Radio Vaticana,
23 aprile 2007
Sacerdoti
uniti dell’Eucaristia e segno della missione della
Chiesa:
l’auspicio
di Benedetto XVI nel suo Messaggio
per
la Giornata mondiale di preghiera per
le vocazioni di domenica prossima
Consapevolezza
che la chiamata a seguire Dio nasce all’interno di una
comunità stretta attorno all’Eucaristia e necessità di
educare i futuri sacerdoti ad “un’autentica comunione
ecclesiale”. Benedetto XVI ha dato un particolare
risalto a questi due punti, affrontati nel suo Messaggio
per la 44.ma Giornata mondiale
di preghiera per le vocazioni, che la Chiesa celebrerà
domenica prossima. Il contenuto del Messaggio nel servizio
di Alessandro De Carolis.
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C’è
un episodio, fra gli altri, nella Bibbia che ha fissato
per sempre nell’immaginario spirituale l’idea della
vocazione. E’ quando Dio
chiama ripetutamente il giovane Samuele, il quale poi
capirà il volere divino grazie all’aiuto di Eli.
Ascolto, disponibilità, preghiera da parte di colui che
riceve la chiamata, ma anche consiglio e accompagnamento
da parte di chi quella chiamata deve custodire e
irrobustire: sono le qualità basilari per la fioritura e
lo sviluppo di una vocazione sacerdotale o religiosa.
“Per promuovere le vocazioni - scrive Benedetto XVI nel
Messaggio - è dunque importante una pastorale attenta al
mistero della Chiesa-comunione,
perché chi vive in una comunità ecclesiale concorde,
corresponsabile, premurosa, impara certamente più
facilmente a discernere la chiamata del Signore. La cura
delle vocazioni esige pertanto una costante
‘educazione’ ad ascoltare la voce di Dio”. Il Papa
ricorda di aver insistito su questo aspetto all’inizio
del nuovo ciclo di catechesi del mercoledì, lo scorso
anno, dedicato al rapporto fra Cristo e la Chiesa. Come
nell’Antico Testamento - l’episodio di Samuele, ma
anche quello di Mosè - anche nel Nuovo Testamento la
chiamata a seguire Dio avviene “singolarmente” ed è
mirata, osserva Benedetto XVI, a “collaborare in maniera
più diretta con Lui alla realizzazione del suo disegno
salvifico”. Dal punto di vista pastorale, prosegue il
Papa, il Concilio Vaticano II e i successivi documenti magisteriali
hanno
posto in evidenza “l’importanza di educare i
futuri presbiteri a un'autentica comunione ecclesiale”.
E’ indispensabile - afferma il Pontefice - che
all'interno del popolo cristiano ogni ministero e carisma sia
orientato alla piena comunione, ed è compito del
vescovo e dei presbiteri favorirla in armonia con ogni
altra vocazione e servizio ecclesiali”. Lo stesso
impegno è e deve essere comune ai religiosi e ai laici,
distinti nei loro ministeri ma tutti uniti intorno
all’Eucaristia, “fonte e culmine della vita della
Chiesa”. Terminando la propria riflessione con un
pensiero alla Madonna, pronta a dichiararsi “serva del
Signore”, Benedetto XVI ne invoca l’intercessione
perché - conclude - “non manchino all'interno del
popolo cristiano i servitori della gioia divina: sacerdoti
che, in comunione con i loro vescovi, annunzino fedelmente
il Vangelo e celebrino i Sacramenti, si prendano cura del
popolo di Dio, e siano pronti ad evangelizzare l’intera
umanità”.
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MESSAGGIO
DEL SANTO PADRE
Venerati
Fratelli nell'Episcopato,
cari fratelli e sorelle!
L'annuale
Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni è
un’opportuna occasione per porre in luce l'importanza
delle vocazioni nella vita e nella missione della Chiesa,
ed intensificare la nostra preghiera perché crescano in
numero e qualità. Per la prossima ricorrenza vorrei
proporre all'attenzione dell'intero popolo di Dio il
seguente tema, quanto mai attuale: la vocazione al
servizio della Chiesa comunione.
Lo scorso
anno, dando inizio a un nuovo ciclo di catechesi nelle
Udienze generali del mercoledì, dedicato al rapporto tra
Cristo e la Chiesa, feci notare che la prima comunità
cristiana ebbe a costituirsi, nel suo nucleo originario,
quando alcuni pescatori di Galilea, incontrato Gesù, si
lasciarono conquistare dal suo sguardo, dalla sua voce ed
accolsero questo pressante suo invito: «Seguitemi, vi farò
diventare pescatori di uomini!» (Mc l, 17; cfr Mt
4,19). In verità, Dio ha sempre scelto alcune persone per
collaborare in maniera più diretta con Lui alla
realizzazione del suo disegno salvifico. Nell'Antico
Testamento all'inizio chiamò Abramo per formare «un
grande popolo» (Gn 12,2), e in seguito Mosè per
liberare Israele dalla schiavitù d'Egitto (cfr Es
3, 10). Designò poi altri personaggi, specialmente i
profeti, per difendere e tener viva l'alleanza con il suo
popolo. Nel Nuovo Testamento, Gesù, il Messia promesso,
invitò singolarmente gli Apostoli a stare con Lui (cfr Mc
3,14) e a condividere la sua missione. Nell'Ultima Cena,
affidando loro il compito di perpetuare il memoriale della
sua morte e risurrezione sino al suo glorioso ritorno alla
fine dei tempi, rivolse per essi al Padre questa accorata
invocazione: «Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo
farò conoscere, perché l'amore con il qua1e mi hai amato
sia in essi e io in loro» (Gv 17,26). La missione
della Chiesa si fonda pertanto su un'intima e fedele
comunione con Dio.
La
Costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II
descrive la Chiesa come «un popolo radunato dall'unità
del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (n. 4),
nel quale si rispecchia il mistero stesso di Dio. Ciò
comporta che in esso si rifletta l'amore trinitario e,
grazie all'opera dello Spirito Santo, tutti i suoi membri
formino «un solo corpo ed un solo spirito» in Cristo.
Soprattutto quando si raduna per l'Eucaristia questo
popolo, organicamente strutturato sotto la guida dei suoi
Pastori, vive il mistero della comunione con Dio e con i
fratelli. L'Eucaristia è la sorgente di quell'unità
ecclesiale per la quale Gesù ha pregato alla vigilia
della sua passione: «Padre ... siano anch'essi in noi una
cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai
mandato" (Gv 17,2 1). Questa intensa comunione
favorisce il fiorire di generose vocazioni al servizio
della Chiesa: il cuore del credente, ripieno di amore
divino, è spinto a dedicarsi totalmente alla causa del
Regno. Per promuovere le vocazioni è dunque importante
una pastorale attenta al mistero della Chiesa-comunione,
perché chi vive in una comunità ecclesiale concorde,
corresponsabile, premurosa, impara certamente più
facilmente a discernere la chiamata del Signore. La cura
delle vocazioni esige pertanto una costante
"educazione" ad ascoltare la voce di Dio, come
fece Eli che aiutò il giovane Samuele a capire quel che
Dio gli chiedeva e a realizzarlo prontamente (cfr 1 Sam
3,9). Ora l’ascolto docile e fedele non può avvenire
che in un clima di intima comunione con Dio. E questo si
realizza innanzitutto nella preghiera. Secondo l'esplicito
comando del Signore, noi dobbiamo implorare il dono delle
vocazioni in primo luogo pregando instancabilmente e
insieme il «padrone della messe». L'invito è al
plurale: «Pregate dunque il padrone della messe perché
mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38). Questo
invito del Signore ben corrisponde allo stile del «Padre
nostro" (Mt 6,9), preghiera che Egli ci ha
insegnato e che costituisce una «sintesi di tutto il
Vangelo», secondo la nota espressione di Tertulliano (cfr
De Oratione, 1,6: CCL 1, 258). In questa
chiave è illuminante anche un'altra espressione di Gesù:
«Se due di voi sopra la terra si accorderanno per
domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve
la concederà» (Mt 18,19). Il buon Pastore ci invita
dunque a pregare il Padre celeste, a pregare uniti e con
insistenza, perché Egli mandi vocazioni al servizio della
Chiesa-comunione.
Raccogliendo
l'esperienza pastorale dei secoli passati, il Concilio
Vaticano II ha posto in evidenza l'importanza di educare i
futuri presbiteri a un'autentica comunione ecclesiale.
Leggiamo in proposito nella Presbyterorum ordinis:
«Esercitando l'ufficio di Cristo Capo e Pastore per la
parte di autorità che spetta loro, i presbiteri, in nome
del Vescovo, riuniscono la famiglia di Dio come fraternità
animata nell'unità, e per mezzo di Cristo la conducono al
Padre nello Spirito Santo» (n. 6). A questa affermazione
del Concilio fa eco l'Esortazione apostolica post-sinodale
Pastores dabo vobis, la quale sottolinea che il
sacerdote «è servitore della Chiesa comunione perché -
unito al Vescovo e in stretto rapporto con il presbiterio
- costruisce l'unità della comunità ecclesiale
nell'armonia delle diverse vocazioni, carismi e
servizi" (n. 16). E' indispensabile che all'interno
del popolo cristiano ogni ministero e carisma sia
orientato alla piena comunione, ed è compito del Vescovo
e dei presbiteri favorirla in armonia con ogni altra
vocazione e servizio ecclesiali. Anche la vita consacrata,
ad esempio, nel suo proprium è al servizio di
questa comunione, come viene posto in luce
nell'Esortazione apostolica post-sinodale Vita
consecrata dal mio venerato Predecessore Giovanni
Paolo II: «La vita consacrata ha sicuramente il merito di
aver efficacemente contribuito a tener viva nella Chiesa
l'esigenza della fraternità come confessione della Trinità.
Con la costante promozione dell'amore fraterno anche nella
forma della vita comune, essa ha rivelato che la
partecipazione alla comunione trinitaria può cambiare i
rapporti umani, creando un nuovo tipo di solidarietà"
(n. 41).
Al centro
di ogni comunità cristiana c'è l'Eucaristia, fonte e
culmine della vita della Chiesa. Chi si pone al servizio
del Vangelo, se vive dell'Eucaristia, avanza nell'amore
verso Dio e verso il prossimo e contribuisce così a
costruire la Chiesa come comunione. Potremmo affermare che
«l'amore eucaristico» motiva e fonda l'attività
vocazionale di tutta la Chiesa, perché, come ho scritto nell'Enciclica
Deus caritas est, le vocazioni al sacerdozio e agli
altri ministeri e servizi fioriscono all'interno del
popolo di Dio laddove ci sono uomini nei quali Cristo
traspare attraverso la sua Parola, nei sacramenti e
specialmente nell'Eucaristia. E questo perché «nella
liturgia della Chiesa, nella sua preghiera, nella comunità
viva dei credenti, noi sperimentiamo l'amore di Dio,
percepiamo la sua presenza e impariamo in questo modo
anche a riconoscerla nel quotidiano. Egli per primo ci ha
amati e continua ad amarci per primo; per questo anche noi
possiamo rispondere con l'amore» (n. 17).
Ci
rivolgiamo, infine, a Maria, che ha sorretto la prima
comunità dove - «tutti erano concordi, e tutti si
riunivano regolarmente per la preghiera» (cfr At
1, 14), perché aiuti la Chiesa ad essere nel mondo di
oggi icona della Trinità, segno eloquente dell'amore
divino per tutti gli uomini. La Vergine, che ha
prontamente risposto alla chiamata del Padre dicendo: «Eccomi,
sono la serva del Signore» (Lc 1,38), interceda
perché non manchino all'interno del popolo cristiano i
servitori della gioia divina: sacerdoti che, in comunione
con i loro Vescovi, annunzino fedelmente il Vangelo e
celebrino i sacramenti, si prendano cura del popolo di
Dio, e siano pronti ad evangelizzare l'intera umanità.
Faccia sì che anche in questo nostro tempo aumenti il
numero delle persone consacrate, le quali vadano contro
corrente, vivendo i consigli evangelici di povertà,
castità e obbedienza, e testimonino in modo profetico
Cristo e il suo liberante messaggio di salvezza. Cari
fratelli e sorelle che il Signore chiama a vocazioni
particolari nella Chiesa, vorrei affidarvi in modo
speciale a Maria, perché Lei, che più di tutti ha
compreso il senso delle parole di Gesù: «Mia madre e i
miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e
la mettono in pratica» (Lc 8,2 1), vi insegni ad
ascoltare il suo divin Figlio. Vi aiuti a dire con la
vita: «Eccomi, o Dio, io vengo a fare la tua volontà (cfr
Eb 10,7). Con questi auspici assicuro per ciascuno
uno speciale ricordo nella preghiera e tutti di cuore vi
benedico.
Dal
Vaticano, 10 Febbraio 2007
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