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DISCORSO DEL PAPA IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEL MALATO

Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana

Fonte, Radio Vaticana, 12 febbraio 2007

Contemplando la vita di Maria il dolore e la sofferenza possono essere vissuti con più serenità ed una maggiore apertura alla speranza: così ieri il Papa nel suo discorso ai malati al termine della Messa celebrata dal cardinale Ruini nella Basilica vaticana  

Anche quando sembra svanire il senso della speranza e la certezza della guarigione, guardare a Maria insegna ad avere una visione più serena della vita. Questo il messaggio che Benedetto XVI ha rivolto nel pomeriggio ai malati al termine della Messa presieduta dal cardinale vicario Camillo Ruini nella Basilica Vaticana, per l’Opera Romana Pellegrinaggi e l’UNITALSI, in occasione della festa della Madonna di Lourdes e della XV Giornata mondiale del malato. Il Papa ha benedetto anche una statua della Vergine, realizzata con offerte raccolte nel pellegrinaggio a Lourdes dello scorso fine settembre, e che farà tappa in tutte le diocesi italiane. Il servizio di Tiziana Campisi:  

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Sono i piccoli, i poveri, i prediletti di Dio, ed a loro è rivelato il mistero del Regno dei cieli: con queste parole Benedetto XVI ha spiegato la singolare esperienza di Bernardetta Soubirous, rivolgendosi poi, specialmente, a “quanti sono colpiti da malattie gravi e dolorose”. Citando l’Esortazione apostolica Marialis cultus di Paolo VI, il Santo Padre ha esortato a contemplare la vicenda evangelica della Vergine, perché guardando ad essa la speranza prevale sull’angoscia, la comunione sulla solitudine, la pace sul turbamento, la bellezza sul tedio e la nausea. E per le persone particolarmente provate il Papa ha aggiunto:  

Ad essi vorremmo far sentire la vicinanza materiale e spirituale dell’intera comunità cristiana. E’ importante non lasciarli nell’abbandono e nella solitudine mentre si trovano ad affrontare un momento tanto delicato della loro vita”.  

         Ma Benedetto XVI ha voluto inoltre esprimere il suo pensiero a quanti con pazienza ed amore mettono” a servizio dei malati competenze professionali e calore umano:  

Penso ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, ai volontari, ai religiosi e alle religiose, ai sacerdoti che senza risparmiarsi si chinano su di essi, come il buon Samaritano, non guardando alla loro condizione sociale, al colore della pelle o all’appartenenza religiosa, ma solo a ciò di cui abbisognano”.  

         Nel volto di ogni essere umano – ha proseguito il Papa – ancor più se provato e sfigurato dalla malattia, brilla il volto di Cristo, il quale ha detto: ‘Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’”. Poi il Santo Padre ha voluto anche ricordare l’esperienza di tanti pellegrini a Lourdes, nella “grotta di Massabielle, dove si incrociano il dolore umano e la speranza, la paura e la fiducia”:  

“Quanti pellegrini, confortati dallo sguardo della Madre, trovano a Lourdes la forza di compiere più facilmente la volontà di Dio anche quando costa rinuncia e dolore, consapevoli che, come afferma l’apostolo Paolo, tutto concorre al bene di coloro che amano il Signore”.  

         E nella sua omelia, durante la celebrazione che ha preceduto l’incontro dei membri dell’UNITALSI e degli operatori dell’Opera Romana Pellegrinaggi con Benedetto XVI, il cardinale vicario Camillo Ruini ha invitato i fedeli a ripensare alle parole che Maria ha affidato alla piccola Bernardetta Soubirous:  

         “È bello far riecheggiare in noi il suo messaggio, il suo invito, l’invito alla penitenza, alla conversione del cuore e della vita, l’invito alla preghiera, l’invito alla carità. Da questo invito di Maria è nato un grande movimento di vicinanza e di solidarietà verso gli ammalati, come sulla base di questo invito tanti ammalati si sono messi in viaggio, in cammino per Lourdes.  

         Al termine della Messa tanti malati hanno voluto rendere il loro omaggio alla Madonna accendendo delle fiaccole e a loro Benedetto XVI ha detto ancora:  

La candela, che tenete accesa tra le mani, sia anche per voi, cari fratelli e sorelle, il segno di un sincero desiderio di camminare con Gesù, fulgore di pace che rischiara le tenebre e ci spinge, a nostra volta, ad essere luce e sostegno per chi ci vive accanto. Nessuno, specialmente chi si trova in condizioni di dura sofferenza, si senta mai solo e abbandonato.  

         Poi le luci della Basilica Vaticana si sono spente rendendo suggestivo il canto “aux flambeau” dei fedeli a Maria.

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DISCORSO DI BENEDETTO XVI
AGLI AMMALATI AL TERMINE DELLA MESSA

Basilica Vaticana
Domenica, 11 febbraio 2007
 

Cari fratelli e sorelle,

con grande gioia vi incontro qui, nella Basilica Vaticana, in occasione della festa della Madonna di Lourdes e dell'annuale Giornata Mondiale del Malato, al termine della Celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Camillo Ruini. A lui, in primo luogo, rivolgo il mio cordiale saluto, che estendo a tutti voi qui presenti: all'Arciprete della Basilica, Mons. Angelo Comastri, agli altri Vescovi, ai sacerdoti, ai religiosi e alle religiose. Saluto i responsabili e i membri dell'UNITALSI, che si occupano del trasporto e della cura degli ammalati nei pellegrinaggi e in altri momenti significativi. Saluto i responsabili e i pellegrini dell'Opera Romana Pellegrinaggi e quanti prenderanno parte al XV Convegno Nazionale Teologico-Pastorale, che vedrà l'adesione di molti dall'Italia e dall'estero. Saluto, inoltre, la delegazione dei rappresentanti dei "Cammini d'Europa". Ma il saluto più cordiale vorrei indirizzarlo a voi, cari ammalati, ai vostri familiari e ai volontari che con amore vi seguono e vi accompagnano anche quest'oggi. Insieme a tutti voi desidero unirmi a coloro che in questo stesso giorno prendono parte ai vari momenti della Giornata Mondiale del Malato che si tiene nella città di Seul, in Corea. Là, a mio nome, presiede le celebrazioni il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari.

Quest'oggi dunque è la festa della Beata Vergine Maria di Lourdes, che poco meno di centocinquanta anni or sono apparve a una semplice ragazza, s. Bernardetta Soubirous, manifestandosi come l'Immacolata Concezione. Anche in quella apparizione la Madonna si è mostrata tenera madre verso i suoi figli, ricordando che i piccoli, i poveri sono i prediletti di Dio ed a loro è rivelato il mistero del Regno dei cieli. Cari amici, Maria, che con la sua fede ha accompagnato il Figlio fin sotto la croce, Lei che fu associata per un disegno misterioso alle sofferenze di Cristo, suo Figlio, mai si stanca di esortarci a vivere e a condividere con serena fiducia l'esperienza del dolore e della malattia, offrendola con fede al Padre, completando così ciò che manca nella nostra carne ai patimenti di Cristo (cfr Col 1, 24). A questo riguardo, mi tornano in mente le parole con le quali il mio venerato predecessore Paolo VI concludeva l'Esortazione apostolica Marialis cultus: "All'uomo contemporaneo, non di rado tormentato tra l'angoscia e la speranza, prostrato dal senso dei suoi limiti e assalito da aspirazioni senza confini, la Beata Vergine Maria, contemplata nella sua vicenda evangelica e nella realtà che già possiede nella Città di Dio, offre una visione serena e una parola rassicurante: la vittoria della speranza sull'angoscia, della comunione sulla solitudine, della pace sul turbamento, della gioia e della bellezza sul tedio e la nausea, delle prospettive eterne su quelle temporali, della vita sulla morte" (n. 57). Sono parole che illuminano il nostro cammino, anche quando sembra svanire il senso della speranza e la certezza della guarigione; sono parole che vorrei fossero di conforto specialmente per quanti sono colpiti da malattie gravi e dolorose.

Ed è proprio a questi nostri fratelli particolarmente provati che l'odierna Giornata Mondiale del Malato dedica la sua attenzione. Ad essi vorremmo far sentire la vicinanza materiale e spirituale dell'intera comunità cristiana. È importante non lasciarli nell'abbandono e nella solitudine mentre si trovano ad affrontare un momento tanto delicato della loro vita. Meritevoli sono pertanto coloro che con pazienza ed amore mettono a loro servizio competenze professionali e calore umano. Penso ai medici, agli infermieri, agli operatori sanitari, ai volontari, ai religiosi e alle religiose, ai sacerdoti che senza risparmiarsi si chinano su di essi, come il buon Samaritano, non guardando alla loro condizione sociale, al colore della pelle o all'appartenenza religiosa, ma solo a ciò di cui abbisognano. Nel volto di ogni essere umano, ancor più se provato e sfigurato dalla malattia, brilla il volto di Cristo, il quale ha detto: "Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" (Mt 25, 40).

Cari fratelli e sorelle, tra poco una suggestiva fiaccolata farà rivivere il clima che si crea tra i pellegrini e i devoti a Lourdes, al calare della sera. Il pensiero nostro va alla grotta di Massabielle, dove si incrociano il dolore umano e la speranza, la paura e la fiducia. Quanti pellegrini, confortati dallo sguardo della Madre, trovano a Lourdes la forza di compiere più facilmente la volontà di Dio anche quando costa rinuncia e dolore, consapevoli che, come afferma l'apostolo Paolo, tutto concorre al bene di coloro che amano il Signore (cfr Rm 8, 28). La candela, che tenete accesa tra le mani, sia anche per voi, cari fratelli e sorelle, il segno di un sincero desiderio di camminare con Gesù, fulgore di pace che rischiara le tenebre e ci spinge, a nostra volta, ad essere luce e sostegno per chi ci vive accanto. Nessuno, specialmente chi si trova in condizioni di dura sofferenza, si senta mai solo e abbandonato. Tutti vi affido questa sera alla Vergine Maria. Lei, dopo aver conosciuto indicibili sofferenze, è stata assunta in Cielo, dove ci attende e dove anche noi speriamo di poter condividere un giorno la gloria del suo divin Figlio, la gioia senza fine. Con questi sentimenti imparto la mia Benedizione a voi tutti qui presenti e a quanti vi sono cari. 

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