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INCONTRO
CON I GIOVANI UNIVERSITARI DELL'OPUS DEI (10/04/2006) |
Ascolta il servizio trasmesso da Radio Vaticana
Radio Vaticana,
10 aprile 2006
GESU’
SIA SEMPRE IL VOSTRO MIGLIORE AMICO: COSI’, BENEDETTO
XVI NELL’INCONTRO, IN AULA PAOLO VI, CON I GIOVANI
UNIVERSITARI DELL’OPUS
DEI, IN OCCASIONE DEL RADUNO “UNIV 2006”. IL
PAPA SI SOFFERMA ANCHE SUL RUOLO DEI MEZZI DELLA
COMUNICAZIONE NON SEMPRE UTILIZZATI PER FAVORIRE IL
DIALOGO
-
Intervista con Elena Coda -
Dopo
l’incontro di ieri con i giovani, in occasione della XXI
GMG, celebrata a livello diocesano, Benedetto XVI ha
incontrato stamani in Aula Paolo VI gli universitari
dell’Opus Dei.
Il Papa ha parlato dell’amicizia cristiana a circa 3500
giovani venuti a Roma, da 32 Paesi del mondo, per vivere
la Settimana Santa e partecipare al raduno internazionale
“UNIV 2006”. Ad accompagnare i ragazzi, il prelato
dell’Opus Dei,
mons. Javier Echevarria. Il servizio di Alessandro Gisotti:
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(Canti)
L’amicizia,
il suo significato profondo per un giovane cristiano. E’
il tema scelto
da Benedetto XVI per il discorso agli universitari dell’Opus
Dei. Un incontro contrassegnato da un clima
particolarmente affettuoso, tanto che - con qualche giorno
di anticipo - i giovani di UNIV hanno voluto esprimere gli
auguri di buon compleanno al Papa, che compirà 79 anni il
prossimo 16 aprile. E’ Gesù, ha detto loro Benedetto
XVI, “ad orientare i vostri passi” le vostre amicizie,
negli andirivieni della vita quotidiana. Parole corredate
da una viva esortazione:
“Non
dimenticate mai, cari giovani, che dall’incontro e
dall’amicizia con Gesù dipende la vostra felicità”.
“Per
voi, lo so bene – ha proseguito il Papa – l’amicizia
e i contatti con gli altri, specialmente con i vostri
coetanei, rappresentano una parte importante della vita
quotidiana”. Quindi, ha sottolineato che proprio Gesù
deve essere il nostro amico più caro:
“E’
necessario che riteniate Gesù come uno dei vostri amici
più cari, anzi il primo. Vedrete allora come l’amicizia
con Lui vi condurrà ad aprirvi agli altri, che
considererete fratelli”.
Benedetto
XVI si è quindi soffermato sul tema al centro del
Congresso dei giovani dell’Opus
Dei, ovvero la cultura e la comunicazione
sociale:
“Dobbiamo
purtroppo constatare che non sempre in questo nostro tempo
le nuove tecnologie e i mass media favoriscono le
relazioni personali, il dialogo sincero, l’amicizia tra
le persone; non sempre aiutano a coltivare l’interiorità
del rapporto con Dio”.
Nella
parte finale del suo discorso, Benedetto XVI è tornato a
parlare di amicizia. “Ogni cristiano – è stata la sua
esortazione – è invitato ad essere amico di Dio e, con
la sua grazia, ad attrarre a Lui i propri amici”.
L’amore apostolico, ha spiegato ancora il Papa,
“diventa in tal modo un’autentica passione che si
esprime nel comunicare agli altri la felicità che si è
trovata in Gesù”. Per essere “apostoli
dell’amicizia”, ha concluso il Papa riecheggiando
l’insegnamento del fondatore dell’Opus
Dei, San Josemaria Escrivá de Balaguer, bisogna
coltivare l’amicizia con Gesù ed essere assidui nella
pratica dei Sacramenti. Dopo il discorso, il Papa ha
voluto stringere a moltissimi giovani convenuti in Aula
Paolo VI e si è intrattenuto per alcuni minuti di
colloquio con il presidente emerito della Repubblica
italiana, Francesco Cossiga.
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I
giovani universitari, e di recente laureati, che si
rispecchiano nella spiritualità dell’Opus
Dei si ritrovano dunque a migliaia, come ogni
anno, a Roma per trascorrere la Settimana Santa nel cuore
della cristianità, assieme al Papa. Tema centrale del
convegno di quest’anno: i mezzi di comunicazione, sul
quale si sofferma Elena Coda, laureata in giurisprudenza
alla Cattolica
di Milano, intervistata da Giovanni Peduto:
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R.
- Noi giovani apprezziamo molto tutte le possibilità di
interazione che la tecnologia ci sta dando. Attraverso
Internet, per esempio, possiamo essere sempre più a
contatto non solo con i media ma soprattutto tra di noi.
E’ bello che si siano aperti nuovi ambiti di
partecipazione, per esempio nel campo dei rapporti
internazionali, e che possano entrare in azione in
pochissimo tempo meccanismi di solidarietà immediata là
dove ce n’è più bisogno. Tutti noi, però, sappiamo
anche per esperienza che i massmedia diffondono non solo
informazioni o momenti di svago, ma, al di là dei
contenuti espliciti, trasmettono dei valori e una visione
del mondo che possono legittimare comportamenti e stili di
vita assai diversi. Questo problema non è piccolo ma
dobbiamo cercare di risolverlo.
D.
- Perché vivi la spiritualità dell’Opus Dei e in che
cosa essa consiste?
R.
- La spiritualità dell’Opus Dei aiuta proprio a cercare
e a trovare Dio nella vita di ogni giorno, imparando a
trasformare tutte le circostanze della propria quotidianità
in occasioni di santità. Durante la canonizzazione, San
Josemaría Escrivá è stato chiamato “il Santo della
vita ordinaria” dal Papa Giovanni Paolo II. Certamente
è una parola impegnativa: ma è stato proprio lui a
proporla a tutti i cristiani, e soprattutto ai giovani,
come la dimensione ordinaria, l’orizzonte spirituale
della vita di ciascuno di noi.
D.
- Cosa pensi di poter dare ai tuoi coetanei e al mondo
d’oggi più in generale?
R.
- Il mio desiderio è riuscire a trasmettere messaggi
positivi e far conoscere i grandi ideali in modo
attraente. Questa sfida è urgente per riuscire a creare
una nuova cultura, che rispetti la verità dell’uomo e
della società. Ovviamente non tutto si risolve a livello
di mass media. La comunicazione personale continua ad
essere fondamentale. Ognuno di noi desidera essere
ascoltato, entrare in relazione con gli altri per riuscire
a trovare un senso, una chiave di lettura che ci permetta
di rielaborare criticamente la valanga di dati di tutti i
tipi che ci arrivano continuamente dai mass media. E’
molto importante non restare sempre e solo ad un livello
emotivo. Ciò non farebbe altro che accentuare il rischio
dell’isolamento: sentirsi soli anche in mezzo ad una
folla immensa.
D.
- Qual è la peculiarità della manifestazione UNIV di
quest’anno?
R.
- E’ la prima volta che noi partecipanti all’UNIV
siamo ricevuti da Benedetto XVI. Ovviamente siamo molto
contenti. Io so che l’udienza con il Papa è sempre
stata il momento culminante di tutti gli UNIV. Desideriamo
far sentire al Papa, anche “fisicamente”, la
gratitudine di tanti giovani che apprezzano moltissimo il
fatto di essere sostenuti e guidati dal suo esempio e dal
suo magistero.
Quest’anno
siamo presenti a Roma in quattromila, studenti provenienti
da una trentina di università italiane e altre 200 di
tutto il mondo. L’internazionalità e la varietà dei
punti di vista sono un’altra delle ricchezze degli
incontri UNIV.
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DISCORSO
DEL PAPA
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FONTE: VATICAN INFORMATION SERVICE -
Cari
amici,
porgo un
cordiale saluto a tutti voi che, proseguendo una
tradizione che dura ormai da alcuni anni, siete venuti a
Roma per vivere la Settimana Santa e per partecipare
all’incontro internazionale UNIV. Voi appartenete, come
si può vedere, a numerosi Paesi e con assiduità vi
interessate alle attività di formazione cristiana che la
Prelatura dell’Opus Dei promuove nelle vostre
città. Benvenuti a questo incontro e grazie per la vostra
visita. Saluto, in particolare, il vostro Prelato Mons.
Javier Echevarría Rodríguez, come pure il giovane vostro
rappresentante, esprimendo loro gratitudine per i
sentimenti manifestati a nome di tutti.
La vostra
presenza a Roma, cuore del mondo cristiano, vi dà modo,
durante la Settimana Santa, di vivere intensamente il
mistero pasquale. Vi permette, in particolare, di
incontrare Cristo più intimamente, specialmente
attraverso la contemplazione della sua passione, morte e
risurrezione. È Lui che, come ho scritto nel Messaggio
per la XXI Giornata Mondiale della Gioventù, orienta
i vostri passi, i vostri studi universitari e le vostre
amicizie, negli andirivieni della vita quotidiana. Anche
per ciascuno di voi, come avvenne per gli Apostoli,
l’incontro personale con il divin Maestro che vi chiama
amici (cfr Gv 15,15) può essere l’inizio di
un’avventura straordinaria: quella di diventare apostoli
tra i vostri coetanei, per condurli a fare la vostra
stessa esperienza di amicizia con il Dio fatto Uomo, con
Dio che si è fatto mio amico. Non dimenticate mai, cari
giovani, che dall’incontro e dall’amicizia con Gesù
dipende, in fin dei conti, la vostra, la nostra felicità.
Di grande
interesse trovo il tema che state approfondendo nel vostro
Congresso, e cioè la cultura e i mezzi di comunicazione
sociale. Dobbiamo purtroppo constatare che non sempre in
questo nostro tempo le nuove tecnologie e i mass media
favoriscono le relazioni personali, il dialogo sincero,
l’amicizia tra le persone; non sempre aiutano a
coltivare l’interiorità del rapporto con Dio. Per voi,
lo so bene, l’amicizia e i contatti con gli altri,
specialmente con i vostri coetanei, rappresentano una
parte importante della vita di ogni giorno. E’
necessario che riteniate Gesù come uno dei vostri amici
più cari, anzi il primo. Vedrete allora come l’amicizia
con Lui vi condurrà ad aprirvi agli altri, che
considererete fratelli, intrattenendo con ciascuno un
rapporto di amicizia sincera. Gesù Cristo, infatti, è
proprio "l’amore incarnato di Dio" (cfr Deus
caritas est, 12), e solo in Lui è possibile trovare
la forza per offrire ai fratelli affetto umano e carità
soprannaturale, in uno spirito di servizio che si
manifesta soprattutto nella comprensione. E’ una grande
cosa vedersi compreso dall’altro e cominciare a
comprendere l’altro.
Cari
giovani, permettete che vi ripeta quanto ebbi a dire ai
vostri coetanei radunati a Colonia nell’agosto dello
scorso anno: chi ha scoperto Cristo non può non portare
anche altri verso di Lui, dato che una grande gioia non va
tenuta per sé ma va comunicata. E’ questo il compito al
quale vi chiama il Signore; è questo l’"apostolato
di amicizia", che san Josemaría, Fondatore dell’Opus
Dei, descrive come "amicizia ‘personale’,
abnegata, sincera: a tu per tu, da cuore a cuore" (Solco,
n. 191). Ogni cristiano è invitato ad essere amico di Dio
e, con la sua grazia, ad attrarre a Lui i propri amici.
L’amore apostolico diventa in tal modo un’autentica
passione che si esprime nel comunicare agli altri la
felicità che si è trovata in Gesù. E’ ancora san
Josemaría a ricordarvi alcune parole chiavi di questo
vostro itinerario spirituale: "Comunione, unione,
comunicazione, confidenza: Parola, Pane, Amore" (Cammino,
n. 535) le grandi parole che esprimono i punti essenziali
del nostro cammino. Se coltiverete l’amicizia con Gesù,
se sarete assidui nella pratica dei Sacramenti, e
specialmente dei sacramenti della Penitenza e
dell’Eucaristia, sarete in grado di diventare la
"nuova generazione di apostoli, radicati nella parola
di Cristo, capaci di rispondere alle sfide del nostro
tempo e pronti a diffondere dappertutto il Vangelo" (Messaggio
per la XXI Giornata Mondiale della Gioventù).
Vi aiuti
la Vergine Santa a dire sempre il vostro "sì"
al Signore che vi chiama a seguirlo, ed interceda per voi
san Josemaría. Augurandovi di trascorrere la Settimana
Santa nella preghiera e nella riflessione, a contatto con
tante vestigia di fede cristiana presenti in Roma, con
affetto benedico voi, quanti si occupano della vostra
formazione e tutte le persone a voi care.
©
Copyright 2005 - Libreria Editrice Vaticana
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