Fonte,
Radio Vaticana, 13 gennaio 2007
RATIFICARE
GLI STRUMENTI GIURIDICI INTERNAZIONALI PER FAVORIRE I
RICONGIUNGIMENTI E LA TUTELA DELLE FAMIGLIE IMMIGRATE: LO
CHIEDE BENEDETTO XVI NEL MESSAGGIO PER LA GIORNATA
MONDIALE DEL
MIGRANTE E DEL RIFUGIATO, CHE SI CELEBRA DOMANI
Le
donne che emigrano - per lavoro, incolumità, spinte dalla
disperazione – sono oggi il 49% dei 200 milioni di
immigrati totali che attualmente si spostano nel mondo. La
cifra rappresenta la nuova “punta” di un fenomeno una
volta prevalentemente a carattere maschile. Una donna che
lascia il proprio Paese vuol dire precarietà anche per i
figli, che normalmente la seguono, vuol dire maggiore
instabilità per la famiglia. Questo è il quadro nel
quale si colloca il Messaggio di Benedetto XVI per la
Giornata mondiale del migrante e del rifugiato che si
celebra domani, intitolata appunto alla “Famiglia
migrante”. Il servizio di Alessandro De Carolis.
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“Già
molto si sta lavorando per l'integrazione delle famiglie
degli immigrati, anche se tanto resta da fare”, osserva
il Papa nel suo Messaggio, reso noto a metà dello scorso
novembre. “Esistono - scrive - effettive difficoltà
connesse ad alcuni ‘meccanismi di difesa’ della prima
generazione immigrata, che rischiano di costituire un
impedimento per un'ulteriore maturazione dei giovani della
seconda generazione. Ecco perché si rende necessario
predisporre interventi legislativi, giuridici e sociali
per facilitare tale integrazione”. Negli ultimi tempi,
prosegue Benedetto XVI, è aumentato il numero delle donne
che lasciano il proprio Paese d'origine alla ricerca di
migliori condizioni di vita, in vista di più promettenti
prospettive professionali. E dunque, sottolinea il
Pontefice, “non poche però sono quelle donne che
finiscono vittime del traffico di esseri umani e della
prostituzione”. A questo dramma, che non risparmia
neanche i minori, si aggiunge quello dei difficili
ricongiungimenti familiari, addirittura laceranti quando i
membri di una stessa famiglia sopravvivono nei campi di
accoglienza.
Nell’incoraggiare
la ratifica della Convenzione Internazionale del 2003 per
la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti,
che parla esplicitamente anche dei membri delle loro
famiglie, Benedetto XVI esorta in particolare gli
organismi della Chiesa a farsi carico dell’assistenza
umana e pastorale verso gli immigrati, nel cui novero
vanno considerati pure gli studenti stranieri. Lo spirito
di questo servizio, reso a chi parte in cerca di una nuova
patria, deve ispirarsi, indica il Papa, alla
contemplazione di Gesù, Maria e Giuseppe, costretti alla
fuga in Egitto. In
questo dramma, dice Benedetto XVI, “intravediamo la
dolorosa condizione di tutti i migranti, specialmente dei
rifugiati, degli esuli, degli sfollati, dei profughi, dei
perseguitati. Intravediamo le difficoltà di ogni famiglia
migrante, i disagi, le umiliazioni, le strettezze e la
fragilità di milioni e milioni di migranti, profughi e
rifugiati. La Famiglia di Nazaret riflette l'immagine di
Dio custodita nel cuore di ogni umana famiglia, anche se
sfigurata e debilitata dall'emigrazione”.
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MESSAGGIO
DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
PER LA GIORNATA MONDIALE
DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO (2007)
La famiglia
migrante
Cari
fratelli e sorelle!
In
occasione della prossima Giornata Mondiale del Migrante e
del Rifugiato, guardando alla Santa Famiglia di Nazaret,
icona di tutte le famiglie, vorrei invitarvi a riflettere
sulla condizione della famiglia migrante. Narra
l'evangelista Matteo che, poco tempo dopo la nascita di
Gesù, Giuseppe fu costretto a partire di notte per
l'Egitto prendendo con sé il bambino e sua madre, al fine
di sfuggire alla persecuzione del re Erode (cfr Mt 2,13-15).
Commentando questa pagina evangelica, il mio venerato
Predecessore, il Servo di Dio Papa Pio XII scrisse nel
1952: "La famiglia di Nazaret in esilio, Gesù, Maria
e Giuseppe emigranti in Egitto e ivi rifugiati per
sottrarsi alle ire di un empio re, sono il modello,
l'esempio e il sostegno di tutti gli emigranti e
pellegrini di ogni età e di ogni Paese, di tutti i
profughi di qualsiasi condizione che, incalzati dalla
persecuzione o dal bisogno, si vedono costretti ad
abbandonare la patria, i cari parenti, i vicini, i dolci
amici, e a recarsi in terra straniera" (Exsul
familia, AAS 44, 1952, 649). Nel dramma della
Famiglia di Nazaret, obbligata a rifugiarsi in Egitto,
intravediamo la dolorosa condizione di tutti i migranti,
specialmente dei rifugiati, degli esuli, degli sfollati,
dei profughi, dei perseguitati. Intravediamo le difficoltà
di ogni famiglia migrante, i disagi, le umiliazioni, le
strettezze e la fragilità di milioni e milioni di
migranti, profughi e rifugiati. La Famiglia di Nazaret
riflette l'immagine di Dio custodita nel cuore di ogni
umana famiglia, anche se sfigurata e debilitata
dall'emigrazione.
Il tema
della prossima Giornata Mondiale del Migrante e del
Rifugiato - La famiglia migrante - si pone in
continuità con quelli del 1980, 1986 e 1993, e intende
ulteriormente sottolineare l'impegno della Chiesa a favore
non solo dell'individuo migrante, ma anche della sua
famiglia, luogo e risorsa della cultura della vita e
fattore di integrazione di valori. Tante sono le difficoltà
che incontra la famiglia del migrante. La lontananza fra i
suoi membri e il mancato ricongiungimento sono spesso
occasione di rottura degli originari legami. Si instaurano
rapporti nuovi e nascono nuovi affetti; si dimenticano il
passato e i propri doveri, posti a dura prova dalla
lontananza e dalla solitudine. Se non si assicura alla
famiglia immigrata una reale possibilità di inserimento e
di partecipazione, è difficile prevedere un suo sviluppo
armonico. La Convenzione Internazionale per la protezione
dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri
delle loro famiglie, entrata in vigore il l° luglio 2003,
intende tutelare i lavoratori e le lavoratrici migranti e
i membri delle rispettive famiglie. Si riconosce, cioè,
il valore della famiglia anche per quel che riguarda
l'emigrazione, fenomeno ormai strutturale delle nostre
società. La Chiesa incoraggia la ratifica degli strumenti
internazionali legali tesi a difendere i diritti dei
migranti, dei rifugiati e delle loro famiglie, ed offre,
in varie sue Istituzioni e Associazioni, quell'advocacy
che si rende sempre più necessaria. Sono stati
aperti, a tal fine, Centri di ascolto dei migranti, Case
per accoglierli, Uffici per servizi alle persone e alle
famiglie, e si è dato vita ad altre iniziative per
rispondere alle crescenti esigenze in questo campo.
Già
molto si sta lavorando per l'integrazione delle famiglie
degli immigrati, anche se tanto resta da fare. Esistono
effettive difficoltà connesse ad alcuni "meccanismi
di difesa" della prima generazione immigrata, che
rischiano di costituire un impedimento per un'ulteriore
maturazione dei giovani della seconda generazione. Ecco
perché si rende necessario predisporre interventi
legislativi, giuridici e sociali per facilitare tale
integrazione. Negli ultimi tempi è aumentato il numero
delle donne che lasciano il proprio Paese d'origine alla
ricerca di migliori condizioni di vita, in vista di più
promettenti prospettive professionali. Non poche però
sono quelle donne che finiscono vittime del traffico di
esseri umani e della prostituzione. Nei ricongiungimenti
familiari le assistenti sociali, in particolare le
religiose, possono rendere un servizio di mediazione
apprezzato e meritevole di sempre maggiore valorizzazione.
In tema
di integrazione delle famiglie degli immigrati, sento il
dovere di richiamare l'attenzione sulle famiglie dei
rifugiati, le cui condizioni sembrano peggiorate rispetto
al passato, anche per quanto riguarda proprio il
ricongiungimento dei nuclei familiari. Nei campi loro
destinati, alle difficoltà logistiche, a quelle personali
legate ai traumi e allo stress emozionale per le tragiche
esperienze vissute, si unisce qualche volta persino il
rischio del coinvolgimento di donne e bambini nello
sfruttamento sessuale, come meccanismo di sopravvivenza.
In questi casi occorre un'attenta presenza pastorale che,
oltre all'assistenza capace di lenire le ferite del cuore,
offra un sostegno da parte della comunità cristiana in
grado di ripristinare la cultura del rispetto e di far
riscoprire il vero valore dell'amore. Occorre incoraggiare
chi è interiormente distrutto a recuperare la fiducia in
se stesso. Bisogna poi impegnarsi perché siano garantiti
i diritti e la dignità delle famiglie e venga assicurato
ad esse un alloggio consono alle loro esigenze. Ai
rifugiati va chiesto di coltivare un atteggiamento aperto
e positivo verso la società che li accoglie, mantenendo
una disponibilità attiva alle proposte di partecipazione
per costruire insieme una comunità integrata, che sia
"casa comune" di tutti.
Tra i
migranti vi è una categoria da considerare in modo
speciale: è quella degli studenti di altri Paesi, che si
ritrovano lontani da casa, senza un'adeguata conoscenza
della lingua, talora privi di amicizie e in possesso non
raramente di borse di studio insufficienti. Ancor più
grave diviene la loro condizione quando si tratta di
studenti sposati. Con le sue Istituzioni la Chiesa si
sforza di rendere meno dolorosa la mancanza del sostegno
familiare di questi giovani studenti, e li aiuta ad
integrarsi nelle città che li accolgono, mettendoli in
contatto con famiglie pronte ad ospitarli e a facilitarne
la reciproca conoscenza. Come ho avuto modo di dire in
altra occasione, venire in aiuto degli studenti esteri è
"un importante campo d'azione pastorale. Infatti, i
giovani che lasciano il proprio Paese per motivo di studio
vanno incontro a non pochi problemi e soprattutto al
rischio di una crisi d'identità".
Cari
fratelli e sorelle, possa la Giornata Mondiale del
Migrante e del Rifugiato diventare utile occasione per
sensibilizzare le Comunità ecclesiali e l'opinione
pubblica sulle necessità e i problemi, come pure sulle
potenzialità positive delle famiglie migranti. Rivolgo in
modo speciale il mio pensiero a quanti sono direttamente
coinvolti nel vasto fenomeno della migrazione, ed a coloro
che spendono le loro energie pastorali a servizio della
mobilità umana. La parola dell'apostolo Paolo: "caritas
Christi urget nos" (2 Cor 5,14), li spinga
a donarsi preferenzialmente ai fratelli e alle sorelle che
più sono nel bisogno. Con questi sentimenti, invoco su
ciascuno la divina assistenza ed a tutti imparto con
affetto una speciale Benedizione Apostolica.
Dal
Vaticano, 18 Ottobre 2006
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