fratelli
e sorelle di Gesù, a sentirci figli e figlie del medesimo
Padre. E’ un dono che capovolge ogni idea e progetto
esclusivamente umani. La confessione della vera fede
spalanca le menti e i cuori all'inesauribile mistero di
Dio, che permea l’esistenza umana. Che dire allora della
tentazione, molto forte ai nostri giorni, di sentirci
autosufficienti fino a chiuderci al misterioso piano di
Dio nei nostri confronti? L’amore del Padre, che si
rivela nella persona di Cristo, ci interpella.
Per
rispondere alla chiamata di Dio e mettersi in cammino, non
è necessario essere già perfetti. Sappiamo che la
consapevolezza del proprio peccato ha permesso al figliol
prodigo di intraprendere la via del ritorno e di
sperimentare così la gioia della riconciliazione con il
Padre. Le fragilità e i limiti umani non rappresentano un
ostacolo, a condizione che contribuiscano a renderci
sempre più consapevoli del fatto che abbiamo bisogno
della grazia redentrice di Cristo. E’ questa
l’esperienza di san Paolo che confidava: "Mi vanterò
quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori
in me la potenza di Cristo" (2 Cor 12,9). Nel
mistero della Chiesa, Corpo mistico di Cristo, il potere
divino dell'amore cambia il cuore dell'uomo, rendendolo
capace di comunicare l'amore di Dio ai fratelli. Nel corso
dei secoli tanti uomini e donne, trasformati dall’amore
divino, hanno consacrato le proprie esistenze alla causa
del Regno. Già sulle rive del mare di Galilea, molti si
sono lasciati conquistare da Gesù: erano alla ricerca
della guarigione del corpo o dello spirito e sono stati
toccati dalla potenza della sua grazia. Altri sono stati
scelti personalmente da Lui e sono diventati suoi
apostoli. Troviamo pure persone, come Maria Maddalena e
altre donne, che lo hanno seguito di propria iniziativa,
semplicemente per amore, ma, al pari del discepolo
Giovanni, hanno occupato esse pure un posto speciale nel
suo cuore. Questi uomini e queste donne, che hanno
conosciuto attraverso Cristo il mistero dell'amore del
Padre, rappresentano la molteplicità delle vocazioni da
sempre presenti nella Chiesa. Modello di chi è chiamato a
testimoniare in maniera particolare l’amore di Dio è
Maria, la Madre di Gesù, direttamente associata, nel suo
pellegrinaggio di fede, al mistero dell'Incarnazione e
della Redenzione.
In
Cristo, Capo della Chiesa, che è il suo Corpo, tutti i
cristiani formano "la stirpe eletta, il sacerdozio
regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è
acquistato perché proclami le opere meravigliose di
lui" (1 Pt 2,9). La Chiesa è santa, anche se
i suoi membri hanno bisogno di essere purificati, per far
sì che la santità, dono di Dio, possa in loro
risplendere fino al suo pieno fulgore. Il Concilio
Vaticano II mette in luce l'universale chiamata alla
santità, affermando che "i seguaci di Cristo,
chiamati da Dio non secondo le loro opere, ma secondo il
disegno della sua grazia e giustificati in Gesù Signore,
nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli
di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò
realmente santi" (Lumen gentium, 40). Nel
quadro di questa chiamata universale, Cristo, Sommo
Sacerdote, nella sua sollecitudine per la Chiesa chiama
poi, in ogni generazione, persone che si prendano cura del
suo popolo; in particolare, chiama al ministero
sacerdotale uomini che esercitino una funzione paterna, la
cui sorgente è nella paternità stessa di Dio (cfr Ef
3,15). La missione del sacerdote nella Chiesa è
insostituibile. Pertanto, anche se in alcune regioni si
registra scarsità di clero, non deve mai venir meno la
certezza che Cristo continua a suscitare uomini, i quali,
come gli Apostoli, abbandonata ogni altra occupazione, si
dedicano totalmente alla celebrazione dei sacri misteri,
alla predicazione del Vangelo e al ministero pastorale.
Nell’Esortazione apostolica Pastores dabo vobis,
il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II ha scritto
in proposito: "La relazione del sacerdote con Gesù
Cristo e, in Lui, con la sua Chiesa si situa nell'essere
stesso del sacerdote, in forza della sua
consacrazione-unzione sacramentale, e nel suo agire,
ossia nella sua missione o ministero. In particolare, «il
sacerdote ministro è servitore di Cristo presente nella Chiesa
mistero, comunione e missione. Per il fatto di
partecipare all’"unzione" e alla
"missione" di Cristo, egli può prolungare nella
Chiesa la sua preghiera, la sua parola, il suo sacrificio,
la sua azione salvifica. E’ dunque servitore della
Chiesa mistero perché attua i segni ecclesiali e
sacramentali della presenza di Cristo risorto»" (n.
16).
Un’altra
vocazione speciale, che occupa un posto d'onore nella
Chiesa, è la chiamata alla vita consacrata. Sull'esempio
di Maria di Betania, che "sedutasi ai piedi di Gesù,
ascoltava la sua parola" (Lc 10,39), molti
uomini e donne si consacrano ad una sequela totale ed
esclusiva di Cristo. Essi, pur svolgendo diversi servizi
nel campo della formazione umana e della cura dei poveri,
nell'insegnamento o nell’assistenza dei malati, non
considerano queste attività come lo scopo principale
della loro vita, poiché, come ben sottolinea il Codice di
Diritto Canonico, "primo e particolare dovere di
tutti i religiosi deve essere la contemplazione delle
verità divine e la costante unione con Dio
nell'orazione" (can. 663, § 1). E nell'Esortazione
apostolica Vita consecrata Giovanni Paolo II
annotava: "Nella tradizione della Chiesa la
professione religiosa viene considerata come un singolare
e fecondo approfondimento della consacrazione battesimale
in quanto, per suo mezzo, l'intima unione con Cristo, già
inaugurata col Battesimo, si sviluppa nel dono di una
conformazione più compiutamente espressa e realizzata,
attraverso la professione dei consigli evangelici"
(n. 30).
Memori
della raccomandazione di Gesù: "La messe è molta,
ma gli operai sono pochi! Pregate dunque il padrone della
messe che mandi operai nella sua messe!" (Mt
9,37), avvertiamo vivamente il bisogno di pregare per le
vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Non
sorprende che, laddove si prega con fervore, fioriscano le
vocazioni. La santità della Chiesa dipende essenzialmente
dall'unione con Cristo e dall'apertura al mistero della
grazia che opera nel cuore dei credenti. Per questo vorrei
invitare tutti i fedeli a coltivare un’intima relazione
con Cristo, Maestro e Pastore del suo popolo, imitando
Maria, che custodiva nell’animo i divini misteri e li
meditava assiduamente (cfr Lc 2,19). Insieme con
Lei, che occupa un posto centrale nel mistero della
Chiesa, preghiamo:
O
Padre, fa’ sorgere fra i cristiani
numerose e sante vocazioni al sacerdozio,
che mantengano viva la fede
e custodiscano la grata memoria del tuo Figlio Gesù
mediante la predicazione della sua parola
e l'amministrazione dei Sacramenti,
con i quali tu rinnovi continuamente i tuoi fedeli.
Donaci
santi ministri del tuo altare,
che siano attenti e fervorosi custodi dell'Eucaristia,
sacramento del dono supremo di Cristo
per la redenzione del mondo.
Chiama
ministri della tua misericordia,
che, mediante il sacramento della Riconciliazione,
diffondano la gioia del tuo perdono.
Fa',
o Padre, che la Chiesa accolga con gioia
le numerose ispirazioni dello Spirito del Figlio tuo
e, docile ai suoi insegnamenti,
si curi delle vocazioni al ministero sacerdotale
e alla vita consacrata.
Sostieni
i Vescovi, i sacerdoti, i diaconi,
i consacrati e tutti i battezzati in Cristo,
affinché adempiano fedelmente la loro missione
al servizio del Vangelo.
Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.
Maria, Regina degli Apostoli, prega per noi!
Dal
Vaticano, 5 Marzo 2006
©
Copyright 2005 - Libreria Editrice Vaticana
|
|