|
Fonte:
Radio Vaticana, 24 gennaio 2006
UN
APPELLO AI MASS MEDIA PERCHÉ SIANO CORAGGIOSI E ONESTI,
PROMOTORI DI PACE E DIALOGO E PERCHÉ DIFENDANO LA
FAMIGLIA, FONDAMENTO
DI OGNI CULTURA: È IL CUORE DEL MESSAGGIO DI BENEDETTO
XVI PER LA GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI
Un
“appello ai media”, “che comporta grandi
sfide” per “essere “responsabili”, “protagonisti
della verità” e “promotori della pace”: a
rivolgerlo è Benedetto XVI nel Messaggio per la 40.ma
Giornata Mondiale delle Comunicazioni sociali, che verrà
celebrata il prossimo 28 maggio sul tema “I
media: rete di comunicazione, comunione e
cooperazione”. Come ogni anno il Messaggio del Papa
viene reso noto nella Festa di San Francesco di Sales,
patrono dei giornalisti cattolici, che cade appunto il 24
gennaio. Il servizio di Roberta Gisotti:
**********
“Illuminare le coscienze degli individui e
aiutarli a sviluppare il proprio pensiero non è mai un
impegno neutrale”, scrive Benedetto XVI, nel suo primo
Messaggio in tema di mass media. “La comunicazione
autentica esige coraggio e risolutezza – sottolinea
subito - Esige la determinazione di quanti operano nei
media per non indebolirsi sotto il peso di tanta
informazione e per non adeguarsi a verità parziali o
provvisorie. Esige piuttosto la ricerca e la diffusione di
quello che è il senso e il fondamento ultimo
dell’esistenza umana, personale e sociale . In questo
modo – indica il Papa - i media possono contribuire
costruttivamente alla diffusione di tutto quanto è buono
e vero”.
Ma ci sono “grandi sfide” da affrontare, nella
“grande tavola rotonda per il dialogo dell’umanità”,
usa questa espressione figurata il Papa per definire “i
mezzi della comunicazione sociale”. Attenzione infatti
alle degenerazioni che si verificano quando l’industria
dei media diventa fine a se stessa, rivolta unicamente al
guadagno, perdendo di vista il senso di responsabilità
nel servizio al bene comune”. “Pertanto, occorre
sempre – raccomanda Benedetto XVI - garantire
un’accurata cronaca degli eventi, un’esauriente
spiegazione degli argomenti di interesse pubblico,
un’onesta presentazione dei diversi punti di vista”.
Raccomanda
quindi il Papa “di sostenere ed incoraggiare” la
famiglia, “fondamento di ogni cultura e società”, e
chiede ai mass media e alle industrie dello spettacolo di
collaborare con i genitori per educare i bambini,
“presentando modelli edificanti di vita e di amore
umano”. E quanto “tutti noi”– ci confida Benedetto
XVI - “ci
sentiamo scoraggiati e avviliti” “quando si verifica
il contrario”, “quando i giovani vengono soggiogati da
espressioni di amore degradanti o false, che ridicolizzano
la dignità donata da Dio a ogni persona umana e
minacciano gli interessi della famiglia?”
In
chiusura Benedetto XVI torna su tre aspetti già
individuati da Giovanni Paolo II, indispensabili ai media
per servire il bene comune: la formazione per
uso “intelligente ed appropriato”; la
partecipazione anche all’uso di risorse pubbliche e
all’adempimento di cariche pubbliche, ed il ricorso a
norme, provvedimenti strutture o regolazione; e infine la
promozione del dialogo, della solidarietà, della pace.
**********
LE PAROLE DEL PAPA
- FONTE VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
Fratelli e Sorelle,
1. Sulla
scia del quarantesimo anniversario della conclusione del
Concilio Ecumenico Vaticano Secondo, mi è caro ricordare
il Decreto sui Mezzi di Comunicazione Sociale, Inter
Mirifica, che ha riconosciuto soprattutto il potere
dei media nell’influenzare l’intera società umana. La
necessità di utilizzare al meglio tale potenzialità, a
vantaggio dell’intera umanità, mi ha spinto, in questo
mio primo messaggio per la Giornata Mondiale delle
Comunicazioni Sociali, a riflettere sul concetto dei media
come rete in grado di facilitare la comunicazione, la
comunione e la cooperazione.
San
Paolo, nella sua lettera agli Efesini, descrive
accuratamente la nostra umana vocazione a
"partecipare della natura divina" (Dei Verbum,
21): attraverso Cristo possiamo presentarci al Padre in un
solo Spirito; così non siamo più stranieri e ospiti, ma
concittadini dei santi e familiari di Dio, diventando
tempio santo e dimora di Dio (cfr. Ef. 2,18-22).
Questo sublime ritratto di una vita di comunione coinvolge
ogni aspetto della nostra vita come cristiani. L’invito
ad accogliere con autenticità l’autocomunicazione di
Dio in Cristo significa in realtà una chiamata a
riconoscere la Sua forza dinamica dentro di noi, che da
noi desidera espandersi agli altri, affinché questo amore
diventi realmente la misura dominante del mondo (cf. Omelia
per la Giornata Mondiale della Gioventù, Colonia, 21
agosto 2005).
2. I
progressi tecnologici nel campo dei media hanno vinto il
tempo e lo spazio, permettendo la comunicazione istantanea
e diretta tra le persone, anche quando sono divise da
enormi distanze. Questo sviluppo implica un potenziale
enorme per servire il bene comune e "costituisce un
patrimonio da salvaguardare e promuovere" (Il
Rapido Sviluppo, 10). Ma, come sappiamo bene, il
nostro mondo è lontano dall’essere perfetto. Ogni
giorno verifichiamo che l’immediatezza della
comunicazione non necessariamente si traduce nella
costruzione di collaborazione e comunione all’interno
della società.
Illuminare
le coscienze degli individui e aiutarli a sviluppare il
proprio pensiero non è mai un impegno neutrale. La
comunicazione autentica esige coraggio e risolutezza.
Esige la determinazione di quanti operano nei media per
non indebolirsi sotto il peso di tanta informazione e per
non adeguarsi a verità parziali o provvisorie. Esige
piuttosto la ricerca e la diffusione di quello che è il
senso e il fondamento ultimo dell’esistenza umana,
personale e sociale (cf. Fides et Ratio, 5). In
questo modo i media possono contribuire costruttivamente
alla diffusione di tutto quanto è buono e vero.
3.
L’appello ai media di oggi ad essere responsabili, ad
essere protagonisti della verità e promotori della pace
che da essa deriva, comporta grandi sfide. Anche se i
diversi strumenti della comunicazione sociale facilitano
lo scambio di informazioni e idee, contribuendo alla
comprensione reciproca tra i diversi gruppi, allo stesso
tempo possono essere contaminati dall’ambiguità. I
mezzi della comunicazione sociale sono una "grande
tavola rotonda" per il dialogo dell’umanità, ma
alcune tendenze al loro interno possono generare una
monocultura che offusca il genio creativo, ridimensiona la
sottigliezza del pensiero complesso e svaluta la
peculiarità delle pratiche culturali e l’individualità
del credo religioso. Queste degenerazioni si verificano
quando l’industria dei media diventa fine a se stessa,
rivolta unicamente al guadagno, perdendo di vista il senso
di responsabilità nel servizio al bene comune.
Pertanto,
occorre sempre garantire un’accurata cronaca degli
eventi, un’esauriente spiegazione degli argomenti di
interesse pubblico, un’onesta presentazione dei diversi
punti di vista. La necessità di sostenere ed incoraggiare
la vita matrimoniale e familiare è di particolare
importanza, proprio perché si fa riferimento al
fondamento di ogni cultura e società (cf. Apostolicam
Actuositatem, 11). In collaborazione con i genitori, i
mezzi della comunicazione sociale e le industrie dello
spettacolo possono essere di sostegno nella difficile ma
altamente soddisfacente vocazione di educare i bambini,
presentando modelli edificanti di vita e di amore umano (cf.
Inter Mirifica, 11). Come ci sentiamo scoraggiati e
avviliti tutti noi quando si verifica il contrario! Il
nostro cuore non soffre soprattutto quando i giovani
vengono soggiogati da espressioni di amore degradanti o
false, che ridicolizzano la dignità donata da Dio a ogni
persona umana e minacciano gli interessi della famiglia?
4. Per
incoraggiare sia una presenza costruttiva che una
percezione positiva dei media nella società, desidero
sottolineare l’importanza dei tre punti, individuati dal
mio venerabile predecessore Papa Giovanni Paolo II,
indispensabili per un servizio finalizzato al bene comune:
formazione, partecipazione e dialogo (cf. Il Rapido
Sviluppo, 11).
La
formazione ad un uso responsabile e critico dei media
aiuta le persone a servirsene in maniera intelligente e
appropriata. L’impatto incisivo che i media elettronici
in particolare esercitano nel generare un nuovo
vocabolario e immagini, che introducono così facilmente
nella società, non sono da sottovalutare. Proprio perché
i media contemporanei configurano la cultura popolare,
essi devono vincere qualsiasi tentazione di manipolare,
soprattutto i giovani, cercando invece di educare e
servire. In tal modo, i media potranno garantire la
realizzazione di una società civile degna della persona
umana, piuttosto che il suo disgregamento.
La
partecipazione ai media nasce dalla loro stessa natura,
come bene destinato a tutte le genti. In quanto servizio
pubblico, la comunicazione sociale esige uno spirito di
cooperazione e corresponsabilità, con una scrupolosa
attenzione all’uso delle risorse pubbliche e
all’adempimento delle cariche pubbliche (cf. Etica
nelle Comunicazioni Sociali, 20), compreso il ricorso
a norme di regolazione e ad altri provvedimenti o
strutture designate a tal scopo.
Infine, i
media devono approfittare e servirsi delle grandi
opportunità che derivano loro dalla promozione del
dialogo, dallo scambio di cultura, dall’espressione di
solidarietà e dai vincoli di pace. In tal modo essi
diventano risorse incisive e apprezzate per costruire una
civiltà dell’amore, aspirazione di tutti i popoli.
Sono
certo che seri sforzi per promuovere questi tre punti
aiuteranno i media a svilupparsi come rete di
comunicazione, comunione e cooperazione, aiutando uomini,
donne e bambini a diventare più consapevoli della dignità
della persona umana, più responsabili e più aperti agli
altri, soprattutto ai membri della società più bisognosi
e più deboli (cf. Redemptor Hominis, 15; Etica
nelle Comunicazioni Sociali, 4).
Concludendo,
voglio ricordare le incoraggianti parole di San Paolo:
Cristo è nostra pace. Colui che ha fatto dei due un
popolo solo (cf. Ef. 2,14). Abbattiamo il muro di
ostilità che ci divide e costruiamo la comunione
dell’amore, secondo i progetti del Creatore, svelati
attraverso Suo Figlio!
Vaticano,
24 gennaio 2006, Solennità di San Francesco di Sales
|
|