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Vaticana 7 febbraio 2009
La
Chiesa afferma "l'assoluta e suprema dignità di ogni
vita umana": così il Papa nel Messaggio per la
Giornata mondiale del malato
La
Chiesa ha sempre affermato “l’assoluta e suprema
dignità di ogni vita umana”, che va vissuta “in
pienezza anche quando è debole ed avvolta dal mistero
della sofferenza”. Lo afferma Benedetto XVI nel
Messaggio per la prossima Giornata mondiale del malato,
che ricorre l’11 febbraio, memoria della Vergine di
Lourdes. Il Papa dedica quest’anno il Messaggio ai
bambini ammalati o vittime di abusi e violenze, levando un
appello ai governi perché promulghino leggi in favore dei
minori in difficoltà e delle loro famiglie. Il servizio
di Alessandro De Carolis:
Un cristiano “non può restare indifferente” al
“silenzioso grido di dolore” levato dai bambini
ammalati o abbandonati a se stessi nel mondo: la sua
coscienza di uomo e di credente non glielo permette e gli
impone “l’impellente dovere di intervenire”. Con
chiarezza di toni e grande compassione, Benedetto XVI
guarda nel messaggio all’universo di sofferenze nel
quale versano milioni di bambini.
“Ci sono piccoli esseri umani - scrive - che portano
nel corpo le conseguenze di malattie invalidanti, ed altri
che lottano con mali oggi ancora inguaribili nonostante il
progresso della medicina e l’assistenza di validi
ricercatori e professionisti della salute”. Ci sono poi
“bambini feriti nel corpo e nell’anima a seguito di
conflitti e guerre, ed altri vittime innocenti dell’odio
di insensate persone adulte. Ci sono - prosegue il Papa
ragazzi ‘di strada’, privati del calore di una
famiglia ed abbandonati a se stessi, e minori profanati da
gente abietta che ne viola l’innocenza, provocando in
loro una piaga psicologica che li segnerà per il resto
della vita”. Senza dimenticare, soggiunge,
“l’incalcolabile numero dei minori che muoiono a causa
della sete, della fame, della carenza di assistenza
sanitaria, come pure i piccoli esuli e profughi dalla
propria terra con i loro genitori alla ricerca di migliori
condizioni di vita”.
Benedetto XVI ringrazia anzitutto gli organismi della
Chiesa che a tutti i livelli si occupano di alleviare
queste sofferenze, mostrando - dice - la medesima
“compassione” di Gesù per la vedova di Nain che aveva
perso il figlio. E dilatando i confini del suo pensiero,
il Papa osserva che “la dedizione quotidiana e
l’impegno senza sosta al servizio dei bambini malati
costituiscono un’eloquente testimonianza di amore per la
vita umana, in particolare per la vita di chi è debole e
in tutto e per tutto dipendente dagli altri”. Quindi, un
passo dopo, Benedetto XVI riafferma “con vigore” un
principio base per il cristianesimo: ovvero,
“l’assoluta e suprema dignità di ogni vita umana”.
Non muta, con il trascorrere dei tempi, osserva,
“l’insegnamento che la Chiesa incessantemente
proclama: la vita umana è bella e va vissuta in pienezza
anche quando è debole ed avvolta dal mistero della
sofferenza”.
La capacità di “amore disinteressato e generoso”
verso l’infanzia sofferente porta infine il Papa ad
estendere il proprio “apprezzamento e incoraggiamento”
nei riguardi delle organizzazioni nazionali e
internazionali impegnate in questo campo, in particolare
nei Paesi poveri. Benedetto XVI conclude il Messaggio con
l’“accorato appello” ai “responsabili delle
nazioni” perché - sollecita - “vengano potenziate le
leggi e i provvedimenti in favore dei bambini malati e
delle loro famiglie, potendo sempre contare - assicura -
sulla collaborazione della Chiesa.
MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
PER LA XVII GIORNATA MONDIALE DEL MALATO
Cari
fratelli e sorelle!
la
Giornata Mondiale del Malato, che ricorre il prossimo 11
febbraio, memoria liturgica della Beata Maria Vergine di
Lourdes, vedrà le Comunità diocesane riunirsi con i
propri Vescovi in momenti di preghiera, per riflettere e
decidere iniziative di sensibilizzazione circa la realtà
della sofferenza. L’Anno Paolino, che stiamo celebrando,
offre l’occasione propizia per soffermarsi a meditare
con l’apostolo Paolo sul fatto che, "come abbondano
le sofferenze del Cristo in noi, così per mezzo di Cristo
abbonda anche la nostra consolazione" (2 Cor
1,5). Il collegamento spirituale con Lourdes richiama
inoltre alla mente la materna sollecitudine della Madre di
Gesù per i fratelli del suo Figlio "ancora
peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a
che non siano condotti nella patria beata" (Lumen
gentium, 62).
Quest’anno
la nostra attenzione si volge particolarmente ai bambini,
le creature più deboli e indifese e, tra questi, ai
bambini malati e sofferenti. Ci sono piccoli esseri umani
che portano nel corpo le conseguenze di malattie
invalidanti, ed altri che lottano con mali oggi ancora
inguaribili nonostante il progresso della medicina e
l’assistenza di validi ricercatori e professionisti
della salute. Ci sono bambini feriti nel corpo e
nell’anima a seguito di conflitti e guerre, ed altri
vittime innocenti dell’odio di insensate persone adulte.
Ci sono ragazzi "di strada", privati del calore
di una famiglia ed abbandonati a se stessi, e minori
profanati da gente abietta che ne viola l’innocenza,
provocando in loro una piaga psicologica che li segnerà
per il resto della vita. Non possiamo poi dimenticare
l’incalcolabile numero dei minori che muoiono a causa
della sete, della fame, della carenza di assistenza
sanitaria, come pure i piccoli esuli e profughi dalla
propria terra con i loro genitori alla ricerca di migliori
condizioni di vita. Da tutti questi bambini si leva un
silenzioso grido di dolore che interpella la nostra
coscienza di uomini e di credenti.
La
comunità cristiana, che non può restare indifferente
dinanzi a così drammatiche situazioni, avverte
l’impellente dovere di intervenire. La Chiesa, infatti,
come ho scritto nell’Enciclica Deus
caritas est, "è la famiglia di Dio nel
mondo. In questa famiglia non deve esserci nessuno che
soffra per mancanza del necessario" (25, b). Auspico,
pertanto, che anche la Giornata Mondiale del Malato offra
l’opportunità alle comunità parrocchiali e diocesane
di prendere sempre più coscienza di essere "famiglia
di Dio", e le incoraggi a rendere percepibile nei
villaggi, nei quartieri e nelle città l’amore del
Signore, il quale chiede "che nella Chiesa stessa, in
quanto famiglia, nessun membro soffra perché nel
bisogno" (ibid.). La testimonianza della carità
fa parte della vita stessa di ogni comunità cristiana. E
fin dall’inizio la Chiesa ha tradotto in gesti concreti
i principi evangelici, come leggiamo negli Atti degli
Apostoli. Oggi, date le mutate condizioni
dell’assistenza sanitaria, si avverte il bisogno di una
più stretta collaborazione tra i professionisti della
salute operanti nelle diverse istituzioni sanitarie e le
comunità ecclesiali presenti sul territorio. In questa
prospettiva, si conferma in tutto il suo valore
un’istituzione collegata con la Santa Sede qual è
l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che celebra
quest’anno i suoi 140 anni di vita.
Ma c’è
di più. Poiché il bambino malato appartiene ad una
famiglia che ne condivide la sofferenza spesso con gravi
disagi e difficoltà, le comunità cristiane non possono
non farsi carico anche di aiutare i nuclei familiari
colpiti dalla malattia di un figlio o di una figlia.
Sull’esempio del "Buon Samaritano" occorre che
ci si chini sulle persone così duramente provate e si
offra loro il sostegno di una concreta solidarietà. In
tal modo, l’accettazione e la condivisione della
sofferenza si traduce in un utile supporto alle famiglie
dei bambini malati, creando al loro interno un clima di
serenità e di speranza, e facendo sentire attorno a loro
una più vasta famiglia di fratelli e sorelle in Cristo.
La compassione di Gesù per il pianto della vedova di Nain
(cfr Lc 7,12-17) e per l’implorante preghiera di
Giairo (cfr Lc 8,41-56) costituiscono, tra gli
altri, alcuni utili punti di riferimento per imparare a
condividere i momenti di pena fisica e morale di tante
famiglie provate. Tutto ciò presuppone un amore
disinteressato e generoso, riflesso e segno dell’amore
misericordioso di Dio, che mai abbandona i suoi figli
nella prova, ma sempre li rifornisce di mirabili risorse
di cuore e di intelligenza per essere in grado di
fronteggiare adeguatamente le difficoltà della vita.
La
dedizione quotidiana e l’impegno senza sosta al
servizio dei bambini malati costituiscono un’eloquente
testimonianza di amore per la vita umana, in particolare
per la vita di chi è debole e in tutto e per tutto
dipendente dagli altri. Occorre affermare infatti con
vigore l’assoluta e suprema dignità di ogni vita
umana. Non muta, con il trascorrere dei tempi,
l’insegnamento che la Chiesa incessantemente proclama:
la vita umana è bella e va vissuta in pienezza anche
quando è debole ed avvolta dal mistero della sofferenza.
E’ a Gesù crocifisso che dobbiamo volgere il nostro
sguardo: morendo in croce Egli ha voluto condividere il
dolore di tutta l’umanità. Nel suo soffrire per amore
intravediamo una suprema compartecipazione alle pene dei
piccoli malati e dei loro genitori. Il mio venerato
Predecessore Giovanni Paolo II, che dell’accettazione
paziente della sofferenza ha offerto un esempio luminoso
specialmente al tramonto della sua vita, ha scritto:
"Sulla croce sta il «Redentore dell'uomo», l'Uomo
dei dolori, che in sé ha assunto le sofferenze fisiche e
morali degli uomini di tutti i tempi, affinché nell'amore
possano trovare il senso salvifico del loro dolore e
risposte valide a tutti i loro interrogativi" (Salvifici
doloris, 31).
Desidero
qui esprimere il mio apprezzamento ed incoraggiamento alle
Organizzazioni internazionali e nazionali che si prendono
cura dei bambini malati, particolarmente nei Paesi poveri,
e con generosità e abnegazione offrono il loro contributo
per assicurare ad essi cure adeguate e amorevoli. Rivolgo
al tempo stesso un accorato appello ai responsabili delle
Nazioni perché vengano potenziate le leggi e i
provvedimenti in favore dei bambini malati e delle loro
famiglie. Sempre, ma ancor più quando è in gioco la vita
dei bambini, la Chiesa, per parte sua, si rende
disponibile ad offrire la sua cordiale collaborazione
nell’intento di trasformare tutta la civiltà umana in
«civiltà dell’amore» (cfr Salvifici
doloris, 30).
Concludendo,
vorrei esprimere la mia vicinanza spirituale a tutti voi,
cari fratelli e sorelle, che soffrite di qualche malattia.
Rivolgo un affettuoso saluto a quanti vi assistono: ai
Vescovi, ai sacerdoti, alle persone consacrate, agli
operatori sanitari, ai volontari e a tutti coloro che si
dedicano con amore a curare e alleviare le sofferenze di
chi è alle prese con la malattia. Un saluto tutto
speciale è per voi, cari bambini malati e sofferenti: il
Papa vi abbraccia con affetto paterno insieme con i vostri
genitori e familiari, e vi assicura uno speciale ricordo
nella preghiera, invitandovi a confidare nel materno aiuto
dell’Immacolata Vergine Maria, che nel passato Natale
abbiamo ancora una volta contemplato mentre stringe con
gioia tra le braccia il Figlio di Dio fatto bambino.
Nell’invocare su di voi e su ogni malato la materna
protezione della Vergine Santa, Salute degli Infermi, a
tutti imparto di cuore una speciale Benedizione
Apostolica.
Dal
Vaticano, 2 Febbraio 2009
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